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Il monte del cattivo consiglio

By Amos Oz

(116)

| Paperback | 9788807018695

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Book Description

Gerusalemme alla vigilia di quel fatidico 1948 che segnò la nascita dello stato ebraico è la vera protagonista di queste tre novelle racchiuse sotto il titolo de "Il monte del cattivo consiglio" e unite da un sapiente filo conduttore. Oz evoca qui, i Continue

Gerusalemme alla vigilia di quel fatidico 1948 che segnò la nascita dello stato ebraico è la vera protagonista di queste tre novelle racchiuse sotto il titolo de "Il monte del cattivo consiglio" e unite da un sapiente filo conduttore. Oz evoca qui, infatti, l'atmosfera tutta particolare che animava la città ebraica in quel periodo, e la narra attraverso lo sguardo di sé bambino, incarnato in diversi personaggi. La prima novella, che dà il titolo al libro, è un testo molto caro all'autore, che egli considera come una prima stesura di "Una storia di amore e di tenebra". C'è una piccola famiglia gerosolimitana, con un bambino timido, un padre veterinario, una madre enigmatica che alla fine abbandonerà tutti e tutto. Uri, il protagonista de "Il signor Levi", si guarda intorno nel suo piccolo quartiere popolato di personaggi strani, a volte misteriosi. La guerra d'indipendenza è alle porte. Questo lo sa anche il dottor Emanuel, che in "Nostalgia" scrive lunghe lettere a Mina, una donna che ha amato. Lui è molto malato, sa che vedrà solo una piccola porzione di futuro. Per intanto le racconta il presente convulso, trepidante e pure carico di malinconia, che Gerusalemme viveva in quei giorni.

19 Reviews

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    Belli questi tre racconti di Oz: narrano una terra di Palestina un attimo prima che una certa armonia venga spezzata dall'avvento del sionismo e l'imposizione della creazione dello stato d'Israele...

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    cleliaoitana said on Sep 20, 2014 | Add your feedback

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    Nel complesso non mi ha entusiasmato come "Una storia di amore e di tenebra". L'ho trovato molto meno coinvolgente, forse anche perché composto da 3 storie. Delle 3, l'ultima é quella che più mi é piaciuta.

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    RAFROB said on Oct 5, 2013 | Add your feedback

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    Oz, ormai lo so che è così: all'inizio pensi di essere incappato in qualcosa di statico, di scarso coinvolgimento, ma poi, alla fine, ne esci gratificato.
    Anche questi tre racconti del'75, tra le sue prime pubblicazioni, non fanno eccezione: tutti e ...(continue)

    Oz, ormai lo so che è così: all'inizio pensi di essere incappato in qualcosa di statico, di scarso coinvolgimento, ma poi, alla fine, ne esci gratificato.
    Anche questi tre racconti del'75, tra le sue prime pubblicazioni, non fanno eccezione: tutti e tre legati dallo stesso protagonista bambino, Uriel, si svolgono alla vigilia del '48 durante le vicende antecedenti la costituzione dello stato di Israele, e sono caratterizzati, come in Scene di vita da un villaggio e Tra amici, dal ritrovare i protagonisti del racconto precedente in quello successivo, illuminati però da un differente punto di vista.
    Bellissimo il terzo racconto in forma epistolare, Nostalgia, introspettivo e di grande maturità artistica.

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    Rob Luc said on Feb 3, 2013 | Add your feedback

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    Est/Ovest - 16 dic 12

    Uno dei primi scritti dello scrittore israeliano, in cui si intrecciano temi e modi della sua scrittura in modo quasi programmatico. Sono tre racconti. Ma come spesso nelle sue raccolte hanno una struttura ad intreccio. Cioè, pur essendo distinti, vi ...(continue)

