Il mondo come volontà e rappresentazione

Ediz. integrale

Di

Editore: Newton Compton (Grandi Tascabili Economici)

4.3
(457)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 576 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8854123838 | Isbn-13: 9788854123830 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Cofanetto , Copertina rigida , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
La comprensione metafisica del mondo è possibile, secondo Schopenhauer, non attraverso l’esperienza sensibile, giacché il fenomeno è pura apparenza o “rappresentazione”, ma attraverso la “volontà”, che consente di conoscere il noumeno. Una sorta di dualismo tra la dimensione di apparenza delle cose e la sostanza delle stesse: al fondo delle teorie di Schopenhauer risiede una vena di pessimismo, poiché l’uomo incessantemente tende alla conoscenza infinita, e subisce incessantemente la frustrazione di questo desiderio. La vita è solo una faticosa battaglia per l’esistenza, costellata di dolore e noia. L’arte – e in particolare la musica – è il solo antidoto che consenta all’uomo di contemplare l’universale, seppure in maniera effimera.

«Nessuna verità è dunque più certa, più indipendente da tutte le altre e meno bisognosa di prova di questa: che ogni cosa presente alla conoscenza, quindi tutto questo mondo, è soltanto oggetto in rapporto al soggetto, intuizione dell’intuente, in una parola: rappresentazione.»

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    No. Non riesco. Devo ammettere di essere limitata, di non avere un cervello in grado di accogliere questo capolavoro, ma che posso fare se non scorrere le pagine senza che niente mi resti attaccato ne ...continua

    No. Non riesco. Devo ammettere di essere limitata, di non avere un cervello in grado di accogliere questo capolavoro, ma che posso fare se non scorrere le pagine senza che niente mi resti attaccato neppure alla retina...?

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo, il quarto libro dovrebbe essere letto integralmente nelle scuole.
    Sintesi:

    Il mondo esterno si configura come una RAPPRESENTAZIONE. Non esiste una dualità: una separazione fra oggetto perc ...continua

    Bellissimo, il quarto libro dovrebbe essere letto integralmente nelle scuole.
    Sintesi:

    Il mondo esterno si configura come una RAPPRESENTAZIONE. Non esiste una dualità: una separazione fra oggetto percepito e un soggetto che percepisce. Esiste bensì un rapporto, vi è sempre un incontro: per es. vi è sempre una mano che tocca, un occhio che vede, ed entrambi si determinano in questo rapporto. Ogni conoscenza è intuitiva nel senso che parte dai dati immediati dei sensi e dell'intelletto. La capacità razionale, tipicamente umana, ossia l'astrazione in concetti, può attivarsi solo a partire da questi dati. Essa può pianificare in abstracto solo a partire dalla conoscenza acquisita in concreto. Il principio individuationis, ciò che trasforma l'unità in apparente molteplicità è determinato da: il tempo, lo spazio e i nessi causali.

    Ma cosa è questa unità 'primordiale' che si trova alla base di ogni rappresentazione e che si può considerare come la cosa in sé? è la VOLONTA'. Ci arriviamo grazie al rapporto speciale che abbiamo con una particolare rappresentazione: il nostro corpo. Ogni sua manifestazione è volontà in atto. Merita tale nome solo l'azione, ciò che accade qui e ora, mentre i progetti sono razionalità, non volontà. In questo senso la volontà è alla base di ogni fenomeno, è la cosa in sè di ogni rappresentazione. Come azione si trova ovunque: animali, piante, oggetti inanimati. Il mondo fenomenico risulta quindi l'oggettivazione della volontà. La volontà esula dal fenomenico quindi essa è:
    - inconscia, infatti è più un impulso, è un'energia piuttosto che volontà cosciente;
    - unica, perché non essendo fenomeno ma essenza della realtà, stando al di fuori dello spazio e del tempo si sottrae al principium individuationis;
    - eterna, cioè senza principio né fine, perché al di là del tempo;
    - incausata, poiché è unica quindi oltre la categoria di causa;
    - irrazionale, poiché la ragione esiste solo nel mondo della rappresentazione. Essa infatti non persegue nessuno scopo fenomenico se non quello di accrescere se stessa.

