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Il medico incapace

Di ,

Editore: Rubbettino

4.1
(10)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 116 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8849823126 | Isbn-13: 9788849823127 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
Vilma e István si sposano. Un ordinario matrimonio borghese: lei è una candida e romantica provinciale, lui un solido impiegato cui la vita da scapolo è venuta a noia. La nascita di un figlio sembrerà subito ai due il compimento di un'unione feconda e quieta. Il bimbo si rivelerà invece la fragile e dolente incarnazione di un rapporto logorato da quotidiane incomprensioni, e ancor più da scintillanti e plateali riconciliazioni. Sarà proprio il piccolo István, con la sua improvvisa e oscura malattia, a farsi carico di quell'amore che dapprima ha unito i suoi genitori, e infine li ha ridotti a consegnarlo alle cure di un medico incapace, un allegro e borioso mestierante per cui“la pratica è tutto”. Kosztolányi scava a colpi brevi, ma fondi e impietosi, il ghiaccio di silenzi e rimorsi che grava sulle vite di Vilma e István, carnefici inconsapevoli del loro unico figlio. Il medico incapace irrompe sulla scena letteraria ungherese nel 1921, e ancora avvince i lettori con la limpida intensità di un classico.
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  • 0

    ✰✰✰✰✰ eccellente

    I francesi e probabilmente pure i tedeschi, hanno opzioni letterarie in più rispetto a noi. Quando casualmente scopri buoni autori europei scopri anche che esiste la versione francese o tedesca, ma ...continua

    I francesi e probabilmente pure i tedeschi, hanno opzioni letterarie in più rispetto a noi. Quando casualmente scopri buoni autori europei scopri anche che esiste la versione francese o tedesca, ma non quella italiana. Nel caso di questo signore la mancanza è doppiamente riprovevole visto che fu l’appassionato traduttore di Pirandello. Devo ringraziare un anobiano (stucchevole e ora credo anche un po’ imbufalito) che per fortuna (mia) ogni tanto “pesca” un gioiello d’epoca. Adesso leggerò Allodola, che ho lasciato a prendere polvere, asina che sono.

    La capacità di condensare nelle poche pagine di un breve romanzo tanti sentimenti, tante reazioni, tanta vita forse è dovuta alla sua lunga attività di poeta. Ogni poesia è un concentrato emozionale.

    Due vite che iniziano il viaggio insieme con il matrimonio, poi si perdono per nessun motivo particolare, un impercettibile logorio della vita comune, un bimbo che si ammala, un medico incapace (tranne per il mangiare e inviare parcelle), l’incapacità dei due di gestire la malattia del bimbo, la morte della creaturina.

    I due si lasciano, lei si risposa, lui comincia a giocare d’azzardo. E poi qualcosa accade: quel lutto è la sola cosa che dà significato alla loro restante vita. Le loro recriminazioni, le reciproche accuse, le parole di conforto sono le sole cose vere della loro esistenza. La colpa che sentono di avere e la condivisione della stessa; così nei loro incontri maturano la compassione ed la comprensione reciproca. L’unione che fu così superficiale trova ora il suo percorso: nel loro invecchiare consapevoli di quanto si è perduto. Qui la scrittura è precisa, essenziale, e bellissime le considerazioni finali.

    Letto quel poco che ho scritto, ho avuto un brivido. Per un attimo penso cosa ne potrebbe uscire ad opera di uno scrittore da ipermercato: 600 pagine di insulse e lacrimose “sentimentalaggini”.

    03.09.2014

    ha scritto il 

  • 3

    1/2

    Nei temi "illusione d'amore", matrimonio, tradimento, distacco della coppia alla nascita di un figlio e successivo riavvicinamento per "compassione" a seguito di eventi tragici, a me questo breve ...continua

    Nei temi "illusione d'amore", matrimonio, tradimento, distacco della coppia alla nascita di un figlio e successivo riavvicinamento per "compassione" a seguito di eventi tragici, a me questo breve romanzo ha ricordato molto "L'innocente" di D'Annunzio. Ho ritrovato le stesse atmosfere cupe, i sensi di colpa tardivi, l'incapacità di sviscerare i sentimenti all'interno della coppia, l'accusarsi vicendevolmente per la sorte del figlio, il figlio stesso visto comunque come "colpa" da espiare. Non so se Kosztolanyi conoscesse l'opera dannunziana, io penso di sì, visti i suoi molteplici viaggi in Italia. Ha fatto conoscere Pirandello in Ungheria, per cui immagino che potesse conoscere pure D'Annunzio. Se in questo libro non c'è l'influenza dello scrittore italiano, sarebbe una coincidenza piuttosto singolare. Avendo amato molto "L'innocente", il mio giudizio su "Il medico incapace" è quindi un po' inferiore, pur considerandola un'opera molto valida.

