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Il nome della rosa

Di

Editore: CDE

4.4
(22445)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 542 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Francese , Catalano , Russo , Finlandese , Polacco , Olandese , Portoghese , Ungherese , Norvegese , Slovacco , Sloveno , Svedese , Ceco , Greco , Turco , Rumeno , Coreano

Isbn-10: A000028724 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Guglielmo da Baskerville, monaco francescano, ex-inquisitore e consigliere dell’Imperatore, si reca insieme al giovane benedettino nonché voce narrante Adso da Melk, in un’abbazia allo scopo di partecipare ad un’importante riunione che vede contrapposti i francescani, fautori della povertà del Cristo, e la delegazione papale.
Questo incontro era stato organizzato allo scopo di permettere alle due parti di trovare un accordo.
L’abbazia vive ore tormentate. Subito dopo il loro arrivo, l’Abate chiede a Guglielmo di indagare sulle cause della morte violenta di uno dei suoi conventuali.
In effetti durante la notte, Adelmo da Otranto, un giovane monaco, è caduto dall’edificio, un’imponente costruzione nella quale si trovano sia il refettorio che l’immensa biblioteca dell’abbazia.
Nonostante la libertà di movimento concessa all’ex inquisitore, si susseguono altre morti e tutte sembrano ruotare intorno alla biblioteca e ad un misterioso manoscritto.
Questa biblioteca, tra le più grandi della cristianità, è costruita come un labirinto, un luogo segreto, allo scopo di proteggerla dagli intrusi.
Non è concesso loro di visitarla: solo lo scriptorium è accessibile.
La situazione è complicata dall’imminente convegno e dalla scoperta di due eretici della setta dei Dolciniani, rifugiati presso l’Ordine dei Benedettini.
In questa atmosfera inquietante, Guglielmo e Adso si avvicinano sempre più alla verità, fino a scoprire il misterioso manoscritto…
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  • 4

    Non pensavo che succedesse, ma alla fine questo libro di Eco mi ha conquistato. Mi è piaciuta l'atmosfera cupa, l'ambientazione medievale, la velata critica (in alcuni punti mica tanto velata) al pote ...continua

    Non pensavo che succedesse, ma alla fine questo libro di Eco mi ha conquistato. Mi è piaciuta l'atmosfera cupa, l'ambientazione medievale, la velata critica (in alcuni punti mica tanto velata) al potere temporale della chiesa, il modo di raccontare l'inquisizione. Ho amato la figura immaginaria di Guglielmo da Baskerville e il suo intelletto. Al contrario avrei sforbiciato alcuni punti del libro che ho trovato noiosi e che avrei preferito venissero alleggeriti con poche parole senza inerpicarsi in descrizioni che ahimè ho trovato soporifere ed in effetti il prologo ne è un esempio, così come le visioni-sogni del giovane Adso da Melk e le dispute teologiche-filosofiche. Non ho apprezzato la mancanza di una traduzione delle varie citazioni latine che spesso non sono riuscito a cogliere fino in fondo, non avendolo studiato a scuola e perciò probabilmente avrò perso qualche chicca qua e là del romanzo.
    Per il resto penso che sia un libro che bisogna leggere almeno una volta nella vita.

    ha scritto il 

  • 4

    L'anacronistica citazione di Wittgenstein sulle labbra di Guglielmo è un tipico esempio di stile post-moderno. Ma la questione dello stile e della lingua nel romanzo è molto complessa. Se ne rende con ...continua

