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Il monaco nero e altri racconti

Racconti d'autore, 27

By Anton Čechov

(275)

| Paperback

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Book Description

"Non dice nulla di nuovo, ma ciò che dice è così convincente, semplice, chiaro, da far paura".
Il segreto del talento di Cechov secondo Gor'kij è tutto in questi tre racconti sul dramma dell'inquietudine: meglio la mediocrità o la pazzia? L'ipoc Continue

"Non dice nulla di nuovo, ma ciò che dice è così convincente, semplice, chiaro, da far paura".
Il segreto del talento di Cechov secondo Gor'kij è tutto in questi tre racconti sul dramma dell'inquietudine: meglio la mediocrità o la pazzia? L'ipocrisia o il vero amore? Un buon matrimonio o la libertà? Una riflessione profonda e modernissima sul coraggio di inseguire i propri desideri e sul prezzo da pagare per realizzarli.

13 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Di Carver sono sicura perché ho visto una foto del suo angolo scrittura. Sulla parte di sinistra c’è appesa un’unica cosa: la foto di Cechov nel suo cappottone da inverno russo.

    Conosciuto dal grosso pubblico forse più per le sue opere teatrali (alm ...(continue)

    Di Carver sono sicura perché ho visto una foto del suo angolo scrittura. Sulla parte di sinistra c’è appesa un’unica cosa: la foto di Cechov nel suo cappottone da inverno russo.

    Conosciuto dal grosso pubblico forse più per le sue opere teatrali (almeno per chi ha potuto vederle in televisione quando la televisione era altra cosa rispetto ad oggi), in realtà è stato uno dei più grandi scrittori di novelle, e non solo del suo tempo.

    Nei suoi racconti giovanili c’era molto umorismo, vena che si spegne un po’ con l’età.
    Questi sono già dell’età matura (che non sia sa quale sia per uno morto a 44 anni), la Fidanzata fu l’ultimo scritto.

    Andrej Kovrin e’ un filosofo, uno studioso, con problemi di salute, che si ritrova in campagna presso amici. E qui accade qualcosa. Racconta una vecchia leggenda alla giovane Tanja, quella di un monaco nero che camminava nel deserto e che per un miracoloso gioco di rifrazione venne visto nelle più diverse parti del mondo. Andrej è un uomo sovraeccitato, ogni cosa che lo coinvolge e lo attrae: la natura, gli alberi, il vento. Tanja stessa.
    Inevitabilmente lui incontrerà il monaco più volte. E quale gioia sarà per lui sentirsi dire che il genio è un po’ folle, che la sua ipersensibilità è naturale in un uomo che pensa e ascolta, che tutti gli uomini eccezionali hanno vissuto il suo stato di febbrile ricerca.
    Ma chi vede monaci neri deve essere curato. E il povero Andrej, per amore di Tanja, si cura. E come a volte accade, la cura è peggiore del male. L’anima di Andrej si spegne, diviene un uomo qualunque, una mente qualunque, senza più genio o sensibilità verso la vita.
    Questo racconto è stato scritto dopo Reparto numero 6, che considero una delle cose più belle che abbia mai letto.

    Dell’amore. Alechin racconta un amore non cercato, nato per caso, mai espresso, tramutato in insofferenza, che trova nell’addio il solo momento di inutile sincerità.

    La fidanzata. Nadja vive in una piccola cittadina di provincia, ha una nonna dalla quale dipendono economicamente ed una madre vedova. Si deve sposare con un insulso borghese. Ma Nadja è parente della tre sorelle Pozorov e la visita dell’amico (anche lui malato) Sasa che le suggerisce di andare a Pietroburgo (che qui vale il grido A Mosca!), studiare, crearsi una vita diversa, la sveglia improvvisamente. La madre le apparirà per la prima volta, una donna infelice e insoddisfatta, il fidanzato uno stupido, la nuova casa un’accozzaglia di volgarità. Un primo ritorno a casa le confermerà che lì, in quella casa sempre più soffocante, non può più vivere.

