Il mio nome è Asher Lev

Di

Editore: Garzanti (Garzanti Novecento)

4.4
(751)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 317 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8811632153 | Isbn-13: 9788811632153 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Donatella Saroli

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Asher Lev, un bambino ebreo di Brooklyn, ha la pittura nel sangue. Ma in una cultura come l quella ebraica la vocazione di Asher è destinata a creare conflitti e rotture. Seguendo l'esempio dei grandi maestri, non può infatti esimersi dall'affrontare il tema della crocifissione di Gesù, scatenando un autentico scandalo. Tra la, coerenza dell'artista fedele alla propria arte e le eredità e le esigenze della tradizione di appartenenza sta la lacerazione interiore che Potok esplora con l'abituale partecipazione. Ognuno dei suoi personaggi ne è tormentato: dal protagonista e narratore a sua madre, luminosa, fragile e comprensiva; da suo padre, uomo d'azione ed eroe agli occhi del suo popolo, fino al Rebbe che domina le loro esistenze, e allo scultore noto in tutto il mondo e che svela al giovane apprendista i segreti dell'arte...
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  • 5

    Dice Chaim Potok: “Noi abbiamo sempre raccontato storie, fin dall’inizio della nostra specie: le storie sono il modo grazie al quale diamo un significato alla nostra vita. (…) La tensione fra l’indivi ...continua

    Dice Chaim Potok: “Noi abbiamo sempre raccontato storie, fin dall’inizio della nostra specie: le storie sono il modo grazie al quale diamo un significato alla nostra vita. (…) La tensione fra l’individuo solo che aspira alla propria realizzazione e la comunità è proprio l’argomento delle storie moderne, diversamente da quanto avveniva in passato. La vita non è semplice così le storie non sono semplici, la vita è tragica così le storie sono tragiche, la vita è piena di domande difficili così le storie sono colme di domande difficili”.

    Il rapporto che intercorre tra l’esigenza di affermazione di se stessi e il bisogno – tutto umano – di essere accettati dalla propria famiglia e dalla comunità di cui si è parte, è un rapporto altamente drammatico.
    Asher Lev (ebreo, della comunità chassidica di Brooklyn) ha un dono e una vocazione, la pittura. Coltivarlo, perseguirlo, però, significa mettere a repentaglio tutto ciò che ha: famiglia, tradizioni, comunità di appartenenza, credo, amici… che fare? Affermare sé, assecondare le proprie aspirazioni o rinunciare in favore dell’appartenenza al proprio popolo, alle tradizioni? Dove sta di casa la libertà?

    C’è una frase del Vangelo di Luca (Lc 9,25) che dice: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde se stesso?”.
    Qui, in un certo senso, è come se Potok si ponesse l’interrogativo contrario: giova all’uomo realizzare se stesso se poi perde tutto il (suo) mondo?

    Che romanzo potente! Che scrittore magnifico! Che bella sorpresa!
    E il pensiero vola a Marc Chagall…

    http://4.bp.blogspot.com/-25zGAZclpEw/VvUObcLhVLI/AAAAAAAAGes/vHpMj1BNdYIzFBo-7xQvX_If33m8fDb-w/s640/chagall_yellow.jpg

    http://www.gliscritti.it/blog/images/2016-01/chagall-crocifissione-bianca-1938.jpg

    ha scritto il 

  • 5

    FEDELE A SE STESSO, SEMPRE

    I sentieri della vena narrativa di Potok sono caratterizzati da costanti che rendono ogni suo scritto al contempo familiare e originale. Le ambientazioni, le tematiche, gli stessi personaggi sono rico ...continua

