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Il mare non bagna Napoli

Di

Editore: Rizzoli

3.9
(709)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000049765 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Political , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Napoli attuale

    La sensazione strana che mi ha lasciato il libro è di leggere la Napoli che ho lasciato io, vent'anni fa.
    Di intellettuali stanchi ed opachi, spesso maleducati e spocchiosi, di aristocratici decaduti ...continua

    La sensazione strana che mi ha lasciato il libro è di leggere la Napoli che ho lasciato io, vent'anni fa.
    Di intellettuali stanchi ed opachi, spesso maleducati e spocchiosi, di aristocratici decaduti e distaccati dalla Napoli popolana e urlante, povera e disperata.
    Allo stesso tempo ho potuto vedere, si vedere, che la Ortese a volte sembra dipingere quadri, il cambiamento della Napoli povera, che tuttora esiste ma forse non in modo così misero e prepotente, e non sicuramente così nascosto in grotte e cunicoli.
    Il primo racconto è meraviglioso, e per gli appassionati di psicologia, ritengo una lucidissima e dolorosa descrizione del falso amore, quello che ti fa sentire in colpa di esistere, e di far spendere soldi, di essere un peso. E lo si rinfaccia di continuo.

    Ho amato poco l'ultimo e più lungo racconto, probabilmente quello che ha determinato la condanna contro una donna, la Ortese, che, senza cerimonie, aveva "osato" descrivere la decadenza e il lento morire di Napoli e dei suoi scrittori.
    Troppo legato al suo tempo, e a tratti allucinato.
    Per questo solo 4 stelline.

    ha scritto il 

  • 5

    Raccolta di novelle in cui una Napoli quasi da racconto fantastico fa da sfondo a storie con diversi echi montaliani: il profondo male di vivere della ortese in questa Napoli colorata e affollata, ma ...continua

    Raccolta di novelle in cui una Napoli quasi da racconto fantastico fa da sfondo a storie con diversi echi montaliani: il profondo male di vivere della ortese in questa Napoli colorata e affollata, ma mai così grigia; l'impossibilità di comprendere una realtà che opprime e dove, a differenza di montale, si fatica a scorgere quel miracolo che potrebbe spezzare la maglia del reale e permettere di vedere oltre.
    La soluzione quindi è l'estraniazione, come la fisica miopia della bambina di Un paio di occhiali, o la fuga nel sogno della donna in Interno familiare, o ancora i pallidi ricordi evocati ne Il silenzio della ragione che permettono di rievocare una giovinezza e una forza ormai perdute, ma sono solo illusioni.
    Quasi spietato nel suo essere realistico.

    ha scritto il 

  • 3

    Ritratto di Napoli del dopoguerra attraverso racconti. La scrittura della Ortese per me è sempre affascinante.
    La descrizione della Napoli povera, brutta e senza speranze ma talmente tanto reale che t ...continua

    Ritratto di Napoli del dopoguerra attraverso racconti. La scrittura della Ortese per me è sempre affascinante.
    La descrizione della Napoli povera, brutta e senza speranze ma talmente tanto reale che ti sembra di averla di fronte.
    Magari dirò una bestialità ma mi ricorda la Ferrante come tipo di scrittura e ovvio che non è la Ortese a trarre ispirazione dalla Ferrante e comunque in entrambi i casi una gran bella scrittura...

    ha scritto il 

  • 2

    Una noiosissima raccolta di racconti sulla Napoli del dopoguerra.
    Storie inconcludenti, sebbene i personaggi vengano caratterizzati almeno un minimo. Si può tranquillamente evitare di leggerlo. ...continua

    Una noiosissima raccolta di racconti sulla Napoli del dopoguerra.
    Storie inconcludenti, sebbene i personaggi vengano caratterizzati almeno un minimo. Si può tranquillamente evitare di leggerlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mare nonbagna Napoli

    Raccolta di racconti che mostrano una faccia di Napoli degli anni '50 dura,terribile quasi disumanizzata e poi la descrizione di un gruppo di scrittori con i loro limiti e le loro fragilità. Brava. ...continua

