Il mestiere di scrivere

Esercizi, lezioni, saggi di scrittura creativa

Di

Editore: Einaudi

3.8
(812)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 172 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806193759 | Isbn-13: 9788806193751 | Data di pubblicazione: 

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Manuale

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Descrizione del libro
Esercizi di scrittura creativa, lezioni, istruzioni per la composizione di una short-story, note sull'arte della concisione. L'insegnamento della scrittura creativa è stato per Raymond Carver qualcosa di piu che un modo per guadagnarsi da vivere: cominciò negli anni '70 a tenere le sue memorabili lezioni di Creative Writing - in un periodo segnato dalla devastazione dell'alcolismo - e quelle lezioni oltre a dare origine a una vera e propria tendenza letteraria furono per Carver un modo per riflettere sul senso del narrare e per confrontarsi con i grandi scrittori suoi maestri - da Checov a Hemingway -, in particolare sulla forma della short-story.
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    Il libro è una semplice raccolta di prefazioni e articoli in cui Carver parla di sé, del suo rapporto con la scrittura, in genere relativamente a un'opera specifica. Dalla provenienza eterogenea, tutt ...continua

    Il libro è una semplice raccolta di prefazioni e articoli in cui Carver parla di sé, del suo rapporto con la scrittura, in genere relativamente a un'opera specifica. Dalla provenienza eterogenea, tutti i saggi tendono a ripetersi: sono testi che parlano molto di Carver più che della sua scrittura. Completano il libro una trascrizione di una lezione a dei suoi allievi, molto poco utile senza essere stati presenti alla lettura dei testi in classe, e una serie di esercizi, più che altro spunti, per scrivere "alla Carver". A meno che non siate fan di Carver, libro trascurabile. Il sottotitolo dato da Einaudi è una frode spudorata.

    ha scritto il 

  • 2

    In realtà è semplicemente una raccolta di prefazioni e introduzioni varie, nessuna delle quali (se non un paio, di straforo) scritta con l'intento di essere una "lezione" su alcunché. Gradevole, un po ...continua

    In realtà è semplicemente una raccolta di prefazioni e introduzioni varie, nessuna delle quali (se non un paio, di straforo) scritta con l'intento di essere una "lezione" su alcunché. Gradevole, un po' male assortito, assai truffaldino nella presentazione.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Metascrittura

    Carver è un autore che ho scoperto da poco ma che mi piace davvero molto. I suoi libri emanano un'umanità senza fronzoli, i suoi personaggi sembrano essere sempre al limite di un burrone e fanno di tu ...continua

    Carver è un autore che ho scoperto da poco ma che mi piace davvero molto. I suoi libri emanano un'umanità senza fronzoli, i suoi personaggi sembrano essere sempre al limite di un burrone e fanno di tutto per caderci dentro. Non mi stancherò mai di citare un racconto in particolare, Una cosa piccola ma buona, che mi ha letteralmente sconvolto.
    Questo piccolo libro è un agglomerato di saggi in cui l'autore, in primo luogo, racconta la sua vicenda personale (disperato autodidatta), il suo incontro con John Gardner, il maestro di una vita. In secondo luogo il libro mostra quale sia la concezione che Carver ha non solo del racconto, ma della scrittura in generale. Una scrittura, la sua, che ha come suo elemento principale la semplicità.

    ha scritto il 

  • 4

    E il cuore di simboli pieno

    A chi bisogna credere? A coloro che affermano che fu Gordon Lish ad inventare il Carver minimalista, o a Carver stesso che scrive
    ho attraversato una fase in cui ho fatto una sorta d’inventario, cerca ...continua

    A chi bisogna credere? A coloro che affermano che fu Gordon Lish ad inventare il Carver minimalista, o a Carver stesso che scrive
    ho attraversato una fase in cui ho fatto una sorta d’inventario, cercando di scoprire in che direzione volevo andare con i nuovi racconti che volevo scrivere e come li volevo scrivere. La raccolta precedente, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, era stata in parecchi sensi una specie di spartiacque per me, ma era anche un libro che non volevo riprodurre né riscrivere.

