Il mondo perduto

Di

Editore: Bompiani (Tascabili Romanzi e Racconti, 310)

3.8
(1056)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 316 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Francese

Isbn-10: 8845251608 | Isbn-13: 9788845251603 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Cristina Sobrero ; Revisore: Amina Pandolfi ; Prefazione: Giorgio Celli

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Scienza & Natura , Fantascienza & Fantasy

Ti piace Il mondo perduto?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Il geniale Professor Challenger si trova impegnato in un'impresa ai limitidelle possibilità umane, in compagnia di un altro scienziato, di ungiornalista e di un nobile sportsman. Prigionieri in un mondo davvero perduto,un'isola geologica sopravvissuta misteriosamente nel cuore della giunglaamazzonica, i protagonisti si imbatteranno in fantastiche avventure tradinosauri, pterodattili, iguanodonti e uomini scimmia.

pagine XIII + 316
Ordina per
  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Come immagino molti altri conoscevo Conan Doyle solo per Sherlock Holmes e sono rimasto piacevolmente sorpreso nello scoprire che è autore anche di molti altri romanzi di vario genere.
    Il mondo perdut ...continua

    Come immagino molti altri conoscevo Conan Doyle solo per Sherlock Holmes e sono rimasto piacevolmente sorpreso nello scoprire che è autore anche di molti altri romanzi di vario genere.
    Il mondo perduto - La valle dei dinosauri è come si può facilmente intuire è un romanzo di avventure fantazoologiche scritto da un autore con mestiere e intelligenza vivace. Il romanzo è molto divertente, la storia narrata come resoconto epistolare è avvincente e a tratti sorprendente, proprio come ci si aspetta da un romanzo di questo genere. Quello che sorprende positivamente però è la qualità della scrittura, la costruzione dei personaggi (devo dire tutti straordinari nelle loro personalità) l'arguzia british che fa capolino spesso e volentieri e aggiunge gusto ad un romanzo già bello di per sé ("...gli indigeni erano indiani Cucama, una razza affabile ma degradata, con facoltà mentali appena superiori a quelle del londinese medio ....."
    Conan Doyle trasporta il lettore nel suo mondo perduto ma nel contempo gli dà la sensazione di leggere qualcosa che valga la pena leggere, ha quella marcia in più che spesso manca agli autori cosiddetti di genere che lo fa entrare di diritto nella storia della letteratura.
    Tra le mille straordinarie avventure, personalmente, c'è un passaggio che trovo indimenticabile, ma non ha a che vedere con i dinosauri: quando il nostro irascibile Challenger al grido di "Basta! Seggiolino di penitenza!" issa la moglie su una colonna di marmo. Come raccontare tutto un grande personaggio in un'unica delirante mossa. Chapeau.
    Voto 7,5

    ha scritto il 

  • 3

    La necessaria perpetuazione di un’ideologia superata dai fatti

    La fama di Arthur Conan Doyle è indissolubilmente legata a quella del suo personaggio letterario più famoso: Sherlock Holmes. È così oggi, ma è stato così anche vivente l’autore, tanto che questi una ...continua

