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Il mare di mezzo

Di

Editore: Infinito

4.4
(43)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 222 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8889602724 | Isbn-13: 9788889602720 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
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  • 4

    Report giornalistico estremamente dettagliato sulle vicende a cui vanno incontro gli emigranti africani sui gommoni. Viaggi estenuanti per raggiungere i porti di partenza; repressini e reclusioni ...continua

    Report giornalistico estremamente dettagliato sulle vicende a cui vanno incontro gli emigranti africani sui gommoni. Viaggi estenuanti per raggiungere i porti di partenza; repressini e reclusioni ingiustificati per compiacere i paesi europei che non li vogliono; viaggi della disperazione; violenze e reclusione anche in Italia. Tante notizie che non è facile conoscere altrimenti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Questo libro racconta tre anni di inchieste sul viaggio di migliaia di uomini che dal loro paese partono per l'Italia, considerata la terra delle opportunità, la speranza per un futuro migliore. ...continua

    Questo libro racconta tre anni di inchieste sul viaggio di migliaia di uomini che dal loro paese partono per l'Italia, considerata la terra delle opportunità, la speranza per un futuro migliore. Etiopia, Eritrea, Sudan, Egitto, Marocco e tantissimi altri paesi sono il punto di partenza di queste storie incredibili e inaccettabili. centri di espulsione, respingimenti, morti, pestaggi, negazione di soccorso, di asilo politico e di libertà sono i principali temi delle storie raccontate dalle persone che il giornalista ha incontrato e intervistato durante il suo viaggio attraverso le due sponde del Mediterraneo. I protagonisti di queste storie sono uomini e donne rinchiusi nelle carceri libiche in condizioni disumane o nei centri di espulsione italiani sovraffollati e in continua rivolta, uomini senza lavoro, senza casa, senza cittadinanza, tutti con la sola colpa di aver cercato una salvezza, un lavoro, una speranza che il loro paese non poteva offrire; ma protagonisti sono anche i pescatori che aiutano i barconi alla deriva rischiando la denuncia, i famigliari dei profughi in continua attesa di notizie relative al proprio caro e tutti coloro che hanno prestato la propria testimonianza. Penso sia un libro che descrive in modo molto semplice, ma allo stesso tempo estremamente efficiente il difficile tema delle emigrazioni evidenziando l'ipocrisia e l'indifferenza con cui viene trattato. Nonostante le notizie oggettive e giornalistiche l'autore riesce a creare una storia affascinante ed emozionante, mai banale o noiosa.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Mare di Mezzo, già dal titolo mi ha spiazzata. Non avevo mai considerato la parola "Mediterraneo" da questo punto di vista. Sì perchè tutte le cose hanno sempre, come minimo, due diversi punti ...continua

    Il Mare di Mezzo, già dal titolo mi ha spiazzata. Non avevo mai considerato la parola "Mediterraneo" da questo punto di vista. Sì perchè tutte le cose hanno sempre, come minimo, due diversi punti di vista, se non di più. E Del Grande ci racconta questi fatti da un punto di vista molto diverso da quello dei nostri giornali e telegiornali. Anche volendo applicare il principio "la verità sta nel mezzo" siamo molto lontani da comportamenti degni di esseri umani. Quello che continua sconvolgermi è l'abuso di violenza gratuita del fratello sul fratello, sul conterraneo, sul vicino, sul correligionario, su uomini donne e bambini. Ma mi pare che soprattutto sotto le divise (leggi pure anche cariche) di tutte le armi, di tutti i popoli si siano da sempre intrufolati individui degeneri. Come se la divisa fosse una corazza, se ne stanno nascosti, rannicchiati, questi viscidi invertebrati, pronti a saltar fuori alla prima occasione con manganelli, ricatti, torture...Protetti da una miriade di connivenze, per interesse, per paura, per quieto vivere, per ignoranza. Pronti pure a riscuotere onorificenze ed encomi sulle spalle di chi cerca di fare meglio che può. Che dire? Che purtroppo siamo tutti figli di Caino...ma dopo aver letto questo libro almeno non possiamo più dire che non sapevamo...

    ha scritto il 

  • 5

    "A partire dalla frontiera, dove senza che nessuno se ne fosse accorto, la vita umana era diventata illegale e i salvatori erano diventati contrabbandieri da perseguitare. A tal punto che un ...continua

