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Il mondo che ho visto

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi, 123)

4.2
(22)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 547 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8845905101 | Isbn-13: 9788845905100 | Data di pubblicazione: 

Genere: Non-fiction , Travel

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Descrizione del libro
Questo libro è l’ultimo lavoro a cui si dedicò Mario Praz: una vasta scelta dai suoi scritti di viaggio (in buona parte mai prima raccolti), preceduta da un’introduzione inedita, che è un magistrale profilo della storia del Grand Tour. In queste pagine Praz osserva che «pochi viaggiatori sanno essere personali, sanno vedere con occhi che penetrano nell’essenza delle cose» – e accenna a certi scrittori che hanno lasciato, nei loro diari, puri elenchi di monumenti e chiese visitate. Praz è ovviamente l’opposto: come nella sua attività di critico era attratto sempre e soltanto dalla peculiarità – e dal risuonare delle peculiarità l’una sull’altra – così nella sua veste di viaggiatore lascia vibrare la sua attenzione, di preferenza, non già dinanzi agli spettacoli obbligatori, ma dinanzi a scene laterali, ad angoli dimenticati, a piccole enclaves nello spazio, verso le quali il suo passo rabdomantico è ogni volta attirato. Il suo amato Charles Lamb, «quando si recava a far visita a una qualche famosa country-house d’Inghilterra, per prima cosa chiedeva del salottino cinese». Allo stesso modo, dopo una doverosa gita alle Piramidi, Praz prende subito l’occasione per una lunga visita alla deplorevole villa di Faruk. Quanto al neoclassico, lo insegue fino in Tasmania. E mai il greve orrore delle celebrazioni guerriere gli apparirà così incombente come nel War Memorial di Canberra. Ci sono luoghi e cose che sembravano attendere da tempo il suo sguardo: in un seminterrato alla periferia di Washington, una vera città fatta di case di bambole; le «carrozzelle decrepite» di una «Baden-Baden tropicale», la Petropolis di Pedro II; i palazzi di Nancy, dai «balconcini rococò... su cui i viticci e le conchiglie dorate serpeggiano come rampicanti delle Esperidi o d’un altro paese di favoleggiata beatitudine...»; le rovine di Palmira, dove «il tempo ha smussato gli ornamenti, steso un velo di poesia su quel che poteva esserci di crudo, di provinciale in questo impero d’una stagione». Mentre la vita immediata, invadente poco lo tocca, il suo vagare è una ricerca delle «anime morte delle innumerevoli cose». Per lui, «il massimo piacere del viaggiare si raggiunge quando allo spostamento nello spazio si unisce lo spostamento nel tempo». Allora è la sua acuminata percezione del senso del tempo a guidarlo verso l’esistenza-sospesa, quasi ritagliata dal resto, dei suoi luoghi, come la minuscola St. Luke’s Church di New York: «Simili angoli sono come i sogni della città, remoti archetipi che passano sull’anima di una città come nubi, e la città pare per un momento dimenticarsi, rimanere sospesa sull’orlo d’un’esistenza prenatale, ma poi la risveglia lo scampanio dei carri dei pompieri».
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  • 5

    elegante, raffinato, semplicemente perfetto

    Una raccolta di appunti di viaggio, anticipati da una delle prefazioni più squisitamente da viaggiatore che si possa immaginare. Consigli di viaggio interessanti, commenti puntuali ed eleganti. Semplicemente splendido

    ha scritto il 

  • 0

    L'ho comprato quando è uscito e, illuso, me lo sono portato dietro durante il servizio militare.
    Sono riuscito a leggere 10 pagine di cui non ho nemmeno il confuso ricordo che si riserva alle cose dimenticate ma non troppo.
    Ad oggi, dopo 26 anni, non ho avuto il coraggio di riprenderlo ...continua

    L'ho comprato quando è uscito e, illuso, me lo sono portato dietro durante il servizio militare.
    Sono riuscito a leggere 10 pagine di cui non ho nemmeno il confuso ricordo che si riserva alle cose dimenticate ma non troppo.
    Ad oggi, dopo 26 anni, non ho avuto il coraggio di riprenderlo in mano. Eppure un giorno o l'altro dovrò superarlo questo trauma da naja.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'altra raccolta di pagine -principalmente pubblicate da Il Tempo- dedicate ai viaggi intrapresi da Mario Praz.
    Il quale nella Premessa si chiede: "Vale la pena di ristampare impressioni di viaggi intrapresi in questo secolo, oggi che i viaggi non si leggono, ma si fanno a un relativo buon ...continua

    Un'altra raccolta di pagine -principalmente pubblicate da Il Tempo- dedicate ai viaggi intrapresi da Mario Praz.
    Il quale nella Premessa si chiede: "Vale la pena di ristampare impressioni di viaggi intrapresi in questo secolo, oggi che i viaggi non si leggono, ma si fanno a un relativo buon mercato, in gruppi garantiti contro ogni disavventura da agenzie e voli charter?" e si risponde: "Appunto perchè il mondo è molto inoltrato nel processo di livellamento e di monotonia vale la pena di leggere gli ultimi viaggi, quelli in cui era ancora possibile la sorpresa e il senso dell'esotico."
    Si parte dall'Alcalà de Guadaira nel 1925, si passa da Cnosso nel 1930, si fa il giro del mondo e si sorride e si riflette in ottima compagnia, quella di Praz, della sua incredibile cultura e dei suoi occhi attenti e curiosi... e non è poco.

    ha scritto il