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Il mestiere di vivere

Diario 1935-1950

Di

Editore: Einaudi (Tascabili; 716)

4.4
(1093)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 570 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Inglese

Isbn-10: 8806153234 | Isbn-13: 9788806153236 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Marziano Guglielminetti , Laura Nay

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Nel cinquantesimo anniversario della morte dello scrittore piemontese torna inedizione tascabile il suo diario: una meditazione sulla vita, sui sogni, suiricordi e sull'arte condotta con rigore intellettuale e morale; un'intensariflessione che, affrontando la crisi di un solo uomo, finisce per riguardarcitutti. In appendice "Frammenti della mia vita trascorsa", " Pensieri cassati","In sogno". Completano il volume un ampio apparato di note, la cronologia dellavita e delle opere, la bibliografia ragionata e l'antologia critica.
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  • 4

    Il suo Zibaldone.


    Contiene passaggi memorabili e altri magari prescindibili. Ma non è questo il punto: "Il mestiere di vivere" è fondamentale per capire il Pavese uomo e parte del Pavese intellettuale; per capire il suo lavoro ma anche la sua sofferenza, il suo dolore, la sua visione del ...continua

    Il suo Zibaldone.

    Contiene passaggi memorabili e altri magari prescindibili. Ma non è questo il punto: "Il mestiere di vivere" è fondamentale per capire il Pavese uomo e parte del Pavese intellettuale; per capire il suo lavoro ma anche la sua sofferenza, il suo dolore, la sua visione del mondo.

    Impossibile leggerlo d'un fiato, ma immagino sarebbe anche uno spreco se qualcuno lo facesse.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggendo

    Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra - che già viviamo - e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.
    Cesare Pav ...continua

    Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra - che già viviamo - e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi. Cesare Pavese, Il mestiere di vivere - Diario 1935-1950, Einaudi, Torino, 1953, pag ...

    L'artista

    Ogni artista cerca di smontare il meccanismo della sua tecnica per vedere come è fatta per servirsene, se mai, a freddo. Tuttavia, un'opera d'arte riesce soltanto quando per l'artista essa ha qualcosa di misterioso. Naturale: la storia di un artista è il successivo superamento della tecnica usata nell'opera precedente, con una creazione che suppone una legge estetica più complessa. L'autocritica è un mezzo per superare se stessi. L'artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica è un poveretto.

    Cesare Pavese, Il mestiere di vivere - Diario 1935-1950, Einaudi, Torino, 1953, pag 165

    Colpa tua..

    Vedo la scena. Lei che sfugge sempre, volubile, alla compagnia; si alza da tavola, interrompe colloqui, va al telefono ecc., e a chi le rimostra i suoi doveri, risponde: < Colpa tua che non sai interessarmi e farmi star seduta >. Una simile risposta presuppone inasprimento interiore di adolescenza, perchè sottintende che le cose sarebbero potute andar diverso se il compagno fosse stato diverso. Equivoco che si prende da adolescenti ma non dopo, quando si capisce che qualunque cosa succeda è colpa nostra.

    Cesare Pavese, Il mestiere di vivere - Diario 1935-1950, Einaudi, Torino, 1953, pag 201

    ha scritto il 

  • 5

    Il mestiere di vivere, tra letteratura e passione l'itinerario di C.Pavese

    “ Il mestiere di vivere”, per forza di cose, è forse l'opera di Pavese più difficile da commentare sotto il punto di vista letterario. Certo fu proprio Pavese, con lucida determinazione, a dare suggerimenti e metodi indicativi per considerare questo suo diario un opera unitaria e strutturata con ...continua