    Ogni manifestazione della volontà, quindi ogni rappresentazione, è necessaria, ossia regolata dal principio di causa. Invece la volontà in sé non ha motivo, non sottosta a nessuna necessità. Posso trovare le spiegazioni contingenti per ogni fenomeno ma non il suo significato ultimo.
    L'essere umano è un'eccezione, il più alto grado di compimento della volontà: tramite l'autocoscenza la volontà può conoscere se stessa. Ma agiamo nel mondo della contingenza, quindi che ne è della libertà, del libero arbitrio? Il nostro carattere è determinato una volta per tutte, ossia non possiamo far altro che volere ciò che vogliamo, ciò che si è 'incarnato' in quello che siamo. Ma tramite la conoscenza e l'esperienza è possibile intervenire sui mezzi: possiamo quindi cambiare le nostre azioni in vista di un fine che non possiamo decidere.
    Quindi la libertà dell'uomo, fenomeno fra gli altri fenomeni contingenti, è illusoria: «Si può fare ciò che si vuole, ma in ogni momento della vita si può volere solo una cosa precisa e assolutamente nient'altro che quella».

    Le specie non sono altro che rappresentazioni empiriche riunenti tutti gli individui facenti capo a un'idea. La specie è quindi una riproduzione empirica dell'idea. Per Schopenhauer le idee precedono (logicamente) le individualità empiriche come condizione della loro possibilità, perché solo le idee sono onnicomprensive di tutte le infinite e possibili rappresentazioni.
    La differenza individuale tra gli individui di una medesima specie è attribuibile al principio di
    individuazione (quindi a spazio e tempo): la raggruppabilità sotto un'idea prescinde quindi dalle differenze empiriche. Sottratte a spazio, tempo e causalità le idee sono paragonabili alle idee di Platone, enti universali rispetto a cui il mondo fenomenico è una copia.
    Schopenhauer ricorda però che, a differenza di Platone, le idee non sono ancora la vera realtà, ma un passaggio intermedio tra il fenomenico e la volontà. Le idee quindi sono considerabili l'oggettivazione della volontà precedente l'oggettivazione nel mondo fenomenico.

    L'arte sarebbe quindi il raggiungimento dell'idea tramite l'estetica. Infatti il genio «ha l'attitudine a fare astrazione dalle cose particolari, la cui essenza si riconosce nelle relazioni e a riconoscere le idee: infine a porre se stesso quale correlato delle idee: in altre parole, ad abbandonare la natura d'individuo, per sollevarsi a soggetto puro della conoscenza.» Questo disancorarsi da sé stesso è visto come l'unica possibilità di salvezza, di sottrarsi al dolore e alla noia.

    Infatti la volontà di vivere produce incessantemente nell'uomo bisogni che richiedono soddisfazione: desideri, che sono dunque reazione ad un senso di mancanza, di sofferenza.
    Difficilmente però tutti i desideri si realizzano, e la mancata realizzazione di alcuni di essi causa
    un'ulteriore, più acuta sofferenza. Ma, anche quando un desiderio viene soddisfatto, il piacere che ne deriva risulta essere solo di natura negativa, soltanto, cioè, un alleviamento della sofferenza provocata da quel prepotente bisogno iniziale; bisogno che subito riappare in altra forma, pronto a pungolare con nuovi desideri l'affannata coscienza umana.
    E quando pure l'uomo non viva nel bisogno fisico e nella miseria, quando nessun effimero desiderio (invidia, vanità, onore, vendetta) gli riempia i giorni e le ore, subito la noia, la più orrenda e più angosciosa di tutte le sofferenze, si abbatte su di lui.

    Altre possibilità di salvezza sono date dalla compassione e dall'ascesi, per il medesimo motivo. Ma questa è l'unica soluzione: rendersi trasparenti alla volontà che continuerà ad attraversarci ma non troverà più il corpo. Quindi vivere una non vita con l'estenuazione dell'organismo, raggiungendo la nolontà, cioè la non-volontà, quindi il nulla.

    ha scritto il 

  • 0

    Il mondo come serenità e consolazione

    Se mi si chiede chi preferisco tra Giacomo Leopardi, Sergio Vastano e Arturo Schopenhauer, risponderò sempre col nome di quest'ultimo.

    Ricordo che il mio vecchio professore di filosofia del Liceo, il ...continua

    Se mi si chiede chi preferisco tra Giacomo Leopardi, Sergio Vastano e Arturo Schopenhauer, risponderò sempre col nome di quest'ultimo.