    La fama di Arthur Conan Doyle è indissolubilmente legata a quella del suo personaggio letterario più famoso: Sherlock Holmes. È così oggi, ma è stato così anche vivente l’autore, tanto che questi una volta disse di odiare il detective di Baker street perché era più famoso di lui, facendolo morire per poi essere costretto a resuscitarlo a furor di popolo (e probabilmente di editore).
    In realtà Holmes compare in una parte non preponderante della vastissima produzione letteraria di questo autore, che scrisse numerosi romanzi e racconti di genere fantastico, di avventure, del mistero e del terrore, di ambientazione storica e medica (essendo egli – come il suo alter-ego letterario dottor Watson – laureato in medicina) nonché saggi sullo spiritismo, disciplinadi cui si interessò verso la fine della sua vita.
    Una gran parte di queste opere non è mai stata tradotta in italiano, e credo che se ne siano perse le tracce anche in Gran Bretagna, ma altre ci permettono di conoscere la produzione relativamente meno nota di Conan Doyle, scritta come detto anche con l’intento di affrancarsi dall’ingombrante detective.
    È il caso de Il mondo perduto, apparso nel 1912, primo romanzo in cui compare un altro personaggio protagonista di un ciclo narrativo composto da alcuni romanzi e racconti: il Professor George Challenger.
    Challenger (il cui cognome programmatico rivela da solo il carattere popolare e didattico della letteratura di Conan Doyle dopo lo strepitoso successo di Holmes) è uno scienziato, uno zoologo, misantropo ed estremamente irascibile, in perenne feroce polemica con il mondo accademico ufficiale che mette in discussione le sue teorie e le sue scoperte. Il suo terribile carattere si riflette nell’aspetto fisico, che l’autore descrive così al momento della sua comparsa in scena: ”Aveva la faccia e la barba di un toro assiro: florida la prima, la seconda così nera al punto da riflessi quasi azzurri, tagliata a ventaglio […] I capelli erano speciali; una folta ciocca schiacciata e liscia delineava una curva spiccata sulla sua fronte massiccia. Gli occhi azzurro-grigi […] erano molto chiari, molto scrutatori e molto imperiosi. Una estesa quadratura di spalle e un petto rigonfio come un barile erano le altre due parti di quel corpo mostruoso […] unitamente a due mani gigantesche, pelose e brune […] e [a] una voce tonante, aggressiva, ringhiosa...” Come si vede una caratterizzazione sicuramente stereotipata nella sua unilateralità, ed in effetti il Professor Challenger, almeno per come emerge da questo romanzo, è un personaggio indubbiamente molto meno complesso e sfaccettato rispetto a Sherlock Holmes, scevro da ogni ambiguità o mistero: è un personaggio che oggi definiremmo fumettistico o da romanzo d’appendice, ed indubbiamente, come detto, riflette la volontà dell’autore di ripetere il clamoroso successo editoriale di Holmes dando in pasto ai lettori una figura facilmente identificabile nel contesto di una storia di facile consumo.
    Il romanzo è narrato in prima persona da un giovane giornalista, Ned Malone. Egli è innamorato della bella e ricca Gladys, che però, di fronte alla proposta di matrimonio, gli dice di avere come ideale gli uomini famosi e coraggiosi. Malone chiede quindi al suo giornale di affidargli un reportage avventuroso e riceve l’incarico di intervistare il terribile dottor Challenger, il quale sostiene di avere scoperto, durante una spedizione nella giungla amazzonica, un altopiano isolato in cui vivono ancora i dinosauri del giurassico. Purtroppo ha perso nel viaggio di ritorno le prove che aveva raccolto e per questo è deriso e ostracizzato dalla comunità scientifica. Il giovane riesce ad entrare nelle grazie del professore e, dopo una infuocata conferenza scientifica, entra a far parte di una spedizione incaricata di trovare le prove di quanto asserito da Challenger, composta da quest’ultimo, dal professor Summerlee, rivale scientifico di Challenger, e da lord Roxton, un intrepido cacciatore.
    Gran parte del racconto è affidato alle corrispondenze che Malone scrive dall’Amazzonia mandandole rocambolescamente a Londra, e descrive le drammatiche ed esaltanti avventure del quartetto sull’altopiano, che naturalmente esiste davvero e sul quale l’evoluzione si è fermata a causa dell’isolamento fisico: l’altopiano infatti è inaccessibile, elevato com’è al di sopra di ripide pareti granitiche, e solo l’ingegno dei quattro esploratori permetterà loro di raggiungerlo. Oltre ai dinosauri erbivori e carnivori ed agli pterodattili incontreranno molte altre forme di vita credute estinte, tra i quali una tribù di pigmei in perenne lotta con dei ferocissimi uomini-scimmia.
    Dopo alcuni mesi di permanenza sull’altipiano, i nostri eroi riusciranno in modo rocambolesco a lasciarlo e a tornare a Londra, dove saranno portati letteralmente in trionfo.
    Questa in breve la trama di un romanzo che letto con gli occhi di oggi non può che apparirci ingenuo, anche se questa tipologia di ingenuità attira ancora il pubblico, come testimonia il successo ottenuto non moltissimi anni fa da un film come Jurassic Park, che deve molto, come il romanzo di Michael Crichton da cui è tratto, al libro di Conan Doyle. Del resto molti sono stati, nel corso dei decenni, i film direttamente ispirati al romanzo di Conan Doyle, a testimonianza del suo successo editoriale. Si pensi, del resto, al potere di attrazione che poteva suscitare una storia come questa nel periodo in cui uscì: all’inizio del ‘900 ampie regioni del mondo erano totalmente inesplorate, e tra queste vi era l’immensa foresta amazzonica, ancora pressoché integra. La Gran Bretagna estendeva il suo impero coloniale in plaghe esotiche, da cui giungevano merci e notizie che avevano ancora un che di favoloso, e che ad un tempo giustificavano e occultavano agli occhi dell’opinione pubblica la brutalità dello sfruttamento delle risorse e delle popolazioni locali. Verso la fine del secolo precedente nella foresta venezuelana erano stati scoperti alcuni altipiani, chiamati localmente Tepui, nei quali l’isolamento aveva portato l’evoluzione a generare forme di vita peculiari, e proprio ai Tepui venezuelani si ispira Conan Doyle, documentandosi in maniera scientificamente rigorosa anche per descrivere le specie animali e vegetali incontrate dal professor Challenger e dai suoi compagni d’avventura.
