Il male oscuro

Di

Editore: Rizzoli (BUR)

4.1
(984)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 415 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8817132004 | Isbn-13: 9788817132008 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Prefazione: Carlo Salinari

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura

Ti piace Il male oscuro?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
La nevrosi che si scatena nel protagonista dopo l'atroce morte del padre; il suo crescere e proliferare mostruosamente fino a procurargli acuti malesseri fisici, che i medici tentano invano di curare, infine la scoperta della psicanalisi che magari non lo guarisce ma dà un volto e un nome a ogni cosa, a tutti gli incubi, i sogni e le fobie, e gli rivela il suo processo d'identificazione col padre. E' questa l'ardua, rischiosa e vischiosa materia di un romanzo fra i più interessanti di questi ultimi anni, il primo che - dopo "La coscienza di Zeno" di Svevo - affronti come tema centrale l'analisi del profondo. Per rappresentare questa discesa agl'inferi, Berto ha creato uno stile originalissimo, un discorso indiretto libero che assorbe in sé dialogo, riflessione e descrizione. In un fittissimo concatenarsi di frasi dal movimento vorticoso e frenetico, coinvolgendo completamente il lettore.

Ordina per
  • 4

    Il racconto è dolore, ma il silenzio lo è ancora di più

    L'attacco di panico entra nella mia vita più o meno 15 anni fa. Una telefonata nel cuore della notte, quando il sonno, prima dell'arrivo di mia figlia, era così robusto che neanche le cannonate poteva ...continua

    L'attacco di panico entra nella mia vita più o meno 15 anni fa. Una telefonata nel cuore della notte, quando il sonno, prima dell'arrivo di mia figlia, era così robusto che neanche le cannonate potevano svegliarmi. Il consorte che dice: "È tuo fratello."

    Credo che solo chi ha provato la sensazione, o si è relazionato con qualcuno che di questa cosa ha sofferto, possa avere una idea di quanto l'ansia o l'angoscia possa essere invalidante. Di quale sia la sensazione di stress o di impotenza di fronte ad una persona che qualunque argomento tu porti, ti risponde "Hai ragione, farò così. Ma io ho paura." E ti guarda con occhi smarriti. Per mia esperienza, chi è in balia di queste crisi, non ha affatto voglia di ridere. Anzi, mi pare che il problema sia proprio questo, non riesce più a farlo perché i ricettori dell'ansia sono perennemente attivi. E la paura della paura blocca.

    "in realtà ho molta voglia di far l’amore anch’io benché non sappia se ne ho più voglia o più paura però ho anche paura di mangiare o non mangiare o di muovermi o non muovermi e non parliamo poi dell’andar di corpo e di tante altre cose tutte inevitabili"

    Ora. Il racconto di Berto, è la storia autobiografica di un decennio in balia della nevrosi, da lui scritto su indicazione dello psicologo. Un lungo monologo in cui spiattella i suoi pensieri più reconditi. Quelli per cui nessuno fondamentalmente vorrebbe farsi conoscere. Quelli che ciascuno di noi fatica a riconoscersi. Esce il quadro di un uomo ipocondriaco, tirchio, misogino ma nel contempo donnaiolo, ironico ed autoironico all'ennesima potenza, nevrotico e ossessionato dalla gloria e dai sensi di colpa verso il padre, ma soprattutto incredibilmente vero e umano.

    "credo che nessuno prima di me si sia spinto così a fondo, senza preconcetti né divieti, nell’analisi di un uomo. Se la malattia del protagonista era annidata nell’odio per il padre, nelle funzioni sessuali, nell’ansia di trovare Dio, nei meccanismi intestinali, negli abissi della masturbazione, nell’avvilimento di fronte ai radicali, nell’esaltazione del primo bacio, nel terrore dell’omosessualità, nell’ossessione del cancro, nella smodata ambizione, nei torbidi stimoli segreti, ebbene lì bisognava che io l’andassi a cercare col coraggio di arrivare il più possibile in fondo, non dimenticandomi ciò che il mio analista mi aveva insegnato: qualsiasi cosa fosse venuta fuori, sarebbe stata comunque qualcosa attinente all’uomo. Ecco, proprio questo è ciò che può dare una giustificazione al mio libro e in particolar modo alle sue parti più crude e diciamo pure sgradevoli: la validità verso tutti, l’esplorazione di una parte di noi stessi che forse non abbiamo il coraggio di guardare, ma c’è, esiste in noi, e nasconderla non serve che a renderci sempre più ammalati e infelici."

