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Il mio nome è Asher Lev

Di

Editore: Garzanti Elefanti

4.4
(692)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 317 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8811667585 | Isbn-13: 9788811667582 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Traduttore: Donatella Saroli

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
I ed. giugno 1996.
III ed. novembre 1999.

Asher Lev, un bambino di Brooklyn, ha la pittura nel sangue. Tutto nelle sue mani diventa disegno, immagine, colore: la casa, la madre, il padre, gli amici, la strada. Ma in una cultura come quella ebraica, tradizionalmente ostile alla rappresentazione figurativa, la vocazione di Asher è destinata a creare difficoltà e discussioni, e alla fine una drammatica rottura. Asher incontra un maestro, va in Europa, a Firenze, Roma, Parigi... Quando torna a New York, è ormai un pittore affermato. Decide di misurarsi con un tema fondamentale nella storia della pittura, la Crocifissione, scatenando un nuovo conflitto con il padre e con il suo ambiente d'origine.
In Il mio nome è Asher Lev, Potok continua ad affrontare le tematiche dei suoi grandi romanzi: il confronto tra la modernità e la tradizione, il rapporto tra la fede e l'arte, il contrasto tra l'individuo e i diversi gruppi di cui fa parte, per nascita o per scelta.
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  • 4

    Insalatona - 30 ago 15

    Altro bello e piacevole libri letto in questo febbraio in cui si è tornati a prendere in mano non dico dei classici, ma sicuramente dei libri sapienti, sempre sotto la guida delle scrittura delle mie ...continua

