Il mito di Sisifo

Di

Editore: NuovoPortico Bompiani

4.2
(979)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 137 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Chi tradizionale , Tedesco , Chi semplificata , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Giapponese , Polacco , Turco , Ceco , Olandese

Isbn-10: A000070550 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Pubblicato nel 1942, immediatamente dopo quel formidabile racconto che è Lo straniero, il Mito di Sisifo è un “libro di idee”, a mezza strada tra filosofia e letteratura. Limpida denuncia dell’assurdità del vivere in un mondo sordo ai richiami dell’uomo, l’opera resta una testimonianza vivissima della crisi spirituale di un’età che per tanti aspetti è ancora la nostra – il bilancio di una filosofia della crisi allargatasi a sensibilità e opinione pubblica, su cui agiscono così i maestri dell’esistenzialismo come romanzieri quali Dostoevskij e Kafka. Ed è al tempo stesso la confessione, in uno stile personalissimo, di un autore che prende congedo da una dura e studiosa giovinezza; confessione che illumina potentemente tutto il suo percorso di narratore e pensatore, dai difficili esordi fino alla gloria di Stoccolma e alla maturità troncata. Nelle acque profonde del mito di Sisifo Camus ricerca un’immagine di se stesso e dell’uomo che è lungi dall’essere chiara e definitiva. Accanto al Camus ardente che, nuovo Prometeo, lotta contro i flagelli della natura e degli uomini, si scopre un Camus forse più umano, che lotta contro la tentazione del cinismo.
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  • 5

    L'orgoglio di Sisifo

    Un libro che dà spunti riflessivi alle porte di un'età che lo mette a confronto con una realtà partorita da una serie di eventi che condannano l'uomo e non le circostanze. Ognuno è libero di vivere e ...continua

    Un libro che dà spunti riflessivi alle porte di un'età che lo mette a confronto con una realtà partorita da una serie di eventi che condannano l'uomo e non le circostanze. Ognuno è libero di vivere e muoversi come più semplicemente può immaginarsi... Veramente interessante nel suo complesso e specie nel rapportare concetti a personaggi letterari come Kirillov; dando ancora più genio a menti come quella di Dostoevskij

    ha scritto il 

  • 4

    Camus, come altri, non è un filosofo completo. Intuisce molte cose interessanti, le analizza e le rende chiare. Ma spesso il volersi avventurare alla ricerca di una via di uscita porta a scivolare nei ...continua

    Camus, come altri, non è un filosofo completo. Intuisce molte cose interessanti, le analizza e le rende chiare. Ma spesso il volersi avventurare alla ricerca di una via di uscita porta a scivolare nei pressi del punto dal quale si era partiti.
    Ne Il mito di Sisifo Camus affronta il tema dell’assurdo. Lo individua e lo illustra attraverso una serie di immagini e pensieri propri di personaggi di altre opere e dei loro autori.
    Questo volo su paesaggi creati da altri autori, dei quali si evidenziano gli aspetti che contribuiscono ad una migliore comprensione dell’assurdo, è in sé di una piacevolezza unica, per quanto la materia non sia leggera.
    Ma cos’è l’assurdo?
    L’assurdo è l’incapacità dell’uomo di comprendere la vita, il non riuscire a darle un senso che non ricada in una qualche fede dogmatica.
    L’assurdo si fa avanti nel momento in cui si inizia a pensare e più si vuole comprenderlo, per scacciarlo, più questo acquista forza.
    Camus parte subito offrendo la soluzione che i matematici definirebbero banale, ovvero il suicidio. Lui stesso, però, non crede nell’utilità di questa soluzione la quale, però, ritorna utilissima per iniziare un excursus nelle stanze buie della vita.
    Perché Sisifo?
    Sisifo è il padre della presa di coscienza che porta alla comprensione dell’assurdo. Viene condannato dagli déi, per il suo comportamento in vita, ad una pena eterna che prevede lo spingere su per una montagna un grande macigno, che in cima dovrà lasciare affinché ritorni a valle, in modo che il tutto ricominci. Senza possibilità di posa o variazione. Camus lo sceglie come emblema della condizione umana per questo ripetere di operazioni senza alcuno scopo, né come fine esterno né come capacità di crescita personale.
    La scena riporta alla mente quello che accade nel IV cerchio dell’inferno dantesco, dove gli avari e i prodighi sono costretti per l’eternità, a spingere massi. Anche qui non v’è redenzione, anche qui non v’è comprensione per chi compie il gesto che le azioni della vita sono inutili. Ma Dante non vuole che i dannati comprendano, vuole che a comprendere siano i lettori.
    Camus si spinge oltre, rispetto a Dante. Sisifo è cosciente, durante la sua attività, comprende l’inutilità di quel che fa, l’assurdo di quel suo esistere. Mentre scende per la montagna può pensare. I dannati di Dante non pensano, non comprendono e lo spirito che li anima è lo stesso che li animava in vita.
    Sisifo non è monito per il lettore, bensì emblema della vita che il lettore conduce e àncora cui aggrapparsi per iniziare a muoversi verso la lucidità.
    Camus dona a Sisifo, e quindi al lettore, una via di uscita. Espone la sua idea a fine libro, quando chiede al lettore di soffermarsi sulla fase in cui Sisifo ridiscende lungo il fianco della montagna e, durante questo tempo, pensa a come uscirne. L’accettazione della sua condizione è la soluzione proposta, una scelta che è una ribellione contro gli déi, quasi un voler privare loro della soddisfazione di vederlo soffrire, un privarli della loro vendetta.
    Ma la soluzione non ha alcun effetto su Sisifo e sulla sua pena, ma solo sul suo rapporto con chi gli ha inflitto quella pena, senza che il pensiero della controparte venga analizzato.
    Questa soluzione non è banale come poteva esserlo il suicidio, ma è sostanzialmente assurda, come la vita che Camus ci racconta in queste pagine – ed è questo che conferisce valore all’opera. Altri professionisti del pensiero si sono soffermati sull’analisi della vita, evidenziando le pieghe dove il dolore tende ad accumularsi. Ma il voler trovare una soluzione è, spesso, il sintomo dell’incapacità di sopportare il peso della verità, non volendo ricorrere né al suicidio e non potendo ritornare ad una soluzione dogmatica, sia essa fede o filosofia di vita, dalle quali ci si era distaccati.

