Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il nome giusto

Di

Editore: Ponte alle Grazie (Romanzi)

3.6
(71)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 234 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8862203578 | Isbn-13: 9788862203579 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature

Ti piace Il nome giusto?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Alla vigilia del suo quarantottesimo compleanno, un milanese giace in fin di vita sull’asfalto della circonvallazione Trionfale, a Roma. Come ci è arrivato? A narrare la storia è lui stesso o meglio il suo fantasma, dalla sede del suo limbo terreno: un negozio di libri usati al cui proprietario è stato venduto l’unico bene che aveva: la sua biblioteca. Ogni volta che le figure più disparate entrano nella bottega e comprano i volumi, il protagonista ne segue i passi: l’incontro fra i testi (di Borges o Kafka, Leopardi o FosterWallace o Céline) e i nuovi proprietari presenta sempre una coincidenza bizzarra, che gli dà la sponda per raccontare un pezzo della sua vita di spirito solitario e inconcludente, di creatura dolcissima e spacciata, capace di umorismo nella tragedia e di riflessione nella farsa.
Un uomo che vagando in morte, come ha vagato in vita, alla ricerca di un senso e un’identità, conserva ancora in sé la febbrile apprensione del naufrago. Un uomo qualunque e al contempo speciale, com’è speciale e qualunque la vita di ogni lettrice e lettore: segnata dall’amore per la letteratura come chiave profonda di comprensione dell’esistenza e del mondo, dalla convinzione riposta che non siamo noi a leggere i libri, ma i libri a leggere noi.
Ordina per
  • 4

    Poiché conosco letterariamente Garufi da circa 15 anni (comune frequentazione di it.cultura.libri) la qualità del suo romanzo non avrebbe dovuto stupirmi. Nel newsgroup il giudizio di Sergio era spesso 'final': capace di dirimere temi da molti dibattuti in base a una autorevolezza che, prima anco ...continua

    Poiché conosco letterariamente Garufi da circa 15 anni (comune frequentazione di it.cultura.libri) la qualità del suo romanzo non avrebbe dovuto stupirmi. Nel newsgroup il giudizio di Sergio era spesso 'final': capace di dirimere temi da molti dibattuti in base a una autorevolezza che, prima ancora che dalla sua cultura, dalla ricchezza e varietà di interessi, proveniva dalla chiarezza del suo pensiero, che poi si rifletteva nella sua scrittura. Trovo le medesime cose qui, in un romanzo che ho affrontato con una certa titubanza (mai sopportata, in letteratura come nel cinema, la narrazione imperniata sulla figura dell'estinto che si trattiene al di qua per chiarire qualcosa, per regolare i conti. Ma qui tutto torna, e la premessa è funzionale) per essere poi catturato, in modo che il mio giudizio, malgrado le piccole e inevitabili imperfezioni che pur ci sono e che derivano forse dal progetto ambizioso, non può non ricalcare quello di Tommaso Pincio, riportato in copertina: "Un romanzo bellissimo"

    ha scritto il 

  • 5

    Un autore di grande bravura, che ricorda un po' houellebecq. Per essere un esordio è"Un libro bellissimo", sono d'accordo con la frase di Tommaso Pincio riportata sulla fascetta. Aspetto di leggere il secondo libro.

    ha scritto il 

  • 0

    Post mortem nihil – Una recensione a “Il nome giusto” di Sergio Garufi

    di Lorenzo Mecozzi
    Il nome giusto, Ponte alle Grazie 2011, è il romanzo d’esordio di Sergio Garufi. O, per meglio dire, la sua opera prima. Nonostante le avvertenze sulla copertina e sulla bandella, infatti, definire Il nome giusto un romanzo …
    Continua a leggere: http://quatt ...continua

