Il nostro bisogno di consolazione

Di

Editore: Iperborea (Iperborea, 21)

4.2
(289)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 48 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8870910210 | Isbn-13: 9788870910216 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Fulvio Ferrari

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
ed. del 1991 33 pag.
ed. del 1993 35 pag.
ed. del 1996 45 pag.
ed. del 1997/ 2000 47 pag.
ed. del 2003 38 pag.
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  • 5

    Se un libriccino di nemmeno quaranta pagine ti lascia privo di punti di riferimento, totalmente nudo e in mare aperto nel bel mezzo della notte, vuol dire che è successo qualcosa di grande.
    Il nome de ...continua

    Se un libriccino di nemmeno quaranta pagine ti lascia privo di punti di riferimento, totalmente nudo e in mare aperto nel bel mezzo della notte, vuol dire che è successo qualcosa di grande.
    Il nome dell'accaduto è "Il nostro bisogno di consolazione", di Stig Dagerman. L'autore, morto suicida a soli trentun anni, e una tra le voci più forti del mondo letterario svedese, affida a queste pochissime pagine tutto il suo male di vivere, la sua condizione di uomo diviso dalla aspirazione alla felicità e alla libertà e dalla consapevolezza della loro irraggiungibilità. Un uomo diviso in due, sofferente ma comunque coraggioso nel tirare via da dentro un vero e proprio testamento spirituale.
    Sono pagine dense di riflessioni sulla vita ma soprattutto sulla morte, sul tempo e la sua forza divoratrice di fatti, azioni, sogni, amori, passioni. Ma c'è la scrittura. C'è il potere delle parole da opporre a quello del mondo, "perché chi costruisce prigioni si esprime meno bene di chi costruisce la libertà", e qui la libertà è scrivere e rendere immortale la propria finitudine, la propria presenza passeggera in questo mondo. Le parole rimangono e rimarranno, staranno sempre qui, quando io finirò, quando tu finirai, quando io me ne andrò, quando tu te ne andrai. È con la parola che si può sconfiggere la morte, ed è annullando il tempo e la sete di fama che la minaccia della morte farà meno paura - si può anche non temerla pur non negando la sua realtà.
    La morte ti potrà anche accerchiare quando e dove meno te lo aspetti, davanti al fuoco o quando sei in acqua, camminando o dormendo, ma che importa se riesci nel frattempo a toccare con le tue pagine il cuore del mondo, se il tuo talento addolcisce la solitudine? Sei libero di vivere e scrivere la tua vita. Di non sentirti schiavo di nulla e di nessuno, di un capo, del tuo talento, del tempo, della ricchezza. E anche se la morte prima o poi arriverà, perché sì, la morte prima o poi arriverà, tu nel frattempo vivi. E non è poco. È tantissimo. È tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    "Tutto quello che possiedo è un duello, e questo duello viene combattuto in ogni istante della mia vita tra le false consolazioni".
    Stig Dargeman è da leggere e da rileggere. Tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    Nessuna consolazione

    Nulla può consolarci della ferita del vivere. E' questo il significato ultimo di questa breve, ma intensa, riflessione sul significato dell'esistenza.
    "Dal momento che mi trovo sulla riva del mare, da ...continua

    Nulla può consolarci della ferita del vivere. E' questo il significato ultimo di questa breve, ma intensa, riflessione sul significato dell'esistenza.
    "Dal momento che mi trovo sulla riva del mare, dal mare posso imparare. Nessuno ha il diritto di pretendere dal mare che sorregga tutte le imbarcazioni o di esigere dal vento che riempia costantemente tutte le vele. Così nessuno ha il diritto di pretendere da me che la mia vita divenga una prigionia al servizio di certe funzioni. Non il dovere prima di tutto, ma prima di tutto la vita! Come ogni essere umano, devo avere diritto a dei momenti in cui posso farmi da parte e sentire di non essere solo un elemento di una massa chiamata popolazione terrestre, ma di essere un'unità che agisce autonomamente. Solo in questi momenti posso essere libero davanti a tutte quelle consapevolezze sulla vita che mi hanno prima portato alla disperazione. Posso riconoscere che il mare e il vento non potranno che sopravvivermi, e che l'eternità non si cura di me. Ma chi mi chiede di curarmi dell'eternità? La mia vita è breve solo se la colloco sul patibolo del calcolo del tempo. Le possibilità della mia vita sono limitate solo se faccio il conto della quantità di parole o di libri che avrò il tempo di produrre prima della mia morte. Ma chi mi chiede di fare questo conto? Il tempo è una falsa misura per la vita. Il tempo è in fondo uno strumento di misura privo di valore, perché tocca esclusivamente le mura esterne della mia vita. Ma tutto quel che mi accade di importante, tutto quel che conferisce alla mia vita il suo contenuto meraviglioso – l'incontro con una persona amata, una carezza sulla pelle, un aiuto nel bisogno, il chiaro di luna, una gita in barca sul mare, la gioia che dà un bambino, il brivido di fronte alla bellezza – tutto questo si svolge totalmente al di fuori del tempo. Che io incontri la bellezza per un secondo o per cent'anni è del tutto indifferente. Non solo la beatitudine si trova al di fuori del tempo, ma essa nega
    anche ogni relazione tra il tempo e la vita."
    "Il mondo è dunque più forte di me. Al suo potere non ho altro da opporre che me stesso – il che, d'altra parte, non è poco. Finché infatti non mi lascio sopraffare, sono anch'io una potenza. E la mia potenza è temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo, perché chi costruisce prigioni s'esprime meno bene di chi costruisce la libertà. Ma la mia potenza sarà illimitata il giorno in cui avrò solo il mio silenzio per difendere la mia inviolabilità, perché non esiste ascia capace di intaccare un silenzio vivente."

