Il ministero dei casi speciali

Di

Editore: Mondadori (Oscar contemporanea)

3.9
(384)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 391 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8804581743 | Isbn-13: 9788804581741 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Silvia Pareschi

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 4

    Il Pato di Schrodinger

    Scrivere( per l’autore) e leggere( per noi) un ennesimo libro sulla dittatura in Argentina, sui desaparecidos, la famigerata Junta e quel vergognoso periodo della storia dell’umanità, ancora ha senso ...continua

    Scrivere( per l’autore) e leggere( per noi) un ennesimo libro sulla dittatura in Argentina, sui desaparecidos, la famigerata Junta e quel vergognoso periodo della storia dell’umanità, ancora ha senso?
    Si sono cimentati in tanti con risultati diversi, penso a Rolo Diez tra quelli che sono riusciti raccontare l’orrore inenarrabile( ossimoro apparente) e al contempo a scrivere una storia, una vicenda di uomini che non fosse solo un mero reportage giornalistico di denuncia.
    Englander si è buttato a capofitto in un cimento ambizioso, ai limiti dell’impegnativo: narrare di ebrei argentini, dagli oscuri passati, presenti impensabili, futuri neppure tracciabili, che attraversassero la dittatura degli anni Settanta e il suo carico di terrore, silenzi, cancellazioni, e nel raccontare concedersi una scrittura godibile( sì, godibile, avete letto bene).
    Insomma già solo a dirlo si pensa subito a un esperimento discutibile e con scarsi risultati stilistici e narrativi, ad una accozzaglia di ingredienti buttati in pentola e che potevano finire miseramente in un pastone bruciacchiato. E invece no, a dispetto delle premesse poco favorevoli, non è il fallimento che paventavo, anzi.
    L’autore traccia le vicende dei protagonisti alternando il pathos e la livida cronaca inesorabile con dialoghi irresistibili, ci si sorprende a sorridere, la lettura è pervasa allo stesso tempo da gelido e raggelante orrore e da una sottile ironia, un attimo prima si è stesi su di un tavolo autoptico a dissanguarsi l’anima per le atrocità che si respirano( pur non affrontandole mai in modo diretto, difatti Englander sfiora l’argomento delle torture senza mai soffermarsi, sapendo che non è necessario, che siamo già informati, che possiamo trattenere il respiro dall’angoscia e dalla rabbia anche solo dietro a una porta chiusa o a una vasca piena di libri bruciati in tutta fretta per proteggere il proprio figlio “sovversivo”-libri bruciati che, scontatamente, fanno subito pensare ad altri libri, a altre dittature) e l’attimo dopo disegna vignette, strisce di impensabile ilarità: l’impiegato col cappello con le piume che fa la pausa pranzo e taglia il panino col righello, la cena imprevista dal generale e sua moglie, capolavoro di sapore buñeliano, Il dialogo surreale tra Kaddish e il “pescatore”, che richiama immagini di Stephen King, e soprattutto le vicissitudini dei due protagonisti col chirurgo plastico, un personaggio decisamente surreale, giocatore d’azzardo, bugiardo, ladro e approfittatore, ma col quale Kaddish intesse un rapporto fitto di dialoghi, incontri e vicende tra il disastroso e il comico, l’impensato e il dissacrante, tra i Monty Python e Dr House, solo per citarne alcune.
    La trama centrale gira attorno al cupo e trepidante ostinarsi della coppia, Kaddish e Lillian, alla ricerca del proprio figlio, il loro modo di reagire alla tragedia è antitetico, sono caratterialmente diversissimi, forse mal assortiti, disegnati con tratti ai limiti del caricaturale, ma senza mai finire nel macchiettistico, uniti solo dall’amore per il poco più che adolescente Pato, colpevole di tutto e di niente,(principalmente di essere uno studente nel periodo storico sbagliato e nella nazione sbagliata), inghiottito, come migliaia di suoi coetanei, dalle orride fauci del potere militare; dopo l’ arresto e la conseguente “ sparizione”, si realizza il paradosso supremo , il non sapere mai veramente se Pato è vivo o è morto, è vivo e morto al medesimo tempo, ma la sua scatola non è quella di un esperimento meccanica quantistica, bensì l’Edificio mostruoso, reale e metaforico, di un Ministero dai meandri labirintici gogoliani o ancor più borgesiani, di mille stazioni di polizia, di decine di individui che hanno già smarrito la dimensione umana per diventare zombies, alimentati dalle paure, dai ricatti, dalle porte chiuse dei condomini silenti, che negheranno progressivamente l’habeas corpus, il suo diritto- la sua esistenza in vita- la sua esistenza- la sua vita- il suo essere “mai nato”.
    Tutti i personaggi del libro sono netti, precisi e chiari, anche quelli minori, piccole meteore mosse da immaginabile vigliaccheria(il vicino di casa Cacho, il datore di lavoro di Lilian, Gustavo), o pura cattiveria(la moglie del generale) , o turpitudine(gli impiegati, i poliziotti), o slanci affettuosi( la collega Frida) o ambigue iniziative( il prete, il rabbino, il chirurgo, la panettiera) ognuno “fa” la sua parte in una specie di puzzle dove si costruisce un disegno ripugnante, e dove alcune caselle resteranno sempre vuote, un abisso di vertigine come lo spaventoso volo di tanti “non vivi, non morti”, dalla “scatola" schrodingeriana dagli aerei della morte giù verso il cimitero liquido del Mar del Plata.
    E così come inizia in un cimitero ebraico dove Kaddish per mestiere cancella dalle lapidi, a colpi di scalpello, nomi scomodi o di cui vergognarsi, ricreando un placido anonimato rispettabile, così la storia termina alla Recoleta, cimitero di Buenos Aires che ospita le spoglie di altisonanti personalità, dove si ferma (forse) la ricerca di Pato, lasciandoci con le stesse sensazioni di Kaddish e Lilian, tra il grottesco e lo straziante, sospesi e fermi alla finestra, sperando di vedere l’umanità ricomparire all’orizzonte.

