Il male oscuro

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.1
(996)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 419 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 881701219X | Isbn-13: 9788817012195 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
"Ogni volta che aprivo e leggevo venti o trenta pagine del "Male oscuro",avrei voluto che questo libro non avesse a che fare con me, con le miesofferenze, le mie fobie, le gabbie del mio passato, il mio tempo, avreivoluto che fosse un libro datato, lontano, un reperto del Novecento, e inveceogni volta mi ritrovavo coinvolto dalla sua sincerità senza scampo."(Christian Raimo)
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  • 3

    scrittura da mal di testa

    Il tema trattato e l'ispirazione a La coscienza di Zeno, che adoro, mi hanno creato molte aspettative.
    Purtroppo la scrittura mi ha fatto venire mal di testa, con la sua narrazione a flusso di coscien ...continua

    Il tema trattato e l'ispirazione a La coscienza di Zeno, che adoro, mi hanno creato molte aspettative.
    Purtroppo la scrittura mi ha fatto venire mal di testa, con la sua narrazione a flusso di coscienza, senza spazi, senza capitoli, un lungo fluire di fatti vecchi e nuovi. Non è il genere che preferisco.
    Il tema della malattia continua è affrontato bene, ma non ho davvero avuto una buona visuale su questo conflitto con il padre, che credevo essere più opprimente.

    ha scritto il 

  • 1

    Un'altra volta...

    Sono un professore delle medie inferiori. Insegno lettere. Sono uomo di mezza età. Lavoro in provincia.
    Questi potrebbero essere tutti stereotipi per pensare che quanto stia per dire sia frutto di un' ...continua

    Sono un professore delle medie inferiori. Insegno lettere. Sono uomo di mezza età. Lavoro in provincia.
    Questi potrebbero essere tutti stereotipi per pensare che quanto stia per dire sia frutto di un'acredine recondita perché non ho potuto realizzare appieno una serie di sogni di più ampio respiro,
    E invece no.
    La scuola mi ha permesso di andare in scena con testi scritti da me.
    Ho pubblicato due e-book (niente di che: è la SODDISFAZIONE di averli pubblicati). Devo dire che tutta questa serie di cose mi ha ripagato di tante amarezze subite in precedenza,
    Finito lo 'spot' personale (che spoKKia, Ciccio), dico che mi dispiace dover fare la solita voce fuori dal coro ma... questo libro proprio NON MI E' piaciuto.
    Probabilmente il mancato gradimento nasce da un'aspettativa sbagliata che non sono stato in grado di raddrizzare nel corso della lettura.
    Nei risvolti di copertina si dice che solo in quest'ultimo periodo il volume ha potuto godere di una nuova leggibilità. Per me invece è rimasto 'illeggibile': periodi di pagine e pagine senza un punto fermo mi hanno molto spiazzato. Invece di apparire di livello medio alto, il protagonista appare con la sua eloquenza di estrazione bassa che solo in certi punti può definirsi media.
    Sono stato attratto dal fatto che tutta la vicenda si incentrava su un conflitto paterno non risolto: mi aspettavo un libro intriso da una figura paterna devastante, ingombrante ed incombente in ogni dove ed ogni quando. In realtà, lo scontro titanico non mi è sembrato così titanico: di sicuro il condizionamento c'è stato ma secondo me non ha assunto quelle dimensioni cosmiche perché era il personaggio principale a dominare la scena con il suo futile egocentrismo. Il dramma semmai nasce dal fatto che questo protagonista non sia capace di addomesticare il mondo con il suo ego, facendolo girare intorno a sè.
    Nella postfazione l'autore dice che temeva un paragone con Joyce e, per quanto confortato dall'opinione di "un critico di mestiere, di quelli che sanno press'a poco tutto", mi spiace dire che trattasi di una scrittura alla Joyce venuta male: se nell'autore irlandese è un flusso di coscienza trasportato su carta (ma affascinante nel suo intersecarsi di pensieri), in Berto il flusso di coscienza è verbalizzato tutto in un botto, come se il protagonista svuotasse attraverso la bocca il suo io interiore da tutte le parole negative che aveva dentro. Ma questa verbalizzazione a me non ha creato alcun fascino. E ha fatto perdere di efficacia una storia che se fosse stata scritta in modo canonico (la letteratura al servizio di Ciccio) probabilmente mi avrebbe coinvolto di più. Sinceramente ho poca voglia di affrontare altri titoli bertiani: mi piacerebbe poter dire con certezza che in questo libro ci sia stato volutamente uno sfoggio di stile.Ma al momento non posso farlo...