    Altro bello e piacevole libri letto in questo febbraio in cui si è tornati a prendere in mano non dico dei classici, ma sicuramente dei libri sapienti, sempre sotto la guida delle scrittura delle mie libropeute di “Curarsi con I libri”. Ed altro libro che, praticamente, si svolge come una potente biografia, anzi auto, visto che viene narrato in prima persona appunto da Asher Lev. Un ebreo, come dice chiaramente il nome. Non solo. Un ebreo chassidico, seguace dei dettami del riverito (e forse santo) rabbino polacco del 1700 Israel ben Eliezer. Ed anche di più, perché scritto da Herman Harold Potok, che assunse lo pseudonimo di Chaim (che significa “vita” in ebraico) e che, oltre ad essere uomo di lettere, fu anche un rabbino statunitense (fu, che purtroppo morì di tumore nel 2002 all’età di 73 anni). Forse più noto per il suo primo libro (“Danny l’eletto”) che io non ho letto, Potok imbastisce qui una trama forse scarna di avvenimenti, ma piena di interrogativi intellettuali, quelli che bene o male hanno fatto da corona a tutta la sua vita. Al centro il contrasto, forte ed insanabile, tra vocazione (o dono superiore) intellettuale e religione. Anche lo scrivere non è tra gli elementi di forza del pensiero chassidico (anche se devo confessare di aver letto di cosa tratti questa corrente ebraica ma di non averla capita fino in fondo), e Potok risolse il suo dramma interiore relegando la scrittura al tempo altro cui non dedicava la sua vita pubblica di rabbino. Qui, con il suo alter-ego Asher Lev, tenta di portare fino in fondo questa contraddizione, provando a vedere cosa succede facendo la scelta opposta. Asher è dotato, fin da piccolo, di una spiccata capacità di disegnare, e per buona parte del libro cerca di descrivere le sue sensazioni visive, il suo modo di cercarne la trasposizione in un mondo bidimensionale (la carta, la tela, i colori; come rendere il freddo del ghiaccio siberiano ad esempio, cercando di far arrivare all’osservatore l’angoscia di chi viene relegato in Siberia come ergastolano per motivi religiosi?). Ma il grande cruccio, il grande dilemma, è che Asher vive all’interno di una comunità chassidica di ebrei fuoriusciti russi, ora residenti a Brooklyn. Dove suo padre è uno dei più stretti collaboratori del capo della comunità. E per la comunità, il padre lavora, viaggia in America, si trasferisce per anni in Europa. Per cercare di diffondere e difendere il credo chassidico. E tutta la sua vita è improntata n questa direzione, così come quella di suo padre e del padre di suo padre. E la pittura non è contemplata come espressione consentita. Non che non si possano dipingere Abramo e calendari sacri. Non è concepita la pittura come espressione dei sentimenti, tanto quanto non sembra possibile o ipotizzabile esprimere comunque sentimenti. Certo, sembra almeno, rispetto ad altri elementi ebraici noti, il seguace chassidico è meno “triste”. Anche la vita è un dono di Dio, e va vissuta con gioia, anche cantando (e spesso si canta durante le festività). Ma la più alta forma di vita è quella dedicata a proteggere gli altri ebrei, a leggere la Torah, ed a santificare le feste, in particolare il Sabato. Asher è stritolato tra il suo dono e l’amore verso il padre. In tutto ciò non bilanciato dalla madre, che vuole bene ad entrambi, ma che non riesce a trovare il modo di farli comunicare. Sarà il capo della comunità a proporre una soluzione, affidando l’educazione a Jacob un membro della stessa un po’ ai bordi, ma che è un grande artista, che ha dipinto con Picasso al Bateau Lavoire (ed io ricordo ancora la bellissima piazzetta Émile-Goudeau a Montmartre). Jacob insegna realmente ad Asher come utilizzare la sua arte, e lo mette in contatto con i mercanti d’arte. Bello è tutto l’apprendistato del giovane, i suoi tentativi. Ed il successo della sua prima mostra, dove la sua comunità non va perché espone dei nudi (vedi sotto il bel commento). Quindi Asher va anche a lungo in Europa, soprattutto a Firenze e Parigi, dove si immerge nei doni dei quadri e delle sculture che vi sono in quantità (stupenda la descrizione della scoperta della Pietà di Michelangelo). Qui fa l’ultimo passo e balzo in avanti. Passo che si preannunciava sin dall’inizio, quando, oltre alla Torah, Asher andava guardando i quadri dei musei newyorkesi, soprattutto quelli della Crocefissione di Gesù. Qui bisogna fare un inciso di carattere storico atto ad una migliore comprensione del racconto: da un lato, ci si narra che il nonno di Asher venne ucciso da un cristiano in tempo di Pasqua, dall’altro non si narra, ma si da per scontato da parte di Potok visto la sua storia personale, come la setta chassidica nacque in un momento di grande fermento religioso nell’ebraismo dovuto alla vicenda settecentesca dei falsi messia Sabbat Zevi e Jacob Frank, e soprattutto della conversione dei frankisti al cristianesimo. Motivo questo che rende l’ebreo chassidico particolarmente sensibile al motivo di Gesù e della croce. Comunque Asher a Parigi dipinge il suo capolavoro, intitolato “Crocefissione a Brooklyn”, dove, inserite in serti crocefiggenti, ritrae tutto il dolore di sua madre, di suo padre ed anche suo per tutti i contrasti personali e religiosi avuti nella loro vita. Il quadro avrà un enorme successo nella mostra di Asher Lev, ma segnerà la rottura definitiva con il padre, ed il suo esilio in Francia da parte della comunità. Che rispetta il dono, ma solo lontano da sé. In fondo, ripensando al libro è quasi più denso di cose rispetto a come mi era scorso sotto gli occhi. Ma tutto, e Potok lo rende magistralmente, all’interno di quel conflitto, in cui Asher sente di avere il dono, ma non se la sente, non vuole, (e non lo farà) allontanarsi dalla religione e dalle pratiche chassidiche. Un bel libro di idee, ben scritto, che pone domande. E quando un libro fa riflettere raggiunge un altro dei suoi nobili scopi. Bello, infine, lo scorrere della Storia in sottofondo, che il nostro pittore nasce nel 1943, e percorre, da ebreo, tutti gli avvenimenti di 25 anni di storia (la rinascita post-bellica, la morte di Stalin, l’ascesa di Kennedy, fino all’alluvione di Firenze). Insomma, un libro da leggere e da discutere.
    “È un uomo testardo. Essere testardi è allo stesso tempo una debolezza e una forza.” (235)
    “- Asher, sono tuo padre, sono un uomo sufficientemente intelligente. Dimmi qual è la differenza tra una donna nuda ed un nudo. – Una donna nuda è una donna senza vestiti. Un nudo è una visione personale dell’artista di un corpo senza vestiti.” (258)

    ha scritto il 

  • 5

    Cosa aggiungere alle recensioni (favorevoli) già inserite? È bellissimo! Certo è difficile capire fino in fondo la Sua religione, l'accettazione alla pittura del figlio ( perfino ai nudi) ma lo sdegno ...continua