    Il romanzo di Conan Doyle si inserisce quindi in un filone letterario, quello dei romanzi di viaggi straordinari che ha il più noto esponente europeo in Jules Verne, e che è figlio diretto del positivismo ottocentesco. Questi romanzi assolvono un compito preciso: spiegare al popolo che sta vivendo nel migliore dei mondi possibili e nell’epoca più evoluta della storia dell’umanità, e che l’inarrestabile progresso scientifico e tecnologico porterà verso un mondo in cui tutti i problemi saranno risolti e tutti staranno bene. Per giungere a ciò la natura deve essere piegata ai voleri dell’uomo, che in quanto unico essere intelligente ha il diritto-dovere di espandere le sue conoscenze al fine di sfruttare a proprio vantaggio le risorse che la terra (e non solo la terra, nel caso di Verne) gli offre. Questo credo positivista può essere divulgato in forma didattica grazie alla crescente alfabetizzazione e alla nascente industria culturale, che permette di raggiungere strati sociali sempre più ampi.
    C’è però, rispetto al parallelismo tra Verne e Conan Doyle, un problema: l’autore francese scrive la gran parte dei suoi più noti romanzi di viaggi straordinari tra il 1863 e il 1880, quindi in pieno ottocento, quando il positivismo era, oltre che ideologia dominante, anche se così si può dire senso comune. Il mondo perduto appare come detto nel 1912: Verne è morto da ormai sette anni, ma soprattutto la cultura europea, rispecchiando la crisi dell’interessato ottimismo della società borghese nei confronti delle magnifiche sorti e progressive dell’umanità, ha imboccato ben altre strade. Mancano solo due anni allo scoppio della prima guerra mondiale, che segnerà la fine definitiva delle illusioni progressiste. Come si colloca, quindi, in questo contesto sociale e culturale, un’opera come Il mondo perduto? A mio avviso si colloca da un lato, dal punto di vista più strettamente culturale, in una posizione di retroguardia, essendo un’opera che non aderisce allo spirito dei tempi, ma si rifà ad un modello anche narrativo ormai superato dalla Storia; dall’altro, da un punto di vista dell’ideologia che esprime, aderisce perfettamente alla narrazione del mondo che le classi dominanti hanno interesse a perpetuare, essendo tale narrazione la base della legittimazione del loro potere. E questo interesse è ancora più forte in quel periodo, in cui tutto ormai sta crollando, in cui è necessario rispondere al crescente protagonismo sociale e politico delle masse e dei nuovi modelli di società di cui sono portatrici, in cui bisogna riaffermare la fede nei buoni valori borghesi e nella loro capacità di condurre l’umanità verso un luminoso avvenire. Ecco quindi che Conan Doyle, pienamente organico ad una visione positivista come del resto aveva già dimostrato - sia pure con qualche sfumatura problematica - con il ciclo di Sherlock Holmes, sforna un romanzo, ed in seguito un breve ciclo, che del positivismo rassicurante fa la sua cifra essenziale, nel quale nulla traspare delle inquietudini dell’epoca, in questo associandosi ad altri autori di letteratura popolare, come ad esempio Bram Stoker, che solo un anno prima pubblica un romanzo come La tana del verme bianco nel quale i canoni del genere gotico sono piegati ad una visione positivista della realtà. E proprio i parallelismi con l’ultimo Stoker non sono pochi, e a mio vedere neppure causali, a testimonianza di un progetto culturale comune. Entrambi i romanzi sono infatti frutto di accurate documentazioni (storiche in un caso, scientifiche nell’altro), con il preciso intento di conferire loro attendibilità, elemento essenziale per la loro legittimazione culturale; entrambi sono scritti con un linguaggio semplice e schematico ed entrambi vengono pubblicati su riviste a larghissima tiratura, perché possano assolvere al loro compito di acculturazione delle masse; entrambi, infine, si concludono significativamente con il risarcimento economico dei protagonisti, che al termine delle loro avventure si arricchiranno. Certo, il risultato squisitamente letterario delle due opere è profondamente diverso, essendo quella di Stoker, a differenza de Il mondo perduto, un romanzo brutto, ma è indubbio che queste due opere rispondano ad un preciso intento ideologico.
    Nel quadro culturale così facilmente identificabile, grazie anche al suo schematismo, di questo romanzo, si inseriscono comunque alcuni elementi secondari che, se non ne mutano l’essenza, contribuiscono comunque a vivacizzarlo e a conferirgli una patina, seppure sbiadita, di sottile ironia. Il primo è la polemica contro la cultura accademica del tempo, che Conan Doyle descrive – sia pure con modalità molto lievi - come bigotta e superficiale, interessata alla polemica più che alla verità scientifica: il professor Challenger è un irregolare, lo sfidante il potere costituito dei circoli scientifici ufficiali, che sino in fondo si rifiuteranno di riconoscere le sue scoperte. L’altro elemento secondo me piacevolmente distonico rispetto allo schema di fondo del romanzo è rappresentato dalla storia nella storia del rapporto tra il narratore, il giovane Ned Malone, e la sua fidanzata Gladys. L’epilogo di questo rapporto, che è stato come detto la molla di tutta l’avventura, è una piccola chicca (forse l’unica contenuta nel romanzo), che lascio alla scoperta del lettore e che se da un lato indubbiamente può ascriversi ad una certa misoginia di un autore nel quale l’universo maschile è assolutamente preponderante, dall’altro può anche essere letto come una garbata, molto garbata, satira dell’universo familiare altoborghese.
    Prima di questo libro di Conan Doyle ho letto e recensito alcuni racconti di Mary Cholmondeley, autrice di genere contemporanea del nostro, notando come fosse ingiustamente misconosciuta. Confrontando la qualità intrinseca dei due autori, almeno come emerge da queste mie letture, non posso che constatare come a volte la fama, anche quella postuma di opere ed autori, a causa dei meccanismi della trasmissione culturale guidata e mediata dalle logiche di mercato, possa prescindere dalla loro qualità intrinseca, come del resto si premura di ricordarci ogni giorno l’odierna industria culturale della quale le opere che assolvono oggi le stesse funzioni di romanzi come Il mondo perduto costituiscono la quasi esclusiva ragion d’essere.

