Il mondo come volontà e rappresentazione

Ediz. integrale

Di

Editore: Newton Compton (Grandi Tascabili Economici)

4.3
(444)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 576 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8854123838 | Isbn-13: 9788854123830 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Cofanetto , Copertina rigida , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
La comprensione metafisica del mondo è possibile, secondo Schopenhauer, non attraverso l’esperienza sensibile, giacché il fenomeno è pura apparenza o “rappresentazione”, ma attraverso la “volontà”, che consente di conoscere il noumeno. Una sorta di dualismo tra la dimensione di apparenza delle cose e la sostanza delle stesse: al fondo delle teorie di Schopenhauer risiede una vena di pessimismo, poiché l’uomo incessantemente tende alla conoscenza infinita, e subisce incessantemente la frustrazione di questo desiderio. La vita è solo una faticosa battaglia per l’esistenza, costellata di dolore e noia. L’arte – e in particolare la musica – è il solo antidoto che consenta all’uomo di contemplare l’universale, seppure in maniera effimera.

«Nessuna verità è dunque più certa, più indipendente da tutte le altre e meno bisognosa di prova di questa: che ogni cosa presente alla conoscenza, quindi tutto questo mondo, è soltanto oggetto in rapporto al soggetto, intuizione dell’intuente, in una parola: rappresentazione.»

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  • 4

    (Piccola premessa: la mia lettura si è per ora limitata alla sola prima parte dell'opera, tralasciando l'Appendice, da riprendere quando avrò letto Kant, e i Supplementi)

    Sorprendente: dico così, perc ...continua

    (Piccola premessa: la mia lettura si è per ora limitata alla sola prima parte dell'opera, tralasciando l'Appendice, da riprendere quando avrò letto Kant, e i Supplementi)

    Sorprendente: dico così, perché non mi aspettavo dal filosofo scolasticamente "conosciuto" come un Leopardi più strettamente filosofico di aver elaborato pensieri essenzialmente - per quanto non formalmente - identici a quelli della più profonda mistica (o religione, di cui la mistica costituisce comunque il nucleo teoretico e pratico insieme); identità del resto più volte osservata da Schopenhauer stesso. La differenza: dove il mistico si spinge al tentativo di formulare positivamente "il puro Nulla" (come lo chiama Eckhart), servendosi di espressioni come theòsis, unione con Dio e simili, Schopenhauer non intende fare concessioni al linguaggio positivo per non uscire dall'ambito strettamente filosofico-razionale della sua opera, accontentandosi quindi della formulazione rigorosamente negativa della salvezza: la negazione della volontà di vivere che, dal punto di vista del fenomeno, non è altro che "il vuoto inane del nulla". Facile, allora, comprendere l'azzeccato epiteto di "mistico senza dio" che Faggin assegnò a Schopenhauer.
    Forse inattuali, perché fin troppo fastidiosamente romantiche e quindi datate, le riflessioni intorno all'arte che costituiscono la maggior parte del terzo libro. Ma questo per quanto riguarda la mia personale lettura del magnum opus del filosofo di Danzica.

    ha scritto il 

  • 4

    entro in libreria e incontro un tizio che conosco e di cui non ho alcuna stima. il tipo sembra lieto, stava maneggiando degli squallidi romanzi storici e ha subito pensato che io condividessi il suo s ...continua

    entro in libreria e incontro un tizio che conosco e di cui non ho alcuna stima. il tipo sembra lieto, stava maneggiando degli squallidi romanzi storici e ha subito pensato che io condividessi il suo sozzo vizio. in realtà ero entrato solo alla ricerca di un vecchio giallo, ma per escludere ogni prossimità con quell'individuo ho sollevato ostentatamente "il mondo come volontà e rappresentazione", titolo magnifico, formato bibbia, che non avevo nessuna intenzione di comprare e che penso non leggerò mai. lui deve aver pensato che si trattasse di un manuale di auto aiuto.

    ha scritto il 

  • 2

    Il pensiero di Schopenhauer si presenta in questo poderoso volume quadruplo come un ponte (non voluto) tra la filosofia di Kant e quella di Nietzche. Kant si era fermato prima, nella sua critica, a ci ...continua