    Cosa aggiungere alle recensioni (favorevoli) già inserite? È bellissimo! Certo è difficile capire fino in fondo la Sua religione, l'accettazione alla pittura del figlio ( perfino ai nudi) ma lo sdegno della raffigurazione della Crocefissione....Un arricchimento culturale per chi, come me, è attratto dalla conoscenza di quella Religione. Potok ha una capacità narrativa eccezionale e le scene si snodano come in un film, complimenti anche alla traduzione. È il secondo che leggo, non vedo l'ora di acquistare gli altri. Grazie anobiani, consigli sempre molto preziosi.

    ha scritto il 

  • 5

    La tensione tra il mondo asfittico e dogmatico degli ebrei hassidici e il libero, liberare e aperto ambiente americano, il conflitto tra padri e figli, il rapporto tra un artista e la sua opera, tra l ...continua

    La tensione tra il mondo asfittico e dogmatico degli ebrei hassidici e il libero, liberare e aperto ambiente americano, il conflitto tra padri e figli, il rapporto tra un artista e la sua opera, tra l’ispirazione potente e l’impossibilità di controllarla. Potok ci regala un libro intenso e “violento” in cui sono gli antipodi a restituire l’essenza delle cose, in cui la società e la religione, le tradizioni e i costumi si fondono in modo indissolubile con le sfumature dell’animo umano.
    La storia del bambino Asher Lev, figlio unico di una famiglia che vive e lavora per il Rabbe e ha modellato la propria vita sugli orizzonti della comunità è la storia dello stesso Chaim Potok, figlio di ebrei polacchi hassidici ed educato nella stretta osservanza della tradizione Lubavitch. Potok si ribellerà alla famiglia, che avrebbe voluto farne un collaboratore del Rabbe così come lo erano stati il padre e il nonno, per diventare scrittore così come Asher seguirà la strada della pittura. Ribellarsi al proprio destino è semplicemente ineluttabile: una scelta che Asher non compie ma che il suo talento gli impone.
    Ci sono le rigide gabbie fisiche e mentali della tradizione e della religione e c’è la natura del singolo uomo. C’è la storia dell’americanizzazione degli ebrei e della loro influenza sulla cultura americana. Tutto mescolato in modo perfetto grazie a una scrittura evocativa e potente, che riesce a restituire ogni cosa alla sua realtà e natura, senza infingimenti o perbenismi di sorta.
    Un libro che si ama e non si dimentica, che turba e intenerisce. Un libro che fa riflettere e conoscere. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 1

    troppo pesante

    Sicuramente molto interessante per conoscere gli usi e il modo di vivere degli ebrei ortodossi però ho fatto troppa fatica a leggerlo nonostante le meravigliose recensioni ho deciso di abbandonarlo a ...continua

    Sicuramente molto interessante per conoscere gli usi e il modo di vivere degli ebrei ortodossi però ho fatto troppa fatica a leggerlo nonostante le meravigliose recensioni ho deciso di abbandonarlo a tre quarti di lettura
    Assolutamente troppo prolisso e pesantissimo : peccato

    ha scritto il 

  • 5

    Chaim Potok: I bow before you.

    There are books you wish they'd never end. There are books that can't be given just 5 stars. There are books that are so enlightening, that is difficult to read something after them. There are books t ...continua

    There are books you wish they'd never end. There are books that can't be given just 5 stars. There are books that are so enlightening, that is difficult to read something after them. There are books that will mark your life and stay with you for ever. Asher Lev is definitely one of them. I'm so lucky I've been recommended this book and I'll be eternally grateful to the person who recommended it to me. A book about self research, compromise with the world around you until you face reality: to become who you are, you can't make any compromise more.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo nuovo personaggio di Potok, Asher Lev,un ragazzino di 10 anni, è molto diverso dal Reuven conosciuto in Danny l'eletto o nelLa scelta di Reuven. Gli manca quella calma legata alla volontà di be ...continua