    Ricordo che il mio vecchio professore di filosofia del Liceo, il grande Egidio Pozziginori, lo definiva un allegrone, ironizzando sulla visione pessimistica dell'esistenza del pensatore tedesco; senza sapere che, canzonando il buon vecchio Arturo, egli diceva il vero, poiché in realtà niente e nessuno al mondo mette più giubilo e joie de vivre di lui.

    Saranno gli anni che passano, sarà che mi faccio sempre più vecchio e stanco, sarà che non vedo più Gianfranco D'Angelo in tv; oppure sarà questa contemporaneità così caduca e così spenta a farmi ritornare su Il mondo come volontà e rappresentazione: meraviglia della filosofia moderna, una pacca sulla spalla nel momento del bisogno, una cioccolata calda in una freddissima giornata d'inverno.
    Il pensiero che culla e che consola.

    Leggetelo ai vostri figli prima di metterli a letto, mentre fate loro una carezza; e ditegli che quella è la carezza di Arturo Schopenhauer.

    http://calatozzetti.altervista.org/schopenhauer/

    ha scritto il 

  • 4

    (Piccola premessa: la mia lettura si è per ora limitata alla sola prima parte dell'opera, tralasciando l'Appendice, da riprendere quando avrò letto Kant, e i Supplementi)

    Sorprendente: dico così, perc ...continua

    (Piccola premessa: la mia lettura si è per ora limitata alla sola prima parte dell'opera, tralasciando l'Appendice, da riprendere quando avrò letto Kant, e i Supplementi)

    Sorprendente: dico così, perché non mi aspettavo dal filosofo scolasticamente "conosciuto" come un Leopardi più strettamente filosofico di aver elaborato pensieri essenzialmente - per quanto non formalmente - identici a quelli della più profonda mistica (o religione, di cui la mistica costituisce comunque il nucleo teoretico e pratico insieme); identità del resto più volte osservata da Schopenhauer stesso. La differenza: dove il mistico si spinge al tentativo di formulare positivamente "il puro Nulla" (come lo chiama Eckhart), servendosi di espressioni come theòsis, unione con Dio e simili, Schopenhauer non intende fare concessioni al linguaggio positivo per non uscire dall'ambito strettamente filosofico-razionale della sua opera, accontentandosi quindi della formulazione rigorosamente negativa della salvezza: la negazione della volontà di vivere che, dal punto di vista del fenomeno, non è altro che "il vuoto inane del nulla". Facile, allora, comprendere l'azzeccato epiteto di "mistico senza dio" che Faggin assegnò a Schopenhauer.
    Forse inattuali, perché fin troppo fastidiosamente romantiche e quindi datate, le riflessioni intorno all'arte che costituiscono la maggior parte del terzo libro. Ma questo per quanto riguarda la mia personale lettura del magnum opus del filosofo di Danzica.

    ha scritto il 

  • 4

    entro in libreria e incontro un tizio che conosco e di cui non ho alcuna stima. il tipo sembra lieto, stava maneggiando degli squallidi romanzi storici e ha subito pensato che io condividessi il suo s ...continua

    entro in libreria e incontro un tizio che conosco e di cui non ho alcuna stima. il tipo sembra lieto, stava maneggiando degli squallidi romanzi storici e ha subito pensato che io condividessi il suo sozzo vizio. in realtà ero entrato solo alla ricerca di un vecchio giallo, ma per escludere ogni prossimità con quell'individuo ho sollevato ostentatamente "il mondo come volontà e rappresentazione", titolo magnifico, formato bibbia, che non avevo nessuna intenzione di comprare e che penso non leggerò mai. lui deve aver pensato che si trattasse di un manuale di auto aiuto.

    ha scritto il 

  • 2

    Il pensiero di Schopenhauer si presenta in questo poderoso volume quadruplo come un ponte (non voluto) tra la filosofia di Kant e quella di Nietzche. Kant si era fermato prima, nella sua critica, a ci ...continua

