Il mondo di Jonas

Di

Editore: Mondadori

4.0
(2039)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 132 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Coreano , Chi tradizionale

Isbn-10: 8804399023 | Isbn-13: 9788804399025 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Angela Ragusa

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Adolescenti

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Descrizione del libro
E' un mondo perfetto, quello di Jonas: un mondo dove i bambini sono educati alla discrezione con mano ferma e gentile; dove i vecchi sono rispettati da tutti e ricevono le cure appropriate; dove ogni unità familiare costituisce un piccolo nucleo dall'equilibrio esemplare; dove sofferenza, imprevisti e pensieri sgradevoli sono stati messi al bando tanto e tanto e tanto tempo fa. Un mondo perfetto, dunque... Ma sotto la superficie scivolano silenziose correnti d'inquietudine che parlano di un Altrove forse imperfetto e pericoloso, ma palpitante di vita. E toccherà a Jonas, con l'aiuto di un vecchio ormai stanco e disilluso, immergersi nelle profonde acque del tempo per poter restituire alla sua gente il diritto di conoscere, finalmente, il dolore e la memoria.
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  • 5

    La recensione di Universi Incantati

    A qualche giorno dalla chiusura del libro sono ancora qui a pensarci.
    Ho adorato "The Giver - Il Donatore" come altri pochi libri al mondo, così tanto, che dire che rientra tra i miei libri preferiti ...continua

    A qualche giorno dalla chiusura del libro sono ancora qui a pensarci.
    Ho adorato "The Giver - Il Donatore" come altri pochi libri al mondo, così tanto, che dire che rientra tra i miei libri preferiti in assoluto è riduttivo. "The Giver - Il Donatore" è, per me, l'erede spirituale de "Il Piccolo Principe", ossia uno dei libri che torno a leggere più volte nella vita perché ricco di significato (e messaggi) universale, capace di suscitare emozioni fortissime con delle semplici e dirette frasi.
    Per tutto il tempo della lettura non ho fatto altro che rimuginare sul perché non mi fossi decisa a leggerlo prima, su che cosa mi ero persa nel frattempo, sul fatto che lì sullo scaffale tenevo una preziosa gemma a prendere polvere, io che ho acquistato la primissima edizione nel 2010 e negli ultimi anni ho resistito al film proprio perché desideravo conoscere prima l'orginale; certo, il film ha il merito di avermelo riportato in mente.

    Poc'anzi ho citato "Il Piccolo Principe" e il paragone mi sorge automatico su più aspetti: anche questo libro ha un giovanissimo protagonista (Jonas ha dodici anni), ed è principalmente un romanzo per ragazzi, ma penso che anche gli adulti dovrebbero leggerlo. Esatto: questo libro è un must-read.
    Pensare che sia stato censurato in molte scuole americane solo perché tratta dei temi forti e scomodi, mi fa capire che la nostra società tende già a essere come quella denunciata nel libro: una società che, scegliendo l'Uniformità, organizza ogni singolo aspetto della vita e vigila su ogni singolo individuo intervenendo a priori sulle menti e addirittura sulle Pulsioni (sessuali e non) così che nessuno possa anche solo pensare di fare una scelta propria. I giovani di oggi non si scandalizzano di certo ad affrontare apertamente la sessualità (trattato in modo comunque velato rispetto al resto dei temi), e se "The Giver - Il Donatore" tratta eplicitamente di eutanasia e infanticidio, io trovo sia giusto sensibilizzare; altro che considerarli tabù!
    La verità è che c'è un solo argomento davvero scomodo in questo libro: il libero arbitrio.