    ha scritto il 

  • 5

    10 splendide pagine amare, di disperazione esistenziale. Una riflessione sulle ricerca della felicità e il bisogno di consolazione. Non una parole di troppo.

    Un libro da avere accanto e da rileggere ...continua

    10 splendide pagine amare, di disperazione esistenziale. Una riflessione sulle ricerca della felicità e il bisogno di consolazione. Non una parole di troppo.

    Un libro da avere accanto e da rileggere ogni tanto.

    ha scritto il 

  • 4

    "(...) non potrò mai essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa."

    Questo libro è un grido che non può c ...continua

    "(...) non potrò mai essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa."

    Questo libro è un grido che non può che spegnersi nel silenzio.
    Perché ci sono dolori che non hanno consolazione possibile.

    ha scritto il 

  • 4

    In così poche pagine c'é tutta l'anima di un uomo..
    Le sue insanabili contraddizioni tra il desiderio di essere felice e l’ impossibilità di esserlo, tra il bisogno di essere liberi e le mille schiavi ...continua

    In così poche pagine c'é tutta l'anima di un uomo..
    Le sue insanabili contraddizioni tra il desiderio di essere felice e l’ impossibilità di esserlo, tra il bisogno di essere liberi e le mille schiavitù dell’esistenza.
    Il messaggio che ci manda è che non c’è consolazione!!
    “E mi pare di capire che il suicidio è l’unica prova della libertà umana.”
    E’ morto suicida all’età di 31 anni!

    scritto il 16 ago 2009

    ha scritto il 

  • 0

    Un'anima denudata non si può giudicare. La si può solo ringraziare per aver fatto a se stessa la violenza di mettersi per iscritto.

    Posso riempire tutti i miei fogli bianchi con le più belle combinazi ...continua

    Un'anima denudata non si può giudicare. La si può solo ringraziare per aver fatto a se stessa la violenza di mettersi per iscritto.

    Posso riempire tutti i miei fogli bianchi con le più belle combinazioni di parole che sorgono nel mio cervello. Siccome desidero assicurarmi che la mia vita non sia priva di senso e che io non sia solo sulla terra, raccolgo le parole in un libro e ne faccio dono al mondo. Il mondo mi dà in cambio dei soldi, la fama e il silenzio. Ma che m'importa dei soldi, che m'importa di contribuire a rendere più grande e perfetta la letteratura? L'unica cosa che m'importa è quella che non ottengo mai: l'assicurazione che le mie parole hanno toccato il cuore del mondo. Cos'è allora il mio talento se non una consolazione per la mia solitudine? Ma che consolazione spaventosa, che riesce solo a farmi vivere la solitudine con intensità cinque volte maggiore!

    ha scritto il 

  • 0

    "Nessuno sa quando cala l'oscurità, e la vita non è un problema che possa essere risolto dividendo la luce per la tenebra e i giorni per le notti, è invece un viaggio pieno d'imprevisti tra luoghi inesistenti"

    Sentire che anche nella schiavitù (del talento, della pressione sociale, dell'angoscia, del tempo, del denaro, della fama e del suo opposto, ovvero dell'assenza di fama per chi ne è affamato, dell'app ...continua

    Sentire che anche nella schiavitù (del talento, della pressione sociale, dell'angoscia, del tempo, del denaro, della fama e del suo opposto, ovvero dell'assenza di fama per chi ne è affamato, dell'approvazione, degli applausi, dell'ombra che si allarga nella mente e nel cuore, della violenza del mondo, coagulo di elementi estranei) si è capaci, con grande, sovrumano sforzo, di godere della libertà che deriva dal saper prolungare, per un tempo infinito, il brivido di fronte alla bellezza di gesti piccoli e particolari inutili, è qualcosa che può salvare la vita.
    Dagerman, che lo aveva non solo intuito, ma pure espresso con chiarissime parole in questo sottilissimo libriccino, scelse, ad un certo punto della sua esistenza, di non credere più nemmeno a quella che qui chiama la mia unica consolazione, quasi sentisse la fatica di scovare il solo granello di luce in uno sconfinato deserto di disperazione.

    ha scritto il 

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