Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il mio nome è Victoria

Di

Editore: Corbaccio

3.9
(104)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 216 | Formato: Altri

Isbn-10: 8863800227 | Isbn-13: 9788863800227 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Bogliolo

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

Ti piace Il mio nome è Victoria?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Nel 1977 i genitori di Victoria furono sequestrati dai militari argentini. Mentre il padre fu subito ucciso, si consentì alla madre, incinta di cinque mesi, di partorire prima di essere giustiziata. Victoria fu data in adozione a una famiglia vicina al regime, dove crebbe con il nome di Analia, ignara della sua storia. Fino a che l'associazione delle nonne di Plaza de Mayo non la individuò come la "nipote numero 78". Così, a ventisette anni, nel 2005, la sua vita subisce una svolta sconvolgente. La sua identità è a pezzi e le tocca in sorte di "nascere" una seconda volta, figlia di altri genitori, orfana, consapevole del male che ha subito e che con lei hanno subito migliaia di giovani della sua generazione. Ma recuperato il nome che sua madre aveva scelto per lei, Victoria, saprà anche superare la crisi.
Ordina per
  • 2

    L'argoento è serio, il coinvolgimento morale pure. Ma lo mollo lo stesso, vagamente afflitta da sensi di colpa. La scrittura così emotiva (e purtroppo piena di cliché) non si accquaglia con me. Simpatizzo profondamente con tutti i parenti dei disaparecidos, però.

    ha scritto il 

  • 5

    Come al solito si arriva a conoscere la storia recente di un paese come l'Argentina leggendo un libro come questo. Gli accenni ai più recenti governi che hanno portato il paese di Victoria alla bancarotta mi hanno fatto pensare a quello che abbiamo subito noi negli ultimi 17 anni. Speriamo di usc ...continua

    Come al solito si arriva a conoscere la storia recente di un paese come l'Argentina leggendo un libro come questo. Gli accenni ai più recenti governi che hanno portato il paese di Victoria alla bancarotta mi hanno fatto pensare a quello che abbiamo subito noi negli ultimi 17 anni. Speriamo di uscirne un po' meglio di quanto non siano usciti loro!!

    ha scritto il 

  • 5

    Anis/Victoria è una sola persona ..... ma ad un certo punto non potrà più esserlo. Non dopo aver scoperto di essere figlia di desaparecidos e di essere stata cresciuta da un ex militare fedele al regime che torturò ed uccise i suoi genitori. La dolorosa scoperta di questa ragazza nata alla fine d ...continua

    Anis/Victoria è una sola persona ..... ma ad un certo punto non potrà più esserlo. Non dopo aver scoperto di essere figlia di desaparecidos e di essere stata cresciuta da un ex militare fedele al regime che torturò ed uccise i suoi genitori. La dolorosa scoperta di questa ragazza nata alla fine degli anni '70 in Argentina, gli anni della cosidetta "Guerra Sucia". Scoperta che aprirà un dramma personale non indifferente e difficile da superare. Il dramma di scoprire le sue origini, ma anche il dramma di far convivere i sentimenti di affetto verso coloro che - pare incredibile - l'hanno cresciuta con amore con l'orgoglio per le sue origini.

    ha scritto il 

  • 3

    Analìa è una ragazza argentina, politicamente impegnata nella protezione dei diritti umani, di buona famiglia, figlia di una casalinga e di un ex militare. La sua vita è piena di impegni, tra l'università e le associazioni di cui fa parte, fino al momento in cui una notizia trasformerà un giorno ...continua

    Analìa è una ragazza argentina, politicamente impegnata nella protezione dei diritti umani, di buona famiglia, figlia di una casalinga e di un ex militare. La sua vita è piena di impegni, tra l'università e le associazioni di cui fa parte, fino al momento in cui una notizia trasformerà un giorno normale nel giorno più brutto della sua vita.

    Un giorno di rivelazioni sconcertanti che dilanieranno lei e la sua famiglia e porteranno alla nascita, dolorosa e violenta di Victoria.

    E' un racconto di vita vera, una vita alla ricerca di una verità che in tanti vogliono sepolta, che la protagonista ci fa vivere senza abbellimenti e senza sovrastrutture, senza piangersi addosso e senza ricavare spettacolo dal proprio dolore. Sono tante le emozioni che rifiuta di dare in pasto al pubblico, tanti i dialoghi che rimarranno segreti tra lei e le persone coinvolte.

    E' una storia triste ma nello stesso tempo raccontata in maniera quasi asettica, priva delle emozioni che si intuiscono soltanto.

    E' anche la storia, a volte nascosta, altre no, di circa 500 ragazzi argentini, figli degli oltre trentamila desaparecidos della dittatura militare, a cui è stata rubata l'identità, la storia e la famiglia d'origine.

    A parte il racconto principale, quello che mi ha colpito di più è il contesto storico in cui si svolge tutto, che poi ha portato alla terribile crisi argentina: un presidente incapace a tutto se non a fare il playboy, invidiato dalla maggioranza degli argentini che continuava a votarlo nonstante le accusa, provate, di corruzione sua e dei suoi collaboratori, una serie di leggi ad personam per proteggere sè stesso ed i ciriminali che lo circondavano, una modifica alla costituzione per farsi rieleggere più volte, gli scandali sessuali ecc...

