Il male oscuro

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.1
(982)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 419 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 881701219X | Isbn-13: 9788817012195 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
"Ogni volta che aprivo e leggevo venti o trenta pagine del "Male oscuro",avrei voluto che questo libro non avesse a che fare con me, con le miesofferenze, le mie fobie, le gabbie del mio passato, il mio tempo, avreivoluto che fosse un libro datato, lontano, un reperto del Novecento, e inveceogni volta mi ritrovavo coinvolto dalla sua sincerità senza scampo."(Christian Raimo)
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  • 5

    «La nevrosi è una malattia basata sulla paura. Paura di tutto: della morte, della pazzia, della gente, della solitudine, del movimento, del futuro»

    Romanzo torrenziale, incontenibile, tremendamente tragico e follemente comico, romanzo inesausto e inesauribile, profondo, innovativo, unico, traboccante e soprattutto vero, umilmente vero pur nella s ...continua

    Romanzo torrenziale, incontenibile, tremendamente tragico e follemente comico, romanzo inesausto e inesauribile, profondo, innovativo, unico, traboccante e soprattutto vero, umilmente vero pur nella sua sovrabbondanza. Romanzo-biografia, unione felice di invenzione e realtà.
    La voce intima di Berto si srotola via via nel susseguirsi delle pagine, si attorce nevroticamente su di sé e intanto si espone nelle cose più infime, più turpi, le cose quotidiane che tutti tormentano e che nessuno dice: non solo la malattia e la sua ombra incombente, non solo l'ansia-paura che vi è connessa, ma anche le viscere nude e crude , i miserabili intestini ... insomma l'insignificanza romanzesca fatta scrittura, e che scrittura.

    Di questa esperienza narrativa Berto scrive: "Era come se avessi scoperto il bandolo d'un filo che mi usciva dall'ombelico: io tiravo e il filo veniva fuori, quasi ininterrottamente, e faceva un po' male, si capisce, ma anche a lasciarlo dentro faceva male." Due mesi per tirare il filo e due anni per comporne il tessuto narrativo.
    E così Berto ha saputo trasformare questa corda ombelicale, questo ininterrotto lamento su di sè in qualche cosa di diverso: consegnandolo alla letteratura ha illuminato con le parole e l'ironia l'oscurità aggrovigliata dell'io, ha svelato per sempre l'umanità di ciascuno e di tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Berto rovescia sulla pagina la propria vita, in un flusso di coscenza 'psicoanalitico' al tempo stesso comico e tragico.
    Il male oscuro è la nevrosi da angoscia che cova dentro di lui, che esplode e l ...continua

    Berto rovescia sulla pagina la propria vita, in un flusso di coscenza 'psicoanalitico' al tempo stesso comico e tragico.
    Il male oscuro è la nevrosi da angoscia che cova dentro di lui, che esplode e lo porta a rimettere in discussione tutta la propria esistenza, a partire dal rapporto col padre. Vero, sofferente, e pure piacevole da leggere.

    Per quanto concerne l'autore non mi esprimo, Berto rimane un personaggio particolare ed ambiguo.

    ha scritto il 

  • 4

    La psicoanalisi di una vita intera in un flusso di coscienza autobiografico; 400 pagine fitte fitte d'angoscia e senso di spasmodica conquista della perfezione da parte del protagonista- autore. ...continua

    La psicoanalisi di una vita intera in un flusso di coscienza autobiografico; 400 pagine fitte fitte d'angoscia e senso di spasmodica conquista della perfezione da parte del protagonista- autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello e respingente

    quanti livelli di lettura esistono? Questo è uno dei romanzi in cui potete trovare tanto se solo vi sforzate di saper resistere alle spine di una scritture che vuole essere flusso di coscienza e che p ...continua

    quanti livelli di lettura esistono? Questo è uno dei romanzi in cui potete trovare tanto se solo vi sforzate di saper resistere alle spine di una scritture che vuole essere flusso di coscienza e che può diventare tsunami.

    ha scritto il 

  • 4

    è lo stesso Berto a definire nelle prime righe il suo romanzo Il male oscuro la storia della sua “lunga lotta col padre”. Un padre che ha fatto il carabiniere prima e il venditore di cappelli poi, che ...continua

