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Il messaggio dell'imperatore

Di

Editore: Rizzoli Minibur

4.2
(186)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 99 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817140317 | Isbn-13: 9788817140317 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giulio Schiavoni

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 2

    Non consigliato.

    è assodato che a me i classici non vanno giù. Non riesco a finirli quasi mai. Il linguaggio, lo stile e la storia la sento troppo lontani da me. Tuttavia, ieri rovistando nello scatolone di libri ancora da leggere ho trovato un libretto di 100 pagine intitolato "un messaggio per l'imperatore" ed ...continua

    è assodato che a me i classici non vanno giù. Non riesco a finirli quasi mai. Il linguaggio, lo stile e la storia la sento troppo lontani da me. Tuttavia, ieri rovistando nello scatolone di libri ancora da leggere ho trovato un libretto di 100 pagine intitolato "un messaggio per l'imperatore" ed Mini Bur 1993, che comprende circa una decina di racconti di Frank Kafka.. Beh a parte un paio di abbastanza interessanti, tutti gli altri li ho trovati privi di senso, di logica, di sostanza. Voi avete letto mai nulla di questo autore? È forse il caso di leggere i suoi scritti cercando di trarre un secondo significato alle parole che di primo achito sembrano buttate lì?

    ha scritto il 

  • 4

    Nella prima parte ci sono dei racconti bellissimi, commoventi, coinvolgenti, vere perle della letteratura moderna. Uno fra tutti, tanto per fare un esempio, è quello del digiunatore, fenomeno da baraccone di un circo e metafora di una vita vissuta col coraggio di affrontare le sfide e portarle fi ...continua

    Nella prima parte ci sono dei racconti bellissimi, commoventi, coinvolgenti, vere perle della letteratura moderna. Uno fra tutti, tanto per fare un esempio, è quello del digiunatore, fenomeno da baraccone di un circo e metafora di una vita vissuta col coraggio di affrontare le sfide e portarle fino al limite estremo, prendendo di petto paure e suggestioni. I racconti postumi (seconda parte) sono meno incisivi, qualcuno perfino deludente, pastoso, arzigogolato e a tratti talmente pedante da sfiorare la noia.

    ha scritto il 

  • 4

    Credevo che non sarei riuscito a farmi piacere la narrativa allegorica ; e, sebbene tra gli scrittori del primo Novecento si annoverino alcuni dei miei autori preferiti (Proust, Conrad, Kipling,Chesterton), avevo la sensazione che il celebratissimo Kafka non mi sarebbe andato granché a genio. Inv ...continua

    Credevo che non sarei riuscito a farmi piacere la narrativa allegorica ; e, sebbene tra gli scrittori del primo Novecento si annoverino alcuni dei miei autori preferiti (Proust, Conrad, Kipling,Chesterton), avevo la sensazione che il celebratissimo Kafka non mi sarebbe andato granché a genio. Invece , a dispetto di quanto il termine "kafkiano" venga (ab)usato nel linguaggio moderno, ho scoperto come l'angoscia suscitata dallo scrittore praghese non diverrà mai fuori moda.

    ha scritto il 

  • 0

    Io credo che il brevissimo racconto Il messaggio dell'imperatore condensi con estrema semplicità l'intera opera kafkiana, le sue ossessioni e in generale il suo weltanschauung, per quanto mi riguarda avrebbe potuto lasciarci solo questo.

    ha scritto il 

  • 0

    La franchezza innocente

    A raccontare uno di questi testi a una bambina di 9 anni può
    capitare, tu tutto infervorato ti sei quasi dimenticato di
    parlare a una bimba stai raccontando Kafka e dimentichi tutto il resto, può capitare che lei alla fine ti dica quasi senza intenzione "per fortuna abbiamo molti dott ...continua

    A raccontare uno di questi testi a una bambina di 9 anni può
    capitare, tu tutto infervorato ti sei quasi dimenticato di
    parlare a una bimba stai raccontando Kafka e dimentichi tutto il resto, può capitare che lei alla fine ti dica quasi senza intenzione "per fortuna abbiamo molti dottori in famiglia".

    ha scritto il 

  • 5

    Non dimentichiamo l'ironia di Kafka

    Non è facile cosa parlare di un libro così, si tratta di un classico, studiato e analizzato da ottima gente, che ci ha dedicato la vita. Posso dire solo banalità, credo: lascia addosso una notevole angoscia che, per giunta, non predispone alla scrittura. Non sono racconti da leggere tutto d’un fi ...continua

