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Il mostro ama il suo labirinto

Taccuini

Di

Editore: Adelphi

3.9
(36)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 149 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845926850 | Isbn-13: 9788845926853 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Adriana Bottini

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 0

    È solo perché non sono proprio capace di fare le orecchie ai libri, che questa mia copia è ancora pulita e compatta. È solo perché ho ricevuto un'educazione maniacale per certe cose - e che ancora esercita il suo tabù egregiamente, nonostante la mia vecchiezza - che questa mia copia sembra nuova. ...continua

    È solo perché non sono proprio capace di fare le orecchie ai libri, che questa mia copia è ancora pulita e compatta. È solo perché ho ricevuto un'educazione maniacale per certe cose - e che ancora esercita il suo tabù egregiamente, nonostante la mia vecchiezza - che questa mia copia sembra nuova. In realtà l'ho solcato con gli occhi questo libro, letto e riletto.
    E neanche assegno stelle, ché con certi libri la valutazione sembra particolarmente inadatta.

    ha scritto il 

  • 3

    Qualche pensierino interessante, qualcuno illuminante, qualche bella metafora, belle riflessioni sull'arte poetica.
    E' un libriccino di appunti, un taccuino prezioso solo per chi conosce già ed aprezza Simic.
    Io non lo conoscevo.

    ha scritto il 

  • 4

    «Scrivo per irritare Dio e per far ridere la Morte»

    Il mostro ama il suo labirinto, ecco, già il titolo per me meritava un prezzo. L'ho comprato per quello. Di lui non avevo mai letto niente.
    Mi piace questo Simic. Mi piacerebbe andar con lui in giro a guardar le cose o bersi due birre seduti su un paracarro e vedere cosa vede uno e l'altro ...continua

    Il mostro ama il suo labirinto, ecco, già il titolo per me meritava un prezzo. L'ho comprato per quello. Di lui non avevo mai letto niente.
    Mi piace questo Simic. Mi piacerebbe andar con lui in giro a guardar le cose o bersi due birre seduti su un paracarro e vedere cosa vede uno e l'altro intorno a sè e nei suoi pensieri. Rendere bellezza all'invisibile, a ciò che passa inosservato. E farlo con occhi da bambino che però sa essere triviale e boccaccesco.
    "Anni dopo, quando vennero a sapere che mi ero laureato, alcuni professori del liceo che avevo frequentato in Iugoslavia si misero a ridere e non ci vollero credere.
    - Quel lazzarone? Figurarsi! -
    Mia madre era altrettanto pessimista. - Quel ragazzo finirà in prigione - dicevano tutti."

