Il mercante di Venezia

Di

Editore: Dall'Oglio - I corvi

4.2
(2572)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 148 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Giapponese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese

Isbn-10: A000182987 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Studio di Lingue Straniere , Storia

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    “Dalla parte di Shylock”, titolo approssimativo, scontato e riduttivo ma necessario

    Elogio del personaggio dell’ebreo perseguitato da una società xenofoba? Riferimenti alla Shoa? Scordateveli, anche perché ormai penso siano stati già ampiamente usati nell’analisi di questo testo sces ...continua

    Elogio del personaggio dell’ebreo perseguitato da una società xenofoba? Riferimenti alla Shoa? Scordateveli, anche perché ormai penso siano stati già ampiamente usati nell’analisi di questo testo scespiriano. Non voglio dire che Shylock è il buono della storia, incompreso da secoli di antisemitismo, perché sarebbe assurdo. No.
    Mi si permetta di iniziare con questa frase: “Il Mercante di Venezia” è, a mio parere, uno dei capolavori di Shakespeare. E uno degli elementi che mi fanno propendere per questa linea di pensiero è, oltre alle molteplici riflessioni che può generare, il fatto che qui Shakespeare ha giocato con i personaggi come mai alcun autore è riuscito a fare, dipingendo personaggi cattivi camuffati da personaggi buoni e personaggi buoni camuffati da personaggi cattivi.
    La storia è nota: le vicende romantiche del giovane Bassanio che, per conquistare il cuore di Porzia, si fa prestare, con l’aiuto del suo amico Antonio, dall’usuraio ebreo Shylock del denaro. Come garanzia in caso di mancata restituzione, Shylock chiede una libbra di carne del garante Antonio, col quale è inimicizia a causa dei soprusi al quale lo sottopone per la sua etnia ebraica. Nel mentre, anche Jessica, unica figlia di Shylock, fugge col suo innamorato cristiano Lorenzo, dopo aver derubato il padre, rinnegando lui e la sua fede di nascita.
    Purtroppo, Antonio non riesce a restituire i soldi a Shylock e si ritrova costretto a dover cedere al disumano contratto. Ma a risolvere la situazione è l’astuta Porzia che, camuffata da magistrato, trova un escamotage per salvare Antonio e dare il ben servito a Shylock.
    E tutti vissero per sempre felici e contenti… anche se, andando a vedere più nei dettagli il testo drammaturgico, andando a leggere le battute tra le righe, considerando quelle che dovrebbero essere le intenzioni dei personaggi, possiamo vedere un lieto fine, ma tutto lascia ad intendere che non durerà per nessuno, visti sia i vari sottintesi che Shakespeare dissemina in corso d’opera, sia il carattere dei vari personaggi. E parlando proprio di loro…
    Ad una prima occhiata, il personaggio di Bassanio è il tipico carattere dell’innamorato, dell’eroe della storia mosso da buoni sentimenti al quale la fortuna arride sempre proprio in virtù del fatto di essere un personaggio positivo. È circondato da fedeli amici sempre pronti a sostenerlo e spalleggiarlo, come Graziano e Antonio (quest ultimo, a dire il vero, evidentemente innamorato di Bassanio), e da servitori disposti a servirlo, vince il cuore di Porzia che, per testamento paterno, può sposare solo uno che, in pieno stile fiaba formativa e moralistica, indovinerà dove si trova il suo ritratto tra tre scrigni, uno d’oro, uno d’argento e uno di bronzo. La soluzione del quesito è scontatissimo, ovvio che il premio si trova nello scrigno più “povero e volgare”, quello di piombo ed è ovvio che Bassanio, del quale Porzia è già invaghita, riesca ad indovinarlo e a conquistare il cuore della sua bella.
