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Il male oscuro

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.1
(874)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 419 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 881701219X | Isbn-13: 9788817012195 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
"Ogni volta che aprivo e leggevo venti o trenta pagine del "Male oscuro",avrei voluto che questo libro non avesse a che fare con me, con le miesofferenze, le mie fobie, le gabbie del mio passato, il mio tempo, avreivoluto che fosse un libro datato, lontano, un reperto del Novecento, e inveceogni volta mi ritrovavo coinvolto dalla sua sincerità senza scampo."(Christian Raimo)
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  • 5

    Ironia della psicoanalisi

    La prima “anomalia” che si nota quando ci si accinge a leggere questo romanzo, è la particolarità e originalità dello stile narrativo: in pratica non esiste punteggiature e il tutto procede come un flusso di parole senza soluzione di continuità.


    La vicenda è narrata in prima persona; il pr ...continua

    La prima “anomalia” che si nota quando ci si accinge a leggere questo romanzo, è la particolarità e originalità dello stile narrativo: in pratica non esiste punteggiature e il tutto procede come un flusso di parole senza soluzione di continuità.

    La vicenda è narrata in prima persona; il protagonista è uno sceneggiatore che in seguito alla morte del padre, malato di tumore, entra in una fase di depressione acuta che sconvolge la sua vita affettiva e lo induce alla sindrome ipocondriaca. E’ ossessionato dalle malattie, tra cui le neoplasie, che lo portano a continui controlli medici senza che gli stessi riescano a trovare e diagnosticare alcun segno di malore e malanni; quindi il risultato è una salute perfetta.

    Ecco, allora, interiorizzarsi il famoso “male oscuro”, un male non fisico ma ancor più subdolo in quanto devasta l’anima. La decisione di intraprendere un percorso psicoanalitico fa scorgere al protagonista l’ombra del mal di vivere che ha come base il senso di colpa e il rimorso inerenti accadimenti e vicissitudini creati dal suo inconscio.

    La lettura scorre veloce, quasi a perdifiato, in maniera, a volte grottesca, e con frequenti sfumature ironiche; la terapia psicoanalitica mette in luce un forte senso della morale, instauratosi fin dall’adolescenza, che è una delle cause degli attuali malori dell’anima scatenati dall’evento traumatico della morte paterna.

    Il romanzo è stato scritto e pubblicato mezzo secolo fa, nel 1964, ma penso che possa ancora essere di estrema attualità.

    ha scritto il 

  • 0

    Ecco, il momento è giunto

    Mi dice, Sai che il sardo è una vera e propria lingua e che alcune parole sono identiche al latino?
    Gli brillano gli occhi quando parla della sua terra. Pencola con la testa un po’ di qua, un po’ di là, il suo grosso naso ne segue il movimento, come un compasso che disegni nello spazio ...continua

    Mi dice, Sai che il sardo è una vera e propria lingua e che alcune parole sono identiche al latino?
    Gli brillano gli occhi quando parla della sua terra. Pencola con la testa un po’ di qua, un po’ di là, il suo grosso naso ne segue il movimento, come un compasso che disegni nello spazio cieli grevi di luce, alberi di ulivo contorti in un abbraccio millenario, e in fondo, proprio in fondo, la linea piatta del mare.
    Mi dice, Per esempio questa frase – pone tre panes in bertula – tu sai che vuol dire?
    Io l’immagino, perché al liceo ho studiato latino, ma col capo gli accenno di no, e lui piega il suo in avanti, il naso è la cosa che vedo meglio, non è proprio grosso, é lungo e storto come un ramo di ulivo, anche la sua bocca è storta, si solleva leggermente di lato mentre parla. Solo gli occhi sono diritti, due linee azzurre.

    Anche quel giorno i suoi occhi erano due linee azzurre. Eravamo nella mia stanza, soli. Non mi guardava. Non mi guardava mai, né mai mi rivolgeva la parola. Io avevo quindici anni, allora, e non sapevo cosa dirgli. Lui non sapeva di che parlarmi. Quando ci capitava di ritrovarci assieme, passavano tra noi lunghi silenzi. Confondevamo il disagio con rumore di posate, se si era a tavola, lo disperdevamo con movimenti bruschi, lo sguardo sempre altrove, se per caso ci incontravamo in qualche stanza.
    Quel giorno aveva in mano un libro. Teneva il capo basso, le linee assorte degli occhi contemplavano la copertina. Ha cincischiato un po’ con le pagine. Pareva indeciso. Poi ha alzato lo sguardo. “Questo romanzo mi ha fatto stare male. Ci sono dentro” mi ha detto. Nient’altro.
    Era la prima volta che mi rivolgeva la parola per parlarmi di sé.
    Ho allungato il collo, ho guardato il titolo. Era “Il male oscuro” di Berto.

