Il mondo deve sapere

Romanzo tragicomico di una telefonista precaria

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.6
(1199)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 152 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8876381929 | Isbn-13: 9788876381928 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Scienze Sociali

Ti piace Il mondo deve sapere?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
REPRINTS

Con una postfazione inedita dell’autrice.

Michela Murgia nel gennaio 2006 viene assunta nel call center della multinazionale americana Kirby, produttrice del «mostro», l’oggetto di culto e devozione di una squadra di centinaia di telefoniste e venditori: un aspirapolvere da tremila euro, «brevettato dalla nasa». Mentre, per trenta interminabili giorni, si specializza nelle tecniche del «telemarchètting» e della persuasione occulta della casalinga ignara, l’autrice apre un blog dove riporta quel che succede nel call center: metodi motivazionali, raggiri psicologici, castighi aziendali, dando vita alla grottesca rappresentazione di un modello lavorativo a metà tra berlusconismo e Scientology. Quella della Murgia è stata una delle prime voci a raccontare il precariato in Italia, riuscendo a far riflettere, incazzare e, miracolosamente, a far ridere. Fino alle lacrime.
Dopo Il mondo deve sapere, che ha ispirato il fortunato film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, Michela Murgia ha pubblicato per Einaudi Viaggio in Sardegna e il romanzo Accabadora (premio Dessì, SuperMondello e finalista al Campiello).
Ordina per
  • 4

    Ora il mondo sa e se ne frega

    Ok, ora, a distanza di anni, il mondo sa...e se ne frega.

    E' tutto tristemente ancora vero, anche in altri contesti.

    Lo stile acuto, pungente e disilluso veicola perfettamente la rappresentazione dell ...continua

    Ok, ora, a distanza di anni, il mondo sa...e se ne frega.

    E' tutto tristemente ancora vero, anche in altri contesti.

    Lo stile acuto, pungente e disilluso veicola perfettamente la rappresentazione della realtà vissuta dall'autrice.
    Una realtà di per se stessa amara, che diventa, alla lunga, quasi insostenibile, se non è vissuta con quella punta d'ironia, sconfinante a volte nel sarcasmo, che permette però di controbilanciare l'aggressività, soprattutto psicologica, sottesa ai sistemi che perseguono l'obiettivo del profitto ad ogni costo.

    "Mi sconcerta l’alto numero di persone che pensa che io stia facendo allenamento di cabaret a tempo perso inventandomi tutto.” - p. 39

    "Quando un’azienda ha un obiettivo commerciale e lo persegue con tecniche efficaci non casuali impiegando tutti i fattori produttivi al meglio, allora sta davvero organizzando e gestendo. Ma attenzione questa capacità non basta a distinguere un’azienda onesta da una criminale. Il criterio per giudicare la capacità non può essere l’efficienza, l’obiettivo e basta. C’è anche il modo. E il modo in cui questa gente insegna a organizzare e a gestire è quello di non considerare in alcun modo il fattore umano, a meno che, ovviamente, non sia funzionale allo scopo…Io imparo che gli altri mi servono fintanto che mi permettono di raggiungere l’obiettivo nei tempi che mi sono prefissati…se non è così…via l’uomo, via il problema." - p. 71

    "… per quanto ne sanno loro, io ho la vita sociale di una disadattata , praticamente non ho nulla di nulla da perdere se perdo questo lavoro… ho la ricattabilità emotiva di un poggiapentole. Immagino si siano convinti che faccio la telefonista perché non saprei con chi altri parlare. Il telefono, la mia voce. E va bene così” - p. 88
    "Ma il tuo scopo di capo commerciale non è farmi sentire una merda. E' ottimizzare la mia produttività in modo intelligente, rendendomi collaborativo. Obiettivo mancato, ahilui." - p. 122
    .

    ha scritto il 

  • 0

    Molto veloce, molto giovane, molto vero...contemporaneo e reale. Davvero nato d'impulso, come un diario, nella interessante postfazione l'autrice commenta se stessa e la sua consapevolezza di essere g ...continua

    Molto veloce, molto giovane, molto vero...contemporaneo e reale. Davvero nato d'impulso, come un diario, nella interessante postfazione l'autrice commenta se stessa e la sua consapevolezza di essere giovane e precaria...e come lei migliaia. Fortunatamente il talento e l'ironia non sono mai a tempo determinato.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo d'esordio della scrittrice sarda. Il mondo che descrive è quello del telemarketing e dei lavori precari e sottopagati. I giovani costretti a subire ricatti ed umiliazioni pur di avere un quals ...continua