    ha scritto il 

  • 3

    Arthur Conan Doyle, oltre alla sua famosa produzione giallistica di Sherlock Holmes, ha prodotto anche una serie di interessantissimi romanzi e racconti di genere fantastico che hanno per primi esplor ...continua

    Arthur Conan Doyle, oltre alla sua famosa produzione giallistica di Sherlock Holmes, ha prodotto anche una serie di interessantissimi romanzi e racconti di genere fantastico che hanno per primi esplorato alcuni campi della fantascienza che, con gli anni, sarebbero diventati autentici cliché, ripresi innumerevoli volte e declinati in mille modi dai più diversi autori (un pò quello che è successo con i romanzi di Wells). Questo romanzo è un esempio del grande contributo di Doyle alla fantascienza, introducendo per primo il concetto di terra perduta dove il tempo si è fermato e dove i dinosauri regnano ancora sovrani. Una spedizione composta da quattro eroici personaggi (i professori Challenger e Summerlee, il giornalista Edward Malone, che narra in prima persona la vicenda, e il nobile avventuriero Roxton) si reca in Amazzonia alla ricerca di un fantomatico altipiano dove il tempo si è fermato al Giurassico. Non aggiungerò altro per non spoilerare troppo una trama che già (essendo in seguito stata copiata milioni di volte!) di sorprendente ha poco. Noto solo lo stile di scrittura, davvero (purtroppo) troppo "antico" rispetto al modo di scrivere odierno e la mentalità fortemente colonialista (e anche un pò razzista) che è però figlia dei tempi in cui fu scritto il racconto. In generale una lettura un pò demodè (da cui le tre stelle) ma fondamentale per chi ama la fantascienza e il fantastico in generale e vuole conoscerne le radici.