    Uno dei primi scritti dello scrittore israeliano, in cui si intrecciano temi e modi della sua scrittura in modo quasi programmatico. Sono tre racconti. Ma come spesso nelle sue raccolte hanno una struttura ad intreccio. Cioè, pur essendo distinti, vi tornano in maniera seppur diversa, gli stessi personaggi. Come se Oz facesse una sorta di “Rashomon” situazionale. Ci presenta un luogo, una situazione, e poi ne narra da diversi punti di vista. In tal modo, alla fine, ci viene un messaggio plurimo: quello del singolo racconto e quello della situazione complessiva. In questo caso, inoltre, la situazione è particolarmente “avvincente” sul lato emozionale. Stiamo nella seconda metà del 1947. La guerra mondiale è terminata e nel contesto internazionale si va discutendo sulla futura definizione degli assetti territoriali nel Mandato Inglese in Palestina. Molto si consoliderà il successivo 14 maggio 1948, con la nascita dello Stato d’Israele. Qui ci troviamo in un quartiere periferico della Città Santa, e vediamo (dal di dentro) le sensazioni, i problemi, i timori e le speranze di differenti famiglie ebree. Nel primo c’è la famiglia del veterinario dottor Kipnis, con la bella moglie ed il figlio Hillel. In un certo senso, è il più straziante. Lo seguiamo dagli occhi del bimbo, con le spiegazioni che a lui danno i genitori, che rivelano poi la loro storia. Una storia che vela (anche se non rivela) quella della famiglia dello scrittore. Una storia di difficili rapporti (anche se mascherati). Di illusioni del bimbo. Di voglia di libertà della madre. E coagulantesi nel ballo organizzato dall’alto Commissario inglese. Che rivela anche i rapporti tra i benestanti ebrei e “gli occupanti”. E che da modo alla signora Kipnis di fuggire con un militare. Trasfigurazione della mente di Amos bambino (che scopriremo, infatti, solo nell’autobiografico libro che cito in fondo, che la madre, in realtà, si toglie la vita). Nel secondo sono i vicini dei Kipnis che vediamo, un agglomerato composito sempre visto dal bimbo Uriel detto Uri. Con il padre tipografo, la madre pianista, il vicino vecchio poeta con figlio radiotelegrafista e forse facente parte di gruppi indipendentisti. Una famiglia che sostiene, ognuno con le proprie capacità, la lotta di indipendenza (così viene chiamata dagli ebrei). Assistiamo alla quotidianità delle loro vite. Con Uri affascinato dal giovane Efraim, insieme al quale progetta di inventare un raggio della morte per liberare Israele dal giogo britannico. Vediamo la fantasia di Uri che immagina grandi lotte, grandi sentimenti. E vediamo l’arrivo, nottetempo, di un alto esponente della lotta di indipendenza, che viene ospitato per qualche giorno in casa (beh, nascosto più che ospitato). Qui c’è il contraltare che Oz ci propone, perché il signor Levi è scontroso, freddo, comanda e si aspetta ubbidienza senza concedere nessun sentimento amicale a chi sta mettendo in pericolo la propria vita per lui e per la causa. È questa crasi che Oz tiene a sottolineare. Lì dove le persone e gli ideali mostrano di non convergere (e quanti esempi possiamo fare nel tempo e nello spazio!). Il terzo, infine, è composto da una serie di lettere scritte da un immigrato ebreo austriaco alla donna con cui ha avuto una grande storia d’amore, ma che lo ha lasciato ed ora è in America (almeno così pensa). Il nostro scrive, raccontando di quei primi giorni del settembre del ’47. Non sa se Hermina riceverà le lettere. Ma sfoga la sua nostalgia (così il titolo del racconto), sulla carta. Narrando dei vicini (e ritroviamo tutti i personaggi precedenti, compreso Uri che compare fortemente anche qui, ma che qui vediamo con l’occhio dell’adulto, mentre prima era con l’occhio soggettivo che ne seguivamo le gesta). Nussbaum fa in modo, inoltre, di tratteggiare la sua storia d’amore. E soprattutto, ci coinvolge nella sua malattia (ha un tumore in stato avanzato). E sa che il suo futuro non potrà essere nell’Israele che verrà. Anzi non sa se arriverà a vederlo. Un racconto dolente, pieno di momenti fortemente intimi. Ma anche qui, lo scrittore poi ci fa le foto del quartiere, dei soldati inglesi, dei vicini che abbiamo incontrato nei primi due racconti. Del suo scrivere in balcone alla fioca luce di una lampada. Alla sua vita che si sta spegnendo come la stessa lampada. Tutto il trittico è poi radunato sotto il titolo che si riferisce al Monte che vide Giuda accordarsi con Caifa per tradire Gesù. Il Monte, appunto, del Cattivo Consiglio. Non tutta la scrittura è allo stesso alto livello, anche se ci sono buone punte. E mancano completamente (ed interverranno solo in scritti successivi) gli arabi, come se non ne fosse ancora contemplata la pre-senza sulla Terra d’Israele. Ma nel complesso, una lettura che rispecchia l’alta considerazione mia personale sull’insieme della produzione dello scrittore. (PS1 leggete “Una storia di amore e di te-nebra” se non lo avete letto). (PS2 a pag.209 il traduttore utilizza la parola “esempla” per “esem-plifica”; sarà corretto?)
    “Nessuna parola è brutta di per sé. È brutta la volgarità che sta dietro o in mezzo alle parole.” (26)
    “Parliamo così solo per disperazione. Ma tutti siamo armati delle migliori intenzioni.” (118)
    “Qualcosa bisogna pur fare, e farlo con il cuore e l’anima.” (207)
    “È finito l’inventario del tempo e dello spazio.” (231)