    di Lorenzo Mecozzi
    Il nome giusto, Ponte alle Grazie 2011, è il romanzo d’esordio di Sergio Garufi. O, per meglio dire, la sua opera prima. Nonostante le avvertenze sulla copertina e sulla bandella, infatti, definire Il nome giusto un romanzo …
    Continua a leggere: http://quattrocentoquattro.com/2012/10/29/post-mortem-nihil-una-recensione-a-il-nome-giusto-di-sergio-garufi/

    ha scritto il 

  • 1

    Mi ha dato fastidio fisico la lettura di questo libro infarcito di termini mai sentiti(arcaici o inventati?)che denunciano un autore spocchioso,molto pieno di sè e che gronda di autocompiacimento.Essendo queste le sensazioni che mi ha suscitato, unite alla più totale freddezza nei confronti delle ...continua

    Mi ha dato fastidio fisico la lettura di questo libro infarcito di termini mai sentiti(arcaici o inventati?)che denunciano un autore spocchioso,molto pieno di sè e che gronda di autocompiacimento.Essendo queste le sensazioni che mi ha suscitato, unite alla più totale freddezza nei confronti delle vicende del protagonista ( suo alter ego?) e ad una noia infinita, non mi sento di consigliarne la lettura a nessuno.Peccato:l'idea di fondo era buona.

    ha scritto il 

  • 0

    Libriamotutti n.10 alla land Imparafacile il 9/7/2012
    Colette il nostro contatto su twitter @LeggendoLibri completa con questo libro la sua trilogia sul tempo a Libriamotutti.Colette mette in rilievo l'intreccio temporale creato da Garufi in Il Nome Giusto che inizia dalla fine, con la mort ...continua

    Libriamotutti n.10 alla land Imparafacile il 9/7/2012
    Colette il nostro contatto su twitter @LeggendoLibri completa con questo libro la sua trilogia sul tempo a Libriamotutti.Colette mette in rilievo l'intreccio temporale creato da Garufi in Il Nome Giusto che inizia dalla fine, con la morte del protagonista. Nel libro di Garufi ci sono riferimenti letterari e artistici che per Colette non sono didascalici, ma accessibili e funzionali alla trama.

    ha scritto il 

  • 5

    Le regole della dissolvenza dell'anima...

    La morte è per molti la fine di tutto, per alcuni è il preludio ad un cambiamento di status e per altri ancora è l'inizio di un viaggio verso una terra promessa. Per tutti è comunque uno stato di annullamento, la persona cara che verrà a mancare, non ci sarà più quando ne avremo bisogno e non pot ...continua

    La morte è per molti la fine di tutto, per alcuni è il preludio ad un cambiamento di status e per altri ancora è l'inizio di un viaggio verso una terra promessa. Per tutti è comunque uno stato di annullamento, la persona cara che verrà a mancare, non ci sarà più quando ne avremo bisogno e non potremo confrontarci più con lei. In fondo quel che fa paura non è tanto il passaggio, ma il fatto di non essere ricordati. Nei secoli gli uomini hanno cercato di creare un modo per sopravvivere alla morte, per andare oltre quello che la natura ha deciso per noi unilateralmente e qui Sergio Garufi ci apre una finestra su quel che potrebbe essere. I punti cardine del romanzo sono quattro i tempi, gli affetti, gli sconosciuti e i libri e la storia inizia da una morte, quella del protagonista, che rimane ancorato, o meglio intrappolato, al presente attraverso i suoi amati libri che vengono ceduti in blocco ad una libreria dell'usato.