    Ma se andiamo a vedere meglio il personaggio tra le pieghe, ne emerge un ritratto che è l’antitesi dell’eroe della storia. Bassanio è sì buono e generoso ed è sì circondato da amici, ma lo è in funzione di un fatto: è generoso da un punto di vista economico. Lancillotto, il servo di Shylock, decide di abbandonare il vecchio padrone per mettersi a servizio di Bassiano, che è più generoso da un punto di vista del salario e della messa a disposizione degli abiti. Ma Bassanio è davvero ricco? Il testo non ci fa capire se sia ricco di suo, anzi dovremmo intendere che lui non faccia nulla dalla mattina alla sera e i soldi li ottiene solo grazie ai “regali” di Antonio. In parole povere, Bassanio è il tipico esempio di giovane gaudente e spiantato che si fa bello con i soldi degli altri. Non per niente, la sua unione con Porzia sembra più dettata da interessi economici che da sinceri sentimenti d’amore; infatti, quando si ritrova a descriverla ad Antonio, inizia col dire, prima, che è molto ricca, poi aggiunge che è bella.
    Per non parlare del fatto plateale che lui riesce a farsi bello agli occhi di Porzia esibendo i soldi prestatigli da Shylock su garanzia di Antonio e salva quest ultimo grazie ai soldi datigli da Porzia.
    A seguirlo a ruota è il suo accolito Graziano, personaggio che per il suo orgoglioso odio antisemita avrà sicuramente fatto la gioia di Goebbels durante l’allestimento di questo testo nella Germania hitleriana. Graziano è senza ombra di dubbio il personaggio più odioso mai creato dalla penna di Shakespeare, perché è l’apoteosi della persona che umilia e denigra chi non può difendersi e che, quando si trova in difficoltà, si trascina dietro gli altri, sperando di salvarsi. Infatti, è proprio tramite lui che scopriamo quanto i “sentimenti d’amore e amicizia” abbiano valore: nella scena finale, quella dell’inganno degli anelli, prima Graziano svalorizza l’anello donatogli dalla sua appena sposata (e amata) Nerissa, svuotandolo di ogni significato d’amore, e quando si vede messo alle strette per averlo dato via, Graziano trascina con sé il “caro amico” Bassanio, raccontando a tutti che anche lui ha dato via l’anello donatogli da Porzia.
    Quindi, questa è l’amicizia? Grande fedeltà nella prosperità, pugnalate alle spalle nei momenti difficili? E l’amore? Un anello donato con tutto il cuore diventa “un anello senza importanza”.
    Non si può certo togliere i riflettori anche a quella che è, nonostante tutto, una dei personaggi femminili più riusciti del repertorio scespiriano, ovvero Porzia, la sapiente che riesce a risolvere il problema portante di questa commedia drammatica. Ma a quale prezzo? A prezzo di un imbroglio giuridico. Lei riesce a dimostrare l’assurdità del contratto di Shylock, che richiede una libbra della carne di Antonio, ma lo fa fingendosi uomo e magistrato, di conseguenza, la sua arringa e la sentenza che ne deriva non hanno alcun valore legale; quindi Shylock viene condannato grazie ad un falso. E in più, per tutta la prima parte del processo, quando Shylock sembra avere la vittoria in pugno, lei cerca di invogliare il vecchio usuraio a dimostrare pietà nei confronti del suo nemico, ma quando alla fine è Shylock l’ebreo a venire sconfitto, i “buoni cristiani” Porzia, Antonio, Bassanio, Graziano e tutto il resto della comunità di Venezia, non dimostrano affatto la pietà della quale loro, poco prima, si facevano portabandiera in nome della loro religione, anzi diventano i “maestri di crudeltà” citati prima da Shylock. Non lo uccidono, ma fanno una cosa peggiore: gli tolgono la sua identità, costringendolo a convertirsi al cristianesimo ma continuando a trattarlo nello stesso bieco modo col quale lo trattavano in quanto ebreo. Alla fine, Porzia finisce per incarnare sia la falsità della giustizia, sia la falsità della religione.