    "A partire dalla frontiera, dove senza che nessuno se ne fosse accorto, la vita umana era diventata illegale e i salvatori erano diventati contrabbandieri da perseguitare. A tal punto che un pescatore poteva arrivare a uccidere per evitare guai con la giustizia. E se questo succedeva in mare, cosa stava accadendo sulla terra ferma?" Cosa dire, un libro che sfata tutti i pilastri del populismo attuale. Finalmente qualcuno ci fa vedere la storia dal punto di vista di quelli che , ancora e imperterriti, sognano il loro futuro e quello dei figli lontano da terre rese impossibili alla vita umana "che pensa" (ovvero non i poliziotti), resa così invivibile sì da un capo di stato ma anche dall'Italia e dalle Nazioni Unite.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissima indagine giornalistica, piena di informazioni, precise e dettagliate, condite da quel che di personale che rende romanzata la cronaca dell'autore. Autore, direi, palluto, già schedato dai ...continua

    Bellissima indagine giornalistica, piena di informazioni, precise e dettagliate, condite da quel che di personale che rende romanzata la cronaca dell'autore. Autore, direi, palluto, già schedato dai servizi segreti tunisini, visitato dalle nostre forze di polizia, a soli 27 anni attivissimo e preparato. Peccato per quello che racconta, non fa un grande onore al genere umano, ma una lettura per superare parecchi luoghi comuni. Se la si accetta!!!

    ha scritto il 

  • 5

    “Sant’Agostino era africano. Oggi che fine avrebbe fatto? Forse respinto in Libia. Oppure disperso in mare. O magari rinchiuso in un centro di espulsione”: sono sufficienti queste poche parole ...continua

    “Sant’Agostino era africano. Oggi che fine avrebbe fatto? Forse respinto in Libia. Oppure disperso in mare. O magari rinchiuso in un centro di espulsione”: sono sufficienti queste poche parole tratte dalla quarta di copertina ad introdurre l’argomento de "Il Mare di Mezzo" e a far comprendere che il grande protagonista è lui: il nostro Mediterraneo, mare di mezzo, nel bene e nel male, non solo tra due continenti, ma pure tra vite diverse, sogni e disillusioni. Il sottotitolo “Al tempo dei respingimenti” evidenzia ancor meglio la drammaticità del libro, nella quale sono racchiusi tre anni d’inchieste, una serie di viaggi fra le due sponde del Mediterraneo e centinaia di storie che in quest’ultimo sono transitate e, purtroppo di frequente, annegate. Gabriele Del Grande conferma le sue doti di cronista attento, seguendo un ritmo narrativo capace di attirare l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina. Una grande prova di giornalismo d’inchiesta allo stato puro e, allo stesso tempo, di straordinaria umanità e partecipazione al dolore che queste pagine raccontano, cosa non sempre scontata in un giornalista; se poi si pensa alla giovane età di chi scrive – appena trenta primavere il prossimo anno – non si potrà non restare sorpresi. Grazie ad una impressionante rete di contatti che gli ha consentito di mettere da parte informazioni e testimonianze dirette, l’autore ha descritto un quadro a dir poco drammatico sullo sfondo di un Mediterraneo macchiato di sangue e divenuto col tempo un enorme cimitero nell’indifferenza generale, mentre gli italiani, o una parte di essi, venivano rassicurati dagli slogan della Lega circa la fine delle invasioni dei clandestini. Il successo dei respingimenti, propagandato dall’ipocrisia dell’ufficialità mediatica, non è stato però recepito passivamente da Del Grande che si è quindi chiesto, dal momento che esisteva la certezza della non interruzione delle partenze, dove finissero i migranti che salpavano alla volta dell’Italia senza mai arrivarci. La risposta era chiara: non soltanto sul fondale del “mare di mezzo”, in pasto ai pesci, ma anche nelle luride celle delle galere libiche in cui, con la complicità del nostro governo, soprattutto eritrei e somali finivano per restare ammassati nelle condizioni più degradanti. Era infatti nei centri di detenzione in Libia che si consumava l’ultimo atto dei respingimenti: detenzione vera e propria, in maniera tale da scongiurare gli sbarchi in Sicilia e onorare così quei disgraziati accordi che Gheddafi aveva firmato con l’ex potenza coloniale in cambio di denaro e mezzi. Come ben sappiamo, da mesi la situazione è cambiata: adesso il vecchio leader libico deve far fronte al desiderio dei rivoluzionari di Benghazi di far cadere il suo regime e alle bombe della NATO su Tripoli, mentre il trattato di amicizia con l’Italia ha lasciato il posto ad una ostilità ormai rinnovata. Tuttavia, l’inchiesta di Del Grande non perde la sua attualità: gli sbarchi continuano, così come le morti in mare. Né cambiano le motivazioni che spingono i migranti a partire, forse solo più inasprite da nuove carestie umane e crudeli ritorsioni proprio da parte dei libici. Ora più che mai ciò è sotto gli occhi di tutti, anche di chi non vuole vedere. Ma sono tante le storie di umana disperazione che riempiono i capitoli del libro: da quelle dei padri della città di Annaba (non a caso la vecchia Ippona di Sant’Agostino) in Algeria a quelle della rivolta (e conseguente brutale repressione) del bacino minerario di Redeyef nella tanto turistica Tunisia, da quelle che vivono loro malgrado nei centri di identificazione ed espulsione italiani, dove si consumano “crimini di pace” indegni di un Paese civile a quelle che conducono in Egitto, passando attraverso il Burkina Faso e le Rosarno italiane, senza trascurare infine il Canale di Sicilia dei pescatori che, fortunatamente ancora in tanti, non dimenticano le leggi non scritte del mare e non si voltano dall’altra parte… Pubblicata nell’aprile del 2010 da “Infinito edizioni”, casa editrice laziale da sempre attenta ai diritti umani e civili, l’opera ebbe due ristampe in meno di due mesi dalla data della prima edizione a dispetto della scarsa attenzione da parte della stampa che conta. Eppure “Il Mare di Mezzo” è una di quelle letture da consigliare al fine di conoscere realtà torbide e poco note del nostro e di altri Paesi e su cui naturalmente riflettere in modo che frontiere fisiche e anzitutto mentali possano finalmente cadere in un futuro si spera non troppo lontano. “A noi scrittori – scrive l’autore – non restano che le parole per sovvertire la realtà. Io ho scelto le parole del mio amato Mediterraneo, il Mare di Mezzo”.