    I sentieri della vena narrativa di Potok sono caratterizzati da costanti che rendono ogni suo scritto al contempo familiare e originale. Le ambientazioni, le tematiche, gli stessi personaggi sono riconducibili alla rappresentazione della comunità ebrea di New York pur assumendo valore assoluto e universale così da rendere il contenuto e il messaggio validi in ogni quando e in ogni dove. Sempre e ovunque.
    I personaggi sono in primo luogo membri di una comunità allargata e religiosa e insieme di una famiglia: accade ovunque dalla notte dei tempi; vivono intime fratture rapportandosi con se stessi e con gli altri: quando è accaduto il contrario? Entrano in conflitto con la cultura che li ha generati: evolvono, involvono, patiscono, soffrono, in una parola vivono.
    Asher Lev , pittore ebreo ormai affermato, osannato, criticato e ripudiato non sfugge al dolore del mondo e ce lo racconta prendendo parola e affermando il suo punto di vista nel tentativo di smitizzare la sua persona, semplicemente offrendosi nella sua integrità morale ed etica consapevole della prepotente doppiezza che suggella ogni animo umano: insieme bene e male, virtù e vizio, eccellenza e mediocrità.
    È in lui il dono della pittura che lo domina e ne guida il suo sentire e il suo comunicare. Esso scavalca tradizioni, sentimenti, mina i rapporti comunitari, i legami famigliari, conduce all’isolamento cui costringe, spesso, un’affermata individualità. A niente valgono le raccomandazioni :”Molte persone quando sono giovani sentono di possedere un grande dono. Ma non sempre ci si abbandona a un dono. Una vita la si dedica a ciò che è prezioso per se stessi ma anche per la propria gente”.
    Tutta la comunità assiste alla crescita di Asher contribuendo anche a mantenere intatta almeno l’integrità religiosa così sentita dai Chassidim Ladover, accettando quindi l’apertura verso il mondo della rappresentazione figurativa, aprendosi alla possibilità di aver generato un ebreo osservante e artista. Quando però il sentire artistico porterà al limite il codice iconico e simbolico e con esso il suo doloroso messaggio, la frattura sarà inevitabile. Potenti tutti i personaggi , eccezionale la loro carica umana a partire dal trittico di famiglia : un padre, una madre, il loro unico figlio, loro e della comunità tutta. Funzionali , misteriose e formative il Rebbe e il pittore anziano. Immancabile la contestualizzazione storico- politica e con essa l’impegno culturale e sociale, imperdibili i riferimenti al mondo dell’arte e della cultura in generale.
    Il romanzo è corposo, tenero e pungente al tempo stesso, doloroso, intimo e prezioso come sa esserlo un rapporto di parentela, ma soprattutto è prezioso perché aprendo il mondo chiuso degli ebrei ortodossi di Brooklyn , facendoci familiarizzare con il loro universo permette di superare le barriere culturali per ribadire l’universalità del sentire umano. È inoltre un’interessante e presumo autobiografica riflessione sulla tensione creativa, sull’essere artista, sul rapporto realtà e rappresentazione, sulla funzione dell’arte, sul rapporto, infine, tra l’artista e le sue opere.

    ha scritto il 

  • 4

    "Può essere contro la Torah dipingere qualcosa di bello ?"

    Arieh Lev è troppo impegnato ad eseguire le disposizioni del suo "Rebbe" per riuscire a seguire la crescita del suo unico figlio Asher .
    Egli è infatti quasi sempre in viaggio per diffondere il Chas ...continua

