Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il mio ricordo degli eterni

Autobiografia

Di

Editore: Rizzoli (Saggi italiani)

3.7
(27)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817049654 | Isbn-13: 9788817049658 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biography , Philosophy

Ti piace Il mio ricordo degli eterni?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Un bambino di appena quattro anni nascosto sotto il tavolo di una grande cucina, nell'attesa degli eventi che diventeranno poi la sua vita. È questa la prima immagine che appare a Emanuele Severino quando, errando tra i ricordi, riavvolge i fili della propria esistenza. Errando, appunto, perché il ricordo è di per sé falso e distratto. Tra aneddoti e suggestioni, riaffiorano l'infanzia a Brescia e gli anni della guerra; la scomparsa prematura di suo fratello Giuseppe, arruolatosi come "volontario" sul fronte francese, e l'incontro con Esterina, "la ragazza più bella di Brescia", che sarebbe diventata sua moglie, la controversia con la Chiesa, che nel 1970 proclamò l'insanabilità delle posizioni del filosofo con quelle della dottrina cattolica, e l'evoluzione del suo pensiero. "Il mio ricordo degli eterni" è lo sguardo dell'autore che per la prima volta si posa, delicato e ironico, su frammenti della sua vita, illuminando via via luoghi, volti ed esperienze, perché "ciò che se ne va scompare per un poco. Ma poi, tutto ciò che è scomparso riappare".
Ordina per
  • 5

    Essere / Nonessere.

    Mi rendo conto che ho letto moltissime inchieste, meno biografie e ancor meno autobiografie. Evidentemente il mio carattere a base paranoica diffida degli scritti quanto più mancanti di controprova.

    M ...continua

    Mi rendo conto che ho letto moltissime inchieste, meno biografie e ancor meno autobiografie. Evidentemente il mio carattere a base paranoica diffida degli scritti quanto più mancanti di controprova.

    Molti anni fa – per motivi pochissimo rilevanti e interessanti - incappai in alcuni scritti di e interviste al Professor Severino e non mi piacque particolarmente, mi irritava, del resto i miei interessi filosofici, deboli, erano volti solo all'autotutela: conoscerne a sufficienza per non farsi gabbare (vedi alla voce "carattere").

    Ma piantò un chiodo, che rimase confitto. Per cui in successive peregrinazioni (ancor meno interessanti), lo reincontro perché scrive anche (benissimo e su argomenti seri, interessanti e extracurricolari) su quotidiani e imparo che c'è un'autobiografia. Già filosofo è un'occupazione inusualissima, un metafisico "duro" per di più rasenta oggi la rarità. Leggo che è stimato da molti ma conosciuto da meno e contemporaneamente osteggiato assai, i giudizi oscillano da un italico non invitatelo (certi colleghi) a qualificarlo senza molti dubbi ai vertici della filosofia mondiale contemporanea quando non uno che rimarrà nella storia.

    Infine fonti fededegne mi dissero che fu processato dal Sant'Uffizio! Ohibò, gli avvisi di garanzia oggi sono come le croci di cavaliere di Cavour, che con un buon sigaro non si negavano a nessuno, ma il Sant'Uffizio non è esattamente un Tribunale per ladri di polli.

    L'ho divorata in un pomeriggio, pur non essendo né ordinata né scritta benissimo. Il Professor Severino scrive solitamente in modo splendido, magari dannatamente e intrinsecamente complessissimo trattando dei confini della conoscenza (ha vissuto in pratica in un CERN della filosofia), quando s'indirizza a specialisti e affini ma – ho esteso le ricerche ad una sua storia della filosofia per il pubblico - è invece un divulgatore sopraffino e coltissimo e chiarissimo espositore. II fatto è che "il sé" proprio per l'oggetto dei suoi studi è un pezzetto della sua "Stanza 101", approcciandosi alla quale anche i massimi scrittori esitano.

    In estrema sintesi mentre racconta la sua vita, divulga ciò di cui si è occupato, argomenti astrusamente ostici, ha la cattedra di "Ontologia fondamentale" ma – nonostante il limite del lettore, di interesse vasto, anzi universale, in senso letterale.