    Una scrittura asfittica, quasi completamente priva di punteggiatura. Come a rappresentare uno "swap" del pensiero dell'uomo in funzionamento ansiogeno perpetuo. Ma quanto ridere. Per il rapporto con la moglie. Ma soprattutto per le sue nevrosi paranoiche ["è chiaro mi sembra che io alle scarpe sui divani attribuisco un’importanza grande e forse eccessiva"]. Per le modalità con cui evoca le sue prime esperienze sessuali anche solo a livello di immaginario [le prostitute vestite da preti ma con al posto dei bottoni gli automatici]. E sinceramente divertirmi così tanto con un libro che si intitola "Il male oscuro" e parla di depressione o giù di lì, ecco proprio non me lo sarei aspettato.

    Intenerita tantissimo dalla chiusa del monologo in cui finalmente viene abbandonata la corazza di ironia con cui Berto si fa scudo, e "il dolore rimane dolore e non si trasforma più in angoscia". E le lacrime del protagonista scorrono liberatorie.

    ha scritto il 

  • 5

    «La nevrosi è una malattia basata sulla paura. Paura di tutto: della morte, della pazzia, della gente, della solitudine, del movimento, del futuro»

    Romanzo torrenziale, incontenibile, tremendamente tragico e follemente comico, romanzo inesausto e inesauribile, profondo, innovativo, unico, traboccante e soprattutto vero, umilmente vero pur nella s ...continua

    Romanzo torrenziale, incontenibile, tremendamente tragico e follemente comico, romanzo inesausto e inesauribile, profondo, innovativo, unico, traboccante e soprattutto vero, umilmente vero pur nella sua sovrabbondanza. Romanzo-biografia, unione felice di invenzione e realtà.
    La voce intima di Berto si srotola via via nel susseguirsi delle pagine, si attorce nevroticamente su di sé e intanto si espone nelle cose più infime, più turpi, le cose quotidiane che tutti tormentano e che nessuno dice: non solo la malattia e la sua ombra incombente, non solo l'ansia-paura che vi è connessa, ma anche le viscere nude e crude , i miserabili intestini ... insomma l'insignificanza romanzesca fatta scrittura, e che scrittura.

    Di questa esperienza narrativa Berto scrive: "Era come se avessi scoperto il bandolo d'un filo che mi usciva dall'ombelico: io tiravo e il filo veniva fuori, quasi ininterrottamente, e faceva un po' male, si capisce, ma anche a lasciarlo dentro faceva male." Due mesi per tirare il filo e due anni per comporne il tessuto narrativo.
    E così Berto ha saputo trasformare questa corda ombelicale, questo ininterrotto lamento su di sè in qualche cosa di diverso: consegnandolo alla letteratura ha illuminato con le parole e l'ironia l'oscurità aggrovigliata dell'io, ha svelato per sempre l'umanità di ciascuno e di tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Berto rovescia sulla pagina la propria vita, in un flusso di coscenza 'psicoanalitico' al tempo stesso comico e tragico.
    Il male oscuro è la nevrosi da angoscia che cova dentro di lui, che esplode e l ...continua

    Berto rovescia sulla pagina la propria vita, in un flusso di coscenza 'psicoanalitico' al tempo stesso comico e tragico.
    Il male oscuro è la nevrosi da angoscia che cova dentro di lui, che esplode e lo porta a rimettere in discussione tutta la propria esistenza, a partire dal rapporto col padre. Vero, sofferente, e pure piacevole da leggere.

