Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Il padrone

By Goffredo Parise

(64)

| Paperback

Like Il padrone ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

19 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    tutti abbiamo un padrone. tutti abbiamo relazioni di lavoro, magari non come queste, ma le abbiamo. perciò consiglio di leggerlo quando si è in vacanza, quando ai nostri padroni e relazioni di lavoro possiamo pensare con un certo distacco e lucidità

    Is this helpful?

    Pirex said on Aug 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il libro di Parise affronta in chiave comica le tematiche dell’alienazione e della perdita di sé presente nella quotidianità lavorativa, sembra descrivere meccanismi datati e obsoleti, eppure a guardare meglio possiede un’attualità lampante, soprattu ...(continue)

    Il libro di Parise affronta in chiave comica le tematiche dell’alienazione e della perdita di sé presente nella quotidianità lavorativa, sembra descrivere meccanismi datati e obsoleti, eppure a guardare meglio possiede un’attualità lampante, soprattutto affrontando quelle complesse dinamiche psicologiche che oggi sono più presenti che mai e che portano a interiorizzare il dramma di trasformarsi in proprietà altrui, facendone una scelta voluta molto più che un’imposizione autoritaria. Attraverso l'indefinitezza tassonomica dei luoghi e i nomi "parlanti" o fumettistici dei protagonisti, Parise crea una costante fascinazione fiabesca, acuita dagli improvvisi scoppi di crudeltà creati dallo scambio continuo tra umano e animale, meraviglioso e infimo: del portiere che accoglie per primo il protagonista nella ditta viene rilevata la “natura scimmiesca”. Dell’usciere vengono notati i piedi informi che quasi gli impediscono di avere una camminata umana. Il protagonista immagina poi che non abbia testicoli. Il dottore Diabete ha il nome di una malattia. Il riso del dottor Bombolo sembra un “nitrito”. L’affittacamere ha una “sensualità nostalgica e polverosa”. Anche nella scena in cui l’usciere mostra al protagonista lo sporco della cenere in terra lo costringe ad abbassarsi per notarla meglio “come si fa con i cani che sporcano in casa” (p. 39). Quando viene presentato il dottor Max, invece, in una magistrale descrizione (pp. 30-31), il suo potere lo abbassa paradossalmente al livello dell’insetto. Romanzo davvero insolito nella letteratura italiana, dove Kafka incontra il fumetto e le più amare distopie novecentesche corteggiano la letteratura per l'infanzia. Eppure sarebbe un errore considerarlo un semplice divertimento. Da un'angolazione del tutto diversa è forse, insieme alla "Vita Agra" di Bianciardi il libro più lungimirante sul mondo imprenditoriale italiano.

    Is this helpful?

    Daniele Gentili said on Jun 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Scritto nel 1964, è un riuscito bozzetto grottesco del paternalismo organizzativo, reso con una dimensione di fiaba (sottolineata dai nomi "fumettistici" dei personaggi) che accresce il senso di oppressione e assurdità.

    Is this helpful?

    dv said on Nov 17, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Prendete Memoriale di Paolo Volponi, Fantozzi di Paolo Villaggio, 1984 di Goerge Orwell e Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Mischiate bene, aggiungete un tocco personale e originale, e otterrete questo romanzo di Parise, dove l’alienazione indotta dal ...(continue)

    Prendete Memoriale di Paolo Volponi, Fantozzi di Paolo Villaggio, 1984 di Goerge Orwell e Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Mischiate bene, aggiungete un tocco personale e originale, e otterrete questo romanzo di Parise, dove l’alienazione indotta dal lavoro – o, meglio, dal datore di lavoro – raggiunge il suo apice. Testo reso ancor più terrificante dallo stile piano, dimesso e rassegnato che Parise adotta per far parlare il su protagonista. Protagonista che non ha neanche un nome, a sottolineare e rimarcarla spersonalizzazione che pervade tutto il romanzo. Unico neo, la scelta dei nomi degli altri personaggi, anche se chiaramente funzionale al testo.
    Vino in abbinamento. Ci vuole qualcosa di forte – di molto forte – per riprendersi da questa lettura, specialmente degli ultimi due capitoli. Anche in onore delle origini venete di Parise, una grappa, magari invecchiata.