    Per non dare l'impressione che vi stia relazionando su un piano non dico d'impossibile parità ma nemmeno di studente-professore, non troverete alcun termine propriamente ed esattamente filosofico, al mio livello d'incompetenza non si può capire, al massimo intuire più o meno.

    Immaginate un bambino che ha paura del buio. Solitamente o nega, o chiede aiuto o prova ad abituarsi e farsene una ragione, ma il piccolo Emanuele, nato in una sana media borghesia cattolica e colta, era un bimbo sui generis, uno di quelli che se il fratello facendo i compiti se ne esce con un «Può Dio essere prepotente?» e il piccolo Emanuele (decenne): «No, perché se è onnipotente non ha bisogno di essere prepotente» (!). (oggi lo zio zïòne sbotterebbe con un "evvelodicevo di comprargli la pleistescion!!").

    Poco più giovane io me ne uscii con un "Ma se noi siamo stati affidati alla pietà celeste, delle femmine si occupa la pietà rosa?" Ecco perché lui scrive e io chioso.

    Per cui da buio->luce. Quindi modi di crearla, analisi e comparazione dei medesimi, vantaggi e svantaggi, sceglie la lampadina, ma non ha lampadine. Come si fabbricano. Manca di fonti d'energia elettrica, analisi e comparazione delle fonti. Si documenta. Gli occorre del rame, il rame proviene dalle miniere (…) al termine di questo lungo processo l'ex bimbo, oramai ben dentro l'età adulta, è felice gestore di una centrale nucleare a fusione fredda, possiede centri siderurgici, laboratori nonché miniere di osmio, rame e wolframio oltre all'essere editore dei manuali d'uso e manutenzione delle medesime.

    Il paragone regge, è che i filosofi sono messi peggio dei fisici che almeno hanno qualche diagramma di decadimento delle particelle da mostrare, loro nemmeno quelli.

    Ma alla fine che ha fatto, che ha combinato costui? Ha strutturato un criterio di verità, che implica un criterio d'esistenza che implica l'eternità necessaria, del tutto. Noi esseri umani inclusi.

    Ci pone nella vita eterna comunque ciò si intenda.

    A quel punto il Sant'Uffizio lo ha - con linguaggio da questura - "attenzionato". E ovviamente ha dedotto (sine ira et studio) che il filosofo Severino era fuori dalla Chiesa. In quanto se l'Aquinate fu nominato "Dottore della Chiesa" per aver innervato di razionalità la medesima, il filosofo Severino, sempre usando la razionalità, era diventato invece (sine ira et studio) Dottore dell'oltrepassamento della Necessità delle Chiese ma pure del Connesso Ateismo. Dio, anzi l'idea filosofica di Dio che è storicamente determinata, era diventato un caso particolare contraddittorio quindi non esistente.

    Ah, il Sant'Uffizio non agisce in proprio ma – come un tribunale civile - nomina anche dei periti. In sintesi è come se il Professor Severino fosse andato a spiegare come si fanno i motori a una commissione composta dai Signori Ferrari, Guzzi e Ducati, Herr Porsche, Sir Norton e Sir Triumph, Mr Harley e Mr Davidson, Honda-san eccetera.

    Bisogna – come si dice – averci le palle.

    Porlo fuori dalla Chiesa (e conseguentemente dalla Cattolica) era obbligatorio, ma salvo il parere contrario di pochi malmostosi, di fatto – lo provano le successive quarantennali collaborazioni e contatti, la Chiesa uno così se lo tiene ben stretto, averceli contendenti simili. Sennò si troverebbero a brigare con denbraun la parietti o maikbongiorno.
    Esiziale, decadenza e fine certa.
    Nello stesso ordine - avercene! - sono i rapporti ben più che cordiali di Papa Francesco colla Senatrice Bonino.

    (Diafolo di un sopraffino genien ti scienza teologiken!, mi ha detto Ratzinger che possiede, colla golosità d'ogni libro proibito, l'opera omnia severiniana). Increduli? Che miscredenti scettici diffidenti che siete, proprio incorreggibili.

