Il nome della rosa

Di

Editore: Bompiani

4.4
(23122)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 533 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Francese , Catalano , Russo , Finlandese , Polacco , Olandese , Portoghese , Ungherese , Norvegese , Slovacco , Sloveno , Svedese , Ceco , Greco , Turco , Rumeno , Coreano

Isbn-10: A000020406 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 5

    Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus ("la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi")

    "Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non pro ...continua

    "Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto."

    Un'opera grandiosa. Uno splendido giallo storico che contiene anche filosofia, storia dell'architettura, storia della religione cristiana. Scritto divinamente.
    Il tutto si svolge nella straordinaria cornice di un'abbazia benedettina, buttata da qualche parte del Nord Italia. Siamo nel 1327.
    Una serie di delitti sconvolgono questa comunità proprio all'inizio di un importante convegno riguardante gli ordini monastici.
    L'abate, preoccupato che queste storie possano compromettere il buon esito del convegno, si rivolge a Guglielmo da Baskerville per risolvere l'enigma.
    Enigma che pare legato ad un libro misterioso, la risoluzione del quale metterà in luce il lato nascosto di quella che sembra una piccola comunità perfetta, ma che in realtà non lo è affatto.

    Oltre alla genialità assoluta della storia, alla bellezza incredibile dell'ambientazione e alla superba scrittura di Eco, questo romanzo ha anche altri pregi.
    E' innanzitutto un romanzo che incentiva l'approfondimento, del contesto storico, dei personaggi inseriti realmente esistiti, un romanzo che non ti permette di fermarti alla pura storia.
    E' un romanzo sui libri, sulla potenza dei libri: libri che insegnano, libri che uccidono.
    In alcuni punti, quando si parla di storia e filosofia, risulta un po' pesante, o forse io l'ho trovato pesante, anche perchè da appassionata-malata di giallo volevo a tutti i costi vedere come sarebbe finita.

    ha scritto il 

  • 4

    Dal film al libro ...

    Dopo aver visto il film, mi sono incuriosito e mi sono lanciato nella lettura del libro. Libro fatto molto beni, un libro a "livelli" dove Eco spiega al lettore attraverso Adso concetti di filosofia e ...continua

    Dopo aver visto il film, mi sono incuriosito e mi sono lanciato nella lettura del libro. Libro fatto molto beni, un libro a "livelli" dove Eco spiega al lettore attraverso Adso concetti di filosofia e logica. La parte più ostica è stata sicuramente il latino, che ha rallentato (e non di poco) la lettura. Nel libro in questione (forse un'edizione datata) non c'era nemmeno una traduzione per chi, come me, di latino non capisce nulla. Ma poco importa.
    Un libro affascinante anche se sicuramente la scrittura (forse "antica", forse volutamente barocca). Un "must have" fra i propri libri letti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un bel thrillerone storico

    Un grande thriller storico, costruito minuziosamente, molto gotico, con un'ambientazione eccezionale (una vecchia abbazia isolata) e grandi colpi di scena.
    Unica pecca, le trattazioni storiche a volte ...continua

    Un grande thriller storico, costruito minuziosamente, molto gotico, con un'ambientazione eccezionale (una vecchia abbazia isolata) e grandi colpi di scena.
    Unica pecca, le trattazioni storiche a volte sono troppo dettagliate, forse tutte le digressioni sui movimenti religiosi medievali potevano essere trattate in maniera più snella.

    ha scritto il 

  • 1

    Un po' di ECOlogia

    A proposito dell’Epistola a Cangrande della Scala, che ascriverei ad uno dei figli di Dante, Pietro o Jacopo, Umberto Eco osserva che, anche qualora non fosse stata composta dal sommo poeta, “riflette ...continua

    A proposito dell’Epistola a Cangrande della Scala, che ascriverei ad uno dei figli di Dante, Pietro o Jacopo, Umberto Eco osserva che, anche qualora non fosse stata composta dal sommo poeta, “rifletterebbe comunque un atteggiamento interpretativo assai comune a tutta (sic) la cultura medievale e spiegherebbe il modo in cui è stato letto nei secoli Dante”.1

    Tale affermazione mi trova del tutto in disaccordo: essa non denota solo ignoranza, di per sé veniale, ma anche un’assoluta ottusità, che non si può certo scusare né ammettere in un docente universitario quale Umberto Eco. Mi spiego: se l’intellettuale ignora René Guenon e altri interpreti che hanno messo in luce il substrato esoterico della Commedia, valore più importante dei quattro citati nell’Epistola, ossia il senso letterale, allegorico, morale, anagogico, non è colpa molto grave. Infatti nessuno è tenuto a conoscere ogni esegeta di Dante né è possibile. Invece la mancata comprensione del significato occulto che permea un’opera scritta da un eretico quale fu l’Alighieri, conoscitore della cultura islamica e vicino ideologicamente all’Ordine monastico-cavalleresco dei Templari, è inammissibile in chi dovrebbe avere almeno un po’ di dimestichezza con la Weltanschauung medievale.

    Eco accenna al “modo in cui è stato letto nei secoli Dante”. No! È stato frainteso, distorto, non letto! Pochi sono riusciti o hanno voluto, seguendo il suggerimento dell’autore, sollevare il “velame delli versi strani”, rimanendo ad un livello di “comprensione” superficiale, quando non puerile. È anche il caso di Eco, che, con tutta la sua erudizione (forse proprio a motivo di ciò), non cultura, ha creduto di aver capito il “poema sacro”, accontentandosi dei quattro sensi spiegati dall’estensore dell’Epistola. Si è così fermato in limine, ma convincendosi –umana presunzione- di essersi inoltrato nel Sancta Sanctorum della poesia dantesca e della cultura medievale iniziatica, di cui non ha inteso uno iota.