    Su un altro piano si pongono quelli che sembrano una parodia crudele di “Romeo e Giulietta”, ovvero Lorenzo e Jessica, il cristiano e l’ebrea innamorati, che coronano il loro sogno d’amore a spese del padre di lei, che viene non solo rinnegato dalla ragazza, ma anche derubato, ed è bene ricordare che tutti, Jessica compresa, rimproverano a Shylock il suo eccessivo attaccamento al denaro, ma non è anche loro abbraccino la vita di rinuncia dei francescani o, nel caso, di Jessica e Lorenzo, non pensino che il solo amore a loro dovrebbe bastare, ma nelle scene successive nelle quali li ritroviamo, li vediamo a buttare fango non solo su Shylock, ma anche sulla madre di Jessica che, dobbiamo intendere, dovrebbe essere morta, quindi, questi due giovani innamorati dimostrano tutt’altro che il grande sentimento d’amore. Ma non è solo questo ennesimo esempio di avarizia e di sciupio delle nuove generazioni, o il fatto che anche Lorenzo e Jessica, spesi tutti i soldi, vadano a battere cassa a casa di Porzia e di Bassanio, ma è anche per la loro ultima scena insieme, la più poetica, per ironia della sorte, dove rievocano personaggi della mitologia classica che dovrebbero richiamare all’amore, ma in realtà gettano un brutto presagio sulla loro “storia d’amore”. Parlare di Piramo e Tisbe, di Didone, di Medea, in un amore in boccio lascia capire che non è un amore destinato a durare.
    Ma anche l’”amore” di Bassanio e Porzia e di Graziano e Nerissa non sembra destinato a durare. È palesemente dettato da motivi egoistici e veniali, pur con tutte le frasi diabetiche che si ripetono per tutta la prima parte, ma anche l’inganno delle due donne ai danni dei loro rispettivi mariti, per testare la loro fedeltà, denota che loro in fondo non di fidano, e bisogna dire che pure in questo inganno i due uomini ne escono moralmente malissimo. Ma la storia deve avere il suo lieto fine. Quindi le donne perdonano i loro uomini e tutti si ritirano nelle loro alcove, dopo una sequela di battute dal pessimo guasto goliardico e a chiudere è il fastidioso Bassanio che chiude questa commedia con una battuta che sa parecchio di misoginia: un riferimento all’”anello” di Nerissa, dove possiamo intendere l’”anello” in senso vaginale.
    E Shylock dove lo poniamo? Dopo questa distruzione totale dei personaggi buoni, verrebbe spontaneo pensare che Shylock sia l’unico personaggio positivo. Ma qua non vorrei sbilanciarmi troppo. Se paragonato a tutti gli altri, Shylock è sicuramente il personaggio migliore, ma ciò non deve portare a credere che sia uno stinco di santo e penso sia questo il bello del suo personaggio: è umano. Non è buono come un eroe, né cattivo senza motivo come un antagonista. È spinto dalle sue buone ragioni, ma arriva comunque a tentare di uccidere un uomo.
    Ma analizziamo un attimo i fatti: sappiamo che Shylock è odiato da tutti perché ebreo, usuraio e attaccato al denaro... un po’ come tutti gli altri personaggi d’altronde, ma il problema è che lui è la “voce della ragione”, dell’esperienza, che sa come va il mondo. Lui fa il suo mestiere, quello non certo bello dell’usuraio, ma in quell’epoca, tra l’usuraio e il mercante (Antonio) che guadagnava con i commerci con altri continenti, molti dei quali appena scoperti e che quindi si basavano anche sul commercio di schiavi, non si vede molta differenza. Ma mentre Antonio è generoso e il suo denaro lo regala, Shylock lo rivuole indietro perché anche lui ha il diritto di vivere e sostenersi come tutti, ma questo ai giovani, che vivono nel loro mondo di scorribande e godurie