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Il mio mondo è qui

Di

Editore: Bompiani

4.1
(113)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845254992 | Isbn-13: 9788845254994 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: E. Montale

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Il mio mondo è qui", una raccolta di racconti uscita in America nel 1939, èil libro che consacrò Dorothy Parker come "una grande scrittrice". Il libro,presentato in Italia nella traduzione che Eugenio Montale fece nel 1941, venneripubblicato da Bompiani nel 1971 con un'introduzione di Fernanda Pivano.L'edizione qui riproposta riporta l'ormai storica prefazione della Pivano eanche una sua postfazione, un'affettuosa messa a punto sulla figura di questasingolare e leggendaria scrittrice, giornalista, poetessa, umorista,intellettuale politicamente impegnata.
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  • 4

    Questo non era il momento adatto per leggerlo. Il suo sarcasmo spregiudicato, aristocratico, snob e sofisticato non è adatto al mio morale. In questo periodo sono un po' depressa e giù di morale e ...continua

    Questo non era il momento adatto per leggerlo. Il suo sarcasmo spregiudicato, aristocratico, snob e sofisticato non è adatto al mio morale. In questo periodo sono un po' depressa e giù di morale e questa non era davvero la lettura più adatta a me. Però mi è piaciuta ugualmente. Ho sempre avuto modelli di donne remissive e leggere di donne spregiudicate mi ha fatto tanto pensare alla mia nonna materna che ho conosciuto tanto poco, ma doveva assomigliare tanto ad una maschietta, non a quelle di Fitzgerald ma a quelle di Dorothy Parker. O almeno io me la immagino così, perchè di vero ne so poco o niente. Sull'amaca, sotto un olivo, sarebbe stato un libro perfetto. Nel letto, in casa, con me in fase depressione on, un po' meno. Lascio Dorothy a momenti più felici. http://casadellamaestra.blogspot.it/

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰ molto buono

    Una volta che si è trovato il libro, ora fortunatamente ripubblicato con il titolo Eccoci qui (speriamo anche le altre due raccolte di suoi scritti) con piccoli racconti fulminanti, con monologhi a ...continua

    Una volta che si è trovato il libro, ora fortunatamente ripubblicato con il titolo Eccoci qui (speriamo anche le altre due raccolte di suoi scritti) con piccoli racconti fulminanti, con monologhi a trabocchetto ci possiamo fare un viaggio attraverso i nostri peggiori difetti. C’è posto anche per un sorriso, l’ironia è sempre presente, ma è solo in superficie. Tutto graffia, tutti contengono un elemento sgradevole. Tutto è così riconoscibile. Fortunatamente la traduzione Montaliana è quel tantinello retrò da tranquillizzarci. In superficie.

    Regnano sovrane la stupidità (non è forse sempre viva la signora che dichiara di amare i negri perché hanno la musica nel sangue e sono sempre allegri, anche se il marito è razzista?), l’invidia (la gioia feroce della signora in visita all’amica malata d’amore), l’accidia matrimoniale (matrimoni che si sciolgono, tra cortesi malignità di conoscenti, per mancanza di voglia di comunicare), l’ipocrisia stupida e crudele dell’uomo che intreccia una relazione con la più inoffensiva delle stenografe, la fa abortire e rifiuta il cagnolino ai suoi bambini perché femmina. Dimenticavo l’avarizia: la signora che, ai grandi magazzini, esce dalla sola porta che ha il cartello “non passate da qui”, che incontrata una negra cieca si fa da parte pensando che “quella ci vedeva benissimo”, che non compra nulla dai mendicanti tanto quelli hanno il conto in banca e che ha adottato un bimbo, scegliendolo nel miglior orfanatrofio della città, per crescere un degno erede. E tutte quelle donne disfatte da amori non più corrisposti (un monologo che sembra La voce umana) o la povera biondona costretta ad essere sempre un’allegra compagnona di bisbocce, la cui preghiera è di riuscire ad essere sempre ubriaca nella giusta misura.

    Invidia, superbia, stupidità, malignità, ipocrisia e tutta una serie di comportamenti che fanno di noi esseri viventi unici.

    In questa edizione la prefazione, corposa, è di Fernanda Pivano.