    Tuttavia l’imperdonabile gaffe di Eco è molto istruttiva: ci fa comprendere, per esempio, perché egli non abbia saputo cogliere quanto di vero e di inquietante si annida nella cosiddetta “teoria” della cospirazione. D’altronde, per parafrasare don Abbondio, potremmo asserire che “uno l’intelligenza non se la può dare”.

    Infine diventa chiaro per quale motivo, il valido semiologo di Alessandria, abbia virato verso la pseudo-narrativa con titoli quali Il nome della sposa, l’ingiustamente famoso thriller demotico, L’Imola del giorno prima, Il dondolo di Foucault, Baudo e Lino e simile paccottiglia. In questi romanzi d’appendicite, Eco ha potuto esibire la sua scaltra inclinazione ad irretire, con una prosa artefatta e con vacuo sfoggio di dottrina, un pubblico di lettori poco consapevoli che si pavoneggiano, poiché pensano di essersi abbeverati alla fonte della sapienza.

    Similes cum similibus facillime congregantur.

    1 U. Eco, L’epistola XIII, l’allegorismo medievale, il simbolismo moderno, contenuto nel volume Gli specchi e altri saggi, Milano, 1985, p. 215.

    ha scritto il 

  • 0

    indicato per atei (come il sottoscritto)

    Mi è piaciuto molto, l'ho trovato avvincente e non penso affatto che sia così lungo come alcuni dicono.
    Ho trovato molto interessante il fatto che l'autore faccia capire come stavano le cose all'inter ...continua

    Mi è piaciuto molto, l'ho trovato avvincente e non penso affatto che sia così lungo come alcuni dicono.
    Ho trovato molto interessante il fatto che l'autore faccia capire come stavano le cose all'interno della chiesa nel medioevo e suppongo anche negli anni in cui è stato scritto,con la speranza che Francesco, stia mettendo le cose apposto.
    E' sicuramente molto più bello e politicamente scorretto, rispetto al film.
    Chiudo dicendo che mi ha fatto venir voglia di leggere Aristotele e Tommaso D'Aquino,si vedrà.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Tanto tempo fa mi chiesi quale fosse per me il simbolo della pesantezza intellettuale. Ecco, "Il nome della rosa" si riassume proprio nella parola pesante!
    E' un romanzo davvero contorto, troppo disco ...continua

    Tanto tempo fa mi chiesi quale fosse per me il simbolo della pesantezza intellettuale. Ecco, "Il nome della rosa" si riassume proprio nella parola pesante!
    E' un romanzo davvero contorto, troppo discorsivo e con periodi davvero contorti, roba che neppure Dostoevskij e Cicerone...
    Il protagonista della storia è frate Guglielmo da Baskerville che viene convocato in un monastero italiano a indagare su una serie di eventi molto sinistri, tra i quali riti satanici e la morte di un confratello. Ad accompagnarlo c'è il narratore della storia che riesce a trovare nel mezzo delle indagini, delle preghiere e delle digressioni intellettuali col suo maestro il tempo di lasciarsi sedurre da una contadina del posto, legata come un animale per soddisfarei bisogni di un altro frate.
    Alla fine si scopre chi è il colpevole dell'omicidio ma è la Poetica di Aristotele ad essere indicata come reale colpevole perché il libro rischiava di portare crisi nell'austera vita monastica, perché il riso dal frate era visto come una violazione della vita monastica e un affronto a Dio.

    Benché sia stato il più pesante dei libri che io abbia mai letto, esso da la possibilità al lettore di riflettere su quanto sia facile spezzare la fede di un uomo: basta un libro per ridurre dei riti religiosi a del bieco dogmatismo senza significato.
    Per il resto, si tratta di un libro molto prolisso, stopposo e logorroico. Tre stelline è il massimo che posso dare.

    ha scritto il 

  • 4

    Letto solo ora, nell'ambito del programma "recupero tardivo lacune imperdonabili". Fu vera gloria? ai posteri l'ardua sentenza: avanzo sacrileghe riserve sulle citazioni latine e tedesche senza traduz ...continua

    Letto solo ora, nell'ambito del programma "recupero tardivo lacune imperdonabili". Fu vera gloria? ai posteri l'ardua sentenza: avanzo sacrileghe riserve sulle citazioni latine e tedesche senza traduzione, sull'abbondanza di vocaboli dotti, sulle oltre 500 pagine, aggravate (ma qui non è colpa dell'Autore) da un'edizione ormai giallastra, e quasi illeggibile. A favore, invece, il personaggio di Guglielmo da Baskerville, illuminista ante-litteram, degno di insegnare teologia a Parigi (dove "non hanno mai la risposta vera, ma sono molto sicuri dei loro errori"), sistematicamente amante del dubbio, diffidente delle soluzioni sistematiche, in ultimo forse anche dubbioso sull'esistenza di Dio. Appassionato delle macchine e di quelle che oggi chiameremmo innovazioni e tecnologie, come ricordo personale all'allievo, gli regala i suoi occhiali da vista. Personaggio molto moderno, altro che Medio Evo! Francescano molto atipico, quasi "gesuita".

    ha scritto il 

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