    ha scritto il 

  • 4

    Ringrazio iol lettore anobiano da cui ho preso lo spunto. Non conoscevo questo autore ungherese paragonato a Marai. Con cui condivide l'abilità di creare molto, un'intera vita, da poche parole. ...continua

    Ringrazio iol lettore anobiano da cui ho preso lo spunto. Non conoscevo questo autore ungherese paragonato a Marai. Con cui condivide l'abilità di creare molto, un'intera vita, da poche parole. Marai racconta però le passioni che sono costrette entro confini che si rompono, Ilmedico incapace racconta di un amore matrimoniale, un amore che per antonomasia non è amore, non è passione, è convenzione, è obbligo, è breve infatuazione e poi noia. Eppure può diventare un legame fortissimo, indissolubile, più indissolubile di qualsiasi passione. perché non brucia, non si consuma, diventa più profondo. malinconico e sgradevole , ma fatto di "compassione" di sofferenza comune. e quindi indissolubile. Bellissimo beve romanzo. la tematica mi ha ricordato I Nèmirovsky, Due, che consiglio a voi e al lettore anobiano.

    ha scritto il 

  • 4

    L'arte di narrare una storia

    Lo sapete cosa mi piace soprattutto degli autori mitteleuropei? Certo che non lo sapete. Ve lo dico adesso. Quella capacità che hanno nello scrivere in parole apparentemente semplici e brevi, ...continua

    Lo sapete cosa mi piace soprattutto degli autori mitteleuropei? Certo che non lo sapete. Ve lo dico adesso. Quella capacità che hanno nello scrivere in parole apparentemente semplici e brevi, delle situazioni e delle esperienze che facili non lo sono per niente. Possiedono (gli autori bravi, ovvio) un'innata abilità nel narrare le storie. Narrarle alla maniera che spiegava Benjamin in quel breve saggio sulla narrazione. Raccontando le storie come "di bocca in bocca". E quando si racconta una storia accanto a un fuoco lo si fa adoperando un linguaggio chiaro e semplice. Ma si riesce anche meglio a coinvolgere chi ti ascolta. Sempre se siete capaci a farlo. Naturalmente.

    Dezso Kosztolanyi (d'ora in poi solo D.K.) è considerato nella sua Ungheria un maestro di prima grandezza, di molto superiore al Sandor Marai tanto celebrato da noi in Italia negli ultimi 12 anni. E a leggere anche solo questo breve romanzo, o racconto lungo, un po' si capisce già il perchè è migliore di Marai.

    La storia narra di una coppia borghese di sposi e inizia con il prete che li dichiara marito e moglie invitandoli ad amarsi per sempre. Come spesso accade, i due sposi nei primi tempi si amano o credono di amarsi. Poi, lentamente, si allontanano. Lui è spesso fuori casa per lavoro. Lei aspetta un bambino e rimane sempre più sola. Nasce il bambino. Lui ha un'amante. Lei anche inizia a flirtare con un ragazzo. Si separano. Poi il bambino si ammala. Chiamano un medico. Il più disponibile e bravo della zona, un certo Gasparek, il quale minimizza i sintomi del piccolo e sbaglia la cura. Il bambino, in agonia, dopo pochi giorni, muore. I due ex sposi si separano ancora di più. Ognuno tenta di riprendere una nuova vita. Lui, il marito..inizia a bere e a giocare d'azzardo sempre più spesso. Lei, è ormai una nuova sposa e vive con un uomo piu' giovane e scapestrato di lei. All'improvviso, una sera di gioco a carte, lui finalmente realizza la perdita del figlio. Getta le carte sul tavolo e torna a casa. Piangendo a dirotto per la prima volta dalla morte del figlio. Pian piano i due ex sposi iniziano a cercarsi. All'inzio per rinfacciarsi le colpe sulla morte del bambino, poi per ricordarlo. Infine, tra loro, rinasce un sentimento. Che non è più quell'illusione d'amore dei primi tempi. Qualcosa di triste li accomuna. Eppure c'è un forte sentimento, una compassione infinita.