    Il percorso poi ebbe svariatissimi sottoprodotti di pari serietà (nelle minere di rame ha trovato zaffiri & rubini ecc) che non illustro per non togliervi la sorpresa (ma soprattutto perché non so fare). Comunque per insegnare Ontologia Fondamentale (l'ABC della filosofia) occorre avere sulla punta delle dita tutti, dicasi tutti i rivoli discendenti fino a tutte le "Z" storicamente occorse. Per cui se scrive di storia o di economia o di politica non appare di certo come un novizio, avendo ben chiari, come si dice, i fondamentali.

    Due esempi:
    http://www.corriere.it/editoriali/15_gennaio_10/ma-l-occidente-non-ha-perso-fd00c3e2-9891-11e4-8d78-4120bf431cb5.shtml

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/17/emanuele-severino-ecco-perche-la-giovane-italia-sta-andando-in-malora/816682/

    Infine, se avete letto che Severino non crede nel divenire, che Severino non crede nella tecnica che eccetera, attenzione. Non crede che la tecnica possa mai superare lo stadio di "protesi" e che può essere protesi di molto ma non di tutto. Inoltre la "svalutazione" del mondo (in quanto non incontrovertibile) non implica né un'arcadia, un aventino riservato per definizione solo a chi possa permetterselo, nemmeno che indichi la luna per sfilarti il portafoglio come altri comprostraccievendoseta fecero fanno e faranno. Quanto al "divenire" è ben detto nel libro. Insomma diffidate delle vulgate.

    Ma come ci è arrivato? Come uno che si rende conto che è in un golfo come voleva ma non c'è Capri bensì le Tremiti e ripercorra tutto il percorso a ritroso per scoprire che ha sbagliato strada dopo pochi chilometri da casa, a Parmenide (ridente cittadina) avrebbe dovuto svoltare. Qualcuno obiettò ma si trovò a sua volta a contestare 1327 chilometri d'itinerario meglio documentati di un GPS. Curve e dossi inclusi.

    E' un dialogatore puntuto assai, quando è nel merito.

    Lo scritto mi ha pure stupito per il tipo umano che sottende. Ha un nome da nerd, da secchia. S'occupa di filosofia, e scrive volendo apparire sapiente gentiluomo pacato e senile. Ma ci riesce solo col sapiente gentiluomo. Per il resto la veemenza è da bersagliere a Goito. E pure l'età psichica. E' un ragazzo. Molto esperto ma lo "stamina" è quello di Muhammad Alì ventenne. Picchia duro. Non viene in mente un Werther, un Ortis ma un Leonida. Gladiatore, non gladiolo. Costui è tutto di bronzo, tranne la faccia. Ha lo sguardo di uno che nelle trattative dopo la conquista della Tracia riesce ad annettersi Licia Dacia Cilicia e Cappadocia. Occhio. E' pure un arguto critico letterario ma se trova uno zinzino o più di sapere filosofico, conscio o implicito si annette l'autore. Filosofo è Eschilo, filosofo è Manzoni, filosofo è Leopardi, di Verdi non so ma ha tutta l'aria d'essere in procinto di.

    Laterale al dominio della lotta? Puzza di testosterone come il toro Aconcagua, nastro azzurro all'Esposiciòn internacional de la Pampa che visitai quando Soriano che doveva portarci Borges perché aveva sentito che un Indio conosceva leggende affini all'Edda islandese, come solito non aveva un peso e aveva bisogno d'un socio finanziatore. (so che non ci credete, Aconcagua aveva una macchia bianca a forma di trifoglio sullo zoccolo destro anteriore, andate un po' a vedere se non è vero).

    Ma era sposato da decenni! Parla della moglie per metà del tempo! Sì ma nonostante faccia il possibile per un racconto temperato viene in mente più cosa mi diceva Richard Burton di Liz Taylor che non un mesto connubio tra professori tremolanti.. Insomma una lunghissima passione nel senso più esagerato ma umano, umanissimo del termine. E sua moglie non era né una darklady neppure una ballerina esotica ma una bella ragazza culturalmente assai affine. (Non credete che Richard me lo raccontasse? Metà di quel che so di whisky lo so da lui, poi quando s'accorse che non s'arrabbiava se la chiamavo Betty, cosa che a lui non era riuscita, finì malissimo e per la seconda metà dovetti rassegnarmi all'autodidattica.)