    I "tempi" sono molti; alcuni sono "semplici presenti" ovvero quelli degli sconosciuti che acquistano i suoi libri, altri sono "presenti passati" quelli degli affetti, ma il tempo trainante è quello "che non c'è" perché non ci è dato di conoscerlo e perché nell'immaginario collettivo è quello dove la dissolvenza del corpo decreta per noi stessi anche quello dell'anima. Ed è proprio questo, il "dopo" che non è altro che lo stato presente del testo, che viene raccontato attraverso gli sguardi sui "presenti passati", che permettono al protagonista di analizzare le scelte che lo hanno portato fin là utilizzando i libri come sollecitazione. Al contempo i "tempi presenti" sono visti attraverso la vita che scorre davanti agli occhi di colui che con il mondo non può più fisicamente interagire dando all'autore la possibilità di farci percepire l'essenza dell'impotenza. Una carezza o un abbraccio o una semplice parola non sono più possibili in questo limbo e questo isolamento forzato si scontra con quello degli sconosciuti che acquistano i libri in quella libreria dell'usato creando storie secondarie e parallele che asservono al riesame che il personaggio principale fa del suo passato. Ora, tutto questo potrebbe sembrare estremamente complicato da leggere e, invece, si traduce in un testo estremamente scorrevole e piacevole con punte di elegiaco sentimento e momenti di ironia a volte amara e a volte tagliente che dimostrano che anche la cultura può rendersi appetibile a tutti.

    Tra i cardini, come detto, ci sono anche i libri. Per chi è lettore, un libro, non rappresenta solo una storia ma anche il momento in cui è stato cercato, comperato e voluto. A volte è un incontro casuale, oppure ci si ricorda quell'attimo in cui è stato letto o quella particolare frase che ci ha colpito in un determinato momento della nostra vita e via dicendo. Sommariamente possiamo dire che la maggior parte dei lettori sono visceralmente attaccati non solo all'oggetto ma sopratutto alla sfera di significati aggiunti che quell'oggetto rappresenta. Quindi la formula qui diviene: "oggetto-ricordo" -> storia del ricordo -> confronto con il presente di chi ha acquistato quell'oggetto dove:

    - l'oggetto ricordo è quello del presente della narrazione e quindi del limbo;
    - la storia del ricordo e' raccontato al presente anche se è passato
    - il confronto mette in relazione la vita passata del protagonista con quella degli avventori della libreria sottolineando le caratteristiche del protagonista stesso.

    Ora, nonostante la perizia dell'autore nel selezionare e descrivere testi, quadri e via dicendo (e questo vi assicuro che è un aspetto imperdibile!) Sergio Garufi non appare mai didascalico. Mi spiego meglio, questo testo decreta le passioni dell'autore. Perchè c'e' un unico modo per non sembrare pedanti quando si parla di un libro, ovvero quando quel testo ci ha rapito l'anima. Ed è grazie a questo che, nonostante le spiegazioni e citazioni abbondino, e siano incastonate nella storia quasi fossero nate solo per comparire in questo libro, non si avverte la pesantezza di colui che è costretto a seguire le peregrinazioni di pensiero dell'autore o del suo protagonista, bensì si ha l'ansia e la speranza che la vicenda si risolva nel migliore dei modi e si gioisce perchè questo viaggio è reso, tramite le spiegazioni e le storie parallela, piacevole e imperdibile pagina dopo pagina. La grande cultura in campo artistico e letterario diviene così appetibile ad un pubblico che non necessariamente ha la medesima preparazione.
    Questa storia è consigliata a tutti ma in particolare a chi ama i libri e vive la cultura non come mezzo di sfoggio di conoscenza ma come passione di ricerca e di conoscenza del mondo e della sfera umana. La conoscenza smette di essere sospesa fra le righe dei libri, di approccio solitamente scolastico o accademico, divenendo quel che è ovvero compagna di viaggio di una vita.

    Se dovessi riallacciarmi con l'inizio di questa recensione potrei dire che la formula garufiana della morte si risolve nella conclusione che l''anima, non si dissolve nella morte ma sopravvive nell'amore di chi ci sopravvive. E questo lo sapevamo direte, ma il corollario lo conoscete?

    "L'anima del lettore sopravvive fra le righe e l'inchiostro dei libri che ha amato e che lo hanno emozionato."

