Il mestiere dello scrittore

Di

Editore: Einaudi (Frontiere)

3.7
(79)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806232142 | Isbn-13: 9788806232146 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Antonietta Pastore

Genere: Non-narrativa

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Descrizione del libro
Come si impara a scrivere? Esistono dei veri e propri esercizi per l'aspirante romanziere? Cosa determina l'originalità di un libro? È giusto assegnare ai premi letterari tanta importanza? Uno scrittore dove «trova» i personaggi da mettere in scena? La scuola prepara davvero alla vita o serve solo a rendere i ragazzi conformisti? Qual è l'importanza della forma fisica per un romanziere? E soprattutto: per chi si scrive? Con Il mestiere dello scrittore Murakami Haruki compie un gesto straordinario e inaspettato: fa entrare i suoi lettori nell'intimità del suo laboratorio creativo, li fa accomodare al tavolo di lavoro e dispiega davanti a loro i segreti della sua scrittura. Sono «chiacchiere di bottega», confidenze, suggerimenti, che presto però si aprono a qualcosa di piú: una riflessione sull'immaginazione, sul tempo e l'identità, sul conflitto creativo tra forma e libertà. In questo senso Il mestiere dello scrittore è anche un'autentica autobiografia letteraria di uno degli autori piú schivi del pianeta. È un libro pieno di curiosità e rivelazioni sul mondo di Murakami: dal fatto che la sua prima e piú importante editor è la moglie, che legge tutto quello che scrive e di cui lui ascolta tutti i consigli; a quando riscrisse Dance Dance Dance due volte: la prima a Roma, in una stanza d'albergo confinante con una coppia un po' troppo focosa, la seconda a Londra quando si accorse che il dischetto su cui aveva salvato il file del romanzo si era cancellato – mesi dopo però, per le bizze a cui i computer ci hanno abituato, la prima versione rispunta fuori e Murakami deve ammettere che la seconda, che senza l'inghippo informatico non avrebbe mai scritto, è molto migliore della prima. Murakami regala ai suoi lettori un libro pieno di confidenze, dettagli biografici, ammissioni di passi falsi, insomma: di umanità.
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  • 1

    Once upon a time there was an ordinary Japanese boy named Haruki...

    Sembra che ti racconti la storia dei sette nani; un Murakami-pensiero davvero povero di forma e contenuto.
    Scrittura, argomentazioni e conclusioni semplicciotte attraverso le quali ti racconta come è ...continua

    Sembra che ti racconti la storia dei sette nani; un Murakami-pensiero davvero povero di forma e contenuto.
    Scrittura, argomentazioni e conclusioni semplicciotte attraverso le quali ti racconta come è diventato scrittore, e mi si è ficcato in testa il dubbio se lo sia mai diventato realmente, uno scrittore.

    Considerazioni esistenziali fondamentali del tipo:
    "Ah, la vita passa dunque così, in un attimo?" nonché "Se son rose fioriranno" - da tramortire persino Rosanna Lambertucci.

    Ho letto parecchio di Murakami, e qualche titolo mi era anche molto piaciuto (a dirla tutta, con 'L'uccello che girava le viti del mondo', qualcosa aveva cominciato a girarmi storto), ma il suo approccio alla letteratura, come gli excursus su musica e pittura in questo puerile e slavato temino da liceo, mi comunicano forte la sensazione di aver preso lucciole per lanterne e che quello che mi era piaciuto di lui si risolve in un sua botta di culo da amatore e in una mia 'bota de mona' da neofita.

    Ma non è mia intenzione esprimere una livida e perentoria stroncatura: lui ha fatto bene a scrivere quello che ha scritto e come l'ha scritto, considerato il fatto incontrovertibile che si è rivelato un mestiere proficuo in tutti i sensi; sta solo a me decidere se valga o meno la pena continuare a seguirlo, magari tralasciando i suoi saggetti all'acqua di rose e accordargli, in onore dei bei tempi, ancora un paio di romanzetti - vedremo...

    ha scritto il 

  • 4

    Scrivendo

    Con una limpidezza, una schiettezza ed una chiarezza disarmanti uno dei più celebrati scrittori contemporanei ed in odore di Nobel, offre sé stesso amorevolmente ai suoi lettori e lo fa con questa o ...continua