    Questo nuovo personaggio di Potok, Asher Lev,un ragazzino di 10 anni, è molto diverso dal Reuven conosciuto in Danny l'eletto o nelLa scelta di Reuven. Gli manca quella calma legata alla volontà di bene, alla pace interiore raggiunta, alla razionalità del bene. Qui troviamo un protagonista umorale, emotivo, legato con un nodo scorsoio a una famiglia chassidica di bravissime persone, buone ma di vedute ristrette, di orizzonti inesistenti, castranti per l'artista in erba, fonti di continue angosce per il figlio. Asher assomiglia un po' a Danny nel rapporto tormentato con la famiglia, soprattutto con il padre. L'ansia continua per i genitori è in un certo senso all'origine anche del dono di Asher, quello dell'arte, della pittura. Nel romanzo Potok parla diffusamente del rapporto di Asher con la pittura e della sua idea di arte. Bellissime le pagine che descrivono il rapporto con l'artista Jacob Kahn, suo maestro. Arte non è tecnica, non è stile. Nel quadro l'artista deve trasporre il suo mondo interiore con assoluta fedeltà e verità. Interessante il discorso sulla verità: sul non poter aver paura, sul dover svelare a un mondo ammantato di ipocrisia qualcosa che lui non ha gli occhi per vedere. Chi cerca solo un buon risultato formale non è un artista, ma una puttana. Perciò, dovendo guardare negli occhi la vita e la morte, dovendo guardare dentro di sè, l'artista non può essere limitato da un'ideologia per quanto buona. Deve guardare tutto, deve mostrare tutto senza filtri, senza limiti. Porsi un obiettivo di convertire il mondo, di allietare il mondo sarebbe una forma di prostituzione dell'arte. L'arte deve aprire una finestra, mostrare le cose per come sono, non allietare, nè convertire. Cercare la verità vuoi nella soggettività dell'artista vuoi nel mondo.
    "Avrebbe fatto differenza per qualcuno al mondo che io provassi un senso di incompletezza di fronte a quel quadro? A chi sarebbe importato del mio tacito grido di frode? Solo Jacob Kahan e forse uno o due altri avrebbero percepito l'incompletezza. E anche loro non avrebbero mai potuto sapere quanto incompleto fosse realmente, perchè di per sè era un buon quadro. L'avrei saputo soltanto io.Ma lasciarlo incompleto avrebbe fatto di me una puttana. Avrebbe reso più facile in futuro lasciare il lavoro incompleto. Avrebbe reso sempre più difficile disegnare con quell'in più di dolore nello sforzo creativo che sempre costituisce la differenza tra integrità e inganno."
    La vera arte è in stretto rapporto con il dolore. Causa dolore, mostra il dolore. Crocifigge.
    La ricerca artistica non può essere solo ricerca formale ma deve essere ricerca formale allo scopo di esprimere e mostrare il dolore com'è, di rendere visibile la propria interiorità in modo onesto. Una ricerca non solo nella superficie ma anche nello spessore, cioè nella verità delle cose.
    La sofferenza di Asher in famiglia è necessaria perchè è il motore della sua arte, le dà forza.
    Io credo che le stesse considerazioni siano valide per qualsiasi espressione artistica, anche per la letteratura. Sicuramente nei romanzi di Potok si coglie questo desiderio di verità sia assoluta che soggettiva. La sua arte ci mostra la sua intima e vera visione del mondo arricchendoci.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia pregna di pittura ed ebraismo, e del sempre difficile rapporto padre e figlio. Ma il libro procede per la prima metà con una lentezza esagerata, per poi proseguire un po' più celermente ...continua

    Una storia pregna di pittura ed ebraismo, e del sempre difficile rapporto padre e figlio. Ma il libro procede per la prima metà con una lentezza esagerata, per poi proseguire un po' più celermente nella seconda parte; ma ritmo a parte non sono proprio riuscito a coinvolgermi nella lettura di una storia che già all'inizio lascia intuire che la vera protagonista è l'incomunicabilità.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'infanzia solitaria e dolente, un'adolescenza tribolata e sempre più sofferente. Il dono che Asher ha avuto in sorte e che cresce di pari passo alla sua età non può portarlo altro che fuori dalla su ...continua

    Un'infanzia solitaria e dolente, un'adolescenza tribolata e sempre più sofferente. Il dono che Asher ha avuto in sorte e che cresce di pari passo alla sua età non può portarlo altro che fuori dalla sua comunità e lontano dalla famiglia, ma lui non ha dubbi nell'accettarlo e perseguire la sua realizzazione di artista. Alla fine del libro egli è così centrato sullo scopo da apparire quasi persecutorio nei confronti dei genitori. Se il dono è insito nella sua natura, il carattere è stato scolpito ad immagine e somiglianza chassim. Belli tutti i personaggi che ruotano intorno alla vita di Asher, grande capacità descrittiva, un libro che ti prende e ti porta via lontano.

    ha scritto il 

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