    Questo ricordo di mio padre mi è rimasto dentro a lungo, né mai ho avuto il coraggio di leggere il romanzo.
    Anni dopo – tanti – scoprii all’ultimo momento che ero nella cinquina finalista del Premio Berto Opera Prima. La cinquina fu estratta il giorno del mio compleanno. Pensai a mio padre, a quelle uniche parole che mi aveva regalato, alla strana coincidenza del nome del premio, e a quella della data.
    Quando sono salita sul palco insieme agli altri quattro finalisti, sentivo che avrei vinto.

    Gli anni successivi ho continuato a stare alla larga da questo libro. Paura di leggervi la sofferenza non detta di mio padre. Ma sapevo anche che sarebbe arrivato il momento in cui avrei potuto farlo.
    Ecco, il momento è giunto, e un domani - vivaddio! - dirò anche il perché.

    Grazie a quelli che con pazienza hanno voluto leggermi fin qui.

    *****************************************

    Commentare questo romanzo non mi è facile: vi è totale mancanza di struttura narrativa che trova vita (e che vita!) nel ritmo narrativo che ci trascina negli Inferi insieme all’autore, e mentre con lui cerchiamo le radici del nostro ambiguo malessere, riusciamo persino a ridere, o a sorridere, perché Berto ha il dono dei grandi narratori autobiografici, possiede cioè quell’umorismo salvifico che ci rende più simili a Dio o più vicini a lui, se poi fa differenza.
    Berto ce l’ha col padre suo, lo lascia morire senza la sua presenza filiale, gli sembra che tutto vada bene e poi invece, subdola e improvvisa, ecco che inizia l’angoscia. Dallo scatenarsi del male oscuro e dalla paura d’impazzire, nasce timido il coraggio di voler scoprire le cause di questo malessere, ed ecco la discesa agli inferi. Coraggio e vigliaccheria accompagnano questa ricerca con un torrenziale flusso di pensieri; i pensieri costruiscono gli eventi che si giustificano nel valore liberatorio della parola; il ritmo narrativo ci travolge con i suoi flash-back e la quasi totale mancanza di punteggiatura; ogni tanto si pensa di poter riprendere fiato, ma è solo un’illusione, Berto ci trascina con lui negli abissi della psiche e della coscienza, riuscendo infine a risalirne grazie al potere terapeutico della scrittura, e noi, con un sospiro di sollievo, risaliamo con lui.

    *********************************************************************************

    Ho cercato a lungo il padre mio tra queste pagine. Per fortuna, non l'ho trovato. Né mai saprò se soffrisse veramente di depressione, o se quel giorno o solo in quel periodo ne fosse turbato. Meglio così.

    Per quanto mi riguarda, ho invece trovato molte risposte, e ora finalmente mi sono liberata della paura di questo libro, e della paura di conoscere il padre mio.

    ha scritto il 

  • 4

    ‘Il male oscuro’ si aggiudicò in una sola settimana i due premi letterari Viareggio e Campiello. Autentico caso letterario, il romanzo ripercorre la vita dell'autore alla ricerca delle radici della sua sofferenza; frutto del percorso psicanalitico, opera in modo nuovo e personalissimo in un conte ...continua

    ‘Il male oscuro’ si aggiudicò in una sola settimana i due premi letterari Viareggio e Campiello. Autentico caso letterario, il romanzo ripercorre la vita dell'autore alla ricerca delle radici della sua sofferenza; frutto del percorso psicanalitico, opera in modo nuovo e personalissimo in un contesto di rinnovamento narrativo. Lo stile infatti, scandito sul ‘flusso di coscienza’, non diventa comunque mai pesante anche grazie a una brillantezza che talvolta porta il lettore al sorriso se non alla risata più genuina.

    ha scritto il 

  • 3

    Controanalisi

    Mi sono piaciuti l'approccio, il linguaggio, l'introspezione. Meno le ripetizioni ossessive. Certo bisogna tener conto degli anni in cui è stato scritto. Rispetto anche il grande coraggio nello svelarsi. Però il mio giudizio resta appena discreto.