    Con una limpidezza, una schiettezza ed una chiarezza disarmanti uno dei più celebrati scrittori contemporanei ed in odore di Nobel, offre sé stesso amorevolmente ai suoi lettori e lo fa con questa originale autobiografia letteraria, proprio colui che è sempre stato tanto schivo ad apparire ed a svelarsi. Lo fa appunto nell’ unico modo con il quale dovrebbe esprimersi uno scrittore, con la scrittura e ci fa entrare nella sua “officina” letteraria e che lo faccia proprio con una semplicità linguistica (merito che sicuramente va ascritto per la metà alla traduttrice) ed una chiarezza esplicativa dei suoi meccanismi del “mestiere” rende conto di quello che è la sua stessa concezione della letteratura e che riesce a dire nel corso della sua confessione.
    Ci sono tanti piccoli grandi segreti e verità, sempre declinate sul piano personale, perché ci parla sempre e solo della “sua”esperienza personale e questo ci tiene sempre a sottolinearlo, consigli e considerazioni che per aspiranti scrittori possono essere più utili di tanti manuali o corsi di scrittura creativa, considerando che qui non c’è saccenteria o pedanteria, ma solo il resoconto di un esperienza individuale. Esperienza che parla della quasi casualità con la quale è diventato scrittore, delle difficoltà degli esordi, dei premi letterari del concetto di originalità nelle opere artistiche, del fattore tempo, fino a parlare con una grande acutezza di sguardo, una limpidezza di argomentazione stupefacente su temi che esulano strettamente dal mestiere dello scrittore, per parlare delle ossessioni del potere, degli strumenti dalla scuola, fino all’organizzazione verticistica del “sistema “ giapponese, del conflitto società individuo, fino a parlare dello sviluppo della sua carriera relativamente al suo di “mestiere”. Un percorso personale ma in qualche modo universale che lo scrittore giapponese ha generosamente donato ai suoi lettori nel modo a lui più congeniale e nell’unico modo secondo me necessario, scrivendo.

    ha scritto il 

  • 2

    Due stellette e mezza

    Come raccolta di saggi sull'essere romanziere finisce per essere una sorta di autobiografia e j'accuse dell'autore verso l'establishment letterario più che un saggio critico o una guida vera e proprio ...continua

    Come raccolta di saggi sull'essere romanziere finisce per essere una sorta di autobiografia e j'accuse dell'autore verso l'establishment letterario più che un saggio critico o una guida vera e proprio per chi voglia da Murakami qualche consiglio sullo scrivere. Va bene così: è discorsivo fino al banale ma anche di semplicissima lettura, aneddotico e tutto sommato gradevole.

    Non contiene in realtà nulla di nuovo, perché tra interviste e saggi precedenti, Murakami aveva già rivelato più o meno tutto quello che dice qui, ma è uno strumento che farà la gioia dei suoi fan, che potranno ripercorrere la sua nascita e crescita come scrittore.

    Non illudiamoci però che sia onesto o spontaneo, anzi. Di coraggioso in questa umile protesta di innocenza c'è pochissimo. Non ci sono i nomi (Kenzaburo), non ci sono le accuse che probabilmente gli hanno fatto più male (guarda caso manca quasi del tutto il vero passaggio di carriera, Norvegian Wood) e soprattutto c'è questa rilettura fantasiosa del povero artista osteggiato e perseguitato, quando una parte non indifferente della critica e del pubblico giapponesi sono sempre stati dalla sua parte.

    Si potrebbe dire insomma che sia un testo accuratamente costruito per coltivare la sua leggenda, ma poi verrei tacciata di essere una dei suoi malvagissimi detrattori. Cosa che sono. Infatti ridevo tantissimo in certi passaggi, soprattutto nel capitolo dedicato al Premio Akutagawa.