    E pensare che la copertina mi aveva comunicato così tanto...

    ha scritto il 

  • 5

    Il racconto è dolore, ma il silenzio lo è ancora di più

    L'attacco di panico entra nella mia vita più o meno 15 anni fa. Una telefonata nel cuore della notte, quando il sonno, prima dell'arrivo di mia figlia, era così robusto che neanche le cannonate poteva ...continua

    L'attacco di panico entra nella mia vita più o meno 15 anni fa. Una telefonata nel cuore della notte, quando il sonno, prima dell'arrivo di mia figlia, era così robusto che neanche le cannonate potevano svegliarmi. Il consorte che dice: "È tuo fratello."

    Credo che solo chi ha provato la sensazione, o si è relazionato con qualcuno che di questa cosa ha sofferto, possa avere una idea di quanto l'ansia o l'angoscia possa essere invalidante. Di quale sia la sensazione di stress o di impotenza di fronte ad una persona che qualunque argomento tu porti, ti risponde "Hai ragione, farò così. Ma io ho paura." E ti guarda con occhi smarriti. Per mia esperienza, chi è in balia di queste crisi, non ha affatto voglia di ridere. Anzi, mi pare che il problema sia proprio questo, non riesce più a farlo perché i ricettori dell'ansia sono perennemente attivi. E la paura della paura blocca.

    "in realtà ho molta voglia di far l’amore anch’io benché non sappia se ne ho più voglia o più paura però ho anche paura di mangiare o non mangiare o di muovermi o non muovermi e non parliamo poi dell’andar di corpo e di tante altre cose tutte inevitabili"

    Ora. Il racconto di Berto, è la storia autobiografica di un decennio in balia della nevrosi, da lui scritto su indicazione dello psicologo. Un lungo monologo in cui spiattella i suoi pensieri più reconditi. Quelli per cui nessuno fondamentalmente vorrebbe farsi conoscere. Quelli che ciascuno di noi fatica a riconoscersi. Esce il quadro di un uomo ipocondriaco, tirchio, misogino ma nel contempo donnaiolo, ironico ed autoironico all'ennesima potenza, nevrotico e ossessionato dalla gloria e dai sensi di colpa verso il padre, ma soprattutto incredibilmente vero e umano.

    "credo che nessuno prima di me si sia spinto così a fondo, senza preconcetti né divieti, nell’analisi di un uomo. Se la malattia del protagonista era annidata nell’odio per il padre, nelle funzioni sessuali, nell’ansia di trovare Dio, nei meccanismi intestinali, negli abissi della masturbazione, nell’avvilimento di fronte ai radicali, nell’esaltazione del primo bacio, nel terrore dell’omosessualità, nell’ossessione del cancro, nella smodata ambizione, nei torbidi stimoli segreti, ebbene lì bisognava che io l’andassi a cercare col coraggio di arrivare il più possibile in fondo, non dimenticandomi ciò che il mio analista mi aveva insegnato: qualsiasi cosa fosse venuta fuori, sarebbe stata comunque qualcosa attinente all’uomo. Ecco, proprio questo è ciò che può dare una giustificazione al mio libro e in particolar modo alle sue parti più crude e diciamo pure sgradevoli: la validità verso tutti, l’esplorazione di una parte di noi stessi che forse non abbiamo il coraggio di guardare, ma c’è, esiste in noi, e nasconderla non serve che a renderci sempre più ammalati e infelici."