    Raccolta di racconti che mostrano una faccia di Napoli degli anni '50 dura,terribile quasi disumanizzata e poi la descrizione di un gruppo di scrittori con i loro limiti e le loro fragilità. Brava.

    ha scritto il 

  • 4

    "La vita, era una cosa strana, la vita. Ogni tanto sembrava di capire che fosse, e poi, tac, si dimenticava, tornava il sonno"

    Nel mio viaggio alla scoperta delle scrittrici italiane, ingiustamente es ...continua

    "La vita, era una cosa strana, la vita. Ogni tanto sembrava di capire che fosse, e poi, tac, si dimenticava, tornava il sonno"

    Nel mio viaggio alla scoperta delle scrittrici italiane, ingiustamente estromesse dai datati e maschilisti programmi scolastici, mi sono imbattuta addirittura in una mia concittadina, Anna Maria Ortese. E direi che è stato amore a prima lettura! *_*
    "Il mare non bagna Napoli" è un'opera strana, che mescola racconti di finzione a veri e propri reportage giornalistici. I primi due racconti sono indiscutibilmente i più belli, mentre purtroppo quando dalla pura invenzione si passa gradualmente al reportage giornalistico la scrittura perde un po' di incanto, facendosi anche un po' noiosa nell'ultima parte (ecco il motivo delle 4 stelle). Non vedo l'ora di leggere un suo romanzo o un'altra raccolta di racconti (magari priva di reportage xD).

    1)Un paio d'occhiali: 5*: una bambina miope proveniente da una famiglia povera riceve un paio d'occhiali, e per la prima volta abbandona l'atmosfera di sogno in cui viveva immersa per aprire gli occhi sulla realtà. Il contrasto tra la realtà immaginata e quella reale e la vivida descrizione della povertà della Napoli della prima metà del '900 fanno di questo racconto il più bello della raccolta.
    2)"Interno familiare": 5* altro racconto molto bello!Una donna sulla quarantina che ha dedicato l'intera vita al lavoro per mantenere madre e fratelli intravede per un attimo, in una magica ma al contempo prosaica mattina di Natale, la possibilità di sposarsi e aprirsi finalmente ai sentimenti e a una vita tutta sua...
    3)"Oro a Forcella" e "La città involontaria": 4* due vere e proprie "discese agli inferi" in quello che Matilde Serao (altra scrittrice che dovrò leggere) chiama "il ventre di Napoli". Non ho timore di ammettere che certe situazioni, in certi quartieri, sono abbastanza simili anche oggi.
    5)"Il silenzio della ragione": 3* lungo reportage su alcuni intellettuali napoletani, interessante a suo modo ma forse più per la gente di allora che li conosceva bene, essendo molti di loro oggi quasi dimenticati.

    ha scritto il 

  • 5

    Non si tratta di un romanzo. Si tratta di una raccolta di racconti, o meglio, i primi due sono dei racconti, gli altri una sorta di reportage. L'ultimo è piuttosto difficile da leggere, ma alla fine è ...continua

    Non si tratta di un romanzo. Si tratta di una raccolta di racconti, o meglio, i primi due sono dei racconti, gli altri una sorta di reportage. L'ultimo è piuttosto difficile da leggere, ma alla fine è comunque abbastanza carino, certamente è inferiore rispetto al resto del libro che è un piccolo gioiello. Forse facendo la media dei vari racconti il libro non meriterebbe il massimo dei voti, ma non credo che solo un racconto, per quanto lungo, il più lungo in verità, possa inficiare il valore complessivo del libro. Da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un paio di occhiali

    Complessivamente meriterebbe 4 stelline. Se penso al primo racconto, però, sento che ne merita 5. Il primo è un racconto perfetto. Avevo letto l'anteprima sul Kobo e sono corsa a comprare il libro pen ...continua