    Romanzo d'esordio della scrittrice sarda. Il mondo che descrive è quello del telemarketing e dei lavori precari e sottopagati. I giovani costretti a subire ricatti ed umiliazioni pur di avere un qualsiasi contratto di lavoro sono molti, quindi il tema è sempre attuale ed interessante.
    Leggendo si avverte ogni tanto come un'aria di superiorità, il che rende il breve romanzo non sempre simpatico e gradito.

    ha scritto il 

  • 2

    Superficiale

    Non mi è piaciuto. L'ho trovato fazioso e superficiale. L'aria di superiorità con cui l'autrice si approccia al me l'ha fatta trovare subito antipatica. Era così impegnata a sembrare più intelligente ...continua

    Non mi è piaciuto. L'ho trovato fazioso e superficiale. L'aria di superiorità con cui l'autrice si approccia al me l'ha fatta trovare subito antipatica. Era così impegnata a sembrare più intelligente che ha perso l'occasione per scrivere un buon libro.

    ha scritto il 

  • 4

    "Si può inchiappettare qualcuno in ogni posizione,nel kamasutra del marketing"

    Ho amato questo libro dalla prima pagina fino all'ultima; non ho smesso di ridere neanche un secondo. Probabilmente se non avessi lavorato né come operatrice telefonica né come venditrice Kirby, non l ...continua

    Ho amato questo libro dalla prima pagina fino all'ultima; non ho smesso di ridere neanche un secondo. Probabilmente se non avessi lavorato né come operatrice telefonica né come venditrice Kirby, non lo avrei apprezzato e "capito" così tanto. Invece avendo avuto esperienza diretta con il mondo che narra la Murgia, ho potuto immedesimarmi in ogni riga e posso garantire che sia così che funzioni questo mercato (poi ovviamente le singole persone fanno la differenza).
    E' un libricino scorrevole e semplice, lo si legge tutto d'un fiato.
    Lo consiglio a chiunque voglia farsi una bella risata!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Il mondo deve sapere? Tutto il mondo è paese!

    E' il primo libro che leggo di Michela Murgia, cercato e scelto poiché il primo della scrittrice-politica sarda.
    Il mondo deve sapere nasce originariamente nel 2006 su un blog, trasferito poi su carta ...continua

    E' il primo libro che leggo di Michela Murgia, cercato e scelto poiché il primo della scrittrice-politica sarda.
    Il mondo deve sapere nasce originariamente nel 2006 su un blog, trasferito poi su cartaceo e pubblicato.
    Lo stile è arguto e pungente e ho immaginato le battute del libro nella mia testa pronunciate dalla voce di Geppi Cucciari; mi aspettavo infatti un libro diverso, scritto più come inchiesta giornalistica che come "libretto passatempo", poiché da anni la scrittrice tratta tematiche importanti ed è impegnata nella politica sarda. Spesso in prima linea, ospite nei più importanti eventi sardi, presenzia con solenne serietà e impegno; difficile immaginarla dietro ad un telefono a circuire quelle che lei definisce per tutto il libro "casalinghe", con una pesante connotazione negativa imbarazzante.
    Ovviamente ne deriva una delusione da queste aspettative. Ma tant'è che questo sembra essere il suo esordio letterario.

    Il libro di per sé è esattamente come doveva essere gestito e scritto un blog in quegli anni: uno stile volto a non annoiare mai chi legge, mirato a divertire a qualsiasi costo (anche se si scrive delle peggiori brutture del mondo), nomi sostituiti da soprannomi improbabili e ilari, battute distribuite a cadenza regolare e la chiusura del paragrafo (nel gergo dei blogger, "post") con due tecniche: o lasciare a metà un discorso per garantirsi la visita al blog il giorno dopo, o una piccola tragicomica morale (volta anch'essa a fidelizzare il lettore virtuale).

    La storia. Michela Murgia lavora per un mese in un call center della Kirby, precisamente nel 2006.
    L'anno seguente, quando ancora non sapevo neppure chi lei fosse, lavorai anche io circa due/tre mesi in un call center per una compagnia telefonica.
    Il mondo deve sapere? Ebbene, tutto il mondo è paese in quanto cambia il marchio e il prodotto da vendere, ma alla fine quanto descrive la Murgia è esattamente ciò che vissi a mia volta nel call center. Con qualche piccola differenza sul mio ruolo: alla fine mi assunsero anche come segretaria (di mattina in ufficio e di sera al call center) e davvero dietro le quinte si possono conoscere dettagli ancora più scabrosi, dettagli che appunto, dopo qualche mese mi portarono ad abbandonare il lavoro.
    La Murgia descrive e critica spesso le sue colleghe, prive di ambizione e di istruzione (più volte evidenzia che non abbiano il diploma); ai tempi ero un'universitaria, come la maggior parte delle mie colleghe. Dunque non ho gradito per niente le crudeli prese in giro rivolte alle sue colleghe; tra l'altro si rivela una persona incredibilmente ipocrita: di giorno in ufficio assieme, la sera a sparare a zero sulle stesse in internet. Un po' come fa con le casalinghe.
    Per quanto concerne il racconto-denuncia-barzelletta in sé, purtroppo è tutto vero: dai cartelli motivazionali sui muri, dalla sparizione furtiva e segreta dei colleghi licenziati, sino all'assurda competizione che l'azienda vuole creare tra i dipendenti. Per non parlare del lavaggio del cervello che i superiori (o peggio, in alcuni casi direttamente il proprio capo) attuano nella prima settimana di lavoro, nella speranza di istruirti a sufficienza per raggirare al meglio il malcapitato dall'altro lato del telefono tramite giochetti di psicologia.