    Mi fa venire in mente qualcosa/qualcuno.

    (Speriamo bene, ma come si dice da noi chi visse sperando morì cacando non si può dire.)

    Il libro è bello, ma non una lettura leggera; ho dato solo tre palle perchè, comprendo che volutamente le emozioni sono eliminate dal contesto in modo che rimangano solo i fatti, una storia così, avrebbe potuto essere più coinvolgente, anche se mi rendo conto che non è un romanzo e che Victoria Donda non è una scrittrice.

    http://readergonewild.blogspot.com/2011/09/il-mionome-e-victoria-victoria-donda.html

    ha scritto il 

  • 4

    in realtà il voto sarebbe più basso perché lo stile narrativo non m'è piaciuto proprio per nulla...si va dalle eccessive ripetizioni del medesimo concetto all'inserimento di episodi che nulla aggiungono alla vicenda e anzi, la appesantiscono e rendono l'autrice eccessivamente leziosa.


    Però ...continua

    in realtà il voto sarebbe più basso perché lo stile narrativo non m'è piaciuto proprio per nulla...si va dalle eccessive ripetizioni del medesimo concetto all'inserimento di episodi che nulla aggiungono alla vicenda e anzi, la appesantiscono e rendono l'autrice eccessivamente leziosa.

    Però non è un libro che va letto per passare del tempo, non è un giallo in cui l'assassino viene svelato presto e male. Si tratta di una vicenda vera e tragica, che forse in questa sua dimensione più "romanzata" (perché è indubbio che questo non sia l'unico libro al mondo che affronta la questione) può catalizzare l'attenzione anche di coloro che non sapevano nulla di quanto successo nell'Argentina a cavallo degli anni 70-80...e che come si vede qui continua a produrre drammi personali.

    Quindi un 4 stelle per l'intenzione, per l'effetto non secondario del far conoscere una pagina nera della storia contemporanea.
    Sarebbero (per me) un due stelle abbondanti per il contenitore, ma un 5 stelle per il contenuto.
    Va bene così, dai.

    ha scritto il 

  • 4

    ci sono alcuni libri di cui non so dare giudizi del tutto obiettivi, perché hanno la capacità di far risuonare corde sentimentali recondite e dolorose. Qualche titolo recente: "Come mi batte forte il tuo cuore" (Tobagi) e "Chiedo scusa" (Abate e Mastrofranco).


    mi piace pensare che non pos ...continua

    ci sono alcuni libri di cui non so dare giudizi del tutto obiettivi, perché hanno la capacità di far risuonare corde sentimentali recondite e dolorose. Qualche titolo recente: "Come mi batte forte il tuo cuore" (Tobagi) e "Chiedo scusa" (Abate e Mastrofranco).

    mi piace pensare che non possa essere altrimenti, quando la letteratura attinge a piene mani alla vita, e quando chi narra ha attraversato notti profonde come la morte per risalire in cima e poterle raccontare.

    Victoria Donda è nata nel 1977 all'ESMA, la scuola militare argentina tristemente nota per essere stata campo di concentramento e, tra l'altro, un improvvisato "reparto maternità" ove le detenute - future desaparecidas - alla fine degli anni Settanta hanno dato alla luce figli che non avrebbero mai più visto. Migliaia di questi bambini, prima o dopo le atroci morti dei genitori, sono stati stati "offerti in dono" a coppie di militari o a simpatizzanti del regime, che li hanno consapevolmente allevati come propri.

    Le Nonne di Plaza de Mayo, con lunghissime e travagliate battaglie legali, hanno restituito ad alcuni di questi la propria identità, ricucendo i lembi della memoria e dando un senso al sacrificio dei figli scomparsi per la libertà e la democrazia.

    Victoria Donda è la più giovane parlamentare argentina ed è stata una di questi bambini "appropriati". Ha vissuto per quasi trent'anni del tutto inconsapevole delle proprie origini, delle reali vicissitudini della famiglia biologica e della vera condotta tenuta dalla famiglia in cui è cresciuta.

    Victoria racconta la sua formazione dall'infanzia e adolescenza, vissute sotto il nome e l'identità di Analìa, per poi proseguire con la "seconda nascita" nel proprio vero nome, che condurrà ad un'esistenza da trascorrere in difesa dei valori per cui si sono sacrificati i genitori biologici.

    Da quel che emerge in questa autobiografia, Victoria non è una donna divisa a metà, né una posticcia ricucitura tra due esistenze antitetiche. Tuttavia non sarebbe giusto neppure definirla una donna pacificata. Quel che emerge dalle pagine è un individuo consapevole che ha accettato il proprio destino nel modo meno doloroso possibile: optando cioè per l'attivismo politico e sociale. Il valore aggiunto della lotta di Victoria Donda è nell'origine delle proprie convinzioni, interamente maturate in proprio, senza cioè l'intervento della famiglia di origine (di cui non sapeva alcunché all'inizio della militanza, e per buona parte di essa), né tantomento dei propri genitori adottivi (anzi, con loro esplicito dissenso).