    Arieh Lev è troppo impegnato ad eseguire le disposizioni del suo "Rebbe" per riuscire a seguire la crescita del suo unico figlio Asher .
    Egli è infatti quasi sempre in viaggio per diffondere il Chassidismo Ladover con altre "Yeshivah" anche in Europa , oltre a quelle già esistenti in America , anche se non manca , quando c'è , di preparargli la spremuta d'arancia ogni mattina e di sentirgli recitare la "Krias Shemà " ogni sera .
    Quindi è assolutamente incapace di capire , né tanto meno di condividere , la straordinaria ed irrefrenabile passione che suo figlio nutre per la pittura , una passione che lo fa vivere in un mondo tutto suo visto con occhi diversi che lui raffigura con disegni creati continuamente anziché dedicarsi alle parole del "Talmud" della "Torah" con quella devozione e quell'attenzione che invece suo padre pretenderebbe .
    E anche la madre Rivkeh , superata faticosamente la malattia nervosa indotta dalla morte del proprio fratello , riesce solo in parte a comprendere le pulsioni del figlio , dedicandosi invece anima e corpo al conseguimento di una laurea per essere di aiuto al marito nella sua opera di proselitismo .
    Cosicché il bambino cresce solo e senza amici , al di fuori dei suoi quaderni pieni delle sue creazioni , avendo come unica compagnia quella di Yudel Krinsky , un ebreo scampato dalla morte in Siberia , col quale ama discorrere nel suo negozio di colori.
    Una storia di formazione , di crescita umana quanto artistica e psicologica , che pone in contrapposizione la potenza della fede con quella dell'arte e che a mio giudizio offre le sue pagine migliori nella seconda e terza parte nello sviluppare l'intenso rapporto che viene a crearsi fra il giovane e lo scultore Jacob Rahn , un chassidim dissidente e non osservante , che lo rende conscio del suo valore avviandolo verso una consacrazione artistica che giungerà finalmente sino all'atto finale del suo definitivo trionfo , ma che segnerà anche il cambiamento totale della vita .
    Un lettura particolare e molto intensa , ricca di interessantissime annotazioni sul mondo dell'arte in generale ed in particolare su alcuni dei più importanti pittori di sempre , che ho apprezzato e che mi ha appassionato , ma che non mi sentirei di consigliare a tutti , non fosse altro che per l'elevato numero di termini ebraici , fortunatamente tradotti nel glossario finale , che vi si incontrano .

    ha scritto il 

  • 4

    Ben scritto, i personaggi sono tratteggiati con molta abilità, traspare tanta forza interiore in alcuni di loro, primo tra tutti il piccolo Asher Lev, che sfiderà genitori, tradizioni, credenza religi ...continua

    Ben scritto, i personaggi sono tratteggiati con molta abilità, traspare tanta forza interiore in alcuni di loro, primo tra tutti il piccolo Asher Lev, che sfiderà genitori, tradizioni, credenza religiosa pur di seguire e studiare la sua passione: l’arte della pittura. Troverà molti ostacoli nel suo lungo cammino, ma anche complici, comprensione, aiuto e, cosa più importante, la dimostrazione che nonostante tutto anche in una comunità ortodossa ebraica c’è tolleranza. Molto belle le figure del padre e della madre che faranno di tutto per comprendere e anche assecondare, fino ad un dato punto, il piccolo Asher. Cercheranno nel contempo di farlo desistere da ciò che lo porterà ad andare contro le radicate tradizioni della comunità in cui vivono e non potranno sopportare l’ultimo “affronto”, e qui sono dalla parte dei genitori, quando le loro immagini saranno raffigurate sul principale simbolo di un’altra religione. E' un libro che non solo ci fa conoscere una dimensione sconosciuta, ma ce la fa anche vivere. Sembra, infatti, di vivere con lui, di respirare l'atmosfera di quella famiglia dalle tradizioni così forti e radicate e così diverse dalle nostre. Sembra di vivere con lui il conflitto che lo pervade: il suo dono e la sua religione che , pur convivendo perfettamente dentro di lui, non possono convivere nel mondo in cui vive. Lo consiglio vivamente soprattutto a chi ha voglia di conoscere altri insospettabili modi di vivere.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ARTE è UNA MENZOGNA CHE CI FA CAPIRE LA VERITA' PABLO PICASSO

    Brooklin comunita Chassidica (ebrei ortodossi)
    Ascher ha pochi anni quando lo conosciamo ed è poco più di un ragazzo quando con in tasca un biglietto aereo per Parigi dal finestrino posteriore del t ...continua

