Il medico di corte

Di

Editore: Feltrinelli (U.E.)

4.0
(600)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 326 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Svedese , Norvegese , Spagnolo , Olandese , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8807819090 | Isbn-13: 9788807819094 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Carmen Giorgetti Cima

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Johann Struensee, medico tedesco originario di Altona, fu chiamato alla corte di Danimarca, nel diciottesimo secolo, per prendersi cura di Cristiano VII, assurto giovanissimo al trono e promesso sposo all'inglese Caroline Mathilde. Cristiano è una personalità complessa: di un'intelligenza visionaria, inesperto di ogni cosa, compreso l'amore incarnato dalla giovane moglie, è terrorizzato da tutto e farebbe volentieri a meno del suo ruolo. Viene considerato un pazzo, ma il suo precettore di idee illuministe vuol farne un riformatore, liberando il popolo danese dall'oppressione di una monarchia oscurantista e crudele.
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  • 4

    Uno scrittore dallo stile un po' pomposo, antiquato (peraltro, ibridando fiction e biografia, cosa che generalmente apprezzo).
    Però la storia che racconta è bellissima, e meritava di essere romanzata. ...continua

    Uno scrittore dallo stile un po' pomposo, antiquato (peraltro, ibridando fiction e biografia, cosa che generalmente apprezzo).
    Però la storia che racconta è bellissima, e meritava di essere romanzata.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Johann Struensee fu medico personale e consigliere del re Cristiano VII di Danimarca e, a causa dei problemi fisici del re che era affetto da depressione e schizofrenia, si trovò ad esercitare il pote ...continua

    Johann Struensee fu medico personale e consigliere del re Cristiano VII di Danimarca e, a causa dei problemi fisici del re che era affetto da depressione e schizofrenia, si trovò ad esercitare il potere assoluto al posto del re per circa 10 mesi tra il 1771 ed il 1772. Formatosi in circoli illuministi, approfittò della sua posizione di potere per mettere in pratica le teorie degli enciclopledisti francesi e nel suo breve periodo di governo produsse oltre 1600 decreti ed avviò diverse riforme. La sua avventura politica finì miseramente sul patibolo per l'avversione della fazione conservatrice, guidata dalla regina madre, e per la sua incapacità come politico, che lo portò a inimicarsi anche i suoi stessi sostenitori. Il suo potere fu definitivamente messo in crisi dalla scandalosa vicenda sentimentale che ebbe con la regina, da cui ebbe anche una figlia.

    In questo libro Enqvist racconta questo episodio poco conosciuto (almeno per me) della storia europea con grande precisione e dettaglio. Il racconto si concentra soprattutto sull'analisi del carattere di Struensee e sul suo senso di inadeguatezza al ruolo che si trova a ricoprire: l'uomo della storia che deve mettere in pratica le idee dei lumi e scacciare le tenebre della reazione. Paralllelamente, Struensse vive con pieno trasporto la sua folle storia d'amore con la regina, pur sapendo che lo porterà alla rovina. Una volta incarcerato e torturato, Struensee dimostrerà di essere effettivamente il piccolo uomo che aveva sempre pensato di essere, e non avrà la forza d'animo di difendere le proprie idee e nemmeno il proprio amore.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro si anima con l'entrata in scena del "medico di corte": devo ammettere che fino a quel momento mi aveva un po' annoiata.
    Poi tutti i personaggi si illuminano. Su tutti quello tragico di Cristi ...continua

    Il libro si anima con l'entrata in scena del "medico di corte": devo ammettere che fino a quel momento mi aveva un po' annoiata.
    Poi tutti i personaggi si illuminano. Su tutti quello tragico di Cristiano VII che mi ha particolarmente affascinata con il suo essere allo stesso tempo saggio e folle.
    Una bella lettura storica che l'autore riesce, però, a caratterizzare con un punto di vista del tutto personale.

    ha scritto il 

  • 5

    L'autore, nello stile narrativo, ricorda molto Milan Kundera.
    Ogni tanto fa capolino nella storia con sue divagazioni socio-politiche, che illustrano meglio la vicenda ai lettori troppo pigri o troppo ...continua

    L'autore, nello stile narrativo, ricorda molto Milan Kundera.
    Ogni tanto fa capolino nella storia con sue divagazioni socio-politiche, che illustrano meglio la vicenda ai lettori troppo pigri o troppo stanchi come me.