    Il pensiero di Schopenhauer si presenta in questo poderoso volume quadruplo come un ponte (non voluto) tra la filosofia di Kant e quella di Nietzche. Kant si era fermato prima, nella sua critica, a ciò che può essere intuito a priori (spazio e tempo), della "cosa in sè", del noumeno. Si era fermato a ciò che non può essere definito perché non appartiene al mondo della rappresentazione. Schopenhauer ci presenta la cosa in sè come la volontà, la cui prima oggettivazione sono le idee platoniche, eterne e immobili. Da un lato critica, comprensibilmente, il suo maestro per l'uso delle antiquate categorie del pensiero, di derivazione aristotelico-scolastica, ma dall'altra lui fa molto di più e pone le idee Platoniche come origine del mondo così come ce lo rappresentiamo (anche se appunto sono solo rappresentazioni dell'idea unica che è la volontà) e con queste idee compila il suo poderoso dizionario di quattro volumi. Ma questa volontà non è altro che la forza della natura che porta alla riproduzione e alla affermazione del singolo sull'altro (Hobbes?) e poco vale che l'autore tenti nel quarto volume (dedicato all'etica) di inserire concetti di giustizia ed equità, la legge di natura è sempre la legge del più forte (in qualsiasi forma si manifesti questa forza). Se la volontà è l'origine e il fine del mondo allora un essere che è tutta volontà è la esemplificazione e la prima rappresentazione della cosa in sè? (Commento:un virus, il cui unico scopo è "vivere" riproducendosi all'infinito nel corpo ospitante? che può rimanere quiescente per anni in condizioni estreme per qualsiasi altro essere? è pura volontà?). Inoltre come dirà Nietzche la volontà che vuole ciò che vorrà e che ha sempre voluto non è che il fiume del divenire cosmico nel quale siamo immersi (generazione morente da amare ma che auspica l'arrivo del superuomo). Saltando il terzo libro dedicato al senso estetico, che riflette i gusti del tempo e di per sè già una dimotrazione dell'impossibilità di applicare in modo acritico il pensiero che l'autore ritiene assoluto (commento: al giorno d'oggi tutti inorridirebbero se parlando del barocco si parlasse di Guido Reni, oggi ingiustamente sottovalutato, ma non della star multimediale: Caravaggio, riscoperto e ri-osannato solo di recente) si giunge appunto a libro sull'etica. Da un certo verso il più interessante ma anche il più problematico. Definire un etica basata sulla volontà (e non sul dovere, come nel caso del suo maestro) è difficile. Anche se l'autore si prodiga nel cercare riferimenti e ragionamenti che possano metterlo al riparo dalle critiche, è indubbio che certi passaggi, come quello sul diritto di proprietà, o sul non affermare la propria volontà oltre i limiti della propria sfera di azione, nel caso della violenza sull'altro, non sono logicamente validi. Dice infatti Schopenhauer che la volontà A che si impone è opposta a quella di B che subisce. Perciò A = non(B) e quindi non può essere che A si imponga altrimenti si negherebbe B (e le singole volontà sono parti dell'unica grande volontà). Ma il problema è che non(non(B))=non(A); a questo punto sarebbe B a negare ad A l'affermazione della sua volontà. Il come regolarsi su questi aspetti rimane purtroppo non spiegato, ammesso che sia risolvibile come composizione delle forze.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto in età matura mi ha permesso di rivalutare l'autore, presentato male a scuola. Non esiste migliore argomentazione sulla Volontà, oltreché sul pensiero kantiano

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente... un capolavoro!!

    Non bisogna essere un filosofo per apprezzare questo capolavoro dell'intelletto umano. Certo, un non filosofo, come può essere uno scienziato o un artista, deve superare l'ostica barriera corallina de ...continua

    Non bisogna essere un filosofo per apprezzare questo capolavoro dell'intelletto umano. Certo, un non filosofo, come può essere uno scienziato o un artista, deve superare l'ostica barriera corallina delle prime cento pagine di filosofia pura, ma poi può sconfinare a vele spiegate, con gli strumenti adatti, nello splendore dell'oceano profondo. Qui c'è tutto, dalla letteratura, alla scienza; dalla storia alla filosofia; dalla musica alla psicologia. Magistrali le pagine sulla musica, sull'arte e sull'amore sessuale. Quando ho chiuso il libro, riletto per la seconda volta, ho detto fra me e me: "Ma quest'uomo ha capito tutto!". Ecco basta questo!

    ha scritto il 

  • 5

    Un' opera in sè grande, forse oggettivata meno bene.

    Recensire, dare una opinione, o comunque, che dir si voglia, una sorta di, per quanto imperfetta, dato il soggetto della stessa, semplice enunciazione di una opera, di un colosso, un pilastro, della f ...continua

    Recensire, dare una opinione, o comunque, che dir si voglia, una sorta di, per quanto imperfetta, dato il soggetto della stessa, semplice enunciazione di una opera, di un colosso, un pilastro, della filosofia quale SCHOPENHAUER è,qfuorviante, introduzione, dicevo impegno quantomeno impegnativo e soggetuantomeno un impegno se non gravoso, data la iniziale, e spero non to ad errori, sbagli, accidenti e distrazioni, che come, spero, potrete vedere saranno palesate in questo mio piccolo, modesto, per quanto disinteressato panegirico all'opera suddetta.

    Ora se avete superato il primo capoverso indenni, moltiplicatelo per molte centinaia e sarete pronti ad immergervi nella filosofia Schopenhaueriana.
    Non so se quel, a volte arzigogolato modo di esprimersi, con capoversi lunghi e spesso troppo densi di incisi e quant'altro, siano da attribuire all'autore, o al traduttore, fatto stà che ho trovato questo, un punto di rallentamento nella comprensione di un'opera, già di per se non molto facilmente assimilabile.
    Ora detto questo, e soprassedendo sui "palesi" errori che saltano all'occhio al lettore moderno, specie se questi ha una base di conoscenze scentifiche, e non puramente umanistiche, divisione che tuttavia, quando troppo netta mi ripugna, il libro, con mente aperta e spirito, come direbbe Goethe, affine, saprà stupire con le sue considerazioni e conclusioni, al lettore che saprà superarne le difficoltà intrinseche.
    Il mondo, viene qui visto come rappresentazione, soggetto oggettivato dal soggetto conoscente stesso, che è la volontà, e qui orbita tutto il senso del libro che attingendo molto da Kant, pur senza risparmiarsi critiche (a cui è dedivata una succosa appendice) e altri pensatori, classici e sopratutto indiani, staziona per molti aspetti, come la cosa in se, la volontà, l'arte e l'amore, il tutto in un discorso omogeneo che presuppone se stesso ( e quindi una eventuale rilettura del libro).
    Ultima nota, per quanto marginale, l'edizione NEWTON COMPTON è ZEPPA di errori di stampa, se questi vi infastidiscono, procuratevi una edizione diversa.

    ha scritto il 

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