    Brooklin comunita Chassidica (ebrei ortodossi)
    Ascher ha pochi anni quando lo conosciamo ed è poco più di un ragazzo quando con in tasca un biglietto aereo per Parigi dal finestrino posteriore del taxi manda un silenzioso saluto ai genitori che dalla finestra del soggiorno lo guardano partire(messo al bando dalla comunità).In mezzo c'è la storia affascinante di una caparbia irresistibile volonta di dipingere, tutto quello che vede,i sentimenti, le emozioni,tutto diventa disegni,immagini,colore, nessun pezzettino di carta resta inutilizzato ,con orrore e raccapriccio dei compagni durante le lezioni non risparmia quaderni e libri della torah.
    Nella cultura ebraica ostile alla rappresentazione figurativa e che associa la pittura alla tradizione cristiana il dono di Asher è destinato a creare conflitti e rotture.
    Personaggi:
    La pittura: padrona assoluta,forsennata,incatenato al suo volere Asher può solo procedere con egoistica determinazione travolgendo tutto e tutti incontro al suo destino
    La comunita:che allibita, in positivo o negativo assiste alla sua crescita. Dove si cresce sotto lo sguardo costante degli altri,protetti e al sicuro,ma vittime delle rigide gabbie mentali della religione e delle tradizioni.
    il padre: che perso negli obblighi che un presunto Dio gli richiede, non sa capire assolutamente nulla di colui al quale lui stesso ha dato la vita.
    La sofferenza della madre,lacerata tra l'amore per il figlio,quello per il marito e l'obbedienza cui è chiamata dalla fede e dalle sue regole,diventerà il soggetto del capolavoro pittorico di Asher.
    Il Rebbe: capo spirituale assoluto e incontrastato della comunità l'unico a comprendere che Asher non può e non deve essere ostacolato,chiede a Jacob Kahn scultore e pittore da un travolgente talento potente,puro,incorrutibile,a cui lo lega una pluridecennale profonda amicizia nonostante che Jacob abbia abbandonato la religione,di prenderlo come allievo. Quando si vedrà costretto con dolore lo allontanerà da Brooklin.
    La fine è magnifica sconvolgente sublime,vorrei tanto dirla,ma credo che un bel ......% di meraviglia di questo libro sia farsi sorprendereStoria amara,ma non disperata,di solitudine,amore,emancipazione
    Ognuno semplicemente vivendo lascia delle vittime sul proprio cammino,non lo si fa con intenzione,non c'è alcuna volontà di far male.Ma lo si fa.E questa è una storia di molti dolori.
    Amo Chaim Potoc,l' eleganza delle sue critiche,le sue figure femminili,l'affascinante modo di prenderci per mano e condurci alla scoperta della ricchissima,contradittoria cultura ebraica,sospesa tra la cieca obbedienza alla propria storia e timide aperture alla modernità,aprendoci il mondo chiuso degli ebrei ortodossi,facendoci familiarizzare con il loro universo ci permette di superare le barriere culturali.
    Non è finito con "Il dono di Asher" assistiamo al ritorno dopo anni a Brooklin
    Non ho potuto fare a meno di scrivere tanto e me ne scuso.

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante sia permeato di religione (che mal sopporto nella vita), è un ottimo libro.
    Un libro che di dialoghi ne ha, ma ridotti all'osso (il protagonista praticamente si esprime a monosillabi), pred ...continua

    Nonostante sia permeato di religione (che mal sopporto nella vita), è un ottimo libro.
    Un libro che di dialoghi ne ha, ma ridotti all'osso (il protagonista praticamente si esprime a monosillabi), prediligendo l'espressività interiore. Spesso denso ma comunque scorrevole, come mi disse la persona che me lo regalò "ha qualcosa di musicale".
    Pesantemente incentrato sui primi anni di vita del protagonista, dopo accelera (fin troppo) sensibilmente. Il finale (anche se c'è un seguito potrebbe finire qui) è molto potente.

    ha scritto il 

  • 4

    Il tormento di un artista chassid

    Marc Chagall era un pittore ebreo. Lo erano anche Chäim Soutine e Max Liebermann. Così come il nostro Modigliani. E' pur vero che di pittori ebrei, nella storia della grande arte, ce ne sono pochi. Il ...continua