    Dorothy le sue ragioni non le sosteneva con comitati, partecipazioni attive eccetera. Era lei stessa il suo manifesto. Una donna giovane e carina, che viveva libera la sua vita mantenendosi con la macchina da scrivere nell’America folle degli anni 20, appoggiando in quegli anni e nei successivi la sinistra americana, la lega antinazista e Martin Luther King, suo erede. Hemingway (che scriveva benissimo) aveva un carattere di merda: lo sport preferito, dopo la caccia e la corrida, era prendere in giro (pubblicamente) gli amici. Lo fece con Sherwood Anderson e anche con lei, che con grande fair play (aveva pure quello) lo lodò all’uscita di Addio alle armi.

    Il Maccartismo le impose uno stop. Non si riprese più: troppo alcool nella sua vita.

    08.05.2014

    ha scritto il 

  • 4

    Se il mondo della Parker è quello riportato nel libro, è impossibile uscirne indenni.Non c'è salvezza per i cuori teneri.Unica ricetta al male di vivere è rendersi conto della sciocchezza di ...continua

    Se il mondo della Parker è quello riportato nel libro, è impossibile uscirne indenni.Non c'è salvezza per i cuori teneri.Unica ricetta al male di vivere è rendersi conto della sciocchezza di cercar lontano gli incantesimi, la bellezza e la poesia della vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Ero molto curiosa di leggere qualcosa della Parker. Mi sono avvicinata a questa autrice, lo confesso, grazie ad una serie tv, Gilmore Girls. Gli autori di questa serie hanno fondato la casa di ...continua

    Ero molto curiosa di leggere qualcosa della Parker. Mi sono avvicinata a questa autrice, lo confesso, grazie ad una serie tv, Gilmore Girls. Gli autori di questa serie hanno fondato la casa di produzione "Dorothy Parker Drank Here" proprio per produrre questo telefilm, che si caratterizza per i dialoghi carichi di ironia, gli innumerevoli riferimenti culturali (sono citati più di 350 libri durante le 7 stagioni, dozzine di gruppi musicali e non so quanti film), e per le protagoniste, due figure femminili intelligenti, indipendenti, interessate al pensiero femminista, decise ad ottenere ciò che vogliono nella vita.
    Mi sono chiesta allora chi fosse questa speciale donna, Dorothy Parker, tanto amata dagli autori da dedicarle addirittura la casa di produzione.
    L'introduzione della Pivano, estremamente interessante, mi ha dato un'idea precisa di Miss Parker: una donna intelligente, sarcastica, osservatrice, perseguitata, disillusa, con una vita infelice.
    Con questa immagine, ho potuto accostarmi nel modo giusto ai suoi scritti ed apprezzarli in pieno per quello che sono, cioè una cinica presa in giro di una società totalmente basata sull'apparenza, sull'ipocrisia, sul divertimento a tutti i costi, sulle differenze tra i ricchi, i padroni, e i poveri, i servitori, e che ognuno veda di starsene al suo posto.
    I racconti sono caustici, non c'è spazio per un'idea di amore romantico da romanzetto rosa. I personaggi, spesso senza nome, sono meschini, patetici, talvolta perfino odiosi nella propria pochezza: la signora razzista che però si vanta di non esserlo, la donna che adotta un bambino e lo considera poco diversamente da un mero oggetto decorativo da sfoggiare, la bionda che non può permettersi di essere infelice perché sennò le danno della lagna, ragazze che mendicano le attenzioni maschili, altre gelose di ogni sciocchezza, donne sfruttate dalle famiglie e fatte sentire pure in debito, matrimoni infelici per mancanza di comunicazione o, più semplicemente, di amore...
    Insomma, storie di vite comuni, di persone che possono celarsi dietro le pareti di qualsiasi casa, di certo anche noi conosciamo almeno una persona simile ai vari esempi umani riportati in questa raccolta di racconti, e forse addirittura anche noi ci siamo ritrovati a comportarci come i personaggi della Parker (magari permettendo ad un uomo di calpestare i nostri sentimenti mentre continuiamo a sorridere come nulla fosse). Di questo racconta, di gente comune, di storie patetiche, ma lo fa con un umorismo ed una cinica ironia tale da rendere le storie divertenti, dei piccoli gioiellini di perfida realtà.
    Mi è ben chiaro, ora, come la figura di Dorothy Parker abbia influenzato la creazione dei personaggi di Gilmore Girls (non a caso, infatti, Lorelai prende costantemente in giro il mondo aristocratico - di cui comunque fa parte, pur essendosene allontanata - fatto di feste, buone maniere, apparenza, e in cui la servitù viene tiranneggiata e trattata alla stregua di una merce), e capisco perché Amy Sherman-Palladino abbia deciso di dedicare la sua casa di produzione a questa donna.

    ha scritto il 

  • 3

    “Alcuni uomini ti spezzano il cuore, altri blandiscono e lusingano, alcuni uomini neppure ti guardano; e questo esaurisce la questione.