    E la vicenda è molto, molto interessante, soprattutto con riguardo alla stretta attualità.
    Mi spiego: ogni volta che si parla del mondo islamico e del suo rapporto con la modernità, l'opinione più benevola è quella secondo cui i musulmani "non hanno vissuto l'illuminismo".
    Letture come queste rafforzano questa convinzione, lontana dal razzismo più volgare (in fondo certe carenze si possono rimediare) come dal facile buonismo terzomondista.

    Vi è poi un'ultima considerazione, sempre sull'attualità.
    Leggiamo bene tra le righe: la Danimarca dell'epoca viene descritta come un regno borbonico bis, dove però fa freddo ed il paesaggio è piatto e fangoso...
    Gli illuministi napoletani partono più o meno negli stessi anni e fanno più o meno la stessa fine (vedi la rivoluzione del 1799).
    Le analogie sono sorprendenti. Dopo duecento anni, però, le differenze lo sono di più.
    Come è potuto accadere che in Danimarca la modernità ha spaccato alla grande e qui da noi non riusciamo nemmeno a gestire la reggia di Caserta?

    Mi rendo conto che questo commento è disorganico e sconclusionato, ma la colpa (o il merito) è da attribuirsi ad un testo che si presta a differenti chiavi di lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    Rimane

    Ci sono libri piacevoli da leggere, poi finiscono e non ti resta niente (gli astuti inglesi, ad esempio). Poi c'è la letteratura.
    Questo libro è letteratura; è racconto di un'epoca (lo consiglio a chi ...continua

    Ci sono libri piacevoli da leggere, poi finiscono e non ti resta niente (gli astuti inglesi, ad esempio). Poi c'è la letteratura.
    Questo libro è letteratura; è racconto di un'epoca (lo consiglio a chiunque si occupi di stora moderna); è infinita intensità poetica.
    Va solo goduto (ma nell'edizione Iperborea...)

    ha scritto il 

  • 0

    Ci speri sempre, fino alla fine, che la storia cambi corso, che qualcuno si salvi, che qualcuno non si innamori.
    Il lieto fine è nelle favole.
    Nella realtà alle regine vengono strappati i figli e a ch ...continua

    Ci speri sempre, fino alla fine, che la storia cambi corso, che qualcuno si salvi, che qualcuno non si innamori.
    Il lieto fine è nelle favole.
    Nella realtà alle regine vengono strappati i figli e a chi si innamora vengono strappate le viscere.

    "(Enquist) Ha un timbro di voce di cui non ho mai veramente scoperto il segreto: credo che parta da una specie di freddezza da referto medico e poi la scaldi al fuoco lento della sua personale meraviglia. Il risultato è strano: è come sentire un notaio che legge un testamento, ma il testamento è il suo, e allora la voce è più calda, e ogni parola piena di cose, e il tutto così irripetibile – ordinato ma irripetibile."