    Il pensiero di Schopenhauer si presenta in questo poderoso volume quadruplo come un ponte (non voluto) tra la filosofia di Kant e quella di Nietzche. Kant si era fermato prima, nella sua critica, a ciò che può essere intuito a priori (spazio e tempo), della "cosa in sè", del noumeno. Si era fermato a ciò che non può essere definito perché non appartiene al mondo della rappresentazione. Schopenhauer ci presenta la cosa in sè come la volontà, la cui prima oggettivazione sono le idee platoniche, eterne e immobili. Da un lato critica, comprensibilmente, il suo maestro per l'uso delle antiquate categorie del pensiero, di derivazione aristotelico-scolastica, ma dall'altra lui fa molto di più e pone le idee Platoniche come origine del mondo così come ce lo rappresentiamo (anche se appunto sono solo rappresentazioni dell'idea unica che è la volontà) e con queste idee compila il suo poderoso dizionario di quattro volumi. Ma questa volontà non è altro che la forza della natura che porta alla riproduzione e alla affermazione del singolo sull'altro (Hobbes?) e poco vale che l'autore tenti nel quarto volume (dedicato all'etica) di inserire concetti di giustizia ed equità, la legge di natura è sempre la legge del più forte (in qualsiasi forma si manifesti questa forza). Se la volontà è l'origine e il fine del mondo allora un essere che è tutta volontà è la esemplificazione e la prima rappresentazione della cosa in sè? (Commento:un virus, il cui unico scopo è "vivere" riproducendosi all'infinito nel corpo ospitante? che può rimanere quiescente per anni in condizioni estreme per qualsiasi altro essere? è pura volontà?). Inoltre come dirà Nietzche la volontà che vuole ciò che vorrà e che ha sempre voluto non è che il fiume del divenire cosmico nel quale siamo immersi (generazione morente da amare ma che auspica l'arrivo del superuomo). Saltando il terzo libro dedicato al senso estetico, che riflette i gusti del tempo e di per sè già una dimotrazione dell'impossibilità di applicare in modo acritico il pensiero che l'autore ritiene assoluto (commento: al giorno d'oggi tutti inorridirebbero se parlando del barocco si parlasse di Guido Reni, oggi ingiustamente sottovalutato, ma non della star multimediale: Caravaggio, riscoperto e ri-osannato solo di recente) si giunge appunto a libro sull'etica. Da un certo verso il più interessante ma anche il più problematico. Definire un etica basata sulla volontà (e non sul dovere, come nel caso del suo maestro) è difficile. Anche se l'autore si prodiga nel cercare riferimenti e ragionamenti che possano metterlo al riparo dalle critiche, è indubbio che certi passaggi, come quello sul diritto di proprietà, o sul non affermare la propria volontà oltre i limiti della propria sfera di azione, nel caso della violenza sull'altro, non sono logicamente validi. Dice infatti Schopenhauer che la volontà A che si impone è opposta a quella di B che subisce. Perciò A = non(B) e quindi non può essere che A si imponga altrimenti si negherebbe B (e le singole volontà sono parti dell'unica grande volontà). Ma il problema è che non(non(B))=non(A); a questo punto sarebbe B a negare ad A l'affermazione della sua volontà. Il come regolarsi su questi aspetti rimane purtroppo non spiegato, ammesso che sia risolvibile come composizione delle forze.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto in età matura mi ha permesso di rivalutare l'autore, presentato male a scuola. Non esiste migliore argomentazione sulla Volontà, oltreché sul pensiero kantiano

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente... un capolavoro!!

    Non bisogna essere un filosofo per apprezzare questo capolavoro dell'intelletto umano. Certo, un non filosofo, come può essere uno scienziato o un artista, deve superare l'ostica barriera corallina de ...continua

    Non bisogna essere un filosofo per apprezzare questo capolavoro dell'intelletto umano. Certo, un non filosofo, come può essere uno scienziato o un artista, deve superare l'ostica barriera corallina delle prime cento pagine di filosofia pura, ma poi può sconfinare a vele spiegate, con gli strumenti adatti, nello splendore dell'oceano profondo. Qui c'è tutto, dalla letteratura, alla scienza; dalla storia alla filosofia; dalla musica alla psicologia. Magistrali le pagine sulla musica, sull'arte e sull'amore sessuale. Quando ho chiuso il libro, riletto per la seconda volta, ho detto fra me e me: "Ma quest'uomo ha capito tutto!". Ecco basta questo!

    ha scritto il 

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