    L'ambientazione mi ha ricordato diverse opere, a partire dal classico "1984" di Orwell, a un distopico più recente come "Hunger Games". A tal proposito, Katniss e il piccolo Jonas hanno lo stesso istinto di ribellione ma c'è una grande differenza: l'eroina di Panem diventa la "Ghiandaia Imitatrice" solo per proteggere la sua famiglia, mentre Jonas sceglie di ribellarsi per cambiare il mondo, proprio come un giovanissimo può pensare di fare, perché non ha smesso di sognare, anzi, grazie alle Memorie passategli dal Donatore, Jonas comprende che la vita è ben più profonda di quanto la società abbia loro insegnato; la vita ha un valore immenso, che loro stanno invece sprecando e disprezzando. Ogni singolo membro della società è un inconsapevole complice di gravi e imperdonabili crimini contro l'umanità.
    La grande differenza tra "1984" e "Hunger Games" rispetto a "The Giver - Il Donatore" è che in quest'ultimo la società ignora. O meglio, tutti sanno della pratica del "Congedo", ma non ne colgono il senso reale. E' una società non-pensante perché i suoi bisogni sono tutti soddisfatti e non è costretta ad affrontare problemi: è già tutto perfetto, pronto, organizzato schematicamente e precisamente; tutto il contrario degli evidenti disagi narrati in "1984" e "Hunger Games", non esiste nemmeno il divario tra classi. Le emozioni sono tenute a bada con pillole o con confessioni immediate a cui seguono delle scuse, frasi imparate a memoria e nient'affatto sentite. Non per cattiveria, ma semplicemente perché quelle briciole di emozioni sono prontamente aspirate via.
    Ecco perché, mentre leggevo, ho avuto una visione del libro del tutto simile a un film della mia adolescenza: "Pleasantville". Infatti, il mondo in cui si muove Jonas è concepito come grigio; nessuno conosce né vede a colori.

    "Una sera tornò a casa dal suo addestramento con il peso di una nuova conoscenza. Quel giorno il Donatore gli aveva trasmesso una memoria inquietante, sorprendente. [...] Mentre sbirciava dal suo nascondiglio dietro gli arbusti, ricordò le parole del Donatore: un tempo, la pelle aveva colori diversi. Vide due uomini color marrone scuro e altri più chiari. Li osservò strappare le zanne a un elefante immobile a terra e trasportarle via, grondanti di sangue. Si sentì sopraffatto da quella nuova percezione del colore rosso."

    Scritto con un linguaggio semplice e diretto, adatto al pubblico a cui è rivolto ma apprezzabile anche da un'adulta come la sottoscritta, ho trovato affascinante l'importanza che l'autrice dona alle parole: la Comunità crea un nuovo linguaggio abolendo certi termini (diventando punitiva come quella di "1984"), ma mi riferisco in particolare alle definizioni delle emozioni. Già dalle prime pagine si nota come Jonas sappia cogliere delle sfumature, ad esempio, quando gli aspetta la designazione del ruolo nella società, più che provare paura, riconosce che la sua è ansia, e man mano che assimila le Memorie e vede attraverso il passato il vissuto dell'umanità, capisce che esiste un vero dolore, una vera fame, una vera rabbia, una vera tristezza... soprattutto, apprende che esiste l'amore. Nel capitolo che tratta l'amore ho pianto dalla prima all'ultima pagina. Sicuramente chi è dotato di una forte sensibilità come me (che ne ho anche troppa) apprezzerà senz'altro quest'opera, ma la consiglio anche a chi è un po' più "duro"; non è detto che il Donatore non riesca a coinvolgervi nei suoi colori.
    Così come l'amore, mi ha colpito la trasmissione della memoria della guerra: lo stile di scrittura fatto di pause e di punti e a capo, rende perfettamente l'atmosfera della sofferta arresa alla morte; non avevo mai letto un racconto così delicato a riguardo.

    Il legame tra l'anziano Donatore e il giovane Accoglitore di Memorie Jonas, è un altro elemento che ho adorato nel libro: la condivisione di questi segreti, la complicità, il rispetto e la cura reciproca... il Donatore è un insegnante a tutti gli effetti perché non espone mai le sue opinioni ma spinge Jonas a farsene di proprie attraverso l'esperienza, mettendolo alla prova memoria dopo memoria. Il Donatore è un personaggio per cui ho provato stima, compassione e affetto. In realtà, non sono rimasta indifferente a nessuno dei personaggi, in particolare verso Jonas, il neobimbo Gabriel, la sorellina e il padre.