    è lo stesso Berto a definire nelle prime righe il suo romanzo Il male oscuro la storia della sua “lunga lotta col padre”. Un padre che ha fatto il carabiniere prima e il venditore di cappelli poi, che ha puntato tutto sul figlio maggiore mantenendolo agli studi (a differenza delle cinque figlie venute dopo di questo) e aspettandosi che salga nella scala sociale. Da Roma, dove scrive svogliatamente sceneggiature cinematografiche, il protagonista torna al Nord perché il padre è stato ricoverato in ospedale. Berto racconta la morte del padre, preceduta da un’operazione all’intestino che gli procura enormi sofferenze e la propria fuga nel momento finale (grazie a un chirurgo che lo rassicura sul fatto che la guarigione è prossima). Colpisce da subito la chiave paradossale scelta dal narratore per mettere in scena se stesso: tutto quello che accade nel Male oscuro è insieme tragico e comico, c’è il padre che agonizza e intorno a lui le figlie che polemizzano contro l’accompagnatrice del figlio, una vedova francese che vorrebbe cogliere l’occasione per venir presentata alla famiglia ed entrare a farne parte stabilmente; c’è il primario che dispensa sicurezze e ci sono le sue scarpe “gialle tutte arzigogolate a cuciture e buchettini” che inducono il sospetto che sia un gelido cialtrone; c’è l’angoscia per la morfina negata al sofferente e c’è la rabbia per i soldi buttati dalla vedova al casinò. Il male del padre morto si trasferisce nel figlio, diventa il male oscuro che provoca dolori lancinanti all’intestino e consegna il protagonista in balia a medici di ogni tipo. Accanto al tema della malattia, c’è in Berto quello delle donne e del sesso. Ben prima che Edoardo Albinati mettesse al centro del suo romanzo mondo il maschilismo italiano, nel Male oscuro, uscito nel 1964, Berto aveva analizza ogni aspetto dei suoi rapporti con l’universo femminile. La “ragazzetta” non ancora diciottenne che incontra a piazza del Popolo, che gli sta tenacemente accanto nella malattia, e che si fa sposare restando incinta, è in realtà una donna capace di tenergli testa, di stringerlo a sé in un rapporto di monogamia dopo i suoi trascorsi di scopatore impenitente ai tempi in cui era volontario in Africa. Altro personaggio indimenticabile del libro è lo psicoanalista, chiamato “il vecchietto”: pieno di pregiudizi nei suoi confronti (è basso, meridionale) il paziente sviluppa nei suoi confronti un transfert che lo aiuta ad accettarsi e gli consente di superare gli attacchi di panico. E poi c’è la scrittura, quella sciatta che serve a provvedere ai bisogni materiali e ubbidisce ai capricci dei produttori cinematografici e quella che dovrebbe garantire la gloria ed è causa di infinita sofferenza. Scrive Emanuele Trevi nella postfazione che Il male oscuro è “la cronaca di una lunga devastante paralisi creativa”. Mai paralisi creativa ha dato origine a un libro così folgorante. Un plauso all’editore Neri Pozza che lo ha ripubblicato.

    ha scritto il 

  • 4

    Lui, Giuseppe Berto, ha impiegato tre mesi a scrivere di getto questo denso romanzo fiume che evidentemente era già lì nella sua testolina bacata, bello pronto a sgorgare fuori come un tumore che ...continua

    Lui, Giuseppe Berto, ha impiegato tre mesi a scrivere di getto questo denso romanzo fiume che evidentemente era già lì nella sua testolina bacata, bello pronto a sgorgare fuori come un tumore che per guarire il corpo che lo ospita deve esserne estirpato, io invece ne ho impiegati tre di mesi per portarne a termine, anche faticosamente, la sua lettura, però l’ho fatto senza saltare mezza riga perché, se devo abbandonare (un libro) lo abbandono e senza rimpianto, ma quando decido di leggerlo allora lo rispetto e non salto nemmeno una virgola.

    Gli sforzi profusi dallo scrittore e dal lettore sono qualitativamente molto diversi, pure l’esito dovrebbe esserlo anche se i libri sono balsami che guariscono o leniscono le pene di chi li scrivi come di chi li legge.
    E la formulazione in questo caso è molto appropriata, perché Berto scrive questo libro, pienamente, forsennatamente autobiografico e specchio della sua anima, non per noi lettori ma essenzialmente per se stesso per tentare di guarire da una serie di nevrosi causate, a dire suo e dei medici che lo ebbero in cura, dal rapporto conflittuale e non risolto con la figura paterna ex carabiniere, ex commerciante di cappelli, veneto, figura anafettiva e autoritaria, che per tutta la vita dileggiò il figlio prospettandogli un futuro di totale fallimento.