    In quella fetta di società che Cechov conosce bene, non c’è stimolo vitale, solo un angoscioso adeguarsi ad un’esistenza ristretta, senza obiettivi, senza luci, dove le aspirazioni dell’animo sono destinate ad essere soffocate.
    Anche l’ultimo racconto che ci dà l’immagine di una ragazza pronta ad accettare l’avventura del vivere, termina in modo ambiguo.
    “” … la mattina dopo salutò i suoi e vivace, allegra, lasciò la città per sempre, o almeno così credeva.””

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    Anina e "gambette di pollo" said on Feb 11, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    IO AMO CECHOV!!! ti fa riflettere è questo che amo,lo sento nelle corde della mi aanima...trovare conforto in un libro,trovare conforto in un autore....
    lui fa rilflettere sul dove siamo chi siamo nel nostro profondo,ti fa sbattere contro la parte o ...(continue)

    IO AMO CECHOV!!! ti fa riflettere è questo che amo,lo sento nelle corde della mi aanima...trovare conforto in un libro,trovare conforto in un autore....
    lui fa rilflettere sul dove siamo chi siamo nel nostro profondo,ti fa sbattere contro la parte oscura presente in ognuno di noi.
    cosa sei disposto a fare per raggiungere i tuoi scopi????????

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    patty830 said on Oct 4, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    bravo ma breve

    Ok... Chekhov scrive bene, ma a me personalmente questo libretto non è piaciuto molto. Una raccolta di tre racconti brevi, letti in una giornata d'aereo... è tutto troppo rapido, e non è colpa del volo Torino-Roma :) Ma in effetti ammetto che lo stil ...(continue)

    Ok... Chekhov scrive bene, ma a me personalmente questo libretto non è piaciuto molto. Una raccolta di tre racconti brevi, letti in una giornata d'aereo... è tutto troppo rapido, e non è colpa del volo Torino-Roma :) Ma in effetti ammetto che lo stile è notevole e se si "vola alla stessa quota" dello scrittore, si può trovare molto... in queste righe. Insomma: il voto "così così" esprime molto la mia soggettività, ancor più del solito.

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    gio' said on Apr 9, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Racconti diretti, stile lineare di facilissima lettura al punto da far dimenticare che sono scritti all'incirca 100 anni fa. I racconti hanno come filo conduttore il senso della vita. Cogliamo sin dai primi racconti l'obiettività dell'autore, intui ...(continue)

    Racconti diretti, stile lineare di facilissima lettura al punto da far dimenticare che sono scritti all'incirca 100 anni fa. I racconti hanno come filo conduttore il senso della vita. Cogliamo sin dai primi racconti l'obiettività dell'autore, intuiamo in lui un testimone imparziale che ci offre, in poche pagine, l'immagine dell'uomo nella sua quotidianità, impegnato ad illudersi ed ingannarsi per portare avanti la sua esistenza, per sollevarsi dalla mediocrità, per dare un senso ad ogni azione.
    I protagonisti dei racconti sono sempre colti in un momento significativo della loro vita, che non è necessariamente un evento eccezionale, ma è il momento rivelatore dell'essenza del presente o del passato e ne definisce inevitabilmente il futuro.
    Cechov riesce a cogliere e a trasmettere le tensioni profonde dell’uomo alle prese con la sua quotidianità svelando, attraverso una semplice descrizione dei gesti, dei pensieri e delle parole dei protagonisti, il segreto di una vita e spesso il suo tragico epilogo.
    Il racconto che mi ha colpito di più è stato "Il monaco nero" ma li ho trovati splendidi tutti.