    Mi rimane una domanda: perché la Kirby non ha denunciato la Murgia per le sue dichiarazioni?
    Possibile viga ancora il motto "Nel bene o nel male, purché se ne parli?"
    E se così fosse, come asseriva il caro Oscar Wilde, la Kirby avrà addirittura pagato la Murgia?

    In conclusione: l'argomento trattato mi ha riportata a otto anni fa, mi ha dato conferma che i call center siano tutti uguali (tranne che per il prodotto da vendere) ed è riuscita a strapparmi qualche amarissima risata.
    Lo stile, ironico e a tratti crudele, in questo caso aiuta: chi avrebbe voluto leggere le avventure di una telefonista "piagnona" che non fa altro che lamentarsi?
    E con un colpo di coda signorile, quasi da gatta, la Murgia si libera di tutto (blog, lettori e libro stesso) nell'ultimo capitolo semplicemente licenziandosi, asserendo di avere già trovato un altro lavoro (difficile in questa Isola purtroppo, ma ottima scusa) e ringraziando Silvia, l'amica che le trovò il posto infernale dove guadagnare un mese di paga.

    Negativo: perché non mi aspettavo un libro scritto così dalla Murgia (pare la spudorata imitazione dello stile di Geppi Cucciari) e perché non traspare una figura molto linda e onesta della scrittrice.
    Positivo: mi ha ricordato la mia esperienza, mi ha suscitato una cinica ilarità e mi ha fatto capire che "tutto il mondo è paese".

    Rimango in attesa di leggere un altro libro della Murgia, Accabadora, sperando ne valga la pena.

    ha scritto il 

  • 0

    Opera prima di una brava scrittirce

    Senza dubbio risente di essere tra le prime opere di questa brava scrittrice sarda, che ho conosciuto con Accabadora. Ironico etalvolta un po' ingenuo è una storia tra il serio e il faceto di una tele ...continua

    Senza dubbio risente di essere tra le prime opere di questa brava scrittrice sarda, che ho conosciuto con Accabadora. Ironico etalvolta un po' ingenuo è una storia tra il serio e il faceto di una telefonista del call center precaria e alla prese con le telefonate quotidiane

    ha scritto il 

  • 2

    Non so perché ero così decisa a leggere la Murgia (anche se inizialmente volevo prendere Accabadora, mentre ora non mi ispira più nemmeno quello). Comunque Il mondo deve sapere è il resoconto, inizial ...continua

    Non so perché ero così decisa a leggere la Murgia (anche se inizialmente volevo prendere Accabadora, mentre ora non mi ispira più nemmeno quello). Comunque Il mondo deve sapere è il resoconto, inizialmente pubblicato sotto forma di blog, dell'esperienza lavorativa dell'autrice presso un call center della famigerata Kirby (una specie di aspirapolvere, anche se sembra che chiamarla così sia un insulto dato che ti può igienizzare pure il gatto!).

    Onestamente mi sembra un librino inutile. Si legge, a volte diverte e a tratti indigna, però non è un libro necessario. Da una parte perché i tempi sono cambiati, forse quando la Murgia scriveva sul suo blog, e poi quando l'hanno pubblicata, aveva un senso svelare al mondo come funzionano certi orripilanti lavori, mentre oggi purtroppo siamo tutti molto più blasé. Ci sono altri due aspetti da considerare, però.

    Il primo è che l'autrice fin da subito si pone come investigatrice. Non lo dice mai chiaramente, e forse non è nemmeno vero, ma si rimane con la forte impressione che Michela Murgia abbia cominciato a lavorare per la Kirby non perché era disoccupata e aveva bisogno di soldi, ma perché voleva indagarne i misteri e scrivere un reportage. Non ci sarebbe nemmeno nulla di male, se non fosse per il perenne atteggiamento di superiorità, con il quale ci vuole comunicare che lei non ha nulla a che fare con le sue colleghe vittime delle manipolazioni psicologiche dei loro superiori.

