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Il mangiatore di pietre

Di

Editore: Fandango Libri

3.8
(251)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860440424 | Isbn-13: 9788860440426 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Teens

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Descrizione del libro
Dalle acque di un torrente in fondo a una scarpata, in una valle del Piemonte, affiora il cadavere di un uomo: qualcuno lo ha fulminato con due colpi di fucile. Il corpo è quello di Fausto, trentenne pregiudicato. A ritrovarlo è Cesare, che tutti chiamano il Francese perché ancora bambino fu costretto a emigrare a Marsiglia. Tornato alle sue montagne, ha ereditato dallo zio un "mestiere" antico, tutt'altro che legale. Un mestiere fatto di risalite notturne, silenzi, fatiche. Cui ha iniziato, giovanissimo, proprio Fausto. Inizia con un omicidio, come ogni giallo che si rispetti, ma in questo romanzo il delitto è il modo per far emergere i rapporti tra le persone, le amicizie, gli odi e i tradimenti di una piccola comunità. Funziona proprio perché il delitto, con i suoi portati di esagerazione, non è lo scopo, il fine del racconto, ma una forma necessaria che non prevarica mai i personaggi. La lingua è asciutta come la storia che viene raccontata, le frasi sono brevi e secche, la trama si svela nei silenzi e nel non detto.
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  • 4

    Se mangiavo pietre anch’io forse era meglio

    Un libro piccolo e leggero che contiene però un’intera montagna del Piemonte, popolata da gente col carattere forte, abituata alla vita dura e a regolare da sola i propri conti in sospeso. Assomiglia ...continua

    Un libro piccolo e leggero che contiene però un’intera montagna del Piemonte, popolata da gente col carattere forte, abituata alla vita dura e a regolare da sola i propri conti in sospeso. Assomiglia molto agli anziani del paese nel Trentino dove viveva la mia nonna materna.
    Quelli che non hanno mai avuto la macchina, il cellulare, il computer, e ancora oggi hanno il vestito buono per la festa che sa sempre un po’ di naftalina. Sono avvezzi a fare economia anche con le parole, perché vivere in montagna è faticoso, bisogna risparmiare pure il fiato. Perciò i dialetti di montagna sono fatti di parole corte, secche, senza fronzoli.

    Da piccola ci andavo a trascorrere l’estate, e quasi ogni giorno c’era il rito del dare acqua al cimitero. Che è piccolo, con la vista sulla vallata, così carino che ti vien quasi voglia di morire subito per essere sepolto lì. Arrivati al parcheggio la strada finisce, o torni indietro o sbatti sulla montagna, e ci sono solo due cognomi: ti chiami così o cosà. Ne consegue che almeno metà di quelli che giacciono sono parenti tuoi, magari alla lontana, ma parenti.
    Le vecchine, per passare il tempo, vanno e annaffiano le piante sulle tombe di tutti. Ne arriva una e annaffia, ne arriva un’altra e annaffia... sono tante e longeve. Anni fa il cimitero è franato a valle con tutti i suoi giacenti, la spiegazione ufficiale è stata che aveva piovuto troppo, la terra s’era imbrombata d’acqua, i muri di contenimento erano marci...
    Secondo me le vecchine avevano esagerato con le annaffiature.

    Dicevo dunque che andavo con la nonna al cimitero, e vicino c’era un frutteto con alberi di pere.
    Il contadino quando passavo mi chiamava: ciao bela pòpa, vot‘n per? Ne staccava una, la lucidava sulla manica della camicia e me la dava. Erano dolci, succose, buone, mi piacevano molto, quelle pere.
    Il tempo è trascorso, sono cresciuta, mi sono incamminata su strade lontane da quei luoghi, ma qualche autunno fa sono tornata per una breve visita. Un po' per lieve nostalgia, un po' per motivi sparsi.
    Il frutteto è rimasto uguale, forse gli alberi sono più recenti, ma non ho potuto evitare di notare che alcuni sono piantati proprio a ridosso del muro cimiteriale. E si sa che le radici, quando cercano nutrimento, camminano, camminano, camminano...

    In pratica mi sono mangiata i parenti.

    ☆☆☆☆ chi ama la montagna amerà anche questo breve romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    In effetti è scritto molto bene, stile originale, storia imprevedibile. Peccato non sia il mio genere, ma è una storia che ti si avvinghia e ti rimane dentro, soprattutto lui, il Francese, il protagon ...continua

    In effetti è scritto molto bene, stile originale, storia imprevedibile. Peccato non sia il mio genere, ma è una storia che ti si avvinghia e ti rimane dentro, soprattutto lui, il Francese, il protagonista.

    ha scritto il 

  • 4

    Una pietra grezza ma rara che andava levigata maggiormente per diventare diamante.
    Stile asciutto ed essenziale che mira al cuore ed alle sue periferie.
    Atmosfere che rimandano al cinema d'autore di G ...continua

    Una pietra grezza ma rara che andava levigata maggiormente per diventare diamante.
    Stile asciutto ed essenziale che mira al cuore ed alle sue periferie.
    Atmosfere che rimandano al cinema d'autore di Giorgio Diritti(Il vento fa il suo giro)

    ha scritto il 

  • 1

    Della serie un premio (o anche due) non si nega a nessuno.