    Una scrittura asfittica, quasi completamente priva di punteggiatura. Come a rappresentare uno "swap" del pensiero dell'uomo in funzionamento ansiogeno perpetuo. Ma quanto ridere. Per il rapporto con la moglie. Ma soprattutto per le sue nevrosi paranoiche ["è chiaro mi sembra che io alle scarpe sui divani attribuisco un’importanza grande e forse eccessiva"]. Per le modalità con cui evoca le sue prime esperienze sessuali anche solo a livello di immaginario [le prostitute vestite da preti ma con al posto dei bottoni gli automatici]. E sinceramente divertirmi così tanto con un libro che si intitola "Il male oscuro" e parla di depressione o giù di lì, ecco proprio non me lo sarei aspettato.

    Intenerita tantissimo dalla chiusa del monologo in cui finalmente viene abbandonata la corazza di ironia con cui Berto si fa scudo, e "il dolore rimane dolore e non si trasforma più in angoscia". E le lacrime del protagonista scorrono liberatorie.

    ( 03/03/2017 alzato a 5*... quando il libro non abbandona)

    ha scritto il 

  • 5

    «La nevrosi è una malattia basata sulla paura. Paura di tutto: della morte, della pazzia, della gente, della solitudine, del movimento, del futuro»

    Romanzo torrenziale, incontenibile, tremendamente tragico e follemente comico, romanzo inesausto e inesauribile, profondo, innovativo, unico, traboccante e soprattutto vero, umilmente vero pur nella s ...continua

    Romanzo torrenziale, incontenibile, tremendamente tragico e follemente comico, romanzo inesausto e inesauribile, profondo, innovativo, unico, traboccante e soprattutto vero, umilmente vero pur nella sua sovrabbondanza. Romanzo-biografia, unione felice di invenzione e realtà.
    La voce intima di Berto si srotola via via nel susseguirsi delle pagine, si attorce nevroticamente su di sé e intanto si espone nelle cose più infime, più turpi, le cose quotidiane che tutti tormentano e che nessuno dice: non solo la malattia e la sua ombra incombente, non solo l'ansia-paura che vi è connessa, ma anche le viscere nude e crude , i miserabili intestini ... insomma l'insignificanza romanzesca fatta scrittura, e che scrittura.

    Di questa esperienza narrativa Berto scrive: "Era come se avessi scoperto il bandolo d'un filo che mi usciva dall'ombelico: io tiravo e il filo veniva fuori, quasi ininterrottamente, e faceva un po' male, si capisce, ma anche a lasciarlo dentro faceva male." Due mesi per tirare il filo e due anni per comporne il tessuto narrativo.
    E così Berto ha saputo trasformare questa corda ombelicale, questo ininterrotto lamento su di sè in qualche cosa di diverso: consegnandolo alla letteratura ha illuminato con le parole e l'ironia l'oscurità aggrovigliata dell'io, ha svelato per sempre l'umanità di ciascuno e di tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Berto rovescia sulla pagina la propria vita, in un flusso di coscenza 'psicoanalitico' al tempo stesso comico e tragico.
    Il male oscuro è la nevrosi da angoscia che cova dentro di lui, che esplode e l ...continua

    Berto rovescia sulla pagina la propria vita, in un flusso di coscenza 'psicoanalitico' al tempo stesso comico e tragico.
    Il male oscuro è la nevrosi da angoscia che cova dentro di lui, che esplode e lo porta a rimettere in discussione tutta la propria esistenza, a partire dal rapporto col padre. Vero, sofferente, e pure piacevole da leggere.

