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Il mondo deve sapere

Romanzo tragicomico di una telefonista precaria

Di

Editore: ISBN Edizioni

3.6
(1169)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 123 | Formato: eBook

Isbn-10: 8876382402 | Isbn-13: 9788876382406 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Humor , Social Science

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Descrizione del libro
Questo libro è il diario in presa diretta di un mese vissuto nell'inferno del telemarketing. Per trenta interminabili giorni, l'autrice ha venduto al telefono aspirapolveri a migliaia di casalinghe per conto della Kirby, una grande multinazionale americana. Intanto annotava, apprendeva e soffriva in prima persona le tecniche di condizionamento e le riunioni motivazionali, le premiazioni e le umiliazioni pubbliche, orari, salari e punizioni aziendali... "Il mondo deve sapere" racconta la precarietà, riuscendo miracolosamente a fare ridere. Fino alle lacrime. Michela Murgia è nata a Cabras, Oristano, nel 1972. Dopo gli studi teologici è stata webmaster, manager, operatrice in un call center. Questo è il suo primo romanzo.
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  • 0

    Opera prima di una brava scrittirce

    Senza dubbio risente di essere tra le prime opere di questa brava scrittrice sarda, che ho conosciuto con Accabadora. Ironico etalvolta un po' ingenuo è una storia tra il serio e il faceto di una tele ...continua

    Senza dubbio risente di essere tra le prime opere di questa brava scrittrice sarda, che ho conosciuto con Accabadora. Ironico etalvolta un po' ingenuo è una storia tra il serio e il faceto di una telefonista del call center precaria e alla prese con le telefonate quotidiane

    ha scritto il 

  • 2

    Non so perché ero così decisa a leggere la Murgia (anche se inizialmente volevo prendere Accabadora, mentre ora non mi ispira più nemmeno quello). Comunque Il mondo deve sapere è il resoconto, inizial ...continua

    Non so perché ero così decisa a leggere la Murgia (anche se inizialmente volevo prendere Accabadora, mentre ora non mi ispira più nemmeno quello). Comunque Il mondo deve sapere è il resoconto, inizialmente pubblicato sotto forma di blog, dell'esperienza lavorativa dell'autrice presso un call center della famigerata Kirby (una specie di aspirapolvere, anche se sembra che chiamarla così sia un insulto dato che ti può igienizzare pure il gatto!).

    Onestamente mi sembra un librino inutile. Si legge, a volte diverte e a tratti indigna, però non è un libro necessario. Da una parte perché i tempi sono cambiati, forse quando la Murgia scriveva sul suo blog, e poi quando l'hanno pubblicata, aveva un senso svelare al mondo come funzionano certi orripilanti lavori, mentre oggi purtroppo siamo tutti molto più blasé. Ci sono altri due aspetti da considerare, però.

    Il primo è che l'autrice fin da subito si pone come investigatrice. Non lo dice mai chiaramente, e forse non è nemmeno vero, ma si rimane con la forte impressione che Michela Murgia abbia cominciato a lavorare per la Kirby non perché era disoccupata e aveva bisogno di soldi, ma perché voleva indagarne i misteri e scrivere un reportage. Non ci sarebbe nemmeno nulla di male, se non fosse per il perenne atteggiamento di superiorità, con il quale ci vuole comunicare che lei non ha nulla a che fare con le sue colleghe vittime delle manipolazioni psicologiche dei loro superiori.

    Il secondo punto è che Il mondo deve sapere non è un romanzo organizzato. Ci sono molte ripetizioni, sembra la trascrizione del dialogo tra due impiegate che a fine giornata si lamentano dei colleghi e dei capi davanti allo spritz. Non c'è riflessione, non c'è elaborazione, si promette un confronto tra la fintamente sottomessa Michela Murgia centralinista e i superiori psicopatici che non avviene mai, e all'improvviso c'è il licenziamento ma nessun commento finale sull'esperienza.

    ha scritto il 

  • 2

    Le delizie del telelavoro (precario)

    Il call center e l'organizzazione marketing di una ditta di televendite descritti dall'interno con amaro umorismo. L'atmosfera, le dinamiche interpersonali, il disagio esistenziale sono resi bene, m ...continua

    Il call center e l'organizzazione marketing di una ditta di televendite descritti dall'interno con amaro umorismo. L'atmosfera, le dinamiche interpersonali, il disagio esistenziale sono resi bene, ma anche con molta ripetitività. Nato come blog, aveva una ragion d'essere come tale più che come libro. Michela Murgia ha poi saputo fare di meglio. Comunque per l'aspirapolvere Kirby una bella pubblicità, non c'è che dire... non lo vorrei nemmeno regalato.

    ha scritto il 

  • 5

    Tutta la vita davanti

    Nato come blog, questo testo è presto divenuto un cult, in quanto uno dei primi a rivelare ciò che si cela dietro e dentro i call centre, luoghi esemplari (su questo aspetto ci sarebbe da approfondire ...continua

    Nato come blog, questo testo è presto divenuto un cult, in quanto uno dei primi a rivelare ciò che si cela dietro e dentro i call centre, luoghi esemplari (su questo aspetto ci sarebbe da approfondire, ma per ora non lo faccio) del lavoro postfordista, ossia di quel lavoro che caratterizza la società odierna e che, a differenza di quello fordista, fatto di una divisione abbastanza netta fra tempo di lavoro e di non lavoro, oltre che di un contratto nazionale che garantiva dei diritti, scardina e mescola la divisione di cui sopra e azzera la questione dei diritti con contratti che fanno acqua da tutte le parti. È scritto benissimo e con ironia al vetriolo.

