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Il nostro bisogno di consolazione

By Stig Dagerman

(420)

| Paperback | 9788870910216

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Book Description

ed. del 1991 33 pag.
ed. del 1993 35 pag.
ed. del 1996 45 pag.
ed. del 1997/ 2000 47 pag.
ed. del 2003 38 pag.

51 Reviews

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  • 9 people find this helpful

    Senza speranza

    “Il nostro bisogno di consolazione” è un monologo costruito sul contrasto tra il desiderio di felicità e l’impossibilità di raggiungerla, tra il bisogno di essere liberi e la schiavitù intrinseca dell’esistenza. Nessuna speranza trapela dalle poche p ...(continue)

    “Il nostro bisogno di consolazione” è un monologo costruito sul contrasto tra il desiderio di felicità e l’impossibilità di raggiungerla, tra il bisogno di essere liberi e la schiavitù intrinseca dell’esistenza. Nessuna speranza trapela dalle poche pagine del libro, scritto un paio d’anni prima del suicidio dell’autore.

    “Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa. Non ho ereditato né un dio né un punto fermo sulla terra da cui poter attirare l’attenzione di un dio. Non ho ereditato nemmeno il ben celato furore dello scettico, il gusto del deserto del razionalista o l’ardente innocenza dell’ateo. Non oso dunque gettare pietre sulla donna che crede in cose di cui io dubito o sull’uomo che venera il suo dubbio come se non fosse anch’esso circondato dalle tenebre. Quelle pietre colpirebbero me stesso, perché di una cosa sono convinto: che il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto.
    Io stesso sono a caccia di consolazione come un cacciatore lo è di selvaggina. Là dove la vedo baluginare nel bosco, sparo. Spesso il mio tiro va a vuoto, ma qualche volta una preda cade ai miei piedi. Poiché so che la consolazione ha la durata di un alito di vento nella chioma di un albero, mi affretto a impossessarmi della mia vittima.
    Cosa stringo allora tra le mie braccia?”

    “Posso starmene seduto davanti al fuoco nella più sicura delle stanze e, all’improvviso, sentire la morte che mi accerchia. È nel fuoco, in tutti gli oggetti taglienti che mi stanno intorno, nel peso del tetto e nella massa delle pareti, è nell’acqua, nella neve, nel calore e nel mio sangue. Cos’è allora la sicurezza dell’uomo se non una consolazione perché la morte è prossima alla vita? E che povera consolazione, che riesce solo a ricordarci ciò che vorrebbe farci dimenticare!”

    “E mi pare di capire che il suicidio è l’unica prova della libertà umana”.

    Poche pagine, quasi perfette, piene di concetti e riflessioni. Triste, deprimente, senza speranza. Difficile commentare un libro così.

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    Roberto said on Oct 27, 2013 | 6 feedbacks

  • 4 people find this helpful

    Un libello che fa temere di non trovarne altri all'altezza

    Nove pagine. Tolta la prefazione le post fazioni le note etc ecco quante pagine compongono questo opuscolo di Stig Dagerman. Va bene che la letteratura non si vende a chilogrammi, ma devo ammettere che nell'iniziarlo ho nutrito qualche dubbio sulla p ...(continue)

    Nove pagine. Tolta la prefazione le post fazioni le note etc ecco quante pagine compongono questo opuscolo di Stig Dagerman. Va bene che la letteratura non si vende a chilogrammi, ma devo ammettere che nell'iniziarlo ho nutrito qualche dubbio sulla possibilità di comunicare qualcosa in uno spazio tanto breve.
    Poi ho cominciato e, miracolosamente, lo spazio e il tempo si sono dilatati; nel procedere mi sembrava che ogni pagina, ogni riga contenesse una storia a sé, la storia della tragica fine dell'autore certo, ma anche la storia di un'intera umanità schiacciata dal Senso del Dovere, dalle Aspettative altrui, dal bisogno di consolarci da noi stessi e per la nostra inalienabile solitudine. Ho avuto la sensazione per tutta la durata di quest'intensissima lettura che dovessi imparare a memoria le pagine e non semplicemente leggerle; che dovessi immagazzinare anche la punteggiatura tale è la portata delle parole dell'autore; che tanta parte del mio pensiero fosse espresso in un liberculo sottile, solo che con chiarezza e graffiante nitidezza al contrario di quanto avviene nella mia mente e nel mio cuore.

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    sibilla said on Oct 24, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    un soffio

    ...pochissime pagine, come un soffio, come un battito d'ali di farfalla...
    però pesanti, forti, come un pugno nello stomaco.
    Dagerman ti porta dentro il suo malessere, il suo male di vivere, il suo aspirare ad una felicità che in realtà, lo stesso ...(continue)

    ...pochissime pagine, come un soffio, come un battito d'ali di farfalla...
    però pesanti, forti, come un pugno nello stomaco.
    Dagerman ti porta dentro il suo malessere, il suo male di vivere, il suo aspirare ad una felicità che in realtà, lo stesso sa benissimo che è irraggiungibile.
    cercare la propria libertà, ma scoprire che in questo mondo è impossibile, che è impossibile ripetere l'esercizio di libertà di Thoreau a Walden.
    Molto bello, corredato da alcune appendici che aiutano a comprendere il pensiero dell'autore, è un testo fondamentale per comprendere il gesto finale di Dagerman, il momento in cui anche Dio sarà impotente di fronte all'uomo più piccolo...
    da leggere...

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    ale said on Aug 6, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La vita non è un problema che possa essere risolto dividendo la luce per la tenebra e i giorni per le notti.

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    Luca Leone said on Apr 30, 2013 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    In equilibrio su un'asse sottile

    "Sono a caccia di consolazione come un cacciatore lo è di selvaggina. Là dove la vedo baluginare nel bosco, sparo. Spesso il mio tiro va a vuoto, ma qualche volta una preda cade ai miei piedi. Poiché so che la consolazione ha la durata di un alito di ...(continue)

    "Sono a caccia di consolazione come un cacciatore lo è di selvaggina. Là dove la vedo baluginare nel bosco, sparo. Spesso il mio tiro va a vuoto, ma qualche volta una preda cade ai miei piedi. Poiché so che la consolazione ha la durata di un alito di vento nella chioma di un albero, mi affretto a impossessarmi della mia vittima.
    Cosa stringo allora fra le mie braccia?"

    Venti pagine di pensieri a ruota libera. Un monologo interiore sul solito dilemma umano: il desiderio di essere felici e la consapevolezza di quanto fragile e transitoria sia la felicità, qualsiasi significato le si attribuisca.
    E poi, ammesso che la si raggiunga ("sono Hans il clown e colleziono attimi"), da sola è sufficiente a dare un senso alla vita?
    Io penso che avesse ragione Camus quando scrisse che "bisogna immaginare Sisifo felice". Ma felice in quanto consapevole della assoluta mancanza di senso della propria esistenza. Perché proprio nell'accettazione, priva di ogni illusione, di questa sua condizione umana, solo umana (fanculo l'evoluzione), l'uomo dovrebbe trovare la forza di continuare a lottare.
    Forza allora... riportiamo su il macigno!
    Sembra non esserci alternativa. A parte ovviamente il suicidio, alternativa scelta da Dagerman, e a soli trentuno anni.
    Dagerman, evidentemente a torto, considerato il "Camus svedese".

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    Daisy (in perpetuo volo) said on Mar 12, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    ...il bisogno di consolazione che ha l'uomo non può essere soddisfatto. [p. 17]

    So che le ricadute nella disperazione saranno molte e profonde... [p. 26]

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    PrimadelleSabbie said on Jan 22, 2013 | Add your feedback

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