    ha scritto il 

  • 4

    IL MINISTERO DEI CASI SPECIALI

    Kaddish Poznan è un ebreo che svolge uno strano mestiere. Dietro compenso, si aggira col suo scalpello tra i cimiteri di Buenos Aires per cancellare dalle lapidi i nomi di personaggi malfamati, antena ...continua

    Kaddish Poznan è un ebreo che svolge uno strano mestiere. Dietro compenso, si aggira col suo scalpello tra i cimiteri di Buenos Aires per cancellare dalle lapidi i nomi di personaggi malfamati, antenati scomodi di attuali notabili altolocati. E spesso costringe il figlio Pato ad accompagnarlo per insegnargli il mestiere. Lilian, moglie di Kaddish, ha invece un serio lavoro di assicuratrice.
    Siamo nell’Argentina degli anni 70, sotto la dittatura della Junta, lungo le strade si trovano posti di blocco in cui militari esercitano arbitrariamente il proprio potere. Capita persino che alcuni libri, ritenuti sovversivi, possano causare l’arresto dei detentori, dei quali poi spesso sparisce ogni traccia. Pato è un giovane in piena crisi esistenziale, irruente e contestatore, e questo fa di lui un dissidente del regime. Inevitabile quindi il suo sequestro, da parte della polizia militare, che lo accomunerà alla sorte di tanti altri desparecidos. Da questo terribile fatto inizierà la disperata peregrinazione dei suoi genitori, che percorreranno strade diverse: Kaddish seguirà quella della rassegnazione, alla ricerca di un corpo per darne degna sepoltura; Lilian invece seguirà la strada della speranza, rifiutando il funebre evento e continuando a credere nella ricomparsa del figlio.
    Romanzo vero e doloroso che affianca al dramma, quasi a mitigarne la crudele realtà, alcuni spunti di umorismo. Una scrittura sobria ed efficace. Un’opera matura che colloca Englander tra i grandi scrittori del nostro tempo.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi aspettavo di più

    Romanzo su un periodo della storia argentina molto complesso e interessante. Purtroppo questo romanzo ci passa sopra un po troppo velocemente e toccandolo appena. forse mi aspettavo di più, dal punto ...continua

    Romanzo su un periodo della storia argentina molto complesso e interessante. Purtroppo questo romanzo ci passa sopra un po troppo velocemente e toccandolo appena. forse mi aspettavo di più, dal punto di vista della descrizione di quell'atmosfera e di quello che succedeva. Per di più, il romanzo in se procede abbastanza lentamente e con dei personaggi descritti in modo approssimativo e per linee troppo marcate, ma non raffinate.