    Umbratile? No, orgoglioso e vanitoso come se si chiamasse Rolandorlando di Siviglia y Leòn. Tentennante? Sì come Sir Galahad di Sheffield. Cedevole? Come Stalingrado. Abbozza? Da negoziatore avrebbe potuto convincere i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse a cambiar bandiera. Umile? Avesse visto Achab approdare tronfio a Nantucket col Pequod sovraccarico dello scheletro di Moby Dick a riprova, l'avrebbe apostrofato con un "U merluzzu friscu pigghiasti? Fate voi.
    Ritroso? E' andato a spiegare l'Islam agli ayatollah, a Teheran.

    Tutte manifestazioni decise di volontà di potenza al massimo grado. E Severino della volontà di potenza ne è uno dei massimi stroncatori, come se avendo visto che gli stava spuntando una coda forcuta, l'abbia infilata in una fucina fino a forgiarne un aratro. Un uomo buono, e fortissimo.

    Non lo sto insultando, se leggendo viene in mente un difetto ne parla poche pagine dopo, si conosce bene.

    Anche questo è uno di quei libri che chiude porte ma ne apre di più.

    Ma ha ragione? Siamo intrinsecamente nella vita eterna? Non lo so, la catena di deduzioni soggiacenti è complessissima. Ma trent'anni fa sarei andato a cercarne i bachi (schiantandomi) oggi sono sopraffatto dalla bellezza e dalla audacia del tentativo. E poi se togliesse da quel terrore della morte che tarpa miliardi anche solo qualche milione, senza superstizione censure o psicofarmaci non sarebbe un benemerito dell'umanità?

    Ah, se un caporedattore delle pagine culturali di quotidiani, ebdomadari, mensili e rassegne o addirittura un direttore editoriale televisivo, volesse organizzare una conferenza congiunta tra lui - che occupandosi dell'osservatore giunge a negare il divenire e Rovelli che occupandosi degli osservabili vede che esistono solo relazioni mentre entrambi cercano una "teoria del tutto" arrivando plausibilissimamente a risultati opposti, gli lascerei la paternità dell'idea volentieri… solo per il gusto d'ascoltare.

    Insomma se mi è piaciuto così tanto, che oltre ad essere italiano, maschio, laureato, ho in comune solo che ci hanno operato alle tonsille allo stesso modo e che abbiamo gli stessi gusti in merito all'edilizia abitativa tradizionale, magari potreste pensare che, forse dico forse, è veramente interessante.

    Eppoi un siciliano scrisse "perché noi siamo dèi" chi se non un altro siciliano poteva raccogliere la sfida di dimostrare che siamo "superdèi"?

    Professore, you'll never walk alone.

    ______

    PS. Se di quei bimbi ne beccate uno, non illudetevi di sfangarla colla pleistescion.

    ha scritto il 

  • 3

    In compagnia di ingegni eccezionali

    Il desiderio di leggere qualcosa di questo filosofo mi è nato sentendone parlare da un suo illustre discepolo, Umberto Galimberti, in un video su YouTube. Questo libro è una autobiografia di Emanuele ...continua

    Il desiderio di leggere qualcosa di questo filosofo mi è nato sentendone parlare da un suo illustre discepolo, Umberto Galimberti, in un video su YouTube. Questo libro è una autobiografia di Emanuele Severino. Vi si leggono gli avvenimenti più importanti della vita relazionale, affettiva del filosofo; vi si legge anche dell'evoluzione del suo pensiero filosofico e dei rapporti più o meno conflittuali del filosofo con i rappresentanti della cultura del suo tempo. L'ordito del libro è tramato dell'incessante tentativo del suo autore di far comprendere ad un pubblico non specialista la sua visione filosofica, come se essa dovesse scaturire nel tessuto una volta finito il libro. Purtroppo però l'operazione di semplificazione non mi sembra sia riuscita. Restano vivide nell'immaginario di chi legge le figure della moglie e del fratello di cui Severino non smette mai di parlare. Personalmente sono rimasta colpita dall'ambiente colto e geniale (nel senso di frequentato da persone dall'ingegno e dalle capacità eccezionali) che il filosofo ha sempre frequentato nella sua vita. Infatti leggerete praticamente sempre e solo di persone con intelligenze eccezionali,figli dell'autore compresi.

    ha scritto il 

  • 4

    biografia filosofica

    questa biografia di emanuele severino è un autobiografia molto atipica, lo dico in senso positivo, nel senso che unisce la sua vita a sprazzi con alcuni suoi temi filosofici, creando un insieme unico ...continua

    questa biografia di emanuele severino è un autobiografia molto atipica, lo dico in senso positivo, nel senso che unisce la sua vita a sprazzi con alcuni suoi temi filosofici, creando un insieme unico e interessante. Molto meglio di altre biografie.

    ha scritto il 

  • 3

    scostante...