    In questa raccolta di scritti ho trovato numerose espressioni che avevo visto usare dai miei vicini, e un paio di cose che avevo usato anch'io (pur non avendole ancora lette) nel tentativo di descrivere il fascino che questo scrittore ha esercitato su di me, soprattutto grazie alla raccolta “Di cosa parliamo quando parliamo d'amore”. Quella più vecchia è legata a
    La definizione di racconto, secondo V.S. Pritchett, è: «Qualcosa intravisto con la coda dell’occhio, di sfuggita».
    Scrissi che il modo più efficace per descrivere Carver era un verso di Guccini
    ..le luci nel buio di case intraviste da un treno
    Prima c’è qualcosa di intravisto. Poi quel qualcosa viene dotato di vita, trasformato in qualcosa che illumina l’attimo e forse finirà con l’insediarsi indelebilmente nella coscienza del lettore. Cercate di farlo diventare parte dell’esperienza stessa del lettore, come ha ben detto Hemingway. Per sempre, lo scrittore spera. Per sempre.
    La continuità fra Hemingway e Carver è lampante, ma quella di Carver è l'evoluzione della poetica Hemingwayana, la sua attualizzazione alla seconda metà del novecento.

    La mia intuizione più recente ha trovato conferma in mezzo a due lineette
    E’ solo che, sapete, quando si scrivono racconti, i nostri peggiori nemici siamo solo noi stessi, capite? O siamo lì che mettiamo cose di cui non c’è davvero bisogno, di cui il lettore può fare benissimo a meno - possiamo infatti presumere che il lettore riempia i nostri vuoti da solo - oppure nascondiamo quello che conta sul serio.
    In mezzo a quelle lineette c'è il motivo per il quale Carver mi stese in quella partita a dama lunga una notte. Divorai i racconti della raccolta “Di cosa parliamo quando parliamo d'amore” uno dopo l'altro, senza capire come facesse a lasciarmi ogni volta senza pedine.
    Ho una comunione tale di vedute con lui che se avessi solo una stilla del suo talento, inizierei a scrivere dei racconti anch'io
    Troppo spesso lo «sperimentalismo» viene usato come una specie di licenza per scrivere in modo sciatto, sciocco o imitativo. O, peggio ancora, come licenza per tentare di brutalizzare e alienare il lettore. Troppo spesso questo genere di scrittura non ci porta alcuna notizia del mondo..
    ...la letteratura può essere ricavata da una rigorosa osservazione della vita reale, dovunque e comunque vissuta, anche se con una bottiglia di ketchup Heinz sul tavolo e il continuo ronzio di fondo del televisore. Questa era una novità in un’epoca in cui la metanarrativa accademica era la moda imperante. Il suo esempio ridiede vigore sia al realismo che alla forma-racconto.

    Il libro contiene i contributi di alcuni scrittori che furono allievi di Ray Carver, su tutti Jay McInerney, a cui arrivai prima di iscrivermi ad Anobii
    Scoprire la narrativa di Carver all’inizio degli anni Settanta è stata un’esperienza che ha trasformato parecchi scrittori della mia generazione, un’esperienza paragonabile forse alla scoperta del fraseggiare di Hemingway negli anni Venti.
    Hemingway, Carver, McInerney, il testimone passa da una mano all'altra dei membri della medesima squadra che nell'800 era composta da autori del calibro di Tolstoj e Cechov.
    Nella raccolta c'è una parte dove Carver spiega i correttivi da apportare ai racconti di un paio dei suoi studenti e chiarisce un aspetto determinante del suo lavoro
    La stesura iniziale mi sembra la parte difficile da superare per poi andare avanti e divertirmi con il racconto. La revisione per me non è un obbligo sgradito - anzi, è una cosa che mi piace fare. Forse sono per natura più riflessivo e attento che spontaneo, e qui sta forse il motivo di questa predilezione. Ma magari no, non c’è alcun legame tra le due cose tranne quello che vi immagino io. So solo che rivedere e correggere l’opera dopo averla scritta è una cosa che mi viene naturale e in cui provo un grande piacere.

    Risponde anche alla domanda che ho sentito porre più spesso dai lettori qui si anobii: perchè non ha scritto romanzi?
    Molto presto, anche molto prima di Iowa City, avevo capito che mi sarebbe stato difficile scrivere un romanzo, data la mia ansiosa incapacità di concentrarmi su qualcosa per un apprezzabile periodo di tempo.
    Per scrivere un romanzo, mi sembrava, uno scrittore dovrebbe vivere in un mondo dotato di senso, un mondo in cui poter credere, da poter mettere a fuoco per bene e su cui poi scrivere accuratamente. Un mondo che, almeno per un certo tempo, rimanga fisso in un posto... Il mio mondo era un mondo che pareva cambiare marcia, direzione e regole ogni giorno. Più volte raggiunsi un punto in cui non potevo vedere o progettare più in là di un mese o due e mettere insieme, di riffa o di raffa, abbastanza soldi per pagare l’affitto e provvedere ai vestiti per la scuola dei bambini.