    Marc Chagall era un pittore ebreo. Lo erano anche Chäim Soutine e Max Liebermann. Così come il nostro Modigliani. E' pur vero che di pittori ebrei, nella storia della grande arte, ce ne sono pochi. Il problema è che per lo più gli ebrei osservanti ritengono l'arte solo un mero diletto o un blando passatempo. La stessa identica opinione che ha Aryeh Lev, il padre di Asher Lev. Per questo padre è complicato avere a che fare con un figlio, l'unico figlio, portatore di un talento inusuale come quello del disegno. Perché per Asher Lev disegnare è come respirare. Gli viene naturale e gli è necessario. Non sa farne a meno. Sa parlare più e meglio attraverso i suoi disegni che con le parole. Coi disegni racconta il dolore lacerante di sua madre, i silenzi vorticosi che vive e vede, spiega certa solitudine e raccoglie sogni che non saprebbe spiegare altrimenti. Asher possiede un talento eccezionale, un incanto che dallo sguardo passa attraverso le dita e dalle dita ad una matita e da una matita sul foglio da disegno. Ritrae ciò che vede e ne ricava consolazione, pensiero e spesso tormento...

    Continua qui: http://disquilibri.blogspot.it/2016/03/il-mondo-non-e-leggiadro-il-mio-nome-e.html

    ha scritto il 

  • 5

    “Si è mai sentito di un grande artista che fosse felice?”

    Asher Lev è un bambino che ha un dono prezioso, sa disegnare. Sente il bisogno irresistibile di esprimere le sue emozioni ed i suoi sentimenti attraverso la pittura. Questo sarebbe una cosa pregevole, ...continua

    Asher Lev è un bambino che ha un dono prezioso, sa disegnare. Sente il bisogno irresistibile di esprimere le sue emozioni ed i suoi sentimenti attraverso la pittura. Questo sarebbe una cosa pregevole, se non fosse che è ebreo.

    Il padre è un importante rappresentante della comunità dei Chassidim Ladover di Brooklyn ed è molto religioso e rigoroso applicante degli usi, dei costumi e delle tradizioni. E’ un uomo buono ma di vedute ristrette, vede l’arte come qualcosa che distoglie l’attenzione dalle cose importanti, che lui pensa siano solo la religiosità, lo studio, la preghiera. Un uomo che, attento solamente a soddisfare gli obblighi che Dio sembra avergli richiesto, non è in grado di capire chi lui stesso ha generato.

    Asher, che racconta la sua storia in prima persona, passa quindi la sua infanzia combattuto tra il suo bisogno di esprimersi con l’arte e le limitazioni imposte dal suo credo religioso che condanna l'arte figurativa in quanto contraria a Dio.

    Fino a quando incontra un mentore che gli fa capire che l’arte non può che essere libera, altrimenti è solo propaganda. E che:

    "ogni grande artista è un uomo che si è liberato della sua famiglia, della sua nazione, della sua razza. Ogni uomo che ha mostrato al mondo la via alla bellezza, alla vera cultura, è stato un ribelle, un "universale" senza patriottismo, senza casa, che ha trovato la sua gente in ogni dove"

    Un artista non può avere paura di mostrarsi; deve liberarsi degli ormeggi, delle costrizioni, degli obblighi, delle tradizioni. Deve essere libero di innovare. Anche se questo gli causa sofferenza. E in effetti, “si è mai sentito di un grande artista che fosse felice?"

    In tutta la prima parte del libro assistiamo al continuo tentativo di condizionamento del ragazzo: mio padre faceva così e il padre di mio padre faceva così. Non ti vergogni a dire cosà? Cosa direbbe tuo padre se ti sentisse? Cosa penserebbe tuo padre se ti vedesse? Tuo padre è un grand’uomo; cosa ha fatto per meritarsi un figlio come te? "Asher, onorare tuo padre è uno dei Dieci Comandamenti"

    “Il mio nome è Asher Lev” risponde Asher. Che significa che lui è un’altra persona. Che significa affermazione dell’Io. Che siamo tutti diversi; che tutti dobbiamo trovare la nostra strada. Che non esistono strade prefissate. Che dobbiamo affermare con forza la nostra individualità, evitando di cedere ai condizionamenti. Anche se così facendo finiamo per ferire chi più amiamo. Ognuno vivendo afferma il proprio io e lascia vittime sul proprio cammino, anche senza volerlo.
    Molto simile, sotto certi punti di vista, al concetto di tradimento espresso da Oz in Giuda, l’innovazione, il cambiamento, visto come tradimento dei valori del passato.