    Complessivamente meriterebbe 4 stelline. Se penso al primo racconto, però, sento che ne merita 5. Il primo è un racconto perfetto. Avevo letto l'anteprima sul Kobo e sono corsa a comprare il libro pensando fosse un romanzo e non una raccolta di racconti. Sono rimasta un pò delusa da questo, devo ammetterlo. Ma poi ho letto la profonda malinconia di Anastasia, la delusione nel non aver avuto la vita che desiderava, quella sensazione che prima o poi avremo tutti; ho letto dei Granili, della Napoli brutta, della Napoli che non è solo caffè, borghesia e belle idee, della povertà, della tristezza, della solitudine, della sconfitta dei valori. E credo che la Ortese sia straordinaria, un talento lasciato allo sbando e non apprezzato quando era il momento.
    Le 5 stelline sono meritate, leggetelo.

    ha scritto il 

  • 4

    Scopro questa scrittrice su consiglio di un’altra famosa e brava scrittrice intervistata non molto tempo fa, Antonella Cilento, che tra una domanda e l’altra mi parlò proprio di questo libro. Ne “Il m ...continua

    Scopro questa scrittrice su consiglio di un’altra famosa e brava scrittrice intervistata non molto tempo fa, Antonella Cilento, che tra una domanda e l’altra mi parlò proprio di questo libro. Ne “Il mare non bagna Napoli”:
    Si racconta di Eugenia Quaglia e delle sue diottrie: «[...] Signorina bella, in casa nostra tutti occhi buoni teniamo, questa è una sventura che ci è capitata... insieme alle altre. Dio sopra la piaga mette il sale...» degli occhiali pagati ottomila lire vive vive, della miseria, e della beffa una volta messi.
    Si racconta di Anastasia Finizio della sua vita in solitudine, del suo lavoro, della sua difficoltà al sostentamento della famiglia, e poi dell’amore, di Antonio Laurano la sua fiamma, che si spegne troppo presto e rinvigorisce sotto altre braccia: «Un sogno, era stato, non c'era più nulla. Non per questo la vita poteva dirsi peggiore. La vita... era una cosa strana, la vita. Ogni tanto sembrava di capire che fosse, e poi, tac, si dimenticava, tornava il sonno».
    Si parla di Napoli, di uno dei quartieri più popolati, Forcella, e del senso di malessere e di irragionevole inconsapevolezza di questi uomini, di queste donne, racchiusi e barricati dietro muri e tele di triste ignoranza.
    Si parla de il III e IV Granili – uno dei luoghi più agghiaccianti di Napoli –, del palazzone, lungo trecento metri, di questi uomini che vagano, che vegetano, che sopravvivono, quasi come fosse proprio un Inferno dantesco, ognuno con la propria condanna, ognuno con il proprio peso sulle spalle.
    Si parla del dissolvimento della rivista intellettuale «Sud», che operò dal 1945 al 1947, a cui collaborò anche L’Ortese stessa, che persi gli intenti sociali e artistici vede la divisione di tutti i suoi collaboratori: Luigi Compagnone, Domenico Rea, Raffaele La Capria, Michele Prisco, Pasquale Prunas.
    Di matrice surrealista questo libro è intenso, cinque prose per cinque storie da leggere di una Napoli che viene osservata con occhi attenti e scevri da ogni condizionamento, una Napoli vera, meno colorata del solito, ma ribadisco più vera, con tutte le sue servilenze, con tutti i suoi malori, e la sua disperazione troppe volte inascoltata.
    E chiudo così : «Una miseria senza più forma, silenziosa come un ragno, disfaceva e rinnovava a modo suo quei miseri tessuti, invischiando sempre più gli strati minimi della plebe, che qui è regina. Straordinario era pensare come, in luogo di diminuire o arrestarsi, la popolazione cresceva, ed estendendosi, sempre più esangue, confondeva terribilmente le idee all'Amministrazione pubblica, mentre gonfiava di strano orgoglio e di più strane speranze il cuore degli ecclesiastici. Qui, il mare non bagna Napoli. Ero sicura che nessuno lo avesse mai visto, e lo ricordava. In questa fossa oscurissima, non brillava che il fuoco del sesso, sotto il cielo nero del sovrannaturale».

    ha scritto il 

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