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Il mistero delle tre orchidee

Di

Editore: Sellerio (La memoria ; 509)

3.6
(52)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 207 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838917086 | Isbn-13: 9788838917080 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Postfazione: Beppe Benvenuto

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
«De Vincenzi vide il cadavere, vide Cristiana e vide l'orchidea. Ai cadaveri e alle donne era abituato alle orchidee un po' meno, per quanto invece le amasse assai di più. Così il suo sguardo si arrestò più lungamente e con compiacenza sul fiore. Mostruoso fiore fatto di carne, nato dal limo in putrefazione, cresciuto in una atmosfera da tropico». Il capostipite del giallo all'italiana, Augusto De Angelis, creò il suo personaggio del Commissario De Vincenzi in piena età fascista, quando i romanzi polizieschi erano considerati un genere di scarso gusto, fantasticherie addirittura corruttrici, ed erano sottoposti a bizzarre restrizioni (i colpevoli non potevano essere italiani, e gli ambienti del delitto dovevano essere stranieri o stravaganti). Circostanze che rendevano la disciplina dell'intreccio ancora più severa, e ancora più necessaria l'unica grande libertà concessa al giallista di genio: la personalità del poliziotto. E i romanzi gialli di De Angelis rispettano questa ineluttabile consegna. Strappati dalla vita ordinaria, la loro trama deve complicarsi in modo strabiliante e restare un ingranaggio che funziona, coinvolgendo caratteri e moventi lontanissimi ma uniti da invisibili fili con un unico capo; gli scenari esotici, proprio perché tali, devono convincere con la precisione; e l'investigatore, deve essere all'altezza delle difficoltà, ma con qualcosa nel carattere a renderlo familiare e umano: nel caso di De Vincenzi, un rigoroso ragionatore e soave umanista, amante di poesia e abilissimo a immedesimarsi nelle psicologie. Con questi elementi, De Angelis inventava il giallo all'italiana. Tre cadaveri, uno dopo l'altro, sono trovati nella Casa di Mode di Cristiana O'Brian, dama dal fascino avvolgente come il suo corpo flessuoso, ma di oscuro passato, dal quale vede, con terrore, riemergere un viso antico e minaccioso. Accanto a ogni cadavere, una orchidea. Le indagini di De Vincenzi sbalzano eventi e persone dal passato al presente, da una riva all'altra dell'oceano, dalla Milano raffinata e alla moda degli anni Trenta agli ambienti dei gangster americani, da false a vere identità; e li forzano a svelarsi con due trucchi: uno di De Vincenzi e l'altro del destino.
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  • 5

    Il mistero dietro i vestiti...

    C'è del marcio dietro la sfilata della Casa di Mode O'Brian, un marcio che viene da lontano, dall'America. E ha fatto anche il giro dell'Europa per poi fermarsi a Milano per fondare questa Casa di Mode; c'è anche una sfilata, preannunciata ai compratori fedelissimi cui si può prendere parte solo ...continua

    C'è del marcio dietro la sfilata della Casa di Mode O'Brian, un marcio che viene da lontano, dall'America. E ha fatto anche il giro dell'Europa per poi fermarsi a Milano per fondare questa Casa di Mode; c'è anche una sfilata, preannunciata ai compratori fedelissimi cui si può prendere parte solo ed esclusivamente se muniti dell'invito, giusto per evitare le incursioni della concorrenza. Ma la cosa strana è che vengono spediti 200 inviti e ne arrivano a destinazione 202! Lo schermo nero d'ordinanza introduce alla scena successiva, sfavillante e con delle mannequin che sfilano in abiti sfarzosi, drappeggiati e ricamati. Dietro le quinte il solito fervore che conosciamo, sarte, truccatrici, coordinatrici.; è un trionfo di "Sistema qui!", "Riprendi là","Sorridi, cara, sorridi!". Ma la proprietaria è turbata, anzi preoccupata. Guarda in sala, fra il pubblico in prima fila, e non si capacita di quel che vede e alla fine, Cristina O'Brian, decide di salire al 3° piano dello stabile - dove si trovano le stanze di coloro che abitano nel palazzo -è convinta che, sdraiandosi un attimo e rinfrescandosi, potrà riaversi ma, una volta arrivata in stanza trova una brutta sorpresa: abbandonato sul letto c'è un cadavere. Sviene.

