Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il padrone del mondo

Di

Editore: Città Armoniosa

4.0
(127)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 398 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000155807 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Science Fiction & Fantasy

Ti piace Il padrone del mondo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 0

    In questo periodo siamo testimoni di un dramma: il dramma della verità che viene accettata solo in parte. (Jorge Mario Bergoglio, 1965)

    ---

    “Il racconto dell’anticristo” di Solov'ëv riscritto ...continua

    In questo periodo siamo testimoni di un dramma: il dramma della verità che viene accettata solo in parte. (Jorge Mario Bergoglio, 1965)

    ---

    “Il racconto dell’anticristo” di Solov'ëv riscritto da Philip K. Dick. Forse è un’esagerazione ma se il tema della storia riprende la riflessione apocalittica del teologo russo, lo stile è quello delle distopie dickiane, nello svolgersi, nella costruzione dei personaggi, quel soffermarsi su figure apparentemente non di vertice che diventano protagonisti della vicenda.

    Ora, è molto difficile affrontare questo romanzo da un punto di vista puramente laico, che prescinda dall’idea cristiana che anima l’autore. Del resto è anche riduttivo liquidare il libro come religioso e pensare che non abbia qualcosa da dire ai lettori di qualsiasi fede e pensiero.

    Si possono comunque individuare dei temi forti, intuizioni dell’autore che rendono questo libro un capolavoro, malgrado alcune idee superate, come il giudizio totalmente negativo sulla psicologia o sulla visione di una Roma cattolica ancora legata allo Stato della Chiesa che da anni non esisteva più.

    Se si prescinde dal punto di vista cristiano dell’autore (operazione comunque molto artificiali) è possibile comunque riflettere sulla critica portata a un mondo dominato da un pensiero unico, chiamato umanitarismo, in cui l’umanità è stata definita come un organismo unico ed è stata proibita qualsiasi forma di personalismo - ad eccezione dell’eutanasia volontaria, come nelle migliori distopie di Dick o di Matheson.

    Benson porta la sua critica ai preti che vengono a compromessi con l’umanitarismo, considerati pensatori indipendenti, mentre la realtà dei fatti testimonia come fossero schiavi della mentalità comune. E in questo possiamo trovare riscontri anche oggi, quando molti si proclamano “liberi pensatori” quando si limitano a farsi portavoce delle idee più popolari e alla moda, non rendendosi conto della contraddizione in termini.

    E che dire di questa icastica descrizione di un leader politico vincente? Le masse popolari erano contente di sentirsi maltrattate e offese da una persona di sì alta intelligenza che, mentre parlava, scattava e gesticolava con una passione indubbiamente affascinante. Quante volte questa immagine ricorrerà nel Novecento, raggiungendo l’apice in Hitler ma trovando emuli di tutte le ideologie e scuole di pensiero che sapranno trarre il meglio dal loro appeal sulle masse? Tanto che l’egualitarismo apparente dell’umanitarismo mostra le sue contraddizioni quando appare la figura di Felsemburgh. Tutti uguali sì, ma con un uomo solo al comando (a cui si tributa un rigoroso culto della personalità). Il socialismo con tutta la sua forza prodigiosa e un uomo di altissimo valore: questa era la combinazione più geniale di due opposti metodi di governo.

    La critica all’umanitarismo è quella di aver cercato di dare tutte le risposte all’uomo, aver anche proclamato di esserci riuscito, ma di aver di proposito ignorato certe questioni, “risolvendole” in modo ingannevole, per esempio con l’eutanasia volontaria. L’umanitarismo tentava di eliminare il dolore, mentre la fede divina chiedeva di abbracciarlo. Un modo di definire l’uomo che funziona quando le cose funzionano, ma che mostra tutta la sua inconsistenza di fronte agli aspetti più intimi e profondi dell’essere umano, che prevedono anche la fragilità e il dolore. L’umanitarismo poteva essere vero solo a condizione di negare almeno una metà della natura umana, con le sue ansie e le sue debolezze.

    Nell’affermare la ragionevolezza della fede in qualcosa che va oltre la realtà materiale, Benson sceglie l’approccio di vedere la fede come un’emanazione dell’animo umano alla pari, ad esempio, della creazione artistica, per mostrare che accettiamo normalmente cose indimostrabili e che prescindono dalla ragione. Se amore e fede possono essere, da un certo punto di vista, fenomeni autosuggestivi, dall’altro si rivelano come fatti reali, veri, allo stesso modo delle capacità artistiche. Amore e fede generano la certezza della loro verità e realizzano e fanno sperimentare cose molto più obiettive ed effettive delle stesse cose sensibili. Naturalmente, se uno vuole obiettare può sempre farlo, perché si tratta di argomenti dove, in ultima analisi, si arriva all’indimostrabilità razionale. Va però apprezzato il modo di pensare dell’autore, che non sceglie un approccio dogmatico o impositivo, preferendo partire dalle ragioni del cuore. Dicono che ci sono cose che vengono dal cuore, come la capacità di sacrificio, l’abnegazione, l’onore, l’arte. Dicono che la ragione interviene dopo, fissando le regole della condotta e della tecnica: ma la ragione non può spiegare queste cose, perché le sono superiori.

