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  • Quando dico che mi piacciono Pennac e McEwan e Yehoshua, sarebbe più corretto dire che mi piace come Yasmina Melaouah e Susanna Basso traducono Pennac e McEwan. E sicuramente se Viaggio alla fine del millennio, Il responsabile delle risorse umane, L’amante e Il Signor Mani, che sto leggendo ora, mi ... (continue)

    Quando dico che mi piacciono Pennac e McEwan e Yehoshua, sarebbe più corretto dire che mi piace come Yasmina Melaouah e Susanna Basso traducono Pennac e McEwan. E sicuramente se Viaggio alla fine del millennio, Il responsabile delle risorse umane, L’amante e Il Signor Mani, che sto leggendo ora, mi coinvolgono in modi diversi, me ne innamoro, mi annoiano, ne copio stralci, mi restituiscono profumi e atmosfere, ho il ragionevole dubbio che non solo la mano di Yehoshua cambi, ma anche che quelle di Alessandra Shomroni, Arno Baehr, Gaio Sciloni abbiano la loro parte di responsabilità.
    Eppure, se sono curiosa di approfondire la lettura di un qualsiasi autore trovo le sue opere in quarta di copertina, ma volendo scegliere in base al traduttore, la cosa è molto più complicata.
    Infine, non ho mai visto scrittori in tournée accompagnati dai loro traduttori, nemmeno i big; ma questa potrebbe essere solo una casualità.

    Ho una sconfinata ammirazione per i fisici (intesi come studiosi di fisica) per come capiscono come funziona, e per i traduttori. Per quel che vale, tornando indietro dedicherei alle lingue molto più tempo e proverei a farne la mia professione, ed è una considerazione che nasce molto prima delle disillusioni attuali.
    Come i ghostwriters, i ricercatori, le comparse, i disegnatori, la maggior parte di quelli che stanno “dietro” a un grande successo editoriale, politico, musicale, teatrale, cinematografico, anche i traduttori lavorano nascosti.
    A proposito del lavoro di tradurre mi sono sempre posta molte domande: per esempio come rendere il senso, come capire un testo, quanta autostima serva per essere un buon traduttore, quali e quanti dubbi lo attanaglino, come non farsi condizionare da successi e flop, come metterci del proprio senza farsi prendere da manie di grandezza. Perché credo che la tentazione, quando si lavora su scritti noiosi, ridondanti, inutili, non condivisibili, possa essere molto forte.

    Questo libro ha risposto a molte delle mie domande, utilizzando un metodo interessante: 21 traduttori che parlano di sé in 19 brani in cui ci raccontano di una loro traduzione. In realtà ci parlano di libri, di emozioni, di incertezze, del lavoro a più mani. Finalmente “liberi di scrivere” scelgono la forma e le parole che preferiscono: la riflessione introspettiva, la confidenza, la pièce teatrale, la confessione, la nota a piè pagina.

    Anna Rusconi: Tradurre è per me innanzitutto sinonimo di tempo. Di un tempo come ne rimane pochissimo nella vita di oggi: un tempo di passione ricco e dilatato che fa spazio al silenzio. Dentro a questo silenzio si accomodano emozioni e riflessione. Da emozioni e riflessione nascono le parole. In assenza di tempo e silenzio le parole non sono che rumore nel rumore. Sorta di meditazione quotidiana, tradurre mi aiuta a trovare un centro e un respiro, a discernere fra necessario e inutile. Mi restituisce pacatezza e senso delle cose.
    Federica Aceto: Anche la traduzione è un po’ un gioco del telefono senza fili: il traduttore deve ascoltare il messaggio dell’autore e riportarlo –cambiato ma uguale- al lettore.
    Denise Silvestri: Le mie prime stesure sono quasi imbarazzanti e il testo, nel mio caso, non ha solo bisogno di decantare, come il vino, ma deve sublimare, per poi tornare allo stato solido in forma completamente diversa.
    Daniele A. Gewurz: Certi passaggi scorrono lisci come se le parole stesero uscendo spontaneamente dalla propria penna (…), mentre altre volte un vocabolo richiede ricerche, meditazioni, concentrazione. In genere la soluzione immediata consiste nel lasciare un segno convenzionale (…) e pensarci su con calma in un secondo momento, magari mentre si fa la spesa.
    Anna Mioni: (il traduttore) È il camaleonte che si posa sopra un libro e ne assume il colore, cercando di non limare troppo l’alterità del testo.
    Giuseppe Iacobacci: Da mesi mi ripeto: “È il libro perfetto per me, lo tradurrò benissimo” e: “Avrei dovuto rifiutare”. Spesso contemporaneamente.
    Rossella Bernascone: Ho cominciato a leggerlo in treno, quella bella lettura che abbiamo noi traduttori quando apriamo il libro con cui passeremo un pezzo della nostra vita, quella lettura dove parte della mente è lettrice e parte già scrittrice, quella lettura che ricorda la respirazione circolare del flautista: entrano le immagini e già si creano nella mente le parole che andranno a ricrearle.

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    arancioeblu said on Jan 7, 2012 | Add your feedback

Book Details

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  • Libri Italiani
  • Paperback 176 Pages
  • ISBN-10: 8860030781
  • ISBN-13: 9788860030788
  • Publisher: Azimut
  • Pub date: Oct 10, 2008
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9788860030788 Paperback €12.50 €11.00 IBS.IT
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