    Questo è un suo taccuino di appunti, folgorazioni, ricordi, considerazioni sulla poesia, sullo scrivere.
    Da tenerselo in tasca e leggerne qualcuna al volo. Il mio preferito per quando esco a fumarmi una cicca qua, al lavoro.
    Una specie di Buster Keaton che stà precipitando dalla scogliera. Quelle che mi piacciono di piu sono le sue storiette sui Balcani. I ricordi di quando era in Iugoslavia. Quelli su suo padre.
    "Avevamo una cameriera che mi lasciava infilare la mano sotto le sue sottane. Avevo cinque o sei anni. Ricordo ancora l'umido tra le sue gambe e la mia sorpresa per tutti quei peli...Non ricordo cosa mi diceva, se pure diceva qualcosa. Solo la sua mano, che guidava sicura la mia là in quel punto."
    Uno sguardo non da leccaculo sul mondo. Irriverente, gli piace fare lo stronzo.
    "Il mondo era in fiamme e io prendevo lezioni di violino. Nerone in erba che continuava imperturbato a grattare sulle corde.."
    Pare un personaggio dei film di Kusturica.
    Racconta di suo nonno che stava per morire e gli avevano già amputato una gamba. Il suo vecchio amico Savo Lozanic andava a trovarlo tutte le mattine. Stavano la a raccontarsela e ridevano. Un giorno la nonna lo lascia solo in casa per andare lontano ad un funerale. Lui saltella per casa e si procura candele e fiammiferi. Torna a letto e se ne accende una dietro la testa e poi ai piedi e alcune in giro, attorno a lui. Quando arriva il suo amico Savo lui si tira il lenzuolo sulla faccia e finge di essere morto. Savo emette un gemito, un pò singhiozza.
    "Piantala Savo", lo redarguisce il nonno da sotto il lenzuolo. "Non vedi che stò facendo pratica?"
    Ecco, diciamo che questo è il punto di vista sul mondo.
    "Scrivo poesie per far innamorare le donne"
    Lui la poesia la vede cosi e dice che i poeti
    "vogliono lasciare all'insipienza dei critici letterari parole come «messaggio» e «contenuto», perché «nell'arte vera non ci sono né l'una né l'altra cosa». E vogliono «fare una cosa che ancora non esiste, ma che una volta creata sembra sia sempre esistita». Ma soprattutto, nell'universo di questo poeta carnale, per cui «il culo nudo di quella donna è più attraente del paradiso», vogliono «scrivere un libro di poesie che mandi in malora l'industria del Viagra»."
    «Scrivo per irritare Dio e per far ridere la Morte» dice Simic. «Scrivo perché non ci arrivo. Scrivo perché voglio che ogni donna del mondo s'innamori di me. Ma alla fine tutto si riduce al fatto che scrivo perché scrivo»
    Solo che qui, nel Labirinto, Simic scrive anche per giocare. «Una poesia è come una rapina in banca: l'idea è di entrare, attirare l'attenzione, prendere i soldi e scappare».
    Il suo, per certi versi, pare a me un linguaggio fulminante, semplicemente aguzzo e antipoetico, infastidito dalle costrizioni del verso mischia una visione scorrevole del suo osservare poetante: il poema in prosa è un animale favoloso come la sfinge. Un mostro fatto di prosa e poesia, procedendo per stupori
    "Un mattino di sole dopo il temporale notturno è un invito in paradiso e così siamo saltati giù dal letto con l’idea di vestirci in fretta, solo che poi abbiamo cominciato a baciarci e passo dopo passo ci siamo ritrovati di nuovo a letto, stupiti di vedere sopra la testa il soffitto e non il cielo azzurro."
    Scri­vere è una par­tita a scac­chi
    «I miei avi per secoli sono stati preti serbo-ortodossi e potreb­bero scan­da­liz­zarsi — pre­mette Simic —, ma per me, ateo, la poe­sia è una vera e pro­pria reli­gione. Sono un meta­fi­sico dei lati oscuri dell’anima, uno che non crede in Dio e prova a com­pren­dere se stesso e l’universo con­fi­dando solo sulle intui­zioni e l’abilità di pen­siero». Doti col­ti­vate pra­ti­cando il gioco degli scac­chi. «Ogni poe­sia è una nuova par­tita — dice Simic —. Guardo la pagina nel modo in cui un gio­ca­tore guarda la scac­chiera. Provo a imma­gi­nare le mie pos­si­bi­lità di vin­cere o per­dere. E mi ser­vono giorni, a volte mesi, per vedere cosa ho esat­ta­mente sotto il naso. Per capire quale pezzo è nella posi­zione migliore per far male all’avversario».

    ha scritto il 

  • 4

    "C’è una sorta di sognante euforia nel non sapere dove si sta andando."
    (p. 62)

    "Penso ancora che avesse ragione Camus. La lucidità eroica di fronte all’assurdo è più o meno l’unica risorsa che abbiamo." (p. 100)

    ha scritto il 

  • 0

    officina

    i libri sembrano valigie, si somigliano, l’uno dipende dall’altro ed entrambi sono indispensabili.
    bolaño, in un intervista disse: con i soldi del premio letterario mi comprerò una valigia.
    quando partiamo negli spazi del viaggio cerchiamo di dare una logica alla superficie del nostro ...continua