    Una nota: la traduzione del titolo esatta è "il mestiere del romanziere". Non è una quisquilia, perché nel romanzo ci sono interi capitoli dedicati al perché lui scriva shosetsu (romanzi giapponesi) e che sia solo relativamente interessato a letteratura e saggistica. Lui scrive romanzi, punto. Quindi il titolo scelto da Einaudi non solo è contraddittorio, vuole dare una nota alta quando stranamente l'intento di Murakami è quello di voler essere umile.

    ha scritto il 

  • 3

    " per quanto fossi oberato di lavoro, stanco o stressato, leggere e ascoltare la musica per me erano piaceri immensi, e tuttora lo sono. dei piaceri che non ho permesso a nessuno di portarmi via. " ...continua

    " per quanto fossi oberato di lavoro, stanco o stressato, leggere e ascoltare la musica per me erano piaceri immensi, e tuttora lo sono. dei piaceri che non ho permesso a nessuno di portarmi via. "

    ha scritto il 

  • 0

    Murakami mi accoglie, metaforicamente, nella sua cucina. Mi fa sedere con lui attorno al tavolo. Quel tavolo dove scrisse, di notte, i suoi primi due romanzi: "Ascolta la canzone del vento" e "Flipp ...continua

    Murakami mi accoglie, metaforicamente, nella sua cucina. Mi fa sedere con lui attorno al tavolo. Quel tavolo dove scrisse, di notte, i suoi primi due romanzi: "Ascolta la canzone del vento" e "Flipper".
    Sono emozionata. Non riesco a crederci. Sono a casa sua, nella sua cucina, seduta a "quel tavolo" . Uno dei suoi gatti mi salta sulle gambe, in cerca di coccole.
    Inizia subito a raccontarmi di come è diventato uno scrittore; sa che se mi sono seduta a quel tavolo con lui è proprio perché desidero conoscere un pó della sua vita ed avere consigli sulla scrittura.
    "Ci sono persone che vogliono e che hanno bisogno di scrivere", dice guardandomi negli occhi. Colta in fragrante, arrossisco.
    "Chiunque può scrivere un romanzo" .
    Continua a guardarmi e, percependo la mia perplessità, aggiunge:
    "Non bisogna avere un'intelligenza superiore. Non è necessario aver frequentato Lettere all'Università e né sono richieste conoscenze specifiche".
    Sgrano gli occhi. Lo fisso incredula come a dire: " Maestro, ma sei sicuro di quello che dici?"
    "Si" - dice come se gli avessi fatto davvero la domanda. "Prima di tutto bisogna leggere in continuazione e far passare dentro di sé il maggior numero possibile di storie".
    (Ok, già lo faccio, dico tra me e me)
    - E poi? Domando.
    - E poi occorre allenarsi a guardare attorno con attenzione. Basta essere dotati di due occhi che sanno osservare e riescono a vedere cose che gli altri normalmente non vedono.
    A quel punto fissa gli occhi dentro ai miei e dice:
    "Osserva in dettaglio tutto ciò che ti circonda; le cose, i fenomeni che hai davanti nonché le persone, anche quelle che non ti piacciono.
    E riflettici su, senza esprimere un giudizio. Lasciale poi sedimentare dentro di te. Sarà la memoria a fare una selezione naturale e a catalogarle in un'apposita cassettiera mentale. È tutto materiale che poi tirerai fuori e userai. Io faccio così - dice - segno tutto nella memoria. Ma tu, se vuoi, puoi annotarlo su un quaderno".
    La mia Moleskine - penso io, e sorrido - non dovrò più uscire senza. Ok. Ma poi? Come farò ad inventare una storia, a creare dei personaggi e ad essere originale? Come si fa a non raccontare banalità?
    "Quando decidi di raccontare una storia devi scendere al fondo della tua coscienza. Nella parte più buia del tuo spirito. Più il racconto è importante più devi scendere e scavare in quelle tenebre.
    Ma devi stare molto attenta perché là sotto vive una creatura che può prendere forme diverse per confonderti le idee. Non ci sono cartelli indicatori, né mappe. E in quel labirinto, in quel buio, devi riportare in superficie tutto ciò che è rimasto a lungo riposto in quei cassetti. Estrarre immagini, sensazioni, parole, persone. Devi esprimere, con la forza della scrittura, tutto quanto è già dentro di te, combinandolo in modo tale da far nascere la magia. È la magia che proprio non può mancare in un racconto. Se c'è la magia riuscirai a creare qualcosa di raffinato ed originale.
    Vedrai, ti divertirai e migliorerai, perché, in fondo, la scrittura (così come la lettura), ha anche un obiettivo terapeutico.
    Ti farà provare una naturale sensazione di libertà. Esperienza fantastica, che solo uno scrittore può assaporare".
    Con l'aria sognante, che sempre mi contraddistingue, giungo al termine. Mi sento rigenerata.
    "Ciao - mi saluta - non so quanto ti sarà stata utile questa chiacchierata, ma se lo fosse anche solo un po', ne sarei davvero felice".
    E io rileggo quanto ho appena scritto (al termine della lettura) e mi accorgo che ciò che mi ha ispirato non è proprio una recensione, ma neppure un racconto. Ma, qualunque cosa sia, mi ha fatto provare piacere. Mi ha fatto stare bene. Ricordo un personaggio di un suo romanzo, uno scrittore, che aveva intitolato una sua opera " What's Wrong about Feeling Good?" E questa è un'idea che già da tempo avevo ben chiara in testa. Cosa c'è di male a sentirsi bene?
    E quindi, caro il mio Maestro, tornando al tuo saluto, e alla domanda che ti eri posto, io dico che puoi esserne felicissimo!