    Dice Istvan (il marito) a Vilma (la moglie), una sera, molto tempo dopo i fatti accaduti.

    - Sei molto bella. Non sei mai stata così bella. - Tu sei tanto buono. - Vedi - aggiunse Istvan - ora ti sposerei. Ma ormai è tardi. - Troppo tardi - Avremmo dovuto cominciare da qui. Anni fa conobbi un russo, forse un profugo, lo incontravo spesso. Un giorno mi raccontò che i musicanti non conoscono la parola "ti amo". Alle donne, che prendono in moglie, dicono :"ho compassione di te". Dicono loro:" Ti compiango". E questo significa appunto "ti amo". Vilma lo guardò felice. - io non ti ho mai tradito, neppure allora, quando mi fidanzai con Gyula.

    - Sì - Osservò Istvan , - Sarebbe stato bello, ma, come dire, noi abbiamo sbagliato l'ordine dei tempi. Abbiamo solo sbagliato l'ordine dei tempi. Il matrimonio, quello che veramente può essere definito tale, non è mai il principio, ma la fine, una tragica necessità. Si può contrarre soltanto quando è finito. Il resto? E' avventura, gioco di società. Guai a quelli che si mettono in testa di sposarsi, di provarci e di aspettarsi qualcosa da questo.

    In questo Medico incapace di D.K, abbiamo quindi la celebrazione di un matrimonio, i primi tempi di felicità, la crisi coniugale, la nascita di un figlio, i tradimenti, la malattia del figlio, le idee strampalate e superficiali di un medico, la morte del bambino, la separazione, l'elaborazione del lutto, i rinfacciamenti, la riappacificazione e la nascita di un nuovo sentimento. Tutto ciò, in sessanta paginette. Scritte in modo semplice e diretto. Alla maniera dei buoni narratori.

    ha scritto il 

  • 5

    Sul matrimonio, sull'amore,sull'immaturità,sul dolore, sull'odio, sulla compassione. Una parabola dal " ti amo " al " ti compiango ", dalla incomunicabilità alla comunicabilità, ...continua

    Sul matrimonio, sull'amore,sull'immaturità,sul dolore, sull'odio, sulla compassione. Una parabola dal " ti amo " al " ti compiango ", dalla incomunicabilità alla comunicabilità, dall'incomprensione alla comprensione, dalla separazione al congiungimento! " Si - osservò Istvan- sarebbe stato bello, ma, come dire, noi abbiamo sbagliato l'ordine dei tempi. Abbiamo solo sbagliato l'ordine dei tempi. Il matrimonio, quello che veramente può essere definito tale, non è mai il principio, ma la fine, una tragica necessità. Si può contrarre soltanto quando è finito. Il resto? E' avventura, gioco di società. Guai a quelli che si mettono in testa di sposarsi, di provarci e di aspettarsi qualcosa da questo." Approfondirò sicuramente la conoscenza di questo scrittore considerato uno dei più grandi nella letteratura ungherese del ' 900, definito "il padre di Sandor Marai". p.s. mi sono resa conto, da quel poco che ho letto, che l'ambiente letterario ungherese dell'inizio del novecento è stato fortemente influenzato dalla psicoanalisi di Ferenczi.

    ha scritto il 

  • 4

    E' nato prima l'uovo o la gallina?

    Ma questo dannatissimo autore, non è famoso perchè è poco tradotto o è poco tradotto perchè non è famoso? In fin dei conti è il cugino di Géza Csáth (tra le altre cose medico psichiatra ...continua

    Ma questo dannatissimo autore, non è famoso perchè è poco tradotto o è poco tradotto perchè non è famoso? In fin dei conti è il cugino di Géza Csáth (tra le altre cose medico psichiatra morfinomane, uxoricida ed infine suicida), altro scrittore ungherese di eccelsa qualità. Se poi aggiungiamo il fatto che il Prof. Ruspanti lo definisce idelamente il papà di Sándor Márai (è strano come un "figlio" di sì scarso talento sia così celebrato in Italia, mah...) non si capisce il motivo per il quale al buon Dezső non gli si debba riconoscere la giusta fama. Ci sarebbe moltissimo da scrivere però, sono le cinque del mattino ed ho un calo di zuccheri, so: The time is gone, the song is over, Thought I'd something more to say...

    ha scritto il