    ha scritto il 

  • 1

    Logorroico più che depresso

    Scrittura logorroica, senza interpunzioni che non porta da nessuna parte. L'autore è talmente concentrato su se stesso e i suoi vissuti che ogni altra cosa per lui non ha nessuna importanza. Se poi inizia a soffrire di sensi di colpa nei confronti del padre il perché l'ho appena menzionato. Compl ...continua

    Scrittura logorroica, senza interpunzioni che non porta da nessuna parte. L'autore è talmente concentrato su se stesso e i suoi vissuti che ogni altra cosa per lui non ha nessuna importanza. Se poi inizia a soffrire di sensi di colpa nei confronti del padre il perché l'ho appena menzionato. Completamente ripiegato su stesso è incapace di amare e la sua compagna resta "la vedova francese" in terza persona.

    ha scritto il 

  • 3

    Ha uno stile per niente riposante e a volte si fatica davvero a leggere decine di pagine senza vedere un segno d'interpunzione. Si risolleva nelle ultime pagine, da quando la psiche del personaggio si distende, finalmente. Forse l'intento era proprio quello di trascinare il lettore nell'incubo di ...continua

    Ha uno stile per niente riposante e a volte si fatica davvero a leggere decine di pagine senza vedere un segno d'interpunzione. Si risolleva nelle ultime pagine, da quando la psiche del personaggio si distende, finalmente. Forse l'intento era proprio quello di trascinare il lettore nell'incubo di quella mente. Nonostante io abbia detestato questo libro per moltissime pagine, sorprendentemente mi è rimasto dentro qualcosa di bello.

    ha scritto il 

  • 5

    Sto ancora sedimentando le impressioni derivate dalla lettura de "Il male oscuro" e ne sono entusiasta: il percorso psicoanalitico, il rapporto conflittuale col padre, che solo un uomo può comprendere nella sua interezza (ho ritrovato anche un'eco de "La coscienza di Zeno", letta almeno 25 anni f ...continua

    Sto ancora sedimentando le impressioni derivate dalla lettura de "Il male oscuro" e ne sono entusiasta: il percorso psicoanalitico, il rapporto conflittuale col padre, che solo un uomo può comprendere nella sua interezza (ho ritrovato anche un'eco de "La coscienza di Zeno", letta almeno 25 anni fa) e, soprattutto, la prosa di Berto, che non lascia respiro, seguendo il flusso dei pensieri, un po' "stream of consciousness", che però cattura e non respinge.
    Grazie a chi l'ha citato con "noncuranza" perché è un'opera fondamentale, da consigliare assolutamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un padre muore, un figlio si sposa, il male oscuro rompe gli argini.
    Un bellissimo romanzo (non sempre facile, va detto, ma molto scorrevole una volta entrati nel suo ritmo particolare) che è un’immersione, tra passato e presente, nella vita di un protagonista scomodo perché sinceramente um ...continua

    Un padre muore, un figlio si sposa, il male oscuro rompe gli argini.
    Un bellissimo romanzo (non sempre facile, va detto, ma molto scorrevole una volta entrati nel suo ritmo particolare) che è un’immersione, tra passato e presente, nella vita di un protagonista scomodo perché sinceramente umano, verso il quale si provano sentimenti ambigui, dalla simpatia al disgusto, ma al quale non si può, si riesce a voler male, anzi.
    Lo dice meglio l’autore stesso nell’appendice: “Nonostante racconti la più straordinaria sequela di si grazie che possano capitare a un uomo, Il male oscuro non è, spero, un romanzo deprimente e neppure noioso. Ha, spero, un continuo umorismo che si mescola anche agli avvenimenti più tragici e tristi. Non è certo un’invenzione mia: Svevo e Gadda ci sono arrivati assai prima e meglio di me, e d’altronde un nevrotico non potrebbe scrivere se non fosse sostenuto dall’umorismo: una fortuna in mezzo a tanti malanni.”

    http://www.subliminalpop.com/?p=7447

    ha scritto il 

  • 0

    surfing

    Leggiucchiato per la verità per curiosità più che per vero interesse letterario. Il monologo è lungo e senza quasi pause, un mare che attraversa la nevrosi e se per il nevrotico non si ha grande trasporto è davvero dura arrivare alla fine.

    ha scritto il 

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