variegate, non sta bene; in lui vedono la responsabilità che sfuggono in ogni modo possibile. Ma soprattutto, Shylock è ebreo, crimine imperdonabile per secoli. Antonio, per questo, lo discrimina e lo umilia in maniera plateale, quando Shylock non gli ha mai fatto niente, anzi è sempre stato lui a rimetterci, visto che Antonio, con la sua generosità, gli portava via i clienti. E Shylock, è più che disposto ad aiutare Antonio e Bassanio e il contratto sulla libbra di carne è presa, all’inizio, come un mero scherzo. Solo che alla fine, accade qualcosa che rimescola le carte in tavola e il sangue di Shylock, che finisce per trovare sfogo nella sua rabbia contro un mondo che lo ha umiliato e defraudato di tutto usando Antonio come capro espiatorio per tutti i cristiani: la fuga di sua figlia Jessica, che lo deruba e rinnega non solo la sua religione e la sua razza, ma il suo stesso sangue e capiamo che Shylock ha raggiunto il limite di sopportazione quando viene a sapere che la figlia, a Genova, ha venduta l’anello della madre per comprarsi una scimmietta. Questo è il colmo. Shylock vede nel comportamento della figlia una corruzione derivata dal contatto col mondo dei cristiani alla quale lei si è unita e la sua unica possibilità di sfogare la sua rabbia e il suo rancore è rifarsi su chi ha più a portata di mano, in questo caso Antonio, ma sarebbe potuto essere tranquillamente anche Bassanio o Graziano o un altro della loro cerchia.
    E qui dovrei lasciare la parola a Shylock e al suo potente monologo.
    Ma cos’è che perde Shylock, a parte gli imbrogli di Porzia? Il peccato più antico del mondo: la hybris, l’eccesso di tracotanza secondo gli antichi greci, che finiva per perdere irrimediabilmente l’uomo troppo sicuro di sé.
    Shylock viene sconfitto, ma anche nella perdita di tutto, rimane più grande dei suoi aguzzini (incarnati sempre dalla carogna Graziano) che non sanno nemmeno vincere e, a furia di continue umiliazioni, rendono ancora più dignitoso il personaggio del vecchio Shylock che esce fuori dall’aula spezzato ma non piegato, come è stato rappresentato da Gianrico Tedeschi in una versione televisiva italiana del 1979.
    Il finale de “Il Mercante di Venezia” è molto amaro, perché vediamo vincere persone che non meritano la vittoria, a conti fatti, e vediamo messi a tacere gli eterni esclusi. E chi sono questi eterni esclusi? In primis Shylock, sconfitto perché “l’antagonista”, poi Antonio, l’omosessuale che in mezzo a tante coppie normali stona e non può certo ritrovarsi ben accetto nei fatti, e infine le donne. Jessica, ad un certo punto smette di parlare, ormai è solo Lorenzo che parla per lei, e anche Porzia e Nerissa, vengono messe a tacere dalle battutacce di Bassanio e Graziano.
    Questo tema dell’esclusione finale, che penso sia un altro dei temi portanti di questa commedia e quello quasi mai analizzato, penso sia stato ben rappresentato da Michael Radford, con Al Pacino e Jeremy Irons, una delle migliori versioni cinematografiche di un testo di Shakespeare, a mio parere, che decide di di chiuderlo appunto con gli esclusi: prima Antonio, lasciato da solo, al buio, nel salone del palazzo di Porzia, dopo che tutte le coppie si sono ritirate per la notte; poi Shylock, costretto a convertirsi al cristianesimo che vede chiudersi in faccia le porte della sinagoga; e infine Jessica, qui redenta in extremis, allontanatasi da Lorenzo e da tutti gli altri e con ancora l’anello di sua madre al dito, a farci capire che lei, in cuor suo, non può smettere di essere ebrea perché, come per suo padre, è la sua identità.
    E penso che questo sia solo uno, e neanche ben analizzato, dei tanti modo di analizzare questo testo ricco e interessante.