    Is this helpful?

    Mario Bevione said on Aug 29, 2013 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    un libro fastidioso dal quale però con difficoltà mi riuscivo a staccare dalla lettura.
    mi riconosco molto nella recensione che ha fatto Pifo

    Is this helpful?

    Biglia said on Jun 9, 2013 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    "C'è però una luce, un lieve barlume in tutta questa confusione: quando penso che egli non esiste affatto, che la ditta non esiste, che questa città non esiste e che tutto questo tempo non è stato altro che un buio sonno popolato di sogni e di fantasmi"

    Ma sarà poi vero che chi non è dotato dell'intelligenza necessaria per decifrare il mondo che lo circonda manca anche dell'intelligenza necessaria per avvertire e comprendere l'altrui disprezzo? E sarà vero che gli (estremamente) ingenui e gli (incor ...(continue)

    Ma sarà poi vero che chi non è dotato dell'intelligenza necessaria per decifrare il mondo che lo circonda manca anche dell'intelligenza necessaria per avvertire e comprendere l'altrui disprezzo? E sarà vero che gli (estremamente) ingenui e gli (incorreggibilmente) stupidi (premesso che la stupidità è qui intesa non come sotto o il mal-esercizio dell'intelligenza, quanto piuttosto come ignoranza di ogni cosa, come totale inermità di fronte ad ogni possibile offesa) sono salvi dalla sofferenza poiché la loro piccola memoria impedisce assolutamente al dolore di sedimentare, di stratificare, di turbare quella che Parise definisce (e spero vivamente lo faccia con un intento ironico-polemico) come la "beatitudine pura dell'esistenza"?
    Se così fosse, mi trovo costretta a scegliere mille volte la sofferenza, che, seppur faticosa e acuminata, permette di capire (a questo proposito mi vengono in mente due donne, due scrittrici che ammiro molto: Lalla Romano e Dolores Prato; entrambe, non so se per provocazione, affermarono più volte che preferivano non comprendere dal momento che la comprensione portava spesso con sé dolore).
    Sono tutti inermi e stupidi, i personaggi di Parise, e la loro condizione è la più triste, la più soffocante che si possa immaginare (soltanto Zilietta, la moglie mongoloide del protagonista, però, dichiara senza possibilità di smentita questa sua incontaminata, laida purezza); parlano di morale, ignari del fatto che dei burattini quali essi sono non hanno alcun diritto di parlare di moralità (e il dottor Max è vittima tanto quanto i suoi impiegati, vittima di un meccanismo che vuole loro identificati con delle merci, e lui con la ditta stessa, la quale, fagocitandolo, lo svuota progressivamente di ogni energia vitale): l'uomo è morale o immorale finché può scegliere; nel momento in cui demanda ad altri tale preziosa responsabilità, cessa immediatamente persino d'essere uomo.
    Detto questo, mi sono accorta (o forse l'ho sempre saputo, ma mai ammesso) d'amare Parise; di amarlo umanamente per la fatica, il dolore, la rabbia che intuisco nei suoi libri, per una vicenda biografica che, non conoscendo nei dettagli, immagino (forse pure romanticamente) difficile. In lui (e dietro quelle sue parole spesso pesanti, pur nella cornice di un'infinita favola grottesca) scorgo sempre il bambino che deve essere stato; e non intendo solo l'enfant prodige che scrisse quel piccolo capolavoro che risponde al titolo de "Il ragazzo morto e le comete", ma proprio il bambino Goffredo, il ragazzo di provincia, l'albero. E vedendo il veleno sulle sue labbra (una sostanza viscosa, scura, che si riflette nel nero lucido e profondissimo dei suoi occhi), e pensando che per lui nemmeno il sogno (terreno per eccellenza dell'incanto e delle infinite possibilità) aveva una connotazione positiva, non posso fare a meno di provare nei suoi confronti una tenera, quasi materna compassione.

    p.s.: Qualcuno dovrebbe comunicare al signor Sylvain Chomet che "Il padrone" è lì ed aspetta lui (immagino solo quanto magnificamente saprebbe rendere i capelli della dottoressa Uraza).

    Is this helpful?

    alice said on Dec 23, 2012 | 2 feedbacks

Book Details

Improve_data of this book