    Il mio primo incontro con Dorothy Parker risale ad una ...continua

    “Alcuni uomini ti spezzano il cuore, altri blandiscono e lusingano, alcuni uomini neppure ti guardano; e questo esaurisce la questione.

    Il mio primo incontro con Dorothy Parker risale ad una ventina d’anni fa, quando l’aforisma sopra citato attirò la mia attenzione da una rivista di letteratura. Avevo ventitrè anni, ed il cuore spezzato. Da un uomo, naturalmente. Da parecchi mesi vivevo in uno stato mestamente sonnambolico e, alternando periodi di euforia ad altri di totale abbattimento, mi trascinavo stentatamente all’università, cercando con vari artifizi di sopravvivere all’evento di portata archetipica, l’Abbandono, e perseguitando gli sventurati amici, cui raccontavo e raccontavo il mio amore infelice, vivisezionando l’accaduto in ogni modo possibile. Ecco, quelle poche frasi della Parker ebbero un effetto catalizzatore, furono una specie di formula magica attraverso la quale presi consapevolezza della mia situazione con grande lucidità, e capii che le cose erano molto semplici: ero stata lasciata, soffrivo ma sarei guarita, non rientrando io nella categoria delle persone che si suicidano per amore. E questo esauriva la questione. I fatti erano lì, aperti, illuminati, chiari, non richiedevano ulteriori, sfibranti, esegesi. Dorothy Parker, ormai polvere lei stessa, dalla distanza spaziale e temporale da cui mi inviava quelle poche frasi, aveva avviato il mio processo di guarigione. La letteratura lo aveva fatto, come molte altre volte sarebbe accaduto in seguito.

    Poi della Parker non lessi più niente, sino a qualche mese fa, quando grazie ad un’amica anobiana entrai in possesso di questi racconti. Alcuni sono molto belli, altri meno. La raccolta è troppo appiattita, a mio avviso, su pochi temi ricorrenti: amori infelici e un po’ maledetti, vite insignificanti che si consumano nella chiacchiera, cinica fatuità e violenta ipocrisia della medio-alta borghesia bianca americana. I racconti, nel loro insieme, mi sono parsi un po’ troppo ripetitivi, ragione per la quale ho dato tre stelle, forse in modo un po’ troppo sbrigativo, o forse sono io ad essere cambiata e certi temi mi interessano meno, o forse ero di cattivo umore quando ho letto i racconti, e sono stata troppo severa. Ma sentivo di dover dire ancora qualcosa di questa autrice che, come spesso gli scrittori sanno fare, ha avuto una piccola parte nella mia vita. Con questo breve commento le aggiungo simbolicamente una stellina, e rendo noto il favore che mi fece tanti anni fa.

    ”Sai quel che mi piace qui? E’ l’atmosfera. Ecco quello che c’è. Se tu chiedessi al cameriere di portarmi un coltello ben affilato, potrei tagliare una bella fetta di quest’atmosfera, e portarla a casa con me. Sarebbe interessante per il mio album di memorie.”

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura che segue La Bellezza del Mondo (cfr Osa Johnson) per vedere da vicino ciò che Bris narra 70 anni dopo. Erano amiche, Osa e Dorothy, e frequentavano in parte la stessa cool NY, solo che Osa ...continua

    Lettura che segue La Bellezza del Mondo (cfr Osa Johnson) per vedere da vicino ciò che Bris narra 70 anni dopo. Erano amiche, Osa e Dorothy, e frequentavano in parte la stessa cool NY, solo che Osa aveva degli obiettivi concreti (organizzare le trasferte in Africa) mentre Dottie seguiva solo il bello e fulmineo scrivere. E quindi le ragazze di Dorothy sono tutte egualmente disperate perché un Lui non ha telefonato, un Lui si interessa ad un’altra Lei, un Lui è sparito senza lasciare traccia di sé. Solo ogni tanto emerge un Lui disperato, ma si vede che è per non fare sembrare tutte le donne dei racconti troppo solitarie nella loro disperazione. Parker ha una capacità folgorante di riprodurre rapporti interpersonali attraverso dialoghi fulminanti e – a dire il vero - del tutto deprimenti, perché tutti incentrati sull’amore perduto, illuso, vano, vagheggiato, e tutto sotto al segno che in amore vince chi fugge.