    ha scritto il 

  • 3

    Allora, detto chiaramente fin dall'inizio: fra tutti i protagonisti per cui dovremmo tifare non ci sta uno che non si sarebbe contenti se venisse preso a randellate in testa. Sono, ognuno, di una supp ...continua

    Allora, detto chiaramente fin dall'inizio: fra tutti i protagonisti per cui dovremmo tifare non ci sta uno che non si sarebbe contenti se venisse preso a randellate in testa. Sono, ognuno, di una supponenza e di un'antipatia unica. Paradossalmente, quello che risulta più simpatico è Shylock, l'ebreo. Ora, onestamente non so se è una roba voluta o meno, ma da 'sta considerazione ne discendono altre.

    1) Shylock ha tutti i diritti di chiedere la libbra di carne. Un po' perché sta nel contratto, un po' perché è continuamente vessato al mercato con calci e pugni da Antonio, è odiato da tutti, il suo servo lo abbandona, la figlia lo tradisce e lo deruba. Insomma, ok, è uno strozzino, ma insomma, risulta difficile, almeno per me, non provare compassione per lui. "Non sanguino anch'io?" Ecco. Però, paradossalmente, lui dovrebbe essere il cattivo della commedia. Quella che per lui è una tragedia, d'altronde, Shakspeare ce la butta come commedia. Perché?

    2) Perché la realtà non esiste. "Il mondo è un palcoscenico dove ognuno è costretto a recitare la sua parte". E' questo che Shylock si rifiuta di fare: recitare la sua parte di ebreo veneziano. Quindi va bene essere strozzino, ma deve sottostare alle regole della società veneziana: pigliarsi i calci e perdonare. Non esistono persone, ma solo personaggi. E questo alla fine Shylock lo capisce e cede. Forse ritirandosi per sempre nella sua villa. E' una figura tragica quella dell'Ebreo perché gli viene tolta anche la possibilità di avere una tragedia propria. E' condannato a cedere se stesso a favore della farsa che è la realtà.

    3) Ma il fatto che la realtà sia una farsa non significa che non vi siano regole. Tutt'altro. Proprio perché è una farsa le regole sono fondamentali e, soprattutto, immanenti. Sono gli attori stessi a stilare queste regole. Quindi a Venezia ci sta il Doge, per esempio, e tutta la società cristiana-mercantile a regolare la vita, e a spalleggiarsi a vicenda (la figlia Jessica, d'altronde, per aderire a questa società deve tradire il padre e rinnegarlo con la conversione). Ma la vera figura che domina è Porzia. Porzia, detto chiaramente, fa il cazzo che le pare. Riesce a piegare tutto al suo volere. Si finge uomo. Fa cedere Shylock con il trucco del sangue. Nel tediosissimo quinto atto mostra come tutto sia effettivamente privo di significato e che è lei a dare forma al mondo. D'altronde, pigliamo la cosa dei tre forzieri. Fondamentalmente, ogni motivazione è valida. Ha senso che il forziere giusto sia ognuno di quelli. Perché proprio il piombo? Perché il re ha deciso così. Punto.

    4) Non ci sta un significato che trascende la realtà, ma sono le persone che la vivono a formarla. Il ché, apparentemente, potrebbe significare libertà somma. Ma col cazzo. E questo Antonio lo sa: il suo amore per Bassanio può tradursi soltanto in sacrificio e immolazione. Shylock no. Shylock pensa di poter essere libero, di poter avere una volontà, una personalità in contraddizione con quella della società in cui vive (un po', in fondo, come era stato l'amore per Romeo e Giulietta). E ovviamente per lui finisce malissimo. Il discorso sugli uccelli e il loro canto è emblematico di questo: la bellezza del canto dipende dal contesto in cui lo fanno. Così le azioni umane. L'umiliazione di Shylock è accettabile nel contesto mercantile-cristiano veneziano. La sua vendetta no. Che poi è abbastanza curioso come per Antonio la vendetta di Shylock sia perché lui gli ha impedito degli affari, mentre Shylock lo fa per le continue vessazioni e perché stufo d'essere trattato come meno d'un uomo. Eppure, Shylock è il cattivo, Antonio il buono. Di nuovo: la realtà non esiste, non ha significato, nel nichilismo non esistono persone, ma personaggi.

    ha scritto il 

  • 5

    La tragicommedia divisa in cinque atti e ambientata tra Venezia e Belmonte è un testo vivace, originale e godibilissimo. Nel mutar di una scena, nell’ammiccar di un servo, nel rincorrersi dei doppi se ...continua