    E alla fine che succede? Per sostenersi l’umanitarismo si trasforma esso stesso in una fede, con una sorta di chiesa e di riti suoi. Perché non può farne a meno. E il maestro di cerimonia diventa Francis, già prete cattolico, che trasporta il suo bigottismo da una fede all’altra. Perché certi modi di fare dipendono dall’individuo, e non dalla sua fede o ideologia: fanatismo, bigottismo, opportunismo, dogmatismo, intolleranza si trovano in tutte le religioni, ateismo compreso. È in fondo lo stesso Francis ad ammetterlo, mentre la storia si avvia verso un esito drammatico: se la fede è solo autosuggestione lui non ha fatto che passare da un’autosuggestione a un’altra. Perché l’umanitarismo si è trovato comunque a dover rispondere a domande e bisogni che il materialismo non ha potuto soddisfare. E non ha potuto farlo in modo originale, forse perché non è possibile.

    Vi è poi tutto il discorso più puramente religioso che anche per un credente non è immediato. Del resto, ritengo davvero riduttivo che un romanzo così debba essere destinato per forza a un lettore credente, perché di spunti di riflessione comunque ne offre. E, del resto, quando si fa professione di tolleranza, apertura mentale e libertà di pensiero, perché non approcciare anche opere lontane dal proprio modo di pensare? Non fosse altro per comprendere che esistono punti di vista diversi. E che a volte, nella loro critica, nella loro opposizione, possono anche avere ragioni che possono essere recepite.

    ---

    Il “mondo”, in forme apparentemente leggere, dolci, seducenti (come quelle di Felsemburgh), cercherà sempre di incorporare, deglutire, cooptare, in definitiva di fare proprio, previa disattivazione del suo nucleo pericoloso, tutto ciò che lo metta in discussione. (José Hernán Cibils, Prefazione)

    ha scritto il 

  • 4

    Storia distopica impregnata di un teologismo eccessivo per far capire come l'umanità abbia per forza bisogno di un'entità sovrannaturale e non terrena che guidi i nostri spiriti e non il nostro ...continua

    Storia distopica impregnata di un teologismo eccessivo per far capire come l'umanità abbia per forza bisogno di un'entità sovrannaturale e non terrena che guidi i nostri spiriti e non il nostro corpo. I personaggi sono ben descritti, specialmente quello di Percy (mai in bilico dalla propria fede).

    ha scritto il 

  • 5

    Genio

    Comunicazioni istantanee in tutto il mondo, con autostrade a quattro corsie e trasporti aerei e sotterranei. Un unico Parlamento europeo. Minacce di attentati politici e di una guerra mondiale tra ...continua

    Comunicazioni istantanee in tutto il mondo, con autostrade a quattro corsie e trasporti aerei e sotterranei. Un unico Parlamento europeo. Minacce di attentati politici e di una guerra mondiale tra Occidente e Oriente con ordigni che possono distruggere in un colpo solo un’intera città. Eutanasia legalizzata e assistita. E poi la crisi delle religioni sotto l’avanzare di una nuova filantropia universale somigliante alla New Age. La graduale affermazione di una sorta di “Grande Fratello” intenzionato a governare su scala mondiale. Tutto questo – e altro ancora – costituisce l’ambiente in cui si sviluppa la storia raccontata in questo romanzo da Robert Benson. Qualcuno potrebbe osservare: beh, che c’è di strano? Si tratta di cose poi così nuove? Ovviamente no. Molto di ciò che qui viene descritto fa parte del mondo in cui viviamo. Il fatto davvero sorprendente è che questo romanzo sia stato scritto nel 1907, quando cioè era quasi impossibile prevedere la comparsa di simili fenomeni. Ma, si sa, a volte le riflessioni di alcuni intellettuali geniali acquistano un valore quasi profetico. Capolavoro!

    ha scritto il 

  • 4

    La scrittura non aiuta certo a finire il libro, ma sicuramente l'europa viene tratteggiata in modo profetico. Insomma sta benedetta europa non la voleva proprio nessuno, solo noi invertebrati siamo ...continua

    La scrittura non aiuta certo a finire il libro, ma sicuramente l'europa viene tratteggiata in modo profetico. Insomma sta benedetta europa non la voleva proprio nessuno, solo noi invertebrati siamo riusciti a farcela appioppare.