    È un testo autobiografico dove la protagonista dal nome fittizio di Camilla racconta la sua vita all'interno del call centre della Kirby, un'azienda statunitense che promuove la vendita porta a porta di un aspirapolvere supertecnologico. Vi sono le telefoniste (tutte rigorosametne donne) che devono convincere le casalinghe a prendere un appuntamento in modo che gli addetti (quasi tutti uomini) alla vendita possano mostrare di persona l'aggeggio. L'organizzazione funziona secondo regole di marketing estremizzato e surreale dove riunioni motivazionali vengono affiancate da un training che insegna come parlare, "mai porre una frase in modo negativo. La parola no non deve mai comparire in nessuna delle sue varianti", a sorridere (perché al di là della cornetta si vede e si sente se uno sorride oppure no) e a gestire ogni tipo di obiezione: "quando la signora espone un suo dubbio o problema, dichiarate esplicitamente di condividerlo, perché vivere le stesse situazioni avvicina le persone e la signora deve vedere in voi un'amica che la capisce".

    Ricalcando il blog, il libro è composto da brevi articoli titolati in modo significativo e sempre, sempre con un sarcasmo azzeccatissimo. I nomi dei personaggi rendono perfettamente l'atmosfera, BillGheiz è il capo, Hermann l'addetta alla supervisione delle telefoniste, gli Shark gli addetti alla vendita e così via. Agghiacciante è la descrizione di come venga fatta pressione sulle telefoniste per far aumentare la loro produttività: si esalta la più brava non tanto per ripagarla del lavoro fatto, quanto per far sentire le altre delle persone insignificanti e per licenziare quelle che proprio non riescono a migliorare il loro rendimento, "a nessuno di questi cosiddetti perdenti viene dato modo di salutare i colleghi, per timore che abbiano a svelare le loro demotivanti motivazioni al gregge delle 'persone di successo'. Così spariscono venditori e spariscono telefoniste".

    Come sottolinea Murgia stessa, il contratto a progetto permette la "manipolazione delle relazioni" e la possibilità di ricattare i lavoratori senza che essi possano ribattere, cosa che avviene anche in professioni considerate 'più nobili' come quella dei giornalisti. Da questo libro è stato tratto il film di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti.

    Pubblicata inizialmente qui: http://www.theps09.blogspot.it/2014/06/il-mondo-deve-sapere.html

    ha scritto il 

  • 3

    Michela Murgia scrive molto bene, anche in questo inizio tratto da un suo blog. Ironica e pungente. Una bella denuncia che, purtoppo, nessuno ha veramente tenuto in considerazione...
    Forse qualche lu ...continua

    Michela Murgia scrive molto bene, anche in questo inizio tratto da un suo blog. Ironica e pungente. Una bella denuncia che, purtoppo, nessuno ha veramente tenuto in considerazione...
    Forse qualche luogo comune e qualche difficoltà nell'uso del termine casalinga. Infatti chi lavora fuori casa non è propriamente una casalinga, anche se fa i lavori di casa...

    ha scritto il 

  • 4

    Il mondo...

    Libro d'esordio di Michela Murgia che inonda di ironia e sarcasmo il lettore con questo saggio dissacrante sul mondo del lavoro precario, un campionario di situazioni e luoghi comuni che tutti quelli ...continua

    Libro d'esordio di Michela Murgia che inonda di ironia e sarcasmo il lettore con questo saggio dissacrante sul mondo del lavoro precario, un campionario di situazioni e luoghi comuni che tutti quelli che si ritrovano a dibattersi in questo angoscioso mondo non faranno fatica a riconoscere. Interessante anche la postfazione inclusa in questa nuova edizione.

    ha scritto il 

  • 4

    sarà anche un libro del 2006 ma potrebbe essere stato scritto tipo l'altroieri.
    o anche ieri.

    o probabilmente pure domani.

    e niente.
    non sarà un capolavoro ma renzi dovrebbe leggerselo, tipo.

    (e comun ...continua

    sarà anche un libro del 2006 ma potrebbe essere stato scritto tipo l'altroieri.
    o anche ieri.

    o probabilmente pure domani.

    e niente.
    non sarà un capolavoro ma renzi dovrebbe leggerselo, tipo.

    (e comunque io ho fatto la telefonista all'università tipo per un mese e dopo volevo morire)

    ha scritto il 

  • 3

    Divertente e ben scritto. Un umorismo intelligente, ma assolutamente spietato tanto da diventare fastidioso. La Murgia spara a zero su telefoniste, casalinghe, piazzisti e mi pare che per un certo sen ...continua

    Divertente e ben scritto. Un umorismo intelligente, ma assolutamente spietato tanto da diventare fastidioso. La Murgia spara a zero su telefoniste, casalinghe, piazzisti e mi pare che per un certo senso del pudore forse qualcosa si poteva tacere.

    ha scritto il 

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