    La tragicommedia divisa in cinque atti e ambientata tra Venezia e Belmonte è un testo vivace, originale e godibilissimo. Nel mutar di una scena, nell’ammiccar di un servo, nel rincorrersi dei doppi sensi linguistici, nel delinearsi chiaro e vivace dei pochi protagonisti si assiste,come se si fosse in prima fila, allo spettacolo. La trama vive di una vicenda essenziale: Antonio si indebita con l’ebreo Shylock per facilitare l’amico Bassanio , pretendente di Porzia, ricca ereditiera, gravata da scelta paterna a prender marito attraverso la prova dei tre scrigni a mo’ di lotteria. Chi, fra i pretendenti, sceglierà quello giusto godrà della donna. Antonio cadrà in rovina e si ritroverà nell’impossibilità di saldare il debito la cui mancata restituzione prevede in cambio una libbra della sua carne viva. Altri due destini femminili, di natura squisitamente amorosa, si intrecciano al filone principale arricchendolo di intrecci, sagaci scambi di battute, complicazioni e scioglimenti finali. La materia così vivacemente rappresentata porta alla ribalta alcune tematiche di ben più profonda riflessione: l’amicizia, l’amore, il destino femminile, la peculiarità dei ruoli sociali, la differenza tra i vari ceti, la nobiltà d’animo, il valore del silenzio e l’importanza delle parole. Banalità e vanità a confronto sul filo di una parola. La ricchezza mercantile fa da sfondo ad un mondo rappresentato dall’etica del guadagno in balìa del mare o del proprio animo capace solo di accumulare o di perdonare.
    L’avidità, il limite, la cattiveria condensate nell’ebreo, quasi a far apparire un atteggiamento antisemita, in realtà sono difetti trasversali a tutti i personaggi, ebrei e cristiani, ma diversamente dosati per poi essere calibrati da un inatteso giudice che interpreterà al meglio la legge terrena , quasi a far da bilancia agli errori umani, integrandola con quella divina di qualsiasi origine essa sia (ebrea o cristiana). E quali migliori parole, se non queste, a farci capire un semplice e molto chiaro pensiero?

    Shylock , scena I, attoIII

    “M’ha sempre maltrattato come un cane
    (...) E ciò perché? Perché sono giudeo.
    Non ha occhi un giudeo?
    Un giudeo non ha mani, organi, membra,
    sensi, affetti, passioni,
    non s’alimenta dello stesso cibo,
    non si ferisce con le stesse armi,
    non è soggetto agli stessi malanni,
    curato con le stesse medicine,
    estate e inverno non son caldi e freddi
    per un giudeo come per un cristiano?
    Se ci pungete, non facciamo sangue?
    Non moriamo se voi ci avvelenate?
    Dunque, se ci offendete e maltrattate,
    non dovremmo pensare a vendicarci?
    Se siamo uguali a voi per tutto il resto,
    vogliamo assomigliarvi pure in questo!
    Se un cristiano è oltraggiato da un ebreo,
    qual è la sua virtù di tolleranza?
    L’immediata vendetta! Onde un ebreo,
    nel sentirsi oltraggiato da un cristiano,
    come può dimostrarsi tollerante
    se non, sul suo esempio, vendicandosi?
    Io non faccio che mettere a profitto
    la villania che m’insegnate voi;
    e sarà ben difficile per me
    rimanere al disotto dei maestri.”

    ha scritto il 

  • 3

    Non il migliore di Shakespeare ma si lascia leggere. Un po' troppo tirato per le lunghe, sarebbe dovuto finire con salvataggio di Antonio e non con tutta quella tiritera sugli anelli delle spose.
    I p ...continua