    Quindi, se Sergio Garufi ha ragione, nel caso in cui questa recensione vi convinca a comperare questo libro e quest'ultimo si riveli per voi ciò che è stato per me, allora sì, anche la mia anima sarà salvata.

    ha scritto il 

  • 5

    Il grande romanzo di un bracconiere di parole

    Se a distanza di quasi un anno dalla sua data di pubblicazione un libro continua a far parlare di sé, se quello stesso libro ti fa sentire l’urgenza di discuterne in pubblico e con i tuoi amici, se ti fa venire voglia di rintracciare all’interno delle sue pagine le assonanze misteriose che lo leg ...continua

    Se a distanza di quasi un anno dalla sua data di pubblicazione un libro continua a far parlare di sé, se quello stesso libro ti fa sentire l’urgenza di discuterne in pubblico e con i tuoi amici, se ti fa venire voglia di rintracciare all’interno delle sue pagine le assonanze misteriose che lo legano ad altri libri che hai letto in passato, se alla fine ti senti segretamente legato a quel libro come a un amico con cui hai condiviso qualcosa di fondamentale, è evidente che sei incappato in un’opera importante. Sto parlando di un romanzo italiano, Il nome giusto (Ponte alle Grazie), opera prima di Sergio Garufi.
    È il romanzo di un invisibile – di questo, in fondo, si tratta – di un uomo morto, sfracellato sull’asfalto della circonvallazione Trionfale, a Roma, di uno spirito che segue in disparte il destino dei libri che gli sono appartenuti in vita, e che sua sorella si è affrettata a vendere in blocco, dopo la morte, a Lino, uno che ha una libreria dell’usato. “Ero legato ai miei libri, è con loro che starò fino alla fine”. Ne spia gli acquirenti, ne misura il grado di affidabilità, li pedina come un padre che scruta in segreto i movimenti dei figli lontano da casa.
    Il vagabondare di questo angelo secolare in una Roma estranea e sospesa si intreccia con il ricordo di una vita, l’infanzia alla Edilnord di Milano, i feroci traumi familiari, il fallimento di un’impresa commerciale, gli amori, l’arte, la letteratura (Borges, Céline, Kafka, Leopardi, Wallace) da cui è attratto e alla quale vorrebbe dedicarsi in prima persona, come autore, pur mantenendo per lungo tempo un atteggiamento di riserbo, quasi di pudore (“A volte mi portavo un taccuino, trascrivevo brandelli di conversazione, facevo il bracconiere di parole. Mi sembrava che in quel punto privilegiato la vita opponesse meno resistenza a tradursi in scrittura”). Insomma, un post-vita in cui è completamente assente il senso dell’eternità, e in cui l’infinito è il passato, ciò che la vita è stato con i suoi affluenti di circostanze, di fatti, di persone.
    Perché ho amato questo libro? Perché parla della solitudine, del chiodo della colpa, delle enormi tasche in cui stipiamo la vita, perché è scritto con una prosa misurata eppure ricchissima, e nelle sue imperfezioni da mémoire risulta efferatamente sincero. Ma soprattutto perché con la forza di un veggente mi ha parlato di questo: di quando il fumo si dissipa e gli scenari della vita ci appaiono ridotti in tizzoni, e le persone che abbiamo amato e odiato coperte di nerofumo, eppure bellissime, per quanto, ormai, irraggiungibili.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro è un viaggio alla scoperta, o riscoperta, dell'arte, della letteratura e della psicologia umana.
    Io mi ci sono immersa e mi sono lasciata avvolgere dalle parole e dagli stati d'animo descritti.
    Ricco di riferimenti artistici ti fa venire voglia di approfondire gli argomen ...continua

    Questo libro è un viaggio alla scoperta, o riscoperta, dell'arte, della letteratura e della psicologia umana.
    Io mi ci sono immersa e mi sono lasciata avvolgere dalle parole e dagli stati d'animo descritti.
    Ricco di riferimenti artistici ti fa venire voglia di approfondire gli argomenti per cui lo definirei anche un libro di saggistica.
    Per chi come me ama i libri e l'arte è appagamento puro.

    ha scritto il