    Il secondo punto è che Il mondo deve sapere non è un romanzo organizzato. Ci sono molte ripetizioni, sembra la trascrizione del dialogo tra due impiegate che a fine giornata si lamentano dei colleghi e dei capi davanti allo spritz. Non c'è riflessione, non c'è elaborazione, si promette un confronto tra la fintamente sottomessa Michela Murgia centralinista e i superiori psicopatici che non avviene mai, e all'improvviso c'è il licenziamento ma nessun commento finale sull'esperienza.

    ha scritto il 

  • 2

    Le delizie del telelavoro (precario)

    Il call center e l'organizzazione marketing di una ditta di televendite descritti dall'interno con amaro umorismo. L'atmosfera, le dinamiche interpersonali, il disagio esistenziale sono resi bene, m ...continua

    Il call center e l'organizzazione marketing di una ditta di televendite descritti dall'interno con amaro umorismo. L'atmosfera, le dinamiche interpersonali, il disagio esistenziale sono resi bene, ma anche con molta ripetitività. Nato come blog, aveva una ragion d'essere come tale più che come libro. Michela Murgia ha poi saputo fare di meglio. Comunque per l'aspirapolvere Kirby una bella pubblicità, non c'è che dire... non lo vorrei nemmeno regalato.

    ha scritto il 

  • 5

    Tutta la vita davanti

    Nato come blog, questo testo è presto divenuto un cult, in quanto uno dei primi a rivelare ciò che si cela dietro e dentro i call centre, luoghi esemplari (su questo aspetto ci sarebbe da approfondire ...continua

    Nato come blog, questo testo è presto divenuto un cult, in quanto uno dei primi a rivelare ciò che si cela dietro e dentro i call centre, luoghi esemplari (su questo aspetto ci sarebbe da approfondire, ma per ora non lo faccio) del lavoro postfordista, ossia di quel lavoro che caratterizza la società odierna e che, a differenza di quello fordista, fatto di una divisione abbastanza netta fra tempo di lavoro e di non lavoro, oltre che di un contratto nazionale che garantiva dei diritti, scardina e mescola la divisione di cui sopra e azzera la questione dei diritti con contratti che fanno acqua da tutte le parti. È scritto benissimo e con ironia al vetriolo.

    È un testo autobiografico dove la protagonista dal nome fittizio di Camilla racconta la sua vita all'interno del call centre della Kirby, un'azienda statunitense che promuove la vendita porta a porta di un aspirapolvere supertecnologico. Vi sono le telefoniste (tutte rigorosametne donne) che devono convincere le casalinghe a prendere un appuntamento in modo che gli addetti (quasi tutti uomini) alla vendita possano mostrare di persona l'aggeggio. L'organizzazione funziona secondo regole di marketing estremizzato e surreale dove riunioni motivazionali vengono affiancate da un training che insegna come parlare, "mai porre una frase in modo negativo. La parola no non deve mai comparire in nessuna delle sue varianti", a sorridere (perché al di là della cornetta si vede e si sente se uno sorride oppure no) e a gestire ogni tipo di obiezione: "quando la signora espone un suo dubbio o problema, dichiarate esplicitamente di condividerlo, perché vivere le stesse situazioni avvicina le persone e la signora deve vedere in voi un'amica che la capisce".

    Ricalcando il blog, il libro è composto da brevi articoli titolati in modo significativo e sempre, sempre con un sarcasmo azzeccatissimo. I nomi dei personaggi rendono perfettamente l'atmosfera, BillGheiz è il capo, Hermann l'addetta alla supervisione delle telefoniste, gli Shark gli addetti alla vendita e così via. Agghiacciante è la descrizione di come venga fatta pressione sulle telefoniste per far aumentare la loro produttività: si esalta la più brava non tanto per ripagarla del lavoro fatto, quanto per far sentire le altre delle persone insignificanti e per licenziare quelle che proprio non riescono a migliorare il loro rendimento, "a nessuno di questi cosiddetti perdenti viene dato modo di salutare i colleghi, per timore che abbiano a svelare le loro demotivanti motivazioni al gregge delle 'persone di successo'. Così spariscono venditori e spariscono telefoniste".

    Come sottolinea Murgia stessa, il contratto a progetto permette la "manipolazione delle relazioni" e la possibilità di ricattare i lavoratori senza che essi possano ribattere, cosa che avviene anche in professioni considerate 'più nobili' come quella dei giornalisti. Da questo libro è stato tratto il film di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti.

    Pubblicata inizialmente qui: http://www.theps09.blogspot.it/2014/06/il-mondo-deve-sapere.html

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per