    Nel 2006 Gabriele Del Grande ha creato il blog Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com), un osservatorio costantemente aggiornato sulle vittime dell’emigrazione e seguito da migliaia di lettori.

    ha scritto il 

  • 5

    Più emozionante del primo ('Mamadou va a morire'). Gabriele Del Grande si dimostra un cronista coraggioso e un valido scrittore. Racconta storie di vita e di morte, di miseria e di coraggio. ...continua

    Più emozionante del primo ('Mamadou va a morire'). Gabriele Del Grande si dimostra un cronista coraggioso e un valido scrittore. Racconta storie di vita e di morte, di miseria e di coraggio. Soprattutto dà un volto agli 'immigrati', ai non desiderati, ai respinti, agli illegali. Racconta l'umanità e la paura di chi sceglie di salvare una vita o di voltarsi di là. Racconta le ingiustizie, le speculazioni e la voglia di una vita dignitosa, troppo spesso negata per nascita.

    ha scritto il 

  • 4

    "questo libro è tessuto su una trama di centinaia di storie. il primo grazie va a loro. a tutte le persone che ho incontrato in questi tre anni di inchieste in giro per il mediterraneo, per avermi ...continua

    "questo libro è tessuto su una trama di centinaia di storie. il primo grazie va a loro. a tutte le persone che ho incontrato in questi tre anni di inchieste in giro per il mediterraneo, per avermi affidato le loro parole perchè me ne facessi ambasciatore. ... la vostra attenzione è il sale della nostra democrazia. senza quell'attenzione tutta questa fatica non avrebbe alcun senso. e le storie raccontate in quessto libro cadrebbero nel vuoto anzichè contribuire alla costruzione di un nuovo immaginario. che liberi dalle frontiere prima le nostre menti e poi le nostre terre." io voglio ringraziare Gabriele Del Grande e gli altri giornalisti che con le loro inchieste mantengono viva la nostra attenzione su questo tema, ci presentano le donne, gli uomini, i bambini che vediamo nei servizi frettolosi dei tg. quelli che riescono ad arrivare, quelli che vorrebbero arrivare, quelli che non arriveranno mai.