    L'anacronistica citazione di Wittgenstein sulle labbra di Guglielmo è un tipico esempio di stile post-moderno. Ma la questione dello stile e della lingua nel romanzo è molto complessa. Se ne rende conto Eco nell'introduzione, quando scrive: «Anzitutto, quale stile adottare? La tentazione di rifarmi a modelli italiani dell'epoca andava respinta come del tutto ingiustificata: non solo Adso scrive in latino, ma è chiaro da tutto l'andamento del testo che la sua cultura (o la cultura dell'abbazia che così chiaramente lo influenza) è molto più datata; si tratta chiaramente di una somma plurisecolare di conoscenze e di vezzi stilistici che si collegano alla tradizione basso medievale latina. Adso pensa e scrive come un monaco rimasto impermeabile alla rivoluzione del volgare, legato alle pagine ospitate nella biblioteca di cui narra, formatosi su temi patristico-scolastici, e la sua storia [...] avrebbe potuto essere scritta, quanto a lingua e a citazioni erudite, nel XII e nel XIII secolo».
    Il pluralismo tematico del romanzo si riverbera anche sul piano linguistico: il Nome della rosa appare come un vistoso collage di gusto post-moderno, che, nel caso di Adso, passa dal tono lirico e immaginifico del Cantico dei Cantici nell'episodio della scoperta dell'amore al tono parodistico e goliardico dell'episodio del sogno che riproduce in filigrana il testo latino medievale della Cena di Cipriano. Quanto agli altri personaggi, spettacolare è l'escursione linguistica dalla raffinata retorica della predica di Jorge sull'Anticristo alla lingua babelica e pressoché incomprensibile di Salvatore, un misto di antico francese, di spagnolo, di provenzale. Non manca certo lo sforzo, da parte dello scrittore, di amalgamare linguaggi così diversi, ma l'esito è discontinuo: del tutto riuscito sul versante del pastiche parodico, ma non sempre in grado di connettere le diverse componenti di un complesso discorso culturale, teologico ed erudito. Occorre però riconoscere che Eco sa superare i rischi del Kitsch grazie al ricorso all'ironia: si parli pure di gioco d'astuzia, ma si riconosca, con Alberto Asor Rosa, che «Eco di ironia ne ha da vendere».

    ha scritto il 

  • 3

    Storia avvincente fallata da un punteggiatura da incubo

    La storia parte molto lenta e, a meno che il lettore non sia un appassionato di gialli ambientati nel medioevo, può risultare piuttosto noiosa. Man mano che si prosegue nella lettura la trama si fa pi ...continua

    La storia parte molto lenta e, a meno che il lettore non sia un appassionato di gialli ambientati nel medioevo, può risultare piuttosto noiosa. Man mano che si prosegue nella lettura la trama si fa più avvincente e ricca di colpi di scena tra omicidi, sospetti e misteriose figure. Il libro potrebbe anche meritare le 5 stelle che, per quanto mi riguarda, Eco può solo vedere nei suoi sogni più reconditi per colpa del suo utilizzo, anzi NON utilizzo, assolutamente scandaloso della punteggiatura, questa grande sconosciuta! Scrive dei periodi che durano per più di mezza pagina rendendo estremamente difficoltosa la lettura del libro soprattutto in alcune parti essenziali per la comprensione della trama. Se alle superiori in un compito in classe di italiano mi fossi permessa di ignorare in modo così plateale la punteggiatura la prof mi avrebbe stracciato il compito senza pietà ne misericordia. E meno male che è pure un docente di lettere... ma mi faccia il piacere, Prof Umberto Eco: bocciato!!!

    ha scritto il 

  • 1

    Inutile! Non riesco proprio a leggerlo questo libro...l'ho iniziato almeno tre volte nel corso degli anni,ma dopo una cinquantina di pagine mi annoio a morte...e lo abbandono.

    ha scritto il 

  • 5

    Splendido Romanzo dove all'interno c'è tutto quello che non ti aspetti di trovare. Un libro che ti arricchisce con le sue colte disgressioni su teologia, religione, filosofia, e non si ferma, perchè ...continua

    Splendido Romanzo dove all'interno c'è tutto quello che non ti aspetti di trovare. Un libro che ti arricchisce con le sue colte disgressioni su teologia, religione, filosofia, e non si ferma, perchè ti offre anche un giallo fitto di enigmi e colmo di fascino.
    Non una pagina tediosa, e rifletti sul narrare delle vicende anche quando non sei impegnato nella lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Il velo del mistero...