    Ho omesso d parlare delle sue poesie (la produzione è ampia) perchè non ne ho lette, di alcune di esse, così come di alcuni racconti, Carver racconta la gestazione e la venuta alla luce.
    Carver morì a soli cinquant'anni, poco dopo essere entrato in quella che definiva la sua seconda vita. Comprate il libro solo se avete letto e apprezzato i suoi racconti; se lo avete fatto, prendetelo, vi piacerà.

    ha scritto il 

  • 4

    Apprezzo moltissimo i racconti di Carver e questo libro mi ha aiutato a scoprirne aspetti nascosti ai più. Non si può non ammirare il suo impegno, la sua meticolosità, ma sopratutto il suo immane tale ...continua

    Apprezzo moltissimo i racconti di Carver e questo libro mi ha aiutato a scoprirne aspetti nascosti ai più. Non si può non ammirare il suo impegno, la sua meticolosità, ma sopratutto il suo immane talento e la naturalezza con cui i racconti e le poesie nascono dalla sua penna. In questo libro troverete saggi e pensieri sui suoi stessi lavori, alcuni ringraziamenti e la trascrizione di una lezione di scrittura tenuta da un insegnante tanto preciso quanto rispettoso dei lavori dei suoi alunni. Non è un manuale per futuri scrittori, ma un piccolo gioiellino che, insieme alle opere, delinea ancor meglio questo meraviglioso autore. Chi già ama Carver si sentirà a casa.

    ha scritto il 

  • 4

    Premetto che Raymond Carver è un autore che - ahimè - conosco poco (anzi, se qualcuno ha consigli di lettura ben vengano!), ma è sempre piacevole avere a che fare con "colleghi" scrittori che parlano ...continua

    Premetto che Raymond Carver è un autore che - ahimè - conosco poco (anzi, se qualcuno ha consigli di lettura ben vengano!), ma è sempre piacevole avere a che fare con "colleghi" scrittori che parlano di scrittura.
    Nel mio piccolo, poiché mi diletto anche io a scrivere, ho trovato il volumetto ricco di spunti e, soprattutto, incoraggiante. Specialmente quando racconta di come la ragazza apparentemente "meno dotata" di uno dei suoi corsi di scrittura sia finita a vincere un premio letterario, proprio grazie all'essere stata incoraggiata invece che affossata.
    Quello che traspare da queste pagine, che non vogliono assolutamente essere un manuale di scrittura creativa, bensì una raccolta di articoli scritti da Carver e da suoi amici/colleghi/conoscenti, è un uomo, mi è sembrato, d'animo profondamente generoso. Intriganti poi alcuni aneddoti che racconta in prima persona e che vengono raccontati su di lui, come il fatto che parlasse sempre così sottovoce da rendere difficile sentirlo.
    Un po' più noiosa la seconda parte del libro, quella che raccoglie lo sbobinamento di una sua lezione, ma utile senz'altro per capire come lavorava. Non ho mai nutrito particolare fiducia, lo ammetto, nei corsi di scrittura creativa... ma Carver sicuramente l'avrei avuto come maestro volentieri. (E niente, a conti fatti, me lo impedisce. Sarà sicuramente una delle mie prossime letture.)

    ha scritto il 

  • 3

    Più che lezioni, si tratta di una raccolta di saggi su esperienze personali, e su un modo personale di intendere la scrittura. Una breve introduzione sul mestiere dello scrittore e non, come potrebbe ...continua

    Più che lezioni, si tratta di una raccolta di saggi su esperienze personali, e su un modo personale di intendere la scrittura. Una breve introduzione sul mestiere dello scrittore e non, come potrebbe sembrare, un manuale di scrittura creativa. Personalmente, solo pochi di questi consigli sono stati veramente "utili", nel senso che lo stesso Carver li mette da subito sotto la lente della soggettività, e riguardano prevalentemente quello che è stato per lui il processo di scrittura e l'approdo al mondo del racconto breve.
    Resta comunque piacevole da leggere per chiunque ami Carver come scrittore, e anche per chi intende approcciarsi ai suoi racconti per la prima volta.

    ha scritto il 

  • 1

    Del 1997.
    Io ho dei problemi con Carver, visto che neanche i saggi mi piacciono. Li ho trovati un po' falsi perché non riconosce alcunché (anche di negativo se vogliamo) a Lish. E li ho trovati anche ...continua

    Del 1997.
    Io ho dei problemi con Carver, visto che neanche i saggi mi piacciono. Li ho trovati un po' falsi perché non riconosce alcunché (anche di negativo se vogliamo) a Lish. E li ho trovati anche ripetitivi.

    ha scritto il 

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