    E’ strano perché Il male oscuro è un libro pesantissimo, un macigno, diciamo pure una palla tremenda… ma…. è come la palla di Indiana Jones nel primo Alla ricerca dell’arca perduta: un pietrone gigantesco che però rotola giù facile facile, che si fa leggere e letteralmente tutto d’un fiato essendo inoltre pressochè orfano di punteggiatura.
    Uno stesso periodo può dilatarsi per due, tre pagine senza soluzione di continuità; si deve disporre di polmoni ben ossigenati, trattenere il respiro e scendere in una apnea forzata per riuscire ad arrivare da un punto all’altro dei meandri mentali che infittiscono le pagine; impossibile, anche volendolo, mettere un segnalibro per spezzare la narrazione che sfugge e va avanti da sé anche quando il libro è chiuso e riposto al suo posto.
    Una scrittura che ubriaca e che dà le vertigini.
    Romanzo autobiografico, lungo, ininterrotto straripante flusso di coscienza che descrive con una minuzia quasi maniacale i malesseri psicologici, le fobie nevrotiche e, perchè no, anche i disturbi corporei che affliggono senza tregua l’autore, con una dovizia di particolari intimi assolutamente morbosa e senza ombra alcuna di impudicizia.

    Berto ci trascina nella sua logorrea senza fine, giù, giù in un coacervo di situazione al limite del ridicolo: desiderio di affermazione e vigliaccheria, blocco dello scrittore, scoppi di pianto improvvisi, paura e desiderio delle donne mescolati insieme, panico per andare ad un concerto o per attraversare la strada o per guidare, senso di colpa davanti ad un piatto di amatriciana pensando ai potenziali risvolti sul suo delicato colon, agorafobia, ipocondria galoppante…
    Rivolta come un calzino la sua mente e, privo di ipocrisia di finzione e di privacy di sé, ci rende partecipe delle sue cose più personali, senza farsi e farci mancare nulla, confidandosi al lettore come fosse il suo confessore, o il suo psicoanalista o il suo amico del cuore.

    E nonostante tutta questa introspezione ansiogena, posso dire che raramente ho letto un’opera a tal punto comica.
    E’ il paradosso e il merito maggiore di Giuseppe Berto: coniugare la drammaticità della sua depressione con una disinvoltura, una vena umoristica a tratti sferzante ed esilarante che tende a svuotare di ogni aspetto tragico la sua difficoltà di vivere.
    Va da sé che i riferimenti a Svevo e la centralità del metodo psicoanalitico, come valida cura delle nevrosi, costituiscono parte dell’essenza del libro stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Ottima lettura di un Berto maturo. Pagine intense che fanno riflettere più di quanto si possa pensare. Piccoli riflessi da "La coscienza di Zeno" ma senza esagerare. Ottimo per introdursi alla lettura ...continua

    Ottima lettura di un Berto maturo. Pagine intense che fanno riflettere più di quanto si possa pensare. Piccoli riflessi da "La coscienza di Zeno" ma senza esagerare. Ottimo per introdursi alla lettura di Berto, oggi riproposto in edizioni Bur.

    ha scritto il 

  • 5

    Da leggere nelle scuole

    Era da un pò che questo libro mi adocchiava dalla mensola della libreria, eppure per un motivo o per un altro ne rimandavo la lettura. In primis la mole, 400 e passa pagine, poi il titolo che faceva p ...continua

    Era da un pò che questo libro mi adocchiava dalla mensola della libreria, eppure per un motivo o per un altro ne rimandavo la lettura. In primis la mole, 400 e passa pagine, poi il titolo che faceva presagire sinistre minacce, poi l'argomento, la depressione, non proprio mi immaginavo una lettura leggera e in ultimo lo stile, il famigerato flusso di coscienza di Joyciana memoria con le 30 e più pagine di monologo di Molly Bloom. Così mi sono avvicinato a questo libro solo quando ero in crisi di astinenza di una lettura decente e Sorpresa! Libro bellissimo, simile alla Coscienza di Zeno, ironico, divertente ma anche riflessivo, caustico, che obbliga a pensare e poi lo Stile! Meraviglioso! Qui il flusso di coscienza diventa veramente un fiume, una catarsi, una similitudine del pensiero umano che non più costretto dagli argini della grammatica, ma nonostante tutto sempre se non di immediata ma di facile comprensione.
    In definitiva un testo che consiglio di un autore, come spesso accade oggi, troppo spesso dimenticato o trascurato. Berto, Malaparte, Chiara, Parise autori che dovrebbero avere più spazio anche nelle antologie scolastiche.

    ha scritto il 

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