    ha scritto il 

  • 4

    Il nulla

    Poco Sisifo, troppo Nietzsche. Ma Camus non risparmia pensieri forti e vividi come la sua filosofia, l'assurdo è un pugno nello stomaco che ha accompagnato due mie notti insonni. Forte come una caffet ...continua

    Poco Sisifo, troppo Nietzsche. Ma Camus non risparmia pensieri forti e vividi come la sua filosofia, l'assurdo è un pugno nello stomaco che ha accompagnato due mie notti insonni. Forte come una caffettiera intera dopo il primo caffè: è troppa, non sai quanto zucchero ti andrebbe di metterci e non la bevi troppo volentieri ma sai che ti piace e che ti serve.

    ha scritto il 

  • 2

    io non sono fatto per la filosofia e ho trovato questo libro abbastnza ostico. TUttavia averlo ltto subito dopo Lo straniero ha giovato; si riesce a capire il piano che c'è dietro il romanzo (che tra ...continua

    io non sono fatto per la filosofia e ho trovato questo libro abbastnza ostico. TUttavia averlo ltto subito dopo Lo straniero ha giovato; si riesce a capire il piano che c'è dietro il romanzo (che tra l'altro viene denigrato involontariamente dato che nel saggio Camus umilia i libri a tesi). Quello che ne viene fuori da questo libro è una filosofia magnificamente ragionata (dal sapore piuttosto adolescenziale; di un adolescente ex depresso che ora cerca di uscirne del ttuto), ma non altrettanto bene argomentata; salti improvvisi, esempi esplicativi che non esplicano. Interessante ma troppa foga.

    ha scritto il 

  • 4

    Splendido

    saggio esistenzialista di un precocissimo Camus ( scritto prima dei 30) il sunto letterario dell'umana condizione; una sorta di spin-off della Malattia Mortale d Kierkegaard . Lascia l'amaro in bocca ...continua

    saggio esistenzialista di un precocissimo Camus ( scritto prima dei 30) il sunto letterario dell'umana condizione; una sorta di spin-off della Malattia Mortale d Kierkegaard . Lascia l'amaro in bocca come sempre perché fa riflettere i " cuori forti". Da leggere e rileggere

    ha scritto il 

  • 4

    L'uomo assurdo. Non condivido gran parte delle argomentazioni di Camus, ma questo libro è una provocazione all'intelligenza e rappresenta una sfida che dev'essere raccolta. Immaginare Sisifo felice è ...continua

    L'uomo assurdo. Non condivido gran parte delle argomentazioni di Camus, ma questo libro è una provocazione all'intelligenza e rappresenta una sfida che dev'essere raccolta. Immaginare Sisifo felice è un'utopia ma, alla fine, anche Camus pensa che ciò basti a riempire di felicità il cuore di un uomo.

    ha scritto il 

  • 2

    Camus qui scrive in maniera molto sintetica, quasi febbrile nel tentativo di sintetizzare il suo percorso mentale. Ne risulta un libro di non facile lettura, che fa salti logici impegnativi e richiede ...continua

    Camus qui scrive in maniera molto sintetica, quasi febbrile nel tentativo di sintetizzare il suo percorso mentale. Ne risulta un libro di non facile lettura, che fa salti logici impegnativi e richiede molta concentrazione.
    Il libro ruota moltissimo su critiche e legami ad autori di riferimento per Camus, o autori toccati nei suoi studi. Anche qui in assenza di una conoscenza di base adatta il lettore si sente un po’ tirato fuori dalle riflessioni fatte.
    Per il resto Camus si distacca dagli esistenzialisti formulando questo pensiero in cui l’uomo, una volta resosi conto dell’assurdità della vita, non arriva ad un punto di conclusione della sua ricerca ma ad un punto di inizio. È lì che parte la vita dell’”uomo assurdo” cosciente del suo stato, e per questo padrone della propria sorte. Assurdo e fiero di esserlo. Appagato da ciò che la vita può offrire. Il qui e ora assurgono a significato dell’esistenza. In questa ottica una vita lunga può competere con una vita di “qualità” poiché il vero obiettivo è quello di raccogliere più esperienze possibili nell’arco di un’esistenza.
    E da lì l’autore cita alcuni esempi di questa vita assurda, dal Don Giovanni fino a Sisifo.

    Se preso singolarmente questo testo mi da l’impressione di non andare troppo in profondità. Acquista valore, temo, solo se messo in relazione con ciò che c’è prima (Lo straniero) e ciò che viene dopo (La Peste). Qui l’unico merito di Camus è di dare un taglio diverso rispetto ai suoi contemporanei al pensiero esistenzialista… ma non riesce a coinvolgere il lettore, non convince. Viene presentata qui una vita vuota, priva di significato, poco appagante. A me personalmente è venuto in mente più volte durante la lettura l’affermazione “Tutto qui?”. Sì ci sono qua e là begli spunti, ma il messaggio è un po’ vuoto e lo stile confuso, come ho già detto.
    Lo prendo come un punto di transito verso la completa maturazione di Camus. Il libro è stato scritto quando l’autore aveva meno di 30 anni.

    ha scritto il 

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