    Non si potrebbe spiegare meglio.
    Grazie Alessandro.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è già successo con Blanche e Marie. Non so se è legato alla traducibilità della lingua, ma ho un problema con lo stile di Enquist. Lo trovo accidentato e sfavorevole. Le storie sono potenti, ma non ...continua

    Mi è già successo con Blanche e Marie. Non so se è legato alla traducibilità della lingua, ma ho un problema con lo stile di Enquist. Lo trovo accidentato e sfavorevole. Le storie sono potenti, ma non le leggo con piacere. Qui per esempio mi ha infastidito l'onniscienza del narratore, in particolare nelle scene di letto. Stile freddo e documentaristico e poi voli pindarici sull'orgasmo dei protagonisti. Mah.
    Per il resto c'è tutto. Pazzia illuminata, isolamento dell'intellettuale per scorno delle basse origini, suggestionabilità delle masse, ombre e luci del riformismo dall'alto.

    ha scritto il 

  • 4

    E’ stato difficile appassionarsi. Il racconto parte dalla fine, tutto è già chiaro, i destini hanno avuto il loro esito. La storia è storia, sembra lasciare poco spazio alla passione.
    E’ necessaria pa ...continua

    E’ stato difficile appassionarsi. Il racconto parte dalla fine, tutto è già chiaro, i destini hanno avuto il loro esito. La storia è storia, sembra lasciare poco spazio alla passione.
    E’ necessaria pazienza con questo libro. E’ necessario mantenere alta l’attenzione anche alle sottili e apparentemente trascurabili trame di palazzo, ai piccoli eventi, agli incidenti di scarso rilievo. Perché alla fine arriva, potente, la passione. La storia d’amore proibita ma mai torbida, la crescita di una Regina che da bambina diventa donna politica, la tremenda conclusione che attende gli amanti. E poi il destino ineluttabile di un Re che nella pazzia crede di riuscire a salvare il suo amico, e l’uomo di potere che dopo aver vinto viene colto dal dubbio di fronte ad una reazione inaspettata del popolo che crede di saper abilmente manovrare.
    Enquist è delicato, per nulla enfatico, lascia parlare la sua storia, non usa tinte forti. La passione emerge dalla magistrale costruzione del romanzo, paragrafo dopo paragrafo, immergendo il lettore nel giusto contesto e accompagnandolo ad appassionarsi alle sorti di ognuno dei personaggi, nessuno escluso. La politica, che tanta parte sembra avere all’inizio del libro, si svela quasi un pretesto, per narrare storie senza tempo: la paura di avere paura, la volontà di prendere in mano e decidere della propria vita, i condizionamenti che valgono per i Re e le Regine di ieri come per ognuno di noi oggi, la capacità di convivere con i propri errori senza esserne schiacciati. Temi immensi, trattati con intelligenza e pietà, senza perdere mai il legame con la verità storica. Da leggere e (credo) rileggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo che è anche Storia ed elogio dell’Illuminismo, senza scadere in nette posizioni ideologiche.

    Attraverso l’amore adulterino ma profondo, sincero, tra il medico di corte Struensee e la regina ...continua

    Un romanzo che è anche Storia ed elogio dell’Illuminismo, senza scadere in nette posizioni ideologiche.

    Attraverso l’amore adulterino ma profondo, sincero, tra il medico di corte Struensee e la regina Carolina Matilde di Danimarca vediamo il tentativo vano, allora non capito, troppo ardito per i tempi, di creare una società migliore: più libera, democratica, efficiente, lontana da ogni forma di oscurantismo o superstizione.

    Stuensee non era un idealista né un ingenuo sognatore. Aveva la coscienza che non era giusto che la povera gente delle campagne dovesse sottostare a rigidissime corvèe di origine medievale; che non si potessero sperimentare delle cure per debellare più rapidamente malattie ed epidemie; provava compassione e affetto per il principe Cristiano, usato e sfruttato da tutti come un burattino e quindi a suo agio solo nell’interpretare il ruolo che gli era stato affidato… Non certo per sua volontà! Anzi, alla fine si era ridotto a perdere persino se stesso.

    E possibile dare un giudizio morale sulla protagonista femminile? Non so… Credo per poterla capire meglio si possa tenere a mente una frase scritta durante quella che lei stessa definisce prigionia danese: “Oh, keep me innocent, make others great!”

    ha scritto il 

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