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    Alisea said on Nov 24, 2012 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Con ammirazione e gratitudine bisogna riconoscere che C'ekhov È il racconto. In questi tre testi dell'ultima fase della sua attività (oltre a quello che dà il titolo alla raccolta, 1894, "Dell'amore", 1898, e "La fidanzata", 1903, probabilmente l'ult ...(continue)

    Con ammirazione e gratitudine bisogna riconoscere che C'ekhov È il racconto. In questi tre testi dell'ultima fase della sua attività (oltre a quello che dà il titolo alla raccolta, 1894, "Dell'amore", 1898, e "La fidanzata", 1903, probabilmente l'ultimo testo completato prima della morte) non ci sono novità tematiche: un'ossessione allucinatoria (che ricorda vagamente "Le Horla" di Maupassant), un amore represso e confessato solo quando ormai è troppo tardi, la liberazione, non del tutto autonoma, dal banale destino di sposa in provincia per l'allettante e incerta prospettiva di una carriera di studi nella capitale. Per tutti lo scenario dominante è quello (non certo inedito) estivo, nelle proprietà rurali della Russia profonda. Ma ciò che è impagabile è l'arte del porgere, gli incisi rivelatori, le ben calcolate ripetizioni, le caratterizzazioni del linguaggio dei singoli personaggi. Bellissimo e appassionante.

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    Luccio said on Sep 5, 2012 | 1 feedback

  • 10 people find this helpful

    Senza orizzonti.

    Ho letto questi tre racconti, compresi nella raccolta «I racconti della Maturità», subito dopo aver letto «La casa con il mezzanino» e «La signora con il cagnolino».
    Inizialmente avevo pensato ad un unico commento ma dopo aver terminato «Il monaco n ...(continue)

    Ho letto questi tre racconti, compresi nella raccolta «I racconti della Maturità», subito dopo aver letto «La casa con il mezzanino» e «La signora con il cagnolino».
    Inizialmente avevo pensato ad un unico commento ma dopo aver terminato «Il monaco nero» la mia impressione, poi confermata dalla lettura degli altri due, è stata che questi tre racconti fossero per certi aspetti molto diversi dagli altri due, e che mi spingessero a fare altre riflessioni.
    Non è una questione di date, credo, perché tutto sommato sono tutti racconti della maturità, considerando poi il fatto che quella che definiamo maturità per Čechov è una maturità purtroppo relativa, essendo morto a soli quarantaquattro anni, quanto piuttosto, forse, dipendente dalla sua esperienza di vita quotidiana, quell'esperienza di vita che egli stesso raccontava essere divisa tra la moglie (la medicina) e (l'amante), la letteratura, scrivendo: «Quando l'una mi annoia, vado a letto con l'altra. Forse è disordinato ma non monotono».
    Questo per dire che se da una parte anche in questi racconti, come negli altri due, è presente la contrapposizione dell'«uomo superfluo», l'artista che passa i suoi giorni nell'ozio e nella contemplazione del mondo e più spesso del proprio sogno di felicità e di amore, all'uomo che invece è meccanismo integrato della società in cui vive in termini di produttività e partecipazione attiva alla vita sociale e politica, se anche qui si contrappongono la mediocrità alla follia, la rinuncia all'amore al sogno dell'amore stesso, il matrimonio alla libertà, in questi racconti, più che negli altri, è presente, in tutto il suo pessimismo e in tutto il suo dramma, la sconfitta. Ecco, non c'è luce in questi tre racconti, non c'è orizzonte, ma solo rinuncia, rimpianto e morte, e se «La casa con il mezzanino» e «La signora con il cagnolino» avevano mostrato un sogno intravisto dietro ai veli del mistero, la vera natura dell'«uomo superfluo» e il suo desiderio di felicità, in questi altri scritti il sogno è sparito per lasciare spazio all'incubo, al buio della notte e al nero come la pece di un'esistenza umana che non trova scampo, neanche prendendo quel treno sul quale Nadja, «allegra, lasciò la città per sempre,» perché dopo quella virgola Anton Čechov non manca di aggiungere «o almeno così credeva».

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    Piperitapitta said on Jul 30, 2012 | 9 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (275)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 78 Pages
  • Publisher: Il Sole 24 Ore (I libri della domenica)
  • Publish date: 2011-11-20
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