    Per quanto concerne l'autore non mi esprimo, Berto rimane un personaggio particolare ed ambiguo.

    ha scritto il 

  • 4

    La psicoanalisi di una vita intera in un flusso di coscienza autobiografico; 400 pagine fitte fitte d'angoscia e senso di spasmodica conquista della perfezione da parte del protagonista- autore. ...continua

    La psicoanalisi di una vita intera in un flusso di coscienza autobiografico; 400 pagine fitte fitte d'angoscia e senso di spasmodica conquista della perfezione da parte del protagonista- autore.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello e respingente

    quanti livelli di lettura esistono? Questo è uno dei romanzi in cui potete trovare tanto se solo vi sforzate di saper resistere alle spine di una scritture che vuole essere flusso di coscienza e che p ...continua

    quanti livelli di lettura esistono? Questo è uno dei romanzi in cui potete trovare tanto se solo vi sforzate di saper resistere alle spine di una scritture che vuole essere flusso di coscienza e che può diventare tsunami.

    ha scritto il 

  • 4

    è lo stesso Berto a definire nelle prime righe il suo romanzo Il male oscuro la storia della sua “lunga lotta col padre”. Un padre che ha fatto il carabiniere prima e il venditore di cappelli poi, che ...continua

    è lo stesso Berto a definire nelle prime righe il suo romanzo Il male oscuro la storia della sua “lunga lotta col padre”. Un padre che ha fatto il carabiniere prima e il venditore di cappelli poi, che ha puntato tutto sul figlio maggiore mantenendolo agli studi (a differenza delle cinque figlie venute dopo di questo) e aspettandosi che salga nella scala sociale. Da Roma, dove scrive svogliatamente sceneggiature cinematografiche, il protagonista torna al Nord perché il padre è stato ricoverato in ospedale. Berto racconta la morte del padre, preceduta da un’operazione all’intestino che gli procura enormi sofferenze e la propria fuga nel momento finale (grazie a un chirurgo che lo rassicura sul fatto che la guarigione è prossima). Colpisce da subito la chiave paradossale scelta dal narratore per mettere in scena se stesso: tutto quello che accade nel Male oscuro è insieme tragico e comico, c’è il padre che agonizza e intorno a lui le figlie che polemizzano contro l’accompagnatrice del figlio, una vedova francese che vorrebbe cogliere l’occasione per venir presentata alla famiglia ed entrare a farne parte stabilmente; c’è il primario che dispensa sicurezze e ci sono le sue scarpe “gialle tutte arzigogolate a cuciture e buchettini” che inducono il sospetto che sia un gelido cialtrone; c’è l’angoscia per la morfina negata al sofferente e c’è la rabbia per i soldi buttati dalla vedova al casinò. Il male del padre morto si trasferisce nel figlio, diventa il male oscuro che provoca dolori lancinanti all’intestino e consegna il protagonista in balia a medici di ogni tipo. Accanto al tema della malattia, c’è in Berto quello delle donne e del sesso. Ben prima che Edoardo Albinati mettesse al centro del suo romanzo mondo il maschilismo italiano, nel Male oscuro, uscito nel 1964, Berto aveva analizza ogni aspetto dei suoi rapporti con l’universo femminile. La “ragazzetta” non ancora diciottenne che incontra a piazza del Popolo, che gli sta tenacemente accanto nella malattia, e che si fa sposare restando incinta, è in realtà una donna capace di tenergli testa, di stringerlo a sé in un rapporto di monogamia dopo i suoi trascorsi di scopatore impenitente ai tempi in cui era volontario in Africa. Altro personaggio indimenticabile del libro è lo psicoanalista, chiamato “il vecchietto”: pieno di pregiudizi nei suoi confronti (è basso, meridionale) il paziente sviluppa nei suoi confronti un transfert che lo aiuta ad accettarsi e gli consente di superare gli attacchi di panico. E poi c’è la scrittura, quella sciatta che serve a provvedere ai bisogni materiali e ubbidisce ai capricci dei produttori cinematografici e quella che dovrebbe garantire la gloria ed è causa di infinita sofferenza. Scrive Emanuele Trevi nella postfazione che Il male oscuro è “la cronaca di una lunga devastante paralisi creativa”. Mai paralisi creativa ha dato origine a un libro così folgorante. Un plauso all’editore Neri Pozza che lo ha ripubblicato.

    ha scritto il 

  • 4

    Lui, Giuseppe Berto, ha impiegato tre mesi a scrivere di getto questo denso romanzo fiume che evidentemente era già lì nella sua testolina bacata, bello pronto a sgorgare fuori come un tumore che ...continua

    Lui, Giuseppe Berto, ha impiegato tre mesi a scrivere di getto questo denso romanzo fiume che evidentemente era già lì nella sua testolina bacata, bello pronto a sgorgare fuori come un tumore che per guarire il corpo che lo ospita deve esserne estirpato, io invece ne ho impiegati tre di mesi per portarne a termine, anche faticosamente, la sua lettura, però l’ho fatto senza saltare mezza riga perché, se devo abbandonare (un libro) lo abbandono e senza rimpianto, ma quando decido di leggerlo allora lo rispetto e non salto nemmeno una virgola.