    ha scritto il 

  • 5

    Ottimo libro fantascientifico

    Il mondo perduto è un libro che non può mancare nelle proprie case, perchè:
    - Merita di essere letto almeno una volta!
    - I personaggi sono tutti fantastici
    - Mi ha colpito il coraggio di Edward Malone ...continua

    Il mondo perduto è un libro che non può mancare nelle proprie case, perchè:
    - Merita di essere letto almeno una volta!
    - I personaggi sono tutti fantastici
    - Mi ha colpito il coraggio di Edward Malone che per amore della sua Gladys ha rischiato la vita affrontando un viaggio pericoloso per poi beccarsi un due di picche dalla ragazza.
    Il romanzo è uscito per la prima volta nel 1912 dallo stesso autore che creò il famosissimo "Sherlock Holmes".
    All'epoca il libro fu molto popolare sopratutto per il tema centrale -Mai utilizzato- da nessun altro scrittore , infatti pensandoci, chi mai ha parlato di Dinosauri nel secolo scorso? Solo Conan Doyle, che ispirandosi ad una scoperta veramente accaduta in quel periodo, decise di creare su carta questo mondo perduto che era ancora dominato da animali preistorici.
    La storia del libro , ci viene raccontata dal giornalista inglese Edward Malone che racconterà nel suo diario tutte le avventure che lui, assieme al professor Challenger, il professor Summerlee e il cacciatore John Roxton vivranno nel mondo dimenticato.
    Il professor Challenger inizialmente sarà restio a portarsi dietro nella sua grande spedizione un giornalista, anche perchè per chi non lo sapesse, il professore ha una nota fama di picchiare tutti i giornalisti che gli capitano a tiro.
    Dopo che i nostri eroi raggiungeranno l'altopiano, accadranno degli imprevisti che gli impediranno di ritornare a Londra . Esatto, avete capito bene, il team diretto al mondo perduto rimarrà bloccato sull'altura e non ci sarà nessuna via di ritorno a casa. La cosa positiva è che George Challenger dimostrerà l'esistenza dei dinosauri e forme evolute di uomini scimmia, al suo rivale che l'aveva screditato davanti a tutta la comunità scientifica, il professor Summerlee.
    Nel tentativo di sopravvivere in questo mondo dimenticato dall'uomo, i nostri eroi faranno alleanza con piccoli e docili animali non del tutto intelligenti , che, gli aiuteranno ad abbandonare quella terra preistorica per far ritorno con le prove del loro lungo viaggio a Londra.

    ha scritto il 

  • 2

    Lo avevo decisamente sopravvalutato

    Questo libro mi ha ricordato molto un altro classico, Robinson Crusoe, anche se la storia del naufgrago è stata molto più avvincente. Il mondo perduto invece l'ho ritenuto molto moscio nel raccontare ...continua

    Questo libro mi ha ricordato molto un altro classico, Robinson Crusoe, anche se la storia del naufgrago è stata molto più avvincente. Il mondo perduto invece l'ho ritenuto molto moscio nel raccontare gli eventi, non intrattiene il lettore come dovrebbe, o per lo meno, per me è stato così.

    ha scritto il 

  • 3

    Oggi che la televisione e il cinema ci hanno mostrato il mondo dei dinosauri in tutte le salse, trovo difficile che questo libro possa appassionare un lettore moderno. Possiede comunque un suo valore ...continua

    Oggi che la televisione e il cinema ci hanno mostrato il mondo dei dinosauri in tutte le salse, trovo difficile che questo libro possa appassionare un lettore moderno. Possiede comunque un suo valore "storico". Insomma un classico d'avventura piacevole anche se un pò datato.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi ha ricordato molto Verne, ma Verne è meglio; quando c'è da spararne almeno il francese le sparava più grosse. Anche la gestione dei personaggi è un po' deficitaria e manca di brio e dinamicità. La ...continua

    Mi ha ricordato molto Verne, ma Verne è meglio; quando c'è da spararne almeno il francese le sparava più grosse. Anche la gestione dei personaggi è un po' deficitaria e manca di brio e dinamicità. La lettura comunque è scorrevolee piacevole.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per