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Il mare non bagna Napoli

By Anna Maria Ortese

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Book Description

120 Reviews

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    Donne, donne, donne - 21 set 14

    Anna Maria Ortese è una scrittrice il cui nome riecheggiava in qualche fondo di memoria. Ne sape-vo l’esistenza, mi giungevano echi di possibili scritture, e mi rimaneva in testa questo titolo, come se sapessi che prima o poi ne avrei letto. E prima ...(continue)

    Anna Maria Ortese è una scrittrice il cui nome riecheggiava in qualche fondo di memoria. Ne sape-vo l’esistenza, mi giungevano echi di possibili scritture, e mi rimaneva in testa questo titolo, come se sapessi che prima o poi ne avrei letto. E prima della lettura, c’erano anche i rumori di lotte, di-scussioni, forti dissensi, infiniti ed insormontabili litigi. Mi sembrava ricordare qualcuno che parla-va male della scrittrice, che bollava astioso ed irreale questo suo scritto. Non avevo mai avuto vo-glia di sbrogliare questa matassa. Ma, come dico anche altrove, la forza della maturità mi spinge a prendere in mano testi che forse non pensavo di leggere. Maturità e curiosità direi. E bene ho fat-to. Che questo libro, pur coevo, e quindi con del testo che va misurato all’età, rimane bello, ap-passionato. Una serie di scritti, tre racconti e due testimonianze, che, nelle loro diversità, ci fanno scendere nei gironi danteschi dell’universo napoletano del dopoguerra. Sia una discesa fisica, co-me nei crudeli racconti e nella testimonianza, sia una discesa della testa e dell’intelligenza in quell’ultima, lunga e bellissima narrazione dell’universo intellettuale partenopeo di quegli anni. E separiamo allora, anche nella narrazione, questi due momenti. Nei racconti e nella prima testimo-nianza, Ortese ci cala nella Napoli del dopoguerra, nella vita quotidiana, nell’estrema povertà. La si accusa di “godere” della descrizione del dolere di vivere. Ma a me restituisce il senso di una cer-ta vita. Della piccola Eugenia e del dramma di essere povera e quasi cieca. Dello scorrere quasi inutile della vita della quasi zitella Anastasia. Della vita quotidiana e delle sue piccole furberie tra San Biagio dei Librai ed il Monte di Pietà (ed ancor oggi, passeggiando per Spaccanapoli se ne av-verte il sapore, quasi immutato dopo sessanta anni). Di quel monumento descrittivo della miseria e del degrado che furono i Granili, e la massa di senza tetto che per decenni vi si era ammassata (Granili poi finalmente demoliti proprio nel ’53). Le immagini della Ortese, nella loro crudezza, non sono crudeli. Forse irreali, laddove l’irrealtà a volte descrive meglio la realtà di una foto sbiadita. Ne leggo, e torno a Napoli ed a pensarla nella vita minuta. Nei gesti dei napoletani che ho cono-sciuto dopo, ma che ritornano, come delle maschere immote nel tempo. E poi c’è la lunga, soffer-ta testimonianza della vita dei sodali della scrittrice nei primi anni del dopoguerra. In quell’insieme di intellettuali, scrittori, giornalisti ed altro che cercarono, ognuno con le proprie forze ed idee, di dare svolta ad una città che si andava incartando su se stessa. Ne uscirono sconfitti, e la nostra scrittrice, andando a ritrovarli dopo, nell’epoca della sconfitta avvenuta, ce li rende con il suo pa-thos di un essere altrettanto sconfitto, ma che vuole salvarne il senso dall’oblio. Il ritratto viene fuori impietoso, e posso capire che chi ne lesse si sentisse colpito dall’essere messo davanti alla propria sconfitta. Ed a quella di una generazione. Ma non capisco, non accetto, l’ostracismo che verso l’Ortese ne seguì. Il fatto che proprio in seguito a questo scritto, nessuno dei suoi ex-amici la volle più in città. E lei ne fuggì, con la Napoli nel cuore, errando per luoghi italici, fino al buon ritiro e morte in una Rapallo di fine secolo. Io invece li vedo, Luigi Compagnone zoppicante con il suo bastone, il suo salotto, con Pratolini, con il giovane Domenico Rea. La casa dell’allora azzimato La Capria (che rimarrà nella mia testa quando lo incontrai con la moglie Ilaria Occhini alla GS del Pantheon). E, ultimo e molto importante, Prunas, il motore della rivista “SUD”, che tanto sembra-va poter smuovere, e che purtroppo non smosse. Lo vedo allontanarsi, dopo un caffè al Gambri-nus, verso Monte di Dio, che mi riporta al migliore De Luca di tanti decenni dopo. Tutto quel dolo-re non è inutile mostra delle ferite di una sconfitta, né astio per chi ti allontana. È comprensione per quello che poteva succedere. Ed è anche speranza. Quella che in molti non ebbero. Quella che mi ritornava in mente leggendo il libro e pensando alla di non molto successiva morte di Renato Caccioppoli (ed alla bellissima interpretazione che ne diede Carlo Cecchi in “Morte di un matemati-co napoletano”). Ma torniamo al libro, alla Ortese, ed a quel mare che non bagna Napoli. Un libro che va letto. Nonostante.

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    Giogio53 said on Sep 21, 2014 | Add your feedback

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    Non stavo leggendo! Era la sua voce che mi accompagnava nelle strade, nelle case, fra la gente di Napoli (e nel suo degrado). Questa è la prima parte del libro ed è stupenda, nella seconda parte si sofferma tantissimo sulla decadenza intellettuale de ...(continue)

    Non stavo leggendo! Era la sua voce che mi accompagnava nelle strade, nelle case, fra la gente di Napoli (e nel suo degrado). Questa è la prima parte del libro ed è stupenda, nella seconda parte si sofferma tantissimo sulla decadenza intellettuale dei suoi ex collaboratori diventando molto monotona.

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    cbond said on Sep 16, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Da leggere

    Non c'è salvezza possibile, non c'è luce in fondo al tunnel, non c'è mare nelle vie e nei quartieri della Napoli popolare e disperarata del dopoguerra, solo personaggi che trascinano le loro vite con l'unica certezza che tutto è già deciso e immodifi ...(continue)

    Non c'è salvezza possibile, non c'è luce in fondo al tunnel, non c'è mare nelle vie e nei quartieri della Napoli popolare e disperarata del dopoguerra, solo personaggi che trascinano le loro vite con l'unica certezza che tutto è già deciso e immodificabile.

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    Torcaso Mt said on Aug 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    ogni tanto faccio un'eccezione. non sopporto i romanzi fatti di raccontini

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    jonnybegood said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non posso credere che Napoli sia SOLO questo (un verminaio di nera, morente umanità).
    Ma di sicuro in Napoli c'è ANCHE questo ('na carta sporca...).

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    downisthenewup - MAX BLECHER said on Jul 25, 2014 | 1 feedback

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