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    Giogio53 said on Dec 14, 2012 | Add your feedback

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    Un libro sicuramente di non facile lettura e interpretazione.
    Siamo all’alba della nascita del nuovo Stato di Israele avvenuta nel 1948, allorchè gli inglesi abbandonano la Palestina e lasciano che i "figli di Sion" vivano nella Terra loro Promessa ...(continue)

    Un libro sicuramente di non facile lettura e interpretazione.
    Siamo all’alba della nascita del nuovo Stato di Israele avvenuta nel 1948, allorchè gli inglesi abbandonano la Palestina e lasciano che i "figli di Sion" vivano nella Terra loro Promessa, dopo secoli di persecuzioni, massacri e diaspore.
    Amoz Oz ci fa immergere, attraverso tre novelle, in quella particolare atmosfera che la Palestina , in particolare Gerusalemme, vive tra il ’44 e il ’48: si respira aria di tensione, si avverte fortemente la sensazione di allerta e di attesa, come se da un momento all’altro sarebbe successo qualcosa; spesso, infatti, si parla di Resistenza ebraica, di una guerra imminente dura e sanguinosa, di cambiamenti.
    Ciò che colpisce leggendo le diverse storie è che in ognuna di esse c’è la presenza di un bambino (che poi molto probabilmente rappresenta Amoz Oz adolescente) le cui caratteristiche sono similari in tutte e tre le novelle: conosceremo Hillel nella novella “il Monte del Cattivo Consiglio, Uri nel racconto “Il Signor Levi” e, di nuovo, la presenza di Uri ne "La Nostalgia".

    Hillel è figlio di Hans Kipnis, veterinario di origine tedesca, trasferitosi in Terra Santa con lo scopo di creare un allevamento di bovini, sogno mai realizzato, e di Ruth, di origine polacca, giunta in Palestina per motivi di studi, si interessava di Storia Antica.
    Il bambino veniva spesso dileggiato dai suoi compagni: le bambine lo buttavano a terra sulla ghiaia, gli tiravano i capelli; i bambini, invece, lo chiamavano “Gelatina” per il suo modo di essere, gentile, educato, e soprattutto perché era sempre colmo di pietà per tutti. Hillel è stato educato alle buone maniere, alla buona musica, ai discorsi degli adulti, ecco il motivo per cui veniva isolato, emarginato, conduceva sicuramente una vita diversa dai suoi coetanei.
    Un giorno, i genitori vengono invitati al ballo presso il Palazzo dell’Alto Commissario inglese sul Monte del Cattivo Consiglio; l’atmosfera è di festa, c’è la presenza delle più alte personalità inglesi ed israeliane; da parte delle autorità inglesi c’è un atteggiamento di ottimismo per il futuro della Palestina e i loro discorsi sono paternalisti, invitano all’alleanza e non alla divisione.
    Ruth la si vede ballare con l’una o con l’altra personalità, riceve complimenti dagli invitati e alla fine del ballo scompare dalla scena con un ammiraglio, non tornerà più a casa. Emerge il sentimento dell’abbandono, di cui lo stesso Oz ha sofferto molto , a causa del suicidio della madre.