    Per quanto concerne l'autore non mi esprimo, Berto rimane un personaggio particolare ed ambiguo.

    ha scritto il 

  • 4

    La psicoanalisi di una vita intera in un flusso di coscienza autobiografico; 400 pagine fitte fitte d'angoscia e senso di spasmodica conquista della perfezione da parte del protagonista- autore. ...continua

    La psicoanalisi di una vita intera in un flusso di coscienza autobiografico; 400 pagine fitte fitte d'angoscia e senso di spasmodica conquista della perfezione da parte del protagonista- autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello e respingente

    quanti livelli di lettura esistono? Questo è uno dei romanzi in cui potete trovare tanto se solo vi sforzate di saper resistere alle spine di una scritture che vuole essere flusso di coscienza e che p ...continua

    quanti livelli di lettura esistono? Questo è uno dei romanzi in cui potete trovare tanto se solo vi sforzate di saper resistere alle spine di una scritture che vuole essere flusso di coscienza e che può diventare tsunami.

    ha scritto il 

  • 4

    è lo stesso Berto a definire nelle prime righe il suo romanzo Il male oscuro la storia della sua “lunga lotta col padre”. Un padre che ha fatto il carabiniere prima e il venditore di cappelli poi, che ...continua

    è lo stesso Berto a definire nelle prime righe il suo romanzo Il male oscuro la storia della sua “lunga lotta col padre”. Un padre che ha fatto il carabiniere prima e il venditore di cappelli poi, che ha puntato tutto sul figlio maggiore mantenendolo agli studi (a differenza delle cinque figlie venute dopo di questo) e aspettandosi che salga nella scala sociale. Da Roma, dove scrive svogliatamente sceneggiature cinematografiche, il protagonista torna al Nord perché il padre è stato ricoverato in ospedale. Berto racconta la morte del padre, preceduta da un’operazione all’intestino che gli procura enormi sofferenze e la propria fuga nel momento finale (grazie a un chirurgo che lo rassicura sul fatto che la guarigione è prossima). Colpisce da subito la chiave paradossale scelta dal narratore per mettere in scena se stesso: tutto quello che accade nel Male oscuro è insieme tragico e comico, c’è il padre che agonizza e intorno a lui le figlie che polemizzano contro l’accompagnatrice del figlio, una vedova francese che vorrebbe cogliere l’occasione per venir presentata alla famiglia ed entrare a farne parte stabilmente; c’è il primario che dispensa sicurezze e ci sono le sue scarpe “gialle tutte arzigogolate a cuciture e buchettini” che inducono il sospetto che sia un gelido cialtrone; c’è l’angoscia per la morfina negata al sofferente e c’è la rabbia per i soldi buttati dalla vedova al casinò. Il male del padre morto si trasferisce nel figlio, diventa il male oscuro che provoca dolori lancinanti all’intestino e consegna il protagonista in balia a medici di ogni tipo. Accanto al tema della malattia, c’è in Berto quello delle donne e del sesso. Ben prima che Edoardo Albinati mettesse al centro del suo romanzo mondo il maschilismo italiano, nel Male oscuro, uscito nel 1964, Berto aveva analizza ogni aspetto dei suoi rapporti con l’universo femminile. La “ragazzetta” non ancora diciottenne che incontra a piazza del Popolo, che gli sta tenacemente accanto nella malattia, e che si fa sposare restando incinta, è in realtà una donna capace di tenergli testa, di stringerlo a sé in un rapporto di monogamia dopo i suoi trascorsi di scopatore impenitente ai tempi in cui era volontario in Africa. Altro personaggio indimenticabile del libro è lo psicoanalista, chiamato “il vecchietto”: pieno di pregiudizi nei suoi confronti (è basso, meridionale) il paziente sviluppa nei suoi confronti un transfert che lo aiuta ad accettarsi e gli consente di superare gli attacchi di panico. E poi c’è la scrittura, quella sciatta che serve a provvedere ai bisogni materiali e ubbidisce ai capricci dei produttori cinematografici e quella che dovrebbe garantire la gloria ed è causa di infinita sofferenza. Scrive Emanuele Trevi nella postfazione che Il male oscuro è “la cronaca di una lunga devastante paralisi creativa”. Mai paralisi creativa ha dato origine a un libro così folgorante. Un plauso all’editore Neri Pozza che lo ha ripubblicato.

    ha scritto il 

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