    ha scritto il 

  • 4

    Spesso, denso, psicologico

    Un libro spesso, denso. Un punto di vista particolarissimo sulla dittatura argentina, quello di una famiglia ebrea e reietta anche nella sua stessa comunità. La storia è lì, esattamente come dovrebbe ...continua

    Un libro spesso, denso. Un punto di vista particolarissimo sulla dittatura argentina, quello di una famiglia ebrea e reietta anche nella sua stessa comunità. La storia è lì, esattamente come dovrebbe essere: senza un finale. Perché tanti, troppi esseri umani, in questa Storia, non hanno potuto mettere fine alla loro vita con un punto. Tanti, troppi - proprio come Pato - non sono né vivi né morti.
    Il forte e il debole, la realtà e la pazzia: reazioni diverse, stessa famiglia. Quanto carattere, quanta psicologia dietro ciascun personaggio!
    Una tappa obbligata per chi vuole capire cosa è successo in Sudamerica negli anni '70/'80.

    ha scritto il 

  • 0

    Non riuscito

    Tema forte e buona idea riguardo all'intreccio narrativo. Ma il risultato, a mio avviso, è un fiasco. E' claustrofobico, oltre che 'poco risolto', anche a causa dei praticamente unici due personaggi a ...continua

    Tema forte e buona idea riguardo all'intreccio narrativo. Ma il risultato, a mio avviso, è un fiasco. E' claustrofobico, oltre che 'poco risolto', anche a causa dei praticamente unici due personaggi al centro di tutto il racconto.

    ha scritto il 

  • 5

    L'Argentina dei desaparecidos, ma molto di più la comunità ebrea di Buenos Aires e ancora di più la storia di Kaddish Poznan unico rimasto ad ammettere le sue origini di hijo de puta.
    Quando lo sparit ...continua

    L'Argentina dei desaparecidos, ma molto di più la comunità ebrea di Buenos Aires e ancora di più la storia di Kaddish Poznan unico rimasto ad ammettere le sue origini di hijo de puta.
    Quando lo sparito é suo figlio il padre tenta tutte le strade per ritrovarlo.

    ha scritto il 

  • 2

    Personaggi sconclusionati e finale insoddisfacente

    Non è facile trattare il tema dei desaparecidos in Argentina, soprattutto se si decide di farlo da un punto di vista molto particolare: quello di una famiglia ebrea che si è allontanata dalla propria ...continua

    Non è facile trattare il tema dei desaparecidos in Argentina, soprattutto se si decide di farlo da un punto di vista molto particolare: quello di una famiglia ebrea che si è allontanata dalla propria comunità.
    Purtroppo la storia principale del libro, rappresentata dalla scomparsa del figlio, mal si innesta su questa sovrastruttura abbozzata superficialmente. La distanza dalla comunità riemerge a tratti, ma purtroppo a prevalere è una grande confusione. Rapporti umani poco chiari, dialoghi e sviluppi che appaiono spesso sconclusionati, per non parlare di un finale insoddisfacente che lascia il lettore in sospeso. Tanta carne al fuoco, ma è più il fumo che se ne ricava.

    ha scritto il 

  • 4

    Desaparecidos e segregazionismo

    Il libro è ben scritto, il tema dei desaparercidos è affrontato in maniera sensibile e originale. Un approccio non paradigmatico e poco Norteamericano e questo è il più grande complimento che io possa ...continua

    Il libro è ben scritto, il tema dei desaparercidos è affrontato in maniera sensibile e originale. Un approccio non paradigmatico e poco Norteamericano e questo è il più grande complimento che io possa fare ad uno yankee che parla delle ferite aperte dell'america latina.
    Un libro che affronta al contempo il tema della generazione scomparsa e del segregazionismo interno alle comunità ebraiche. Una grande mente, forse una discreta cultura, ma con più di qualche caduta di stile, purtroppo.
    Se uno dei protagonisti ebrei usa interiezioni come "gesù cristo!", si può pensare a una svista; se lo fanno in tre.. c'è del dolo da parte dell'autore o dell'editor!

    ha scritto il 

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