    Il mistero si dipana dietro vestiti, stoffe e trine. E come la stilista deve indovinare la moda che convincerà le sue clienti per la stagione che si affaccia, il commissario De Vincenzi deve entrare nella psicologia dei coinvolti, con una prevalenza di donne, e scavare strato per strato per portare a galla il marcio da cui si è generato questo gesto inspiegabile. Augusto De Angelis non è un autore ingombrante, compare solo come voce narrante laddove il suo commissario si richiuda nel silenzio per descrivere al lettore luoghi, oggetti e caratteristiche che altrimenti non verrebbero presentati come prove. Mentre De Vincenzi come i suoi paritetici contemporanei è un uomo solo nella vita e nelle indagini e, in questo ultimo caso, è circondato da attendenti che dimostrano di avere necessità di essere guidati perché non avvezzi a tale tipo di indagine e spesso sono praticamente assenti. Il gioco di scoperta dei vari livelli della storia che si nasconde dietro si svolge a colpi di interrogatori dove è protagonista il dialogo serrato che contrappone la reticenza della descrizione di quello che non va a favore del resoconto di mezze verità. Pertanto al lettore non spetta solo il rimanere attento ma l'obbligo di collocare i vari pezzi del puzzle per poter rimanere dietro alle deduzioni del commissario.

    A questi fili che intessono la trama sia verticalmente che orizzontalmente si accompagna una dialettica che è unico indicatore del periodo in cui stato scritto questo giallo, ovvero il 1942, ma il ritmo dato alla storia, che ci si aspetterebbe essere più lento è serrato e scandito dai numerosi confronti in dialoghi che tengono in tensione tutti i protagonisti della vicenda e il lettore stesso. A questa caratteristica si aggiungono altre che sono probabilmente dovute a questioni legate al periodo, ovvero quello del regime fascista, che tendono a preservare questo lavoro dalla censura già presente per la letteratura di genere (il regime non vedeva di buon occhio tutta la letteratura che parlava di suicidi e di morti violente).
    Pertanto escamotage come la suddivisione dei cognomi fra italiani e americani - che individuano da un lato la contrapposizione tra puri e personaggi con la coscienza sporca e fra chi vive di soldi guadagnati sulle spalle e il lavoro altrui -, o anche la mancata presentazione dei dettagli della morte delle vittime e dei segni dell'uccisione - il medico condotto coinvolto si limita a fornire i fattori principali rimandando gli approfondimenti a dopo l'esame autoptico -, il riferimento alla "mafia italo-americana" - quest'ultimo fa un po' sorridere perché, dalla descrizione, sembra che sia l'America ad importare le mafie e non il contrario (dopotutto Mussolini ha combattuto per anni la camorra a terra di lavoro e non è mai riuscito ad estirparla) -, dicevo, gli escamotage ci raccontano un'epoca che è in procinto di cambiare e che vive la guerra ma, nonostante tutto, trova il tempo per decretare il successo di questo autore che si era già distinto in altri generi letterari ma con questo trava la sua definitiva allocazione.

    E' un giallo scorrevole, verosimile che non ha pretese, nessun facile sotterfugio e con la sua impostazione coinvolge il lettore permettendogli di partecipare alla risoluzione del caso. E' un giallo che mi è molto piaciuto tant'è che cercherò in lista da prendere ho gli altri due gialli che compongono la trilogia che fu tra le più vendute dell'epoca che comprende "Il candelabro a sette braccia" e "L'albergo delle tre rose" entrambi, insieme ad altri meno famosi dello stesso autore, ripresi negli episodi, mandati in onda dalla RAI dal 1974 in versione riveduta. Ma la domanda alla fine sorge spontanea: "Voi sarete in grado di scoprire l'assassino prima che lo sveli il Commissario De Vincenzi?" Io non ci sono riuscita!

    Buone letture,

    ha scritto il 

  • 3

    Giallo elegante e pacato, come un classico giallo inglese. Forse un po' datato (epoca fascista) per i nostri gusti, ma il commissario De Vincenzi si muove con intelligenza e discrezione ra i vari protagonisti del libro

    ha scritto il 

  • 4

    Mettendo a posto un libro ho visto questo di cui non ricordavo assolutamente niente. Così l'ho riletto e mi è piaciuto. De Angelis è considerato il padre del noir italiano ed in effetti il mistero delle tre orchidee è del 1942, quindi scritto sotto il regime che non gradiva minimamente i gialli ( ...continua

    Mettendo a posto un libro ho visto questo di cui non ricordavo assolutamente niente. Così l'ho riletto e mi è piaciuto. De Angelis è considerato il padre del noir italiano ed in effetti il mistero delle tre orchidee è del 1942, quindi scritto sotto il regime che non gradiva minimamente i gialli (e da qui l'usanza di dare nomi stranieri sopratutto ai colpevoli). E' ben scritto ed impostato alla vecchia maniera, con riunione finale di tutti i protagonisti in una stanza con il commissario che smaschera il colpevole illustrando tutti gli indizi. Da leggere

    ha scritto il