    Non è facile cosa parlare di un libro così, si tratta di un classico, studiato e analizzato da ottima gente, che ci ha dedicato la vita. Posso dire solo banalità, credo: lascia addosso una notevole angoscia che, per giunta, non predispone alla scrittura. Non sono racconti da leggere tutto d’un fiato anche per questo: occorre riprendersi, prima di iniziarne un altro. Il più famoso è "La Metamorfosi", ma quello che mi ha più angosciato è "Nella colonia penale": qui uno zelante ufficiale illustra come si puniscono i condannati, incidendo sulle loro carni il reato compiuto, grazie ad un erpice, vero e proprio letto di asettica tortura. Tutto avviene, fino alla morte, in maniera lenta e graduale, tale da costringere i rei a prendere coscienza della propria colpa e a redimersi prima di spirare. Finita la spiegazione l’ufficiale, entusiasta di tanto ingegnoso meccanismo punitivo, sottopone l’ultimo condannato, se stesso, alla macchina. Questa, il cui unico inconveniente è di insozzarsi ogni tanto, esegue la condanna con qualche intoppo, ma nessun segno di redenzione, di trasformazione, sembra apparire sul volto dell’ufficiale fino alla fine. Wow! Noto che si tratta di un racconto in cui facilmente l'orrore può sconfinare nel comico: basterebbe un'intonazione diversa nella lettura per trasformarlo in uno splatter.
    Dopotutto, in mezzo a tanta angoscia, rintracciabile in varia misura in tutti i racconti, ci sono anche, sempre nell’affermazione della mancanza di senso, piccole perle di ironia, quell’ironia che doveva essere fondamentale per superare tanta angoscia: ad esempio quando K. rivede totalmente "La verità su Sancio Pancia":

    <<Sancio Pancia, che del resto non se ne è mai vantato, nel corso degli anni, mettendo accanto al suo demone – cui diede in seguito il nome di Don Chisciotte – nelle ore serali e notturne una gran quantità di storie di cavalleria e di brigantaggio, riuscì a stornarlo talmente da sé che questi si diede a compiere sfrenatamente le azioni più folli, le quali però, in mancanza di un oggetto predestinato che avrebbe dovuto essere appunto Sancio Pancia, non facevano del male a nessuno. Sancio Pancia, uomo libero, seguiva imperturbabile Don Chisciotte nelle sue scorribande, forse per un certo senso di responsabilità, e ne trasse un grande e utile svago fino alla fine dei suoi giorni.>>

    In ultimo voglio spendere due parole su "La costruzione della muraglia cinese", in cui è inserita anche la leggenda del messaggio dell’imperatore. L’imperatore morente lascia un messaggio “inviato a te, singolo individuo, miserabile suddito”. Il messaggero parte dal letto di morte, ma la folla che deve attraversare è infinita. Non arriverà mai. E tu, suddito, stai seduto alla tua finestra, “e sogni quel messaggio, la notte prima di dormire”. Certo, Kafka chiarisce, subito dopo, che è la metafora del rapporto tra il potere e i sudditi, o se si vuole tra dio e fedeli, oppure tra storia e vita quotidiana. Ma io ci intravvedo un’ironica affermazione di libertà, una via di fuga: tu alla tua finestra sogni e aspetti, ma l’ordine, il messaggio che porrà fine al tuo sogno non arriverà mai, o al massimo troppo tardi, quando non avrà più alcun valore ed un altro sarà già in viaggio. Se il messaggio arrivasse in tempo utile, che fine farebbe il tuo sogno, e la tua libertà? E se piuttosto si sognasse soltanto smettendo per sempre di aspettare?

    ha scritto il 

  • 3

    Devo ammettere di non aver apprezzato molto questo libro, che è una raccolta completa dei racconti scritti dall'autore.
    NOn mi ha impressionato molto lo stile che è spesso esageratamente contorto e spesso è riuscito a farmi perdere il senso di alcuni passaggi.
    I temi ricorrenti sono q ...continua

    Devo ammettere di non aver apprezzato molto questo libro, che è una raccolta completa dei racconti scritti dall'autore.
    NOn mi ha impressionato molto lo stile che è spesso esageratamente contorto e spesso è riuscito a farmi perdere il senso di alcuni passaggi.
    I temi ricorrenti sono quelli del disagio personale e sicuramente manifestano i turbamenti dello scrittore.
    Ero indeciso sulla terza stella che secondo mme è meritata in quanto, in una lunga lista di racconti a volte lunghi solo poche righe e di scarso impatto narrativo ne emenrgono pochi, di solito tra i più lunghi, che ho apprezzato molto e che vale la pena leggere:
    - La metamorfosi;
    - Nella colonia penale;
    - Un digiunatore;
    - la costruzione della muraglia cinese;
    - la tana (in parte).
    Per tanto non mi sento affato di consigliare la lettura dell'intero libro, che ho finito con non poche difficoltà, ma sicuramente quella dei soli racconti sopra citati.

    ha scritto il