    Scaturita dalla narrazione di un vecchio frate che ricorda il suo soggiorno in un monastero Benedettino insieme al suo maestro, la storia è articolata e interessante.
    Ambientata nell'Oscuro Medioevo, ...continua

    Scaturita dalla narrazione di un vecchio frate che ricorda il suo soggiorno in un monastero Benedettino insieme al suo maestro, la storia è articolata e interessante.
    Ambientata nell'Oscuro Medioevo, in cui la Chiesa Cattolica domina le menti e i cuori del popolo, in cui viene soppresso ogni tentativo di idee progressiste, in questo convento avvengono dei delitti.
    E alla fine si strapperà il velo al mistero di queste morti, mettendo in luce una verità scomoda e oltremodo indecente se riferita a dei frati che dovrebbero vivere nella castità...
    Ma...in fondo l'autore non fa altro che dire una verità che per alcuni è scomoda...Cioè che la Chiesa non è stata poi quella Santa Istituzione che vorrebbe sembrare.
    E ciò nonostante l'Inquisizione, il rogo per le streghe e tutte le altre istituzioni fondate per addormentare le coscienze umane.
    Un elogio particolare a questo autore.
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

  • 5

    Lo si deve leggere per capire

    E' un giallo. E' un trattato filosofico. E' un libro sulla religione. E' un saggio storico sul Medioevo. E' un trattato di semiotica. Un compendio di letteratura cristiana antica.
    E soprattutto è una ...continua

    E' un giallo. E' un trattato filosofico. E' un libro sulla religione. E' un saggio storico sul Medioevo. E' un trattato di semiotica. Un compendio di letteratura cristiana antica.
    E soprattutto è una scrittura complessa ma non noiosa. Bellissimo, avvincente, istruttivo, inimitabile.

    ha scritto il 

  • 5

    Ormai un classico della letteratura italiana

    Questo libro, che ha avuto un largo e meritato successo, è ormai a tutti gli effetti un "classico" della letteratura italiana.
    Non è certo una lettura agevole, soprattutto nella parti in cui Eco appro ...continua

    Questo libro, che ha avuto un largo e meritato successo, è ormai a tutti gli effetti un "classico" della letteratura italiana.
    Non è certo una lettura agevole, soprattutto nella parti in cui Eco approfondisce - con dovizia di particolari - le dispute politiche e teologiche dell'epoca, ma vale la pena di fare lo sforzo.
    Inoltre, il giallo è portato avanti con grande maestria.
    Mi lascia solo un po' perplesso la spiegazione finale: tanti morti, misteri, intrighi per un segreto che non sembra poi così determinante.

    ha scritto il 

  • 4

    Omicidi all'abbazia

    Mi sono accostata a questo libro con un certo timore vista la fama di Eco. Devo dire che il libro complessivamente mi è piaciuto molto anche se non gli dò il massimo punteggio poiché la narrazione è r ...continua

    Mi sono accostata a questo libro con un certo timore vista la fama di Eco. Devo dire che il libro complessivamente mi è piaciuto molto anche se non gli dò il massimo punteggio poiché la narrazione è rallentata da troppe descrizioni e digressioni colte, molto lunghe e, dal mio punto di vista, fine a se stesse (insomma 6 pagine di descrizione del portale della cattedrale del monastero oppure 3 sul significato delle pietre degli anelli dei porporati sono davvero un po’ troppe!). Ho apprezzato, invece, forse anche perché più funzionali alla narrazione, le parti storiche sugli eretici e su fra Dolcino.
    Eco è un grande narratore. Quando racconta gli eventi, i delitti o nei dialoghi tra personaggi fa davvero un ottimo lavoro. L’evoluzione dei due personaggi principali, Adso, giovane voce narrante, e Guglielmo, frate dalle grandi capacità deduttive, è interessante soprattutto in relazione a come entrambi reagiscono alla soluzione del mistero dei delitti dell’abazia.
    Lo consiglio assolutamente… magari con l’astuzia di saltare qualche pagina qua e là :-PPP

    ha scritto il 

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