Il mestiere di vivere

Diario 1935-1950

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.4
(1164)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 383 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Inglese

Isbn-10: A000115111 | Data di pubblicazione:  | Edizione 11

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 4

    "Il mestiere di vivere", la raccolta dei diari di Pavese, s'interrompe a qualche giorno da quel maledetto 27 agosto del 1950. Le ultime pagine, quel che resta dei suoi ultimi giorni, mi hanno svuotata ...continua

    "Il mestiere di vivere", la raccolta dei diari di Pavese, s'interrompe a qualche giorno da quel maledetto 27 agosto del 1950. Le ultime pagine, quel che resta dei suoi ultimi giorni, mi hanno svuotata.
    Rabbia, rifiuto, dispiacere. Perché perché perché.
    Non sono in grado di capire, purtroppo o per fortuna. So solo che gli ho detto grazie, ad alta voce, quando al 16 agosto ho letto: La mia parte pubblica l'ho fatta - ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti.
    È assolutamente vero, Cesare. E per questo ti ringrazio.
    Grazie per ciò che ci hai lasciato.
    Grazie per chi hai salvato.

    ha scritto il 

  • 5

    26 nov.

    Perché dimentichiamo i morti? Perché non ci servono più.
    Un triste o un malato lo dimentichiamo - respingiamo - in ragione della sua inservibilità psichica o fisica.
    Nessuno mai si abbandonerà ...continua

    26 nov.

    Perché dimentichiamo i morti? Perché non ci servono più.
    Un triste o un malato lo dimentichiamo - respingiamo - in ragione della sua inservibilità psichica o fisica.
    Nessuno mai si abbandonerà in te, se non ci vedrà il suo tornaconto.
    E tu? Credo di essermi abbandonato una volta disinteressatamente. Quindi non debbo piangere se ho perduto l'oggetto di quell'abbandono. Non sarei più stato disinteressato, in questo caso.
    Eppure, a vedere quanto si soffre, il sacrificio è contro natura. O superiore alle mie forze. Non posso non piangere. E piangere è cedere al mondo, è riconoscere che si cercava il tornaconto.
    C'è qualcuno che rinuncia pur potendo avere? Questa carità non è altro che l'ideale dell'impotenza.
    E allora, basta con la virtuosa indignazione. Se avessi avuto denti e astuzia avrei raccolto io la preda.
    Ma questo non toglie che la croce del deluso, del fallito, del vinto - di me - sia atroce a portare. Dopotutto il più famoso crocefisso era un dio: né deluso né fallito né vinto. Eppure con tutta la sua potenza, ha gridato "Eli". Ma poi si è ripreso, e ha trionfato, e lo sapeva prima. A questo patto, chi non vorrebbe la crocefissione?
    Tanti sono morti disperati. E questi hanno sofferto più di Cristo.
    Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente.

    ha scritto il 

  • 3

    Nella pagine di Pavese rientrano considerazioni generali sulla vita, la morte, il suicidio, il dolore, riflessioni sulla letteratura, sulla divinità, sulla giovinezza e violenti sfoghi contro donne ma ...continua

    Nella pagine di Pavese rientrano considerazioni generali sulla vita, la morte, il suicidio, il dolore, riflessioni sulla letteratura, sulla divinità, sulla giovinezza e violenti sfoghi contro donne mai nominate. Ma Il mestiere di vivere è prima di tutto un diario letterario. Cesare Pavese si interroga continuamente sulla funzione della letteratura, sulle scelte contenutistiche e stilistiche, sulla filosofia che le sorregge, sulla creazione di un'opera poetica unitaria, in un continuo intreccio fra arte e vita.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/08/il-mestiere-di-vivere-pavese.html

    ha scritto il 

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