    La storia ha un buon ritmo, che da quando presenta il Donatore diventa serrato e avvincente, in un crescendo di curiosità fino a un'orribile rivelazione.
    L'autrice è capace di tenere alcune domande fino alla fine; risponderà, però, solo ad alcune. Ed ecco quella che potrebbe essere la nota dolente: il finale del libro è spiazzante; è un finale aperto.
    Solitamente lo detesto, ma questo è uno dei rari casi in cui riesco ad apprezzarlo, soprattutto alla luce della lettura della prefazione a cura di Tommaso Pincio (che mi sono riservata di leggere alla fine per evitare delle anticipazioni): l'autore dice che questa scelta stilistica esalta la libera interpretazione; ogni lettore la vedrà a suo modo, e ciò è perfettamente in linea con il tema dell'opera.
    In fondo, siamo tutti dei piccoli Jonas bisognosi di sognare: non dobbiamo accontentarci e accettare una soluzione senza prima averne pensata una con la nostra testa. Era un sogno dentro a un sogno? L'Altrove era la morte? Jonas ha salvato l'umanità? Ha raggiunto una realtà parallela o un'altra Comunità? Non si può dire quale sia la vera fine della storia, ma una cosa è certa: se pensate di trovare delle risposte nel secondo volume, "The Giver - La Rivincita", sappiate che la trama riguarda un'altra Comunità con protagonista un'altra ragazza. La saga si compone di quattro libri (Il donatore, La rivincita, Il messaggero, Il figlio) e mi piace immaginare che tutto si risolverà con l'ultimo, magari ritrovando Jonas e il piccolo Gabe.
    Nel frattempo, continuo a sognare...

    Questa e altre recenioni su Universi Incantati http://valentinabellettini.blogspot.com

    ha scritto il 

  • 3

    Libro scorrevole e scritto con linguaggio semplice. Non accade molto, gran parte della narrazione e dei dialoghi servono a descrivere il mondo fittizio della Comunità (anche in modo ridondante). I per ...continua

    Libro scorrevole e scritto con linguaggio semplice. Non accade molto, gran parte della narrazione e dei dialoghi servono a descrivere il mondo fittizio della Comunità (anche in modo ridondante). I personaggi non hanno molto spessore, così come ridotto all'osso è l'approfondimento di molte questioni, il che fa assumere alla vicenda toni a tratti favolistici, al punto da farlo sembrare un romanzo per ragazzi nonostante il sotto-testo "impegnativo" e dal grande potenziale. Vediamo come proseguirà.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Finale a sorpresa

    Un libro distopico fuori dal comune che ha già i caratteri di un classico. È uno young adult ma è riuscito a richiamarmi alla mente alcuni passaggi di Orwell e Bradbury molto più chiaramente di altri ...continua

    Un libro distopico fuori dal comune che ha già i caratteri di un classico. È uno young adult ma è riuscito a richiamarmi alla mente alcuni passaggi di Orwell e Bradbury molto più chiaramente di altri distopici che pur adoro (vedi Hunger Games).
    Jonas vive in un'utopia: una società perfetta, organizzata perché tutti siano felici, eguali, soddisfatti. Ti aspetti che in realtà ci sia della violenza nascosta, ma non è così: questa società si sostiene grazie a qualcosa di più profondo ma forse più forte, l'Uniformità.
    Per vivere in pace, bisogna rinunciare ai sentimenti, ai colori, ai ricordi, a tutto ciò che ci rende unici. Ne vale la pena? È un sacrificio corretto? Che responsabilità hanno le persone che ricordano com'era il mondo prima (Jonas ed il Donatore) nei confronti di questa società?
    Un libro che lascia molti interrogativi, non solo per il finale volutamente aperto ma proprio per le riflessioni che anima: lo troverei doveroso come lettura scolastica.
    La struttura della saga è particolare: anche il secondo libro (o forse meglio definirli racconti lunghi) ha un finale aperto, ma in realtà i personaggi li ritroviamo tutti nel terzo.
    Non so quanto sono d'accordo perche questa unicità, questo definire ogni volta una società distopica differente il cui centro è qualcuno che si prende la responsabilità di reagire e cambiare le cose, senza che ce ne siano raccontati gli esiti (che non sembrano positivi per Jonas e Gabe fino al terzo volume, nè si prospettano rosei per Kira), mi aveva intrigato.
    Sotto gli altri volumi recensioni più accurate.