    ha scritto il 

  • 5

    FORTRESS EUROPE

    Pensavo che dopo BILAL di Fabrizio Gatti non ci fosse altro da aggiungere sull’argomento – e l’ho anche detto a Gabriele Del Grande, che mi ha risposto “ti sbagli”. E infatti, mi sbagliavo, ...continua

    Pensavo che dopo BILAL di Fabrizio Gatti non ci fosse altro da aggiungere sull’argomento – e l’ho anche detto a Gabriele Del Grande, che mi ha risposto “ti sbagli”. E infatti, mi sbagliavo, purtroppo aveva ragione lui: c’è ancora molto da aggiungere e da sapere su questa materia. Sui crimini di pace, sugli sforzi di bruciare la frontiera, su quando il mare non assomigliava così tanto alla morte, sulle leggi e le abitudini di inospitalità che abbiamo scelto ci governino. Quello che qui si legge fa rabbia e fa dolore: e viene da chiedersi quand’è che la bestia uomo capirà d’aver già dato alla morte, alla sofferenza, all’orrore sufficienti tributi e prove della sua scempiaggine.

    Il denaro è più libero degli uomini, può andare dove vuole, direbbe Eduardo Galeano.

    E’ capitato che nei giorni in cui leggevo questo libro ascoltassi più volte “Auschwitz” cantata in concerto dai Nomadi con lo stesso Guccini: e il vento di quella canzone mi ha fatto pensare molto all’acqua del Mediterraneo, a questo mare di mezzo. E’ capitato che mi portassi il libro in un viaggio - e poi per timore di avere bisogno di qualcosa di più ‘leggero’, o semplicemente di alternativa narrativa, ho preso un paio di libri in prestito a casa di un’amica: glieli ho restituiti senza averli letti, perché da questo libro non sono riuscito a staccarmi fino alla fine. Mi piace non solo quello che scrive GDG, ma anche come lo scrive: perché sa restare a margine della narrazione senza scomparire, per come controlla l’eccesso di sentimento senza smorzare l’emozione, per come espone i fatti in modo naturale e al contempo con costruzione tesa. Verrebbe da pensare che siano pochi 28 anni per i libri già scritti, gli argomenti affrontati, i tanti viaggi, le tante inchieste: GDG li fa sembrare perfetti usando intelligenza e umanità. Una lezione di giornalismo che continuerò a seguire.

    lo Stato italiano non negò le torture, ma sostenne che se anche rimpatriati fossero stati arrestati di nuovo, una volta in carcere non avrebbero rischiato ulteriori torture, perché le torture erano state subite nei commissariati di polizia, e non in carcere Si ride o si piange? Siamo davanti a stupidità o perfidia?

    PS http://fortresseurope.blogspot.com/ è il suo indispensabile blog.

    ha scritto il 

  • 5

    16.265

    Ho dato 5 stelle a questo libro perche' le merita, anche se mi fa impressione dare 5 stelle ad un libro che contiene centinaia di storie di morte. Tuttavia contiene anche racconti di vita, di ...continua

    Ho dato 5 stelle a questo libro perche' le merita, anche se mi fa impressione dare 5 stelle ad un libro che contiene centinaia di storie di morte. Tuttavia contiene anche racconti di vita, di speranze, di desideri, di voglia di vedere con i propri occhi. In occidente, per l'elite benestante, è facile acquistare via internet un biglietto aereo (preferibilmente low-cost) e partire, di sicuro lamentandosi della burocrazia lenta della questura che rilascia il passaporto. Ma per la maggioranza delle persone che non hanno vinto la lotteria geografica e che sono nati in zone del mondo meno "fortunate" viaggiare significa ancora sfidare la morte, sfidare le onde di un mare in tempesta, il buio, le armi di guardiacoste pagati dai ricchi per seccare i poveri. Il mare di mezzo e' il Mediterraneo. Le persone che lo attraversano hanno tutte una storia, un volto, una vita che deliberatamente l'occidente nega, ignora e sempre piu' spesso stronca e annichilisce in prigioni e centri di espulsione. Gabriele Del Grande racconta queste storie e secondo il sottoscritto riesce a umanizzare cio' che altri fanno di tutti per disumanizzare. dal 1988 sono 16.265 i morti durante il viaggio per attraversare le frontiere e arrivare alla Fortezza Europa. da visitare il blog http://fortresseurope.blogspot.com

    ha scritto il