Il ministero dei casi speciali

Di

Editore: Mondadori (Oscar contemporanea)

3.9
(382)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 391 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8804581743 | Isbn-13: 9788804581741 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Silvia Pareschi

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 4

    IL MINISTERO DEI CASI SPECIALI

    Kaddish Poznan è un ebreo che svolge uno strano mestiere. Dietro compenso, si aggira col suo scalpello tra i cimiteri di Buenos Aires per cancellare dalle lapidi i nomi di personaggi malfamati, antena ...continua

    Kaddish Poznan è un ebreo che svolge uno strano mestiere. Dietro compenso, si aggira col suo scalpello tra i cimiteri di Buenos Aires per cancellare dalle lapidi i nomi di personaggi malfamati, antenati scomodi di attuali notabili altolocati. E spesso costringe il figlio Pato ad accompagnarlo per insegnargli il mestiere. Lilian, moglie di Kaddish, ha invece un serio lavoro di assicuratrice.
    Siamo nell’Argentina degli anni 70, sotto la dittatura della Junta, lungo le strade si trovano posti di blocco in cui militari esercitano arbitrariamente il proprio potere. Capita persino che alcuni libri, ritenuti sovversivi, possano causare l’arresto dei detentori, dei quali poi spesso sparisce ogni traccia. Pato è un giovane in piena crisi esistenziale, irruente e contestatore, e questo fa di lui un dissidente del regime. Inevitabile quindi il suo sequestro, da parte della polizia militare, che lo accomunerà alla sorte di tanti altri desparecidos. Da questo terribile fatto inizierà la disperata peregrinazione dei suoi genitori, che percorreranno strade diverse: Kaddish seguirà quella della rassegnazione, alla ricerca di un corpo per darne degna sepoltura; Lilian invece seguirà la strada della speranza, rifiutando il funebre evento e continuando a credere nella ricomparsa del figlio.
    Romanzo vero e doloroso che affianca al dramma, quasi a mitigarne la crudele realtà, alcuni spunti di umorismo. Una scrittura sobria ed efficace. Un’opera matura che colloca Englander tra i grandi scrittori del nostro tempo.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi aspettavo di più

    Romanzo su un periodo della storia argentina molto complesso e interessante. Purtroppo questo romanzo ci passa sopra un po troppo velocemente e toccandolo appena. forse mi aspettavo di più, dal punto ...continua

    Romanzo su un periodo della storia argentina molto complesso e interessante. Purtroppo questo romanzo ci passa sopra un po troppo velocemente e toccandolo appena. forse mi aspettavo di più, dal punto di vista della descrizione di quell'atmosfera e di quello che succedeva. Per di più, il romanzo in se procede abbastanza lentamente e con dei personaggi descritti in modo approssimativo e per linee troppo marcate, ma non raffinate.

    ha scritto il 

  • 4

    Spesso, denso, psicologico

    Un libro spesso, denso. Un punto di vista particolarissimo sulla dittatura argentina, quello di una famiglia ebrea e reietta anche nella sua stessa comunità. La storia è lì, esattamente come dovrebbe ...continua

    Un libro spesso, denso. Un punto di vista particolarissimo sulla dittatura argentina, quello di una famiglia ebrea e reietta anche nella sua stessa comunità. La storia è lì, esattamente come dovrebbe essere: senza un finale. Perché tanti, troppi esseri umani, in questa Storia, non hanno potuto mettere fine alla loro vita con un punto. Tanti, troppi - proprio come Pato - non sono né vivi né morti.
    Il forte e il debole, la realtà e la pazzia: reazioni diverse, stessa famiglia. Quanto carattere, quanta psicologia dietro ciascun personaggio!
    Una tappa obbligata per chi vuole capire cosa è successo in Sudamerica negli anni '70/'80.

    ha scritto il 

  • 0

    Non riuscito

    Tema forte e buona idea riguardo all'intreccio narrativo. Ma il risultato, a mio avviso, è un fiasco. E' claustrofobico, oltre che 'poco risolto', anche a causa dei praticamente unici due personaggi a ...continua

    Tema forte e buona idea riguardo all'intreccio narrativo. Ma il risultato, a mio avviso, è un fiasco. E' claustrofobico, oltre che 'poco risolto', anche a causa dei praticamente unici due personaggi al centro di tutto il racconto.

    ha scritto il 

  • 5

    L'Argentina dei desaparecidos, ma molto di più la comunità ebrea di Buenos Aires e ancora di più la storia di Kaddish Poznan unico rimasto ad ammettere le sue origini di hijo de puta.
    Quando lo sparit ...continua

    L'Argentina dei desaparecidos, ma molto di più la comunità ebrea di Buenos Aires e ancora di più la storia di Kaddish Poznan unico rimasto ad ammettere le sue origini di hijo de puta.
    Quando lo sparito é suo figlio il padre tenta tutte le strade per ritrovarlo.

    ha scritto il 

  • 2

    Personaggi sconclusionati e finale insoddisfacente

    Non è facile trattare il tema dei desaparecidos in Argentina, soprattutto se si decide di farlo da un punto di vista molto particolare: quello di una famiglia ebrea che si è allontanata dalla propria ...continua