    Non il migliore di Shakespeare ma si lascia leggere. Un po' troppo tirato per le lunghe, sarebbe dovuto finire con salvataggio di Antonio e non con tutta quella tiritera sugli anelli delle spose.
    I personaggi sono ben fatti, l'ebreo è divertentissimo mentre stento a credere che esiste una persona come Antonio nella vita reale.
    È divertente come Porzia riesce a "girare la legge" a suo vantaggio, quasi geniale.
    Durante la lettura stavo quasi per parteggiare per l'ebreo soprattutto dopo quel discorso dove dice che un ebreo è come un cristiano, ma poi viene fuori la sua natura avida quando la figlia scappa e la sua impossibilità a perdonare.
    Tre stelle e mezzo

    ha scritto il 

  • 1

    Seconda prova di avvicinamento alla letteratura di Shakespeare, dopo la prima con "Amleto" andata non granchè, questa seconda con "Il mercante di Venezia" decreta la fine definitiva, perchè non mi è p ...continua

    Seconda prova di avvicinamento alla letteratura di Shakespeare, dopo la prima con "Amleto" andata non granchè, questa seconda con "Il mercante di Venezia" decreta la fine definitiva, perchè non mi è piaciuto per niente.
    Non mi ha appassionato, non mi ha coinvolto, noioso nel complesso e lontano anni luce da ciò che mi piace leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Grandioso.
    Do quattro stelline solo perché penso che la lettura in traduzione italiana mi abbia necessariamente fatto perdere qualcosa. E capisco Portia de Rossi che si è cambiata nome scegliendo di c ...continua

    Grandioso.
    Do quattro stelline solo perché penso che la lettura in traduzione italiana mi abbia necessariamente fatto perdere qualcosa. E capisco Portia de Rossi che si è cambiata nome scegliendo di chiamarsi così ^^

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro!

    Opera maestosa, direi monumentale!
    E che dire del personaggio di Shylock? Il suo monologo vale tutta l'opera:
    "Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte;
    ha riso delle mie perdite, ha disprezzato ...continua

    Opera maestosa, direi monumentale!
    E che dire del personaggio di Shylock? Il suo monologo vale tutta l'opera:
    "Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte;
    ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici, infuocato i miei nemici.
    E qual è il motivo? Sono un ebreo.
    Ma un ebreo non ha occhi?
    Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano?
    Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo?
    Se ci avvelenate noi non moriamo?
    E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?
    Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo.
    Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual è la sua umiltà? Vendetta.
    La cattiveria che tu mi insegni io la metterò in pratica;
    e sarà duro ma eseguirò meglio le vostre istruzioni".

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    il mercante di venezia

    Seconda sceneggiatura che leggo di Shakespeare dopo "Romeo e Giulietta". E' stato molto piacevole leggerla, per quello merita quattro stelle. La storia in se è lo stesso molto carina e mi ha strappat ...continua

    Seconda sceneggiatura che leggo di Shakespeare dopo "Romeo e Giulietta". E' stato molto piacevole leggerla, per quello merita quattro stelle. La storia in se è lo stesso molto carina e mi ha strappato una risatina quando Porzia e Nerissa fanno credere a Bassanio e Graziano che erano incavolate nere riguardo al fatto che avevano regalato il loro l'anello al dottore e al compagno senza sapere che in realtà il dottore e l'altro, erano loro due travestite. Ovviamente poi sono state molto astute nel dire che i due mariti erano ormai cornuti, perchè per riavere l'anello erano dovute andarci a letto!! Meno male che hanno poi confessato che nulla era vero e che erano loro le travestite!! Si un bel libro, vorrei adesso guardare la trasposizione cinematografica, ho visto che come attore c'è Joseph Fiennes, che ha interpretato Shakespeare in "Shakespeare in Love" *_*

    ha scritto il 

  • 3

    O mio Antonio, ne conosco di questi, che sono reputati saggi proprio perché non dicono nulla, mentre son certo che se parlassero, spingerebbero quasi a dannarsi chi, a udirli, dovrebbe chiamarli, ques ...continua

    O mio Antonio, ne conosco di questi, che sono reputati saggi proprio perché non dicono nulla, mentre son certo che se parlassero, spingerebbero quasi a dannarsi chi, a udirli, dovrebbe chiamarli, questi fratelli, scemi.

    ha scritto il 

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