    Uri è il nome di un altro bambino che incontriamo nella successiva novella e, come Hillel, viene deriso dai suoi coetanei; è molto coraggioso, si sente un soldato e sta maturando una sua posizione ideologica; anche lui è più vicino agli adulti, è come se la Storia lo avesse fatto crescere in fretta. Uri affianca Efraim, un elettricista e ideologo, che di notte , soprattutto, studiava la frequenza e le onde radio per captare qualche voce sospetta; il bambino lo aiutava in questo ed è stato addirittura nominato suo vice, cosicchè da sentirsi ancora più importante, impegnandosi nel ruolo con grande determinazione. Efraim ha chiaramente un carattere sovversivo e sosteneva che tutto doveva essere preparato nei minimi dettagli, tanto è vero che lo vediamo impegnato nella realizzazione di ordigni e nella organizzazione di strategie militari, il tutto condiviso insieme ad Uri.
    Anche Nehamkin, padre. Poeta e contabile di Efraim, declama le sue profezie: “Orami la sorte è segnata. IL tempo è esaurito. La spada già si agita” .
    Le posizioni politiche anti-inglesi dei protagonisti sono chiare, in particolare Efraim sostiene che “il governo nazi-inglese aveva i giorni contati, che la Resistenza ebraica aveva condannato a morte l’Alto commissario e che la sentenza sarebbe stata presto eseguita, che come era caduta con il sangue e il fuoco così la Giudea sarebbe risorta”.
    Del Signor Levi se ne parla solo alla fine, ma non si comprende bene chi sia, captiamo che viene protetto dai genitori di Uri e che probabilmente si tratta del capo della Resistenza ebraica.

    La figura di Uri si presenta di nuovo nella terza novella, intitolata “Nostalgia”; tra le tre è la storia più drammatica perché al dolore storico si intreccia il dramma individuale, quello del Dott. Emanuel Nussbaum, di origini viennesi, malato di cancro e in fin di vita.
    Siamo alla fine del Mandato Britannico, e quindi si ha la grande paura che la situazione volga al peggio, precipiti; si avverte il pericolo imminente, la gente sa che con la partenza degli inglesi scoppierà una guerra.
    Emanuel scrive alcune lettere alla Dott.ssa Hermina,che lui chiama affettuosamente Mina, partita per New Jork e con la quale ha avuto una breve ma intesa relazione; attraverso le lettere le fa un resoconto di quel che vede e pensa.
    E’ un uomo dotato di una grandezza d’animo, di uno straordinario coraggio e di una raffinata sensibilità che lo portano ad andare oltre alla sua malattia, a superare la tristezza per la sua morte partecipando, invece, al dolore della gente, condividendo i loro timori, le loro preoccupazioni tanto da mettere a disposizione, per l’Agenzia ebraica, il suo hobby per la sperimentazione chimica, cercando di trovare sostanze per uso bellico, oppure organizza degli incontri, nel suo appartamento, del Comitato di quartiere, una sorta di guardia per la difesa civile.
    Non si arrende quindi neanche di fronte all’avanzare della malattia; il suo pensiero è rivolto agli altri, ai loro figli e al loro futuro e ciò esalta, ancor di più, l’altruismo e il coraggio di quest’uomo.
    Uri è vicino a lui, lo assiste, giocano insieme, in realtà si tratta di giochi “bellici” ovvero di battaglie combattute sulle carte geografiche dove il bambino si diverte a tracciare i punti strategici per lo scontro; non solo, ma lo vediamo anche impegnato nel laboratorio di chimica, a sperimentare sostanze per la guerra. Tra i due nasce uno stretto rapporto di amicizia, di cui Il Dott. non ne può più fare a meno, dirà di Uri : “Il mio bambino”.
    Ecco perché Emanuel prova una grande Nostalgia: perché è consapevole che lascerà tutto questo, che lascerà la sua gente, Uri, che non sognerà più la sua amata Mina, che non riuscirà a vivere le immagini del presente; egli stesso dice : “oggi provo una nostalgia dolorosa per le immagini del presente, come se fossero dei ricordi, come se fossero già passate per non tornare mai più…”
    Un libro, quindi, profondo, commovente, in cui emerge la grande partecipazione emotiva dello scrittore alle vicende della sua gente, del suo popolo; tutte le pagine hanno un chiaro carattere evocativo, “partecipativo”, lirico, poetico, che emerge non solo nelle descrizioni degli stati d’animo dei personaggi ma anche quando “dipinge”, attraverso la penna,il paesaggio della Galilea, sembra quasi di osservare un quadro d’autore.
    È un romanzo che suggerisco vivamente di leggere

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    MASSIMILIANO DE SENA said on Jul 28, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (116)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Paperback 240 Pages
  • ISBN-10: 8807018691
  • ISBN-13: 9788807018695
  • Publisher: Feltrinelli (I narratori)
  • Publish date: 2011-10-12
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