    Non è facile trattare il tema dei desaparecidos in Argentina, soprattutto se si decide di farlo da un punto di vista molto particolare: quello di una famiglia ebrea che si è allontanata dalla propria comunità.
    Purtroppo la storia principale del libro, rappresentata dalla scomparsa del figlio, mal si innesta su questa sovrastruttura abbozzata superficialmente. La distanza dalla comunità riemerge a tratti, ma purtroppo a prevalere è una grande confusione. Rapporti umani poco chiari, dialoghi e sviluppi che appaiono spesso sconclusionati, per non parlare di un finale insoddisfacente che lascia il lettore in sospeso. Tanta carne al fuoco, ma è più il fumo che se ne ricava.

    ha scritto il 

  • 4

    Desaparecidos e segregazionismo

    Il libro è ben scritto, il tema dei desaparercidos è affrontato in maniera sensibile e originale. Un approccio non paradigmatico e poco Norteamericano e questo è il più grande complimento che io possa ...continua

    Il libro è ben scritto, il tema dei desaparercidos è affrontato in maniera sensibile e originale. Un approccio non paradigmatico e poco Norteamericano e questo è il più grande complimento che io possa fare ad uno yankee che parla delle ferite aperte dell'america latina.
    Un libro che affronta al contempo il tema della generazione scomparsa e del segregazionismo interno alle comunità ebraiche. Una grande mente, forse una discreta cultura, ma con più di qualche caduta di stile, purtroppo.
    Se uno dei protagonisti ebrei usa interiezioni come "gesù cristo!", si può pensare a una svista; se lo fanno in tre.. c'è del dolo da parte dell'autore o dell'editor!

    ha scritto il 

  • 4

    Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtude e canoscenza...

    1976. l'argentina e la dittatura militare vengono raccontate in termini letterari ebraici e già la scena dell'incipit si presenta in un paesaggio irreale e metaforico come il cimitero della "società d ...continua

    1976. l'argentina e la dittatura militare vengono raccontate in termini letterari ebraici e già la scena dell'incipit si presenta in un paesaggio irreale e metaforico come il cimitero della "società dell'impulso generoso" dove il povero padre, buon diavolo, kaddish scalpella lapidi per cancellare la memoria dei nuovi appartenenti alla buona "società delle congregazioni".
    il tema è vivere nella realtà falsificandola per godere di una verità precostituita. questo è il tema della dittatura, ma supportata dalla omertosa complicità di un nucleo familiare: il padre (kaddish), la madre (lillian), il figlio (pablo detto pato). nelle pieghe della famiglia si legge la metafora della società non solo di quei tempi. il dialogo generazionale si esprime con sonori vaffanculo e alla fine non si riesce a proteggere neanche quelli e, dunque, su cosa sorreggersi? su cosa può far leva il potere debole del padre come un potere di regime sul proprio popolo? la letteratura sguazza sul tema kafkiano dei numerosi "ministeri dei casi speciali". la bugia o la negazione deve sorreggere l'esigenza della realtà e questo lo può fare sia una democrazia che una dittatura. ognuno sceglie, ma nell'agglomerato degli affetti che lega una famiglia questa non è una possibile scelta. si subisce la realtà con la miglioria del futuro da dare ai figli.
    il fatto è che la letteratura sembra qui davvero lo strumento giusto per raccontare l'immane sciagura del regime militare argentino. uno sguardo serio e terribilmente grottesco non si muove nella denuncia sociale, ma nel cinico ripensamento dell'ineluttabilità del non movimento, cioè dell'accettazione proprio motu di quello che accade fuori dal proprio alveo: una cosmica sciagura in un microcosmico nucleo familiare, quei protagonisti di un racconto come se di un racconto si trattasse. questo è kafkiano, non sembra realtà: la falsità è verità precostituita.
    l'indifferenza è il peggiore dei crimini, lasciare ad altri il lavoro sporco di un mondo sporco libero dal pensiero contrario ed ostacolante... per questo il padre brucia i libri come scalpellasse lapidi, per cancellare la memoria e preservare la salvezza del figlio, ma i libri non sono solo un titolo e quindi non è facile per chi si è sempre nascosto occultare la propria essenza. bruciare libri non basta per operare un negazionismo anche se rappresenta la salvezza. questa è la metafora dell'olocausto, il parallelo tra videla e hitler.
    un'assurda specie di preghiera di complicità tra vittima e carnefice confluisce nell'aforisma wildiano di non far ascoltare agli dei i nostri desideri, cioè quell'apocalittico "vorrei che non fossi mai nato" che il padre incazzato rivolse al figlio genera il momento in cui si sentì urbanamente bussare alla porta e, come se non potesse essere il destino, aprì inconsapevolmente alla bufera.
    a questo punto il tentato silenzio dell'omertà si trasforma nel miracolo della madre lillian: proprio in quel rogo di libri dove il figlio ricostruiva la propria discendenza c'è il parto del bimbo ormai adulto... il figlio che non è né vita né morte, ma solo "desaparecido‎". nella tragica ricerca della verità sulla sorte di pato (o pablo) la graduata scala del dolore si verifica sulle strategie perdenti di fronte al muro del delitto di stato. l'orrore si veste di grottesco di modo che non si possa riconoscere o identificare la realtà e non resta che l'oblio nella bugia del potere che "la madre argentina" non può più accettare.

    cancellare le scritte della vita con la gomma del potere non serve a nulla, nascerà un figlio che riscriverà sopra la verità.

    ha scritto il 

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