    ha scritto il 

  • 3

    Distopia che mi ha convinto poco

    Sarò sincero: mi aspettavo di più da questa storia, in parte ne sono rimasto deluso. E vi spiego il perché: tutta la vicenda è ambientata in un futuro o presente distopico dove l'umanità ha deciso di ...continua

    Sarò sincero: mi aspettavo di più da questa storia, in parte ne sono rimasto deluso. E vi spiego il perché: tutta la vicenda è ambientata in un futuro o presente distopico dove l'umanità ha deciso di vivere in una sorta di mondo perfetto, reprimendo le proprie emozioni (non sanno neanche il significato di amore, pensate un po', né di guerra) e lo stesso nucleo familiare è molto freddo. C'è una pillola o cura per evitare ogni tipo di dolore e si viene scelti, ad una certa età, per il lavoro che si farà per tutta la vita, fino al congedo. Il protagonista, un ragazzino di nome Jonas, viene scelto come nuovo accoglitore di memorie e conosce il Donatore, una sorta di intellettuale che ha il compito di far conoscere al ragazzino cosa sono i sentimenti e donandogli, di volta in volta, i ricordi di quando il mondo non era perfetto. E questo porterà il nostro piccolo eroe a guardare con i veri occhi della ragione la sua vita che, scoprirà, è stata una messinscena (ma non dico altro). Mi spiace anche come finisce, visto che viene fatto un vero e proprio taglio quando sta per scoprire la vera realtà e poi scopro che questo è soltanto il primo di quattro romanzi. Ah no, non ci siamo! Quando l'autore mi termina il libro sul più bello non va per niente bene! Comunque scorrevole, a tratti monotono.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi ha fatto riflettere

    Quest'opera,che ho letto dopo aver visto il film,mi ha sorpreso molto.I contenuti sono davvero ben esposti e mi hanno lasciato con il cervello in movimento =) Il discorso quasi metafisico dell'essere ...continua

    Quest'opera,che ho letto dopo aver visto il film,mi ha sorpreso molto.I contenuti sono davvero ben esposti e mi hanno lasciato con il cervello in movimento =) Il discorso quasi metafisico dell'essere delle cose,mi ha incantato.
    Spero di riuscire a trovare presto il secondo episodio!!

    ha scritto il 

  • 3

    Bravo ma basta.
    Primo libro di una trilogia, o quadrilogia o quello che è; credo mi accontenterò, nonostante abbia avuto l'impressione di aver speso una settimana della mia vita leggendo qualcosa che ...continua

    Bravo ma basta.
    Primo libro di una trilogia, o quadrilogia o quello che è; credo mi accontenterò, nonostante abbia avuto l'impressione di aver speso una settimana della mia vita leggendo qualcosa che non finisce.
    Idea interessante di una distopia dove tutti sono felici, apparentemente, perchè non esiste e non ricordano ciò che fa soffrire e sono tutti uguali. Ho letto il libro in inglese e ho apprezzato l'uso di una lingua estremamente piatta e neutra, quasi a voler ricalcare l'atmosfera generale del mondo in cui vive Jonas. Per il resto, niente di nuovo.

    ha scritto il 

  • 4

    La libertà, un bene drammatico ma irrinunciabile

    Questo è uno dei temi più coinvolgenti di questo libro, concepito per un pubblico giovane (si vede dalla scrittura semplice e lineare) ma interessantissimo anche per gli adulti. Non solo sul piano del ...continua

    Questo è uno dei temi più coinvolgenti di questo libro, concepito per un pubblico giovane (si vede dalla scrittura semplice e lineare) ma interessantissimo anche per gli adulti. Non solo sul piano della storia, quanto soprattutto per quello delle domande e riflessioni etico esistenziali che pone

    ha scritto il 

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