    Gli sforzi profusi dallo scrittore e dal lettore sono qualitativamente molto diversi, pure l’esito dovrebbe esserlo anche se i libri sono balsami che guariscono o leniscono le pene di chi li scrivi come di chi li legge.
    E la formulazione in questo caso è molto appropriata, perché Berto scrive questo libro, pienamente, forsennatamente autobiografico e specchio della sua anima, non per noi lettori ma essenzialmente per se stesso per tentare di guarire da una serie di nevrosi causate, a dire suo e dei medici che lo ebbero in cura, dal rapporto conflittuale e non risolto con la figura paterna ex carabiniere, ex commerciante di cappelli, veneto, figura anafettiva e autoritaria, che per tutta la vita dileggiò il figlio prospettandogli un futuro di totale fallimento.

    E’ strano perché Il male oscuro è un libro pesantissimo, un macigno, diciamo pure una palla tremenda… ma…. è come la palla di Indiana Jones nel primo Alla ricerca dell’arca perduta: un pietrone gigantesco che però rotola giù facile facile, che si fa leggere e letteralmente tutto d’un fiato essendo inoltre pressochè orfano di punteggiatura.
    Uno stesso periodo può dilatarsi per due, tre pagine senza soluzione di continuità; si deve disporre di polmoni ben ossigenati, trattenere il respiro e scendere in una apnea forzata per riuscire ad arrivare da un punto all’altro dei meandri mentali che infittiscono le pagine; impossibile, anche volendolo, mettere un segnalibro per spezzare la narrazione che sfugge e va avanti da sé anche quando il libro è chiuso e riposto al suo posto.
    Una scrittura che ubriaca e che dà le vertigini.
    Romanzo autobiografico, lungo, ininterrotto straripante flusso di coscienza che descrive con una minuzia quasi maniacale i malesseri psicologici, le fobie nevrotiche e, perchè no, anche i disturbi corporei che affliggono senza tregua l’autore, con una dovizia di particolari intimi assolutamente morbosa e senza ombra alcuna di impudicizia.

    Berto ci trascina nella sua logorrea senza fine, giù, giù in un coacervo di situazione al limite del ridicolo: desiderio di affermazione e vigliaccheria, blocco dello scrittore, scoppi di pianto improvvisi, paura e desiderio delle donne mescolati insieme, panico per andare ad un concerto o per attraversare la strada o per guidare, senso di colpa davanti ad un piatto di amatriciana pensando ai potenziali risvolti sul suo delicato colon, agorafobia, ipocondria galoppante…
    Rivolta come un calzino la sua mente e, privo di ipocrisia di finzione e di privacy di sé, ci rende partecipe delle sue cose più personali, senza farsi e farci mancare nulla, confidandosi al lettore come fosse il suo confessore, o il suo psicoanalista o il suo amico del cuore.

    E nonostante tutta questa introspezione ansiogena, posso dire che raramente ho letto un’opera a tal punto comica.
    E’ il paradosso e il merito maggiore di Giuseppe Berto: coniugare la drammaticità della sua depressione con una disinvoltura, una vena umoristica a tratti sferzante ed esilarante che tende a svuotare di ogni aspetto tragico la sua difficoltà di vivere.
    Va da sé che i riferimenti a Svevo e la centralità del metodo psicoanalitico, come valida cura delle nevrosi, costituiscono parte dell’essenza del libro stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Ottima lettura di un Berto maturo. Pagine intense che fanno riflettere più di quanto si possa pensare. Piccoli riflessi da "La coscienza di Zeno" ma senza esagerare. Ottimo per introdursi alla lettura ...continua

    Ottima lettura di un Berto maturo. Pagine intense che fanno riflettere più di quanto si possa pensare. Piccoli riflessi da "La coscienza di Zeno" ma senza esagerare. Ottimo per introdursi alla lettura di Berto, oggi riproposto in edizioni Bur.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per