    Due elementi mi hanno in particolare colpita, ed entrambi hanno a che fare con l'umanità fragile dell'autrice/protagonista. Uno di questi è stato il coraggio di ammettere l'affetto e attaccamento nutrito nei confronti della famiglia di approdo, ancorché illegittimo e frutto di atti criminosi. Victoria non smette di amare Raul e Graciéla nemmeno quando il padre "adottivo" cade in disgrazia e tenta il suicidio, in quanto - poiché è un ex militare al servizio della dittatura - molti anni dopo la caduta dei generali viene processato per complicità con gli orrori del passato.

    Ancora più dolorose sono le pagine in cui Victoria afferma che uno dei più grandi dolori derivati dalla "desaparicion" dei suoi genitori è la falsificazione dell'anno di nascita, che l'ha resa legalmente più giovane di due anni rispetto alla reale età biologica. Molto significativa è la descrizione dello sgomento provato all'ingresso nell'adolescenza, alla constatazione di un'indubbia precocità di mente e di corpo rispetto ai coetanei, dato di fatto che all'epoca non trovava adeguata spiegazione.

    Lo stile dell'autrice non è perfetto; la narrazione appare piena di ripetizioni e talvolta piuttosto ingessata ed enfatica, specialmente quando si parla di attvità politica e, ovviamente, del ruolo svolto in qualità di membro del Parlamento argentino. Al contrario, le pagine sulle proprie vicissitudini interiori sono toccanti ed empatiche, compensando così la retorica di altre parti dell'autobiografia.

    Un libro molto bello, la storia di una vita molto bella - nonostante tutto, o forse proprio per questo.

    ha scritto il 

  • 3

    RACCONTARE, RESISTERE

    Avere 27 anni e, da un giorno all’altro, sentirsi riversato addosso il carico di un passato violento. Come la materializzazione fisica di un incubo collettivo. Credere di sapere tutto di sé stessi, della propria storia personale, della propria vita, del proprio stare al mondo, delle scelte e dell ...continua

    Avere 27 anni e, da un giorno all’altro, sentirsi riversato addosso il carico di un passato violento. Come la materializzazione fisica di un incubo collettivo. Credere di sapere tutto di sé stessi, della propria storia personale, della propria vita, del proprio stare al mondo, delle scelte e delle ragioni politiche. Coscientizzare l’estraneità alle cose circostanti, rendersi conto di avere indosso una mimetica politica ereditata da genitori morti per un ideale e non sapersela spiegare alla luce dell’appartenenza della famiglia poi rivelatasi di adozione. Avere stampati addosso, sulla pelle mulatta, occhi ed espressioni come un marchio a fuoco, sinonimi viventi di un essere preciso, ricco in sé, cablato indelebilmente su nomi e cognomi che il tempo ha nascosto al di sotto della menzogna storica, della falsa appartenenza, venduto alla dittatura militare come la dignità di un popolo intero, quello argentino. Poi, casualmente, d’un tratto, avere gli occhi aperti. La tirannia che sfonda le spranghe dell’ingresso principale e ne entra senza chiederne il permesso, la morte come status permanente ed ineluttabile della storia personale. Occhi colti nell’attimo di una fotografia che diventano occhi di madre e di padre. I tratti essenziali della vita di Victoria Donda, divenuta nel 2007 la più giovane parlamentare argentina, sono questi. Martellanti, profondi, ripetuti, incalzanti. Anno dopo anno, esperienza dopo esperienza, pagina dopo pagina, Victoria la ragazza, più ancora che Victoria la parlamentare, si fa sommergere e vi si lascia spesso sovrastare. Appaiono sotto forma di dubbi, domande cui cerca di dare risposta per scoprire sé stessa. Al testo, edito da Corbaccio, la Donda affida le tappe del suo passato tormentato: il progresso itinerante che l’ha costretta a nascere sotto dittatura, strappata alla madre dopo due settimane appena; a subire passivamente ed inconsciamente il cambio di nome, da Victoria, simbolo vivente di una madre resistente che affida all’eredità dell’anagrafe la tenacia dell’ideale anti fascista, ad Anania; sino alla scoperta, alla maturazione della consapevolezza di essere la “nipote numero 78”, rintracciata dalle Nonne di Plaza de Mayo. Con essa, montano in Victoria emozioni e delusioni, scompaiono i sorrisi e compaiono le problematicità. E mentre si disvelano le verità, mentre la crudeltà della vita prende il posto della sicurezza timida, si scoperchia il vaso di colpevoli e deferenti. Attorno a quest’universo putrido, il fetido marcire della tortura, delle connivenze politiche, di colpevoli incolpevoli, della politica come forma di dominio dell’uomo sull’uomo. Quella che Victoria, raccontando, resistendo, ha voluto combattere.

    LINK:
    - http://www.statoquotidiano.it/09/10/2010/macondo-la-citta-dei-libri-3/35603/
    - http://radicaliliberi.wordpress.com/2010/08/04/209/

    ha scritto il