    ha scritto il 

  • 1

    la storia è banale già per l'epoca in cui fu scritta
    se nn erro già insisteva un testo simile ma sotto 20.000 aspetti migliore: quello di solovev

    semplicistico il futuro descritto
    eccessiva la pretesa ...continua

    la storia è banale già per l'epoca in cui fu scritta
    se nn erro già insisteva un testo simile ma sotto 20.000 aspetti migliore: quello di solovev

    semplicistico il futuro descritto
    eccessiva la pretesa dell'autore. forse proprio l'arroganza che trapela stride: un testo che sarebbe sufficiente, non fosse per tale stridore
    accentuato poi dalla prefazione di negri
    - pensavo fosse ciellino e come tale almeno cattolico, ma da come parla sembra uno di quegli infiltrato massoni o di qualche Agenzia: con più cura di quanta ne pose l'autore (cui in parte si concede il beneficio del dubbio, potendo accollare responsabilità al traduttore), negri è riuscito a rendere fantasma proprio il centro della sua religione
    lui più dell'autore spinge per spersonalizzare la figura di cristo, avanti al cui none pone sempre l'articolo <<il>> (ben sapendo quale viaione tale scelta lessical-politica manifesta)

    negri che parla come il peggiore degli eretici (ossia di quella gente che volontariamente travia i fatti, di poco, per diversi fini), un autore aristocraticamente pretenzioso e uno sviluppo un pó piatto della storia, lo rendono un mediocre libro

    suggerirei I Tre Dialoghi di solovev, anche se come cartina torna sole potrebbe esser troppo violenta

    ha scritto il 

  • 0

    Interessante ma con qualche difetto editoriale...

    Originale distopia in chiave cattolicissima... alla lunga un po' pedante per lunghe descrizioni e digressioni teologizzanti. Descrive un mondo senz'anima e senza dio, despiritualizzato, di estrema ...continua

    Originale distopia in chiave cattolicissima... alla lunga un po' pedante per lunghe descrizioni e digressioni teologizzanti. Descrive un mondo senz'anima e senza dio, despiritualizzato, di estrema degenerazione razionale e profondamente allergico alla morale cattolica. Alcuni personaggi e idee sono interessanti e piacevoli da conoscere (che si sia d'accordo o meno con ciò che dicono e fanno), ma purtroppo l'autore interviene troppo nella storia, con le sue tesi e idee, anziché lasciare che queste emergano necessariamente dal romanzo... come forse sarebbe molto difficile a causa del rigido dogmatismo cattolico a cui l'autore si tiene strettissimo). Sto leggendo proprio questa edizione di Fede e Cultura e devo dire che se da un lato l'oggetto è pregevole, una bella brossura cucita in buona carta, bella copertina, bei font eccetera, la traduzione e l'editing sul testo lasciano un bel po' a desiderare. La sintassi e smozzicata, spesso farraginosa con incisi e anacoluti inspiegabili o calchi dall'inglese e un registro zeppo di anticaglie stucchevoli (una per tutte: "l'uscio" sistematicamente al posto della "porta" o dell'"entrata"...). Mi pungerebbe curiosità di vedere l'originale inglese per capire se la traduttrice ha scelto di mantenere analoghi difetti nell'originale o se c'ha messo del suo...

    ha scritto il 

  • 3

    peccato per la qualità della scrittura

    Opera assai interessante che sviluppa in forma drammatica quanto altri autori come Chesterton volgono al paradosso. Peccato per qualità della scrittura che è appena sufficiente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro imperdibile!

    Scritto nel 1907 – e da allora il più venduto best-seller di christian-fiction della storia – questo romanzo profetico racconta l'ascesa del grande filantropo Giuliano Felsemburgh, democratico e ...continua

    Scritto nel 1907 – e da allora il più venduto best-seller di christian-fiction della storia – questo romanzo profetico racconta l'ascesa del grande filantropo Giuliano Felsemburgh, democratico e rassicurante, fautore della pace mondiale, che realizza un mondo ideale con l’avvento di un nuovo umanitarismo che stempera le differenze fra le religioni e predica la tolleranza universale. Tutto viene accettato fuorché la Chiesa Cattolica, che – sempre in nome della tolleranza – viene straziata fin quasi alla sua completa eliminazione. Comunicazioni istantanee in tutto il mondo, trasporti aerei e sotterranei, luce solare artificiale, un parlamento europeo, attentati con kamikaze, il crollo della Russia, la crisi delle vocazioni, l’apostasia di preti e vescovi, la persecuzione e la solitudine del Papa: tutti elementi che oggi fanno parte della nostra storia e della nostra quotidianità e che in questo romanzo sono stati descritti con impressionante realismo. Il Padrone del mondo racconta il venir meno della fede cristiana non a causa di una persecuzione pubblica ma attraverso la subdola religione umanitaria del relativismo. La speranza è riposta nell’Unico che rimane fedele per sempre e nel Suo glorioso ritorno.

    ha scritto il