    i libri sembrano valigie, si somigliano, l’uno dipende dall’altro ed entrambi sono indispensabili.
    bolaño, in un intervista disse: con i soldi del premio letterario mi comprerò una valigia.
    quando partiamo negli spazi del viaggio cerchiamo di dare una logica alla superficie del nostro corpo, vestiti, macchina fotografica e qualche libro. dentro la nostra mano il collo del bagaglio urge di esplorazione di esperienza, un taccuino bianco dove de immagini cuciranno un vestito alla nostra memoria.
    il libro di simic, poeta che ha il pregio del coraggio di farci entrare nella sua officina di reminiscenze che diventa l’atto della sua poesia, del suo transito terrestre.
    ‘la poesia che voglio scrivere è impossibile. un sasso che galleggia’, sostiene il conoscitore del suo flusso, una relazione che si stabilisce tra le parole e le immagini del suo passato che vibra di suoni, non dietro di lui, ma sopra, tanto da cavarci fuori le parvenze dove egli non si nasconde.
    ‘ho cercato per tutta la vita di costruire una piccola verità da un’infinità d’errori.’
    simic è capace di rovesciare il vestito per vedere e conoscere i labirinti del desiderio di scoprire, una pioggia di parole che pratica come una messinscena gli atti unici delle migrazioni dell’ anamnesi.
    la sua osservazione è uno specchio dove riflette la sua assenza, e la sua anima tiene stretta la porpora di quei fantasmi come fosse un ingiuria al tempo che lo trasforma in quel viaggio verso la realtà.
    in molti itinerari servono occhi, ma soprattutto orecchie perché l’ascolto è la terra dove camminano le visioni , creano le riprocità quel dono che abbiamo la fortuna di vivere.
    questo libro si fa ascoltare.

    http://www.youtube.com/watch?v=db8vApkjiH8

    ha scritto il 

  • 4

    Riflessioni su vari filoni, soprattutto poesia, filosofia, fede, scanzonato e profondo, in bilico. "il poeta vede quello che il filosofo pensa" "che casino! credo delle immagini come veicoli della trascendenza ma non credo in Dio" " la stupidità è la spezia misteriosa in questa zuppa che seguiti ...continua

    Riflessioni su vari filoni, soprattutto poesia, filosofia, fede, scanzonato e profondo, in bilico. "il poeta vede quello che il filosofo pensa" "che casino! credo delle immagini come veicoli della trascendenza ma non credo in Dio" " la stupidità è la spezia misteriosa in questa zuppa che seguitiamo ad ingurgitare" "ogni difesa della poesia è una difesa della follia"

    ha scritto il 

  • 5

    Una sorta di autobiografia poetica di uno dei massimi poeti del secolo scorso...bello, ricco di aneddoti; gli spunti che portano a riflettere sia su se stessi che sulla società sono tantissimi...le "frecciate" alla politica sono sublimi!
    Per gli amanti della poesia, dell'attualità e della s ...continua

    Una sorta di autobiografia poetica di uno dei massimi poeti del secolo scorso...bello, ricco di aneddoti; gli spunti che portano a riflettere sia su se stessi che sulla società sono tantissimi...le "frecciate" alla politica sono sublimi!
    Per gli amanti della poesia, dell'attualità e della storia.

    ha scritto il 

  • 0

    citazioni

    Avete presente quella famosa frase di Pitigrilli «la morale è come la trichina: vive nella carne del porco»? Finalmente, in questo libro, una risposta a tono: «Nessun uomo con una vita sessuale felice è mai diventato un censore della morale» Mina Loy.

    ha scritto il 

  • 5

    "Per quel che mi riguarda, non è una contraddizione dire che Dio esiste e anche non esiste" (pag. 132). 
    Un po' tutto il libro esprime questa contrastata tensione religiosa. Poi ci sono la guerra, la poesia, l'insonnia, l'ironia, la politica, e magari qualche sparata da avvinazzato.
    A ...continua

    "Per quel che mi riguarda, non è una contraddizione dire che Dio esiste e anche non esiste" (pag. 132). 
    Un po' tutto il libro esprime questa contrastata tensione religiosa. Poi ci sono la guerra, la poesia, l'insonnia, l'ironia, la politica, e magari qualche sparata da avvinazzato.
    Alla ricerca di "quella nuova poesia mai immaginata, sempre attesa, immediatamente riconosciuta: come il secondo avvento di Cristo" (pag. 65).

    ha scritto il