    ha scritto il 

  • 4

    Dorothy Parker, brillante scrittrice della prima metà del '900, aveva compreso al meglio due verità: la prima è che le Donne sono incredibilmente stupide ( e come rappresentante del genere si ...continua

    Dorothy Parker, brillante scrittrice della prima metà del '900, aveva compreso al meglio due verità: la prima è che le Donne sono incredibilmente stupide ( e come rappresentante del genere si poteva prendere il lusso di ridicolizzarle, sbeffeggiarle e disegnare ciniche e tragiche rappresentazioni private di esse senza essere accusata di misoginia o sessismo); la seconda è che gli Uomini sono più stupidi delle Donne stesse.

    ha scritto il 

  • 5

    Thank heaven for little girls

    “Sognava il giorno in cui potesse finirla con le scarpe dai tacchi alti, con il ridere, con l'ammirare e con il far divertire qualcuno. Ma come riuscirci? Buttarsi dall'alto no, la faceva star ...continua

    “Sognava il giorno in cui potesse finirla con le scarpe dai tacchi alti, con il ridere, con l'ammirare e con il far divertire qualcuno. Ma come riuscirci? Buttarsi dall'alto no, la faceva star male. E le rivoltelle non poteva sopportarle. A teatro, se uno degli attori tirava fuori un revolver, lei si ficcava le dita negli orecchi e non guardava più il palcoscenico fino a che il colpo non era esploso. Nell'appartamento non aveva gas. Riguardò a lungo le vene azzurre e lucide nei polsi sottili: un taglio lì con una lama da rasoio e tutto era finito. Ma le avrebbe fatto male, un male d'inferno, e ci sarebbe anche stato il sangue da vedere. Il veleno: un veleno rapido e indolore, tollerabile al palato, era quel che ci voleva. Ma chissà se glielo avrebbero venduto le farmacie, per via della legge. Questi erano i suoi pensieri.”

    Donne, rapporti di coppia, vita sociale, ipocrisia, razzismo, passati al setaccio dall’occhio attento di Dorothy Parker capace di rendere, con la sua scrittura nitida e tagliente, particolari impercettibili, la passione degli inizi in una coppia e la miseria della fine, le ossessioni femminili e le piccole manie del vivere quotidiano.

    E se un’altra scrittrice di racconti, Jean Stafford, con una scrittura altrettanto limpida, è capace di metterci davanti la difficoltà di vivere senza schermi e senza fronzoli in maniera quasi brutale, Dorothy Parker riesce in questa stessa operazione mitigando la durezza del messaggio con un tono leggero, un’ironia frizzante e uno spirito benevolo, a volte quasi compassionevole nei confronti dei suoi personaggi.

    Sapeva bene Dorothy che“Tutto il mondo è un palcoscenico e tutti, uomini e donne, sono solo dei commedianti” ma, diversamente dai suoi personaggi, non sapeva entrare o uscire di scena al momento giusto, con lo stesso tempismo. Nei racconti che scriveva c’è la sua genialità, la sua ironia, il suo spirito irriverente e sentimentale. E molta sofferenza. E Dorothy non aveva difese nei confronti di quel male di vivere che l’accompagnò per tutta la vita facendole tentare più volte il suicidio; “I frivoli, la piccola gente quelli che non conoscono la sofferenza, come potrebbero sentire in pezzi quei loro cuori fasciati di grasso?”

    Curiosità: Il brano tratto dal racconto “Una bella bionda” è la versione allungata di quello famosissimo che appare in Tanto vale vivere. E’ davvero incredibile constatare come una scrittrice classificata tra le “leggende americane” (insieme a Fitzgerald, Faulkner, Lee Masters, Hemingway) non sia stata ripubblicata e i suoi libri siano introvabili. Ho una versione del 1941 che tengo come una reliquia.

    http://www.youtube.com/watch?v=V2Tdfci54fk

    ha scritto il 

  • 4

    I racconti presi singolarmente sono eccezionali. Grande conoscenza del genere umano e in particolare delle idiosincrasie femminili, acume, sensibilità e arguzia. Tutti insieme però tendono a ...continua

    I racconti presi singolarmente sono eccezionali. Grande conoscenza del genere umano e in particolare delle idiosincrasie femminili, acume, sensibilità e arguzia. Tutti insieme però tendono a raccogliersi in tre/quattro temi principali e di conseguenza a somigliarsi un po' troppo. La traduzione di Montale, che molti incensano è senz'altro eccelsa, ma drammaticamente datata.

    ha scritto il