    C'è qualcosa di fatto veramente male in questo libro; qualcosa che stona, lo stridere di una picozza sull'asfalto.
    Sarà che chi, citando dalla biografia di Longo, "impara fin da piccolo ad amare la mo ...continua

    C'è qualcosa di fatto veramente male in questo libro; qualcosa che stona, lo stridere di una picozza sull'asfalto.
    Sarà che chi, citando dalla biografia di Longo, "impara fin da piccolo ad amare la montagna, nelle lunghe estati [...]" e se ne riscappa in pianura quando le valli si svuotano e la temperatura scende sotto i +10, poi magari si mette a scrivere libri sulla pittoresca montagna 'fuori stagione', quando non è esattamente così facile da amare.
    È evidente che non sa di cosa sta parlando ma, dismesse le folcloristiche braghe alla zuava, la camicia a scacchi e i calzettoni di lana rossi con i pompon che fanno tanto 'amo la montagna' e rientrato negli abiti leggeri e smart casual da pianura, dipinge il solito patetico quadretto sui monti e sui montanari come macchiette, da far rizzare i capelli in testa a Mauro Corona (che, a parte tutto, è uno dei pochi che sa e che sa dire che cos'è VERAMENTE la montagna).
    Disturbata da questo stridio,continuo a perdere il filo e a distrarmi mentre lo leggo nonostante la scrittura, diciamo, facile.
    Sergio fuma una sigaretta, Cesare accende una gitanes; nelle prime 80 pagine questa è l'azione più rilevante.
    Sì, c'è un morto, ma la trama a singhiozzo, negli inconsistenti capitoli, ha come l'effetto di qualcuno che attacca e stacca la corrente a brevi intervalli: l'unica immagine che riesci a fissare è l'attività fumatoria di questi due, con annessi e connessi.
    L'ho detto: è il fatto più rilevante delle prime 80 pagine: e adesso, come ci arrivo a pag. 205?
    La scrittura 'ariosa' pseudofurbacchiona mi ha aiutato; è un libro che, almeno per gravità e nonostante la viscosità, ti ci strusci fino in fondo, ma... lasciamo perdere và... vado a fare l'altra cosa negativa, oltre al commento, che questo libro mi ha i(n)spirato: fumare una sigaretta.

    ha scritto il 

  • 3

    Un bel romanzo sul passaggio tra generazioni di tradizioni e soprattutto valori, modi di essere e vivere d’una terra. Un romanzo di figure che parlano soprattutto con gli sguardi e di destini che si i ...continua

    Un bel romanzo sul passaggio tra generazioni di tradizioni e soprattutto valori, modi di essere e vivere d’una terra. Un romanzo di figure che parlano soprattutto con gli sguardi e di destini che si incrociano intorno ad un delitto. E di silenzi. Dove lo stile risulta fondamentale: una prosa breve, asciutta, essenziale e reticente, in cui il non detto intensifica la trama.

    ha scritto il 

  • 4

    un'umanità rude ma genuina che rispecchia la natura forte della montagna di confine.un luogo dove è difficile vivere, più facile forse morire.un luogo da dove un ragazzo deve allontanarsi per cercare ...continua

    un'umanità rude ma genuina che rispecchia la natura forte della montagna di confine.un luogo dove è difficile vivere, più facile forse morire.un luogo da dove un ragazzo deve allontanarsi per cercare una nuova vita.
    romanzo breve ma di forte impatto emotivo.

    ha scritto il 

  • 5

    Tra il cappuccio e la barba aveva due lame verdi che mangiavano la luce

    Ho incontrato per caso l'autore di questo libro ad un evento del Festivaletteratura di Mantova, per caso perché io c'ero andata per ascoltare un altro scrittore, uno assai noto... Beh, sono rimasta co ...continua

    Ho incontrato per caso l'autore di questo libro ad un evento del Festivaletteratura di Mantova, per caso perché io c'ero andata per ascoltare un altro scrittore, uno assai noto... Beh, sono rimasta così piacevolmente colpita dalla sensibilità letteraria (e probabilmente non solo letteraria) di Davide Longo che ho deciso di acquistare, così, a scatola chiusa e anche un po' a caso, uno dei suoi libri, esposti vicino a quelli dell'autore più famoso. Ho ricevuto da questo libro più emozioni di quante me ne aspettassi: per la storia narrata, per le verità che lascia intuire, per i paesaggi descritti, per le similitudini eleganti, per la solitudine che esala e per la calma che infonde.
    Da leggere e rileggere.

    ha scritto il 

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