    Il libro parla anche diffusamente di arte, del concetto di arte in senso lato. L’arte non è tecnica, ma una trasposizione fedele del mondo interiore dell’artista. Dovendo quindi guardare dentro di sè, l'artista non può essere limitato da una qualsivoglia ideologia, ma deve guardare tutto e rappresentarlo senza filtri, senza limiti, senza condizionamenti. L'arte deve mostrare le cose per come sono, non deve allietare, né convertire, né convincere.

    "La vera arte è in stretto rapporto con il dolore. Causa dolore, mostra il dolore. Crocifigge."

    Deve provocare reazione, deve urticare, non deve blandire. Ritorna il concetto appena visto nell’Orfeo di Powers: “Lo scopo della musica non è commuovere gli ascoltatori? No. Lo scopo della musica è svegliare gli ascoltatori. Significa imparare che cosa ripudiare e quando”

    Tanti spunti di riflessione, quindi, in questo libro: assecondare o no la via che i figli vorranno intraprendere? Fino a che punto è corretto il rispetto delle tradizioni? E’ sempre giusto non seguire le orme dei padri? E’ giusto credere “ciecamente” in qualche religione? Qual è il rapporto tra arte ed artista?

    E inoltre: i rapporti tra ebraismo e rappresentazione artistica, tra ebraismo e cattolicesimo, l’importanza al negativo della crocifissione nella religione ebraica (Gesù è stato crocefisso dai romani e da quel momento milioni di ebrei sono morti).

    Credo che quello che Potok ci abbia voluto dire nel libro è di aprire la mente, sforzarsi con umiltà di comprendere i punti di vista altrui ma alla fine pensare sempre e comunque con la nostra testa.

    Un grande, splendido libro, interessante, ben scritto, denso, scorrevole, profondo, con personaggi magnificamente caratterizzati.

    ha scritto il 

  • 4

    Intriso di religione fino al midollo, in modo quasi soffocante e inconcepibile per me, ma giustissimo per il libro in questione. La trama è in apparenza semplice: un bambino ebreo ortodosso di Brookly ...continua

    Intriso di religione fino al midollo, in modo quasi soffocante e inconcepibile per me, ma giustissimo per il libro in questione. La trama è in apparenza semplice: un bambino ebreo ortodosso di Brooklyn che - in una realtà tradizionalmente ostile alla rappresentazione figurativa - ha ricevuto in dono un immenso talento per la pittura e per quel dono è pronto anche a perdere l'appoggio della sua famiglia. Ma nel libro c'è molto di più: è un libro che parla di genialità, dolore e solitudine. Parla del conflitto tra generazioni, del tentativo di conciliare mondi in apparenza inconciliabili, della ricerca della propria strada e di tutta la sofferenza che questo può portare.

    Allora sii un grande artista, Asher Lev; quella sarà l'unica giustificazione per tutto il dolore che causerai.

    ha scritto il 

  • 3

    "Tutto è nelle mani del cielo tranne il timore del cielo.... Il Padrone dell'Universo ci dà qualche barlume solo qualche barlume, tocca a noi aprire bene gli occhi"
    "Possibile che sia tramandato nelle ...continua

    "Tutto è nelle mani del cielo tranne il timore del cielo.... Il Padrone dell'Universo ci dà qualche barlume solo qualche barlume, tocca a noi aprire bene gli occhi"
    "Possibile che sia tramandato nelle generazioni qualcosa di indistinto che prende vita in ogni individuo nel momento più adatto per lui?"

    ha scritto il 

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