    “ Il mestiere di vivere”, per forza di cose, è forse l'opera di Pavese più difficile da commentare sotto il punto di vista letterario. Certo fu proprio Pavese, con lucida determinazione, a dare suggerimenti e metodi indicativi per considerare questo suo diario un opera unitaria e strutturata con premeditata logica. “ Lasciare che la costruzione si faccia da sé” come spiega l'autore, equivale a riconoscere la sequenza del diario attraverso il tempo fino all'ultima nota, datata 18 agosto 1950. All'interno un bilancio del suo lavoro, una spiegazione della progressiva evoluzione della sua creatività e della sua costruzione narrativa, meditata e perfezionata col passare degli anni. Ma soprattutto un binomio principale: la letteratura e l'amore; con disarmante e consapevole sincerità Pavese costruisce, attorno a questi due temi dominanti, un lavoro di considerazioni, riflessioni, abbozzi apparentemente casuali che ripercorrono l'intera esperienza esistenziale e creativa dello scrittore. Un'atmosfera cupa, liberatoria e quasi sfrontata sono il segnale di colui che scrive il suo epitaffio già dalle prime parole, c'è un senso di colpa per non aver partecipato, per non esser stato pronto allo slancio di un sentimento collettivo come fu la Resistenza. Dall'altra parte c'è anche una condizione di chi ha già deciso ed esalta la sua decisione di farla finita per sempre...ciò comporta un contraddittorio giudicarsi, tra l'esaltazione della sua opera letteraria, il cui suggello sarà questo diario (seguito dall'azione estrema) e la condanna al suo rinunciare un rapporto con il mondo, con le donne, con la Liberazione, con la politica, con la vita letteraria del presente e le sue scelte, tutto è trasformato in una sorte di morte civile e sociale, fino all'escludersi anche l'amore e le sue attenzioni. Certi passi quindi, sono un corteggiamento all'idea del suicidio, con toni più tenui e a volte più accesi ma intorno al 1949, una passione amorosa più forte e dirompente delle altre, danno forse il via ad una consapevolezza maggiore della sua scelta finale facendosi idea lucida fino al preannuncio del 18 agosto 1950...tra sentimenti di negazione e rancore, la fragilità cede il posto all'amarezza, verso se stessi e verso il mondo. Da persona isolata, Pavese mise tutto al servizio di un incontrollata ipocondria ma anche spese nella ricerca stilistica e nel mondo letterario della sua opera narrativa, tutta la sua vita....i passi più belli sono forse questo compendio tra passione amorosa e passione letteraria, nell'ultimo crollo dell'amore il “ponte letterario” non riuscirà a tenere tutto il peso di quella perdita: “ E' la prima volta che faccio un consuntivo di un anno non ancora finito. Nel mio mestiere sono il re.(...) Nella mia vita sono più disperato e perduto di allora. Che cosa ho messo insieme? “...una bella domanda, che torna come un richiamo ad una riflessione...fare il bilancio della propria esistenza, con coraggio e sincerità. Il lascito di Pavese, è anche questo.

    ha scritto il 

  • 4

    &lt;Ho mai fatto qualcosa io nella vita che non fosse da fesso?&gt;

    <Da fesso nel senso più banale e irrimediabile, da uomo che non sa vivere, che non è cresciuto moralmente, che è vano, che si sorregge col puntello del suicidio, ma non lo commette>.


    Signore e signori, ecco a voi i diari di Cesare Pavese, scrittore tormentato, a tratti misogino, ma s ...continua

    <Da fesso nel senso più banale e irrimediabile, da uomo che non sa vivere, che non è cresciuto moralmente, che è vano, che si sorregge col puntello del suicidio, ma non lo commette>.

    Signore e signori, ecco a voi i diari di Cesare Pavese, scrittore tormentato, a tratti misogino, ma soprattutto... sofferente.

    ha scritto il 

  • 5

    Premetto di non aver terminato ancora il diario in questione ma, devo dirlo, credo di non aver mai letto nulla di così intenso, fatta eccezione per i lavori di Dostoevskij e Tolstoj ("Cristo e Dostoevskij, tutto il resto sono balle", diceva Pavese).
    Quasi ogni singola nota ha qualcosa da dirmi, ...continua

    Premetto di non aver terminato ancora il diario in questione ma, devo dirlo, credo di non aver mai letto nulla di così intenso, fatta eccezione per i lavori di Dostoevskij e Tolstoj ("Cristo e Dostoevskij, tutto il resto sono balle", diceva Pavese). Quasi ogni singola nota ha qualcosa da dirmi, sento proprio vicino Pavese. Un'anima messa a nudo. Continuerò certamente la lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    "Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri gia' da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona gia' nostra, e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi aspetti in noi."
    "La vita non e' ricerca di espe ...continua

    "Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri gia' da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona gia' nostra, e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi aspetti in noi." "La vita non e' ricerca di esperienza, ma di se stessi. Scoperto il proprio stato fondamentale ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova la pace."

    ha scritto il 

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