    ha scritto il 

  • 0

    Un insolito Murakami autobiografico, attraverso la sua professione di scrittore ci offre alcuni lati della sua personalità.
    Racconta dove, come, quando e perchè è diventato scrittore.
    Si scopre e/o si ...continua

    Un insolito Murakami autobiografico, attraverso la sua professione di scrittore ci offre alcuni lati della sua personalità.
    Racconta dove, come, quando e perchè è diventato scrittore.
    Si scopre e/o si conferma una persona schiva, introversa, presuntuosa ricoperta di falsa modestia, polemica ma anche coraggiosa nell'andar controccorrente, contradditoria in alcuni punti (questione premi letterari).
    Ribatte alcune questioni più e più volte, diventando così anche noioso.
    Solleva alcune questioni e problemi sociali (scuola e politica) del suo Paese (che trovo simili anche in Italia) offrendo nuove proposte in merito.
    Senz'altro da leggere : per chi lo ama, lo apprezzerà senz'altro per il suo lato umano, e anche per chi non lo sopporta, lo conoscerà meglio e avrà modo di valutarlo meglio.
    Con questo libro l'autore si è tolto una grande soddisfazione, ha voluto spiegare che anche senza vincere troppi premi, e avendo sempre la critica contraria ( soprattutto in patria) si può raggiungere L'olimpo delle vendite in tutto il mondo!

    Una curiosità : in Giappone, le librerie sono divise in sezioni maschili e femminili.

    ha scritto il 

  • 4

    Confronto sulla scrittura

    Come scritto da Murakami nella postfazione, questo è un saggio-autobiografico.
    Il primo capitolo è convincente e davvero bello. Nei capitoli successivi invece racconta aneddoti già letti altrove e ne ...continua

    Come scritto da Murakami nella postfazione, questo è un saggio-autobiografico.
    Il primo capitolo è convincente e davvero bello. Nei capitoli successivi invece racconta aneddoti già letti altrove e ne approfitta anche per togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti della critica.
    La cosa piacevole di questo testo è che con pretende di dare delle norme sulla scrittura. Esponendo il proprio metodo Murakami intende creare un confronto sull'argomento, e confrontarsi con qualcuno che fa questo mestiere da trentacinque anni è una buona occasione di crescita.
    Consigliato a chi si occupa di scrittura. I suggerimenti sono utili.

    ha scritto il 

  • 3

    "Guardare le cose solo dal proprio punto di vista il mondo rimpicciolisce", "Che piacere ci può essere a passare la vita facendo quello che non piace?", " You can't please everyone so you got please y ...continua

    "Guardare le cose solo dal proprio punto di vista il mondo rimpicciolisce", "Che piacere ci può essere a passare la vita facendo quello che non piace?", " You can't please everyone so you got please yourself". Sono solo alcune perle contenute in questo saggio autobiografico dove il maestro insieme ad utili consigli di scrittura ci racconta un po' della sua vita

    ha scritto il 

  • 4

    Sulla fiducia. Murakami romanziere non mi sconfinfera; mentre qui riesce ad aprirsi con sincerità, e con una pacatezza prettamente nipponica che ha dell'invidiabile. Sentirlo parlare di libri e di scr ...continua

    Sulla fiducia. Murakami romanziere non mi sconfinfera; mentre qui riesce ad aprirsi con sincerità, e con una pacatezza prettamente nipponica che ha dell'invidiabile. Sentirlo parlare di libri e di scrittura è stato perlopiù rigenerante, mi ha rimesso in pace con il furioso mondo della letteratura e di chi vi gravita attorno.

    ha scritto il 

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