    Il linguaggio è altalenante: a tratti puro e autentico, severo nel suo tendere al dire l'essenziale, il vero, il necessario... a tratti è complicato (anche se sempre asciutto) nel suo voler restituire ...continua

    Il linguaggio è altalenante: a tratti puro e autentico, severo nel suo tendere al dire l'essenziale, il vero, il necessario... a tratti è complicato (anche se sempre asciutto) nel suo voler restituire il senso e i contenuti filosofici del pensiero di Severino.
    Ci sono momenti commuoventi, fa spesso capolino la nostaglia (molto umana!) anche se il "filosofo" si trattiene e si rimprovera spesso, esprimendo il suo disagio (sincero direi) per la "scrittura di se" e ribadendo il proprio imbarazzo e il timore di scivolare in sentimentalismi e orpelli stilistici...

    Molti i rimandi alle opere e ai contributi accademici di Severino. Chi non ha grande dimestichezza filosofica (confesso che alcuni passaggi sono stati per me molto impegnativi)troverà comununque gradevoli i ritratti e gli aneddoti dei vari personaggi che hanno partecipato alla vicenda umana e filosofica di Severino (Gadamer, Olgiati, Gemelli, ma anche Pontiggia, Calasso, Parenti)

    ha scritto il 

  • 3

    Unli libro da leggere per chi ama Severino ma... E' una preziosa testimonianza che lascia un po'delusi a causa delle troppe cose lasciate non dette miste alla preoccupazione di dare forma alla sua vit ...continua

    Unli libro da leggere per chi ama Severino ma... E' una preziosa testimonianza che lascia un po'delusi a causa delle troppe cose lasciate non dette miste alla preoccupazione di dare forma alla sua vita alla luce della sua filosofia. Molti sono i dettagli che gli appassionati del filosofo bresciano avrebbero voluto sapere sugli incontri e sulle idee che si era fatto dei grandi che ha incontrato nella sua vita. Purtroppo Severino e' stato molto reticente. Vale comunque la pena di leggerlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno degli ultimi grandi filosofi puri dell'occidente racconta di sè, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua esistenza (gli eterni) in un linguaggio sobrio e misurato che rimanda, per quanto con ...continua

    Uno degli ultimi grandi filosofi puri dell'occidente racconta di sè, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua esistenza (gli eterni) in un linguaggio sobrio e misurato che rimanda, per quanto concerne l'articolazione del pensiero, ai testi teorici che ne costruiscono l'impianto. Riflettendo sui grandi temi classici Severino progetta una filosofia che, a partire dalla sfida di Nietzsche, e passando per la monumentale elaborazione di Heidegger (ma tornando a Parmenide), sa ancora ragionare sull'essere e sul suo senso.

    ha scritto il 

  • 5

    Vale sempre la pena leggere il più grande filosofo contemporaneo.

    "I nostri morti ci aspettano. Ora sono degli Dèi. Per ora siamo fermi nella luce. Come le stelle fisse del cielo. Poi, quando la vicen ...continua

    Vale sempre la pena leggere il più grande filosofo contemporaneo.

    "I nostri morti ci aspettano. Ora sono degli Dèi. Per ora siamo fermi nella luce. Come le stelle fisse del cielo. Poi, quando la vicenda terrena dell'uomo sarà giunta al proprio compimento, sarà necessario che ognuno faccia esperienza di tutte le esperienze altrui e che in ognuno appaia la Gioia infinita che ognuno è nel profondo. Essa oltrepassa ogni dolore sperimentato dall'uomo. Siamo destinati a una gioia infinitamente più intensa di quella che le religioni e le sapienze di questo mondo promettono".

    ha scritto il 

Ordina per