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Il paese della bellezza

Virginia Woolf nelle riviste italiane tra le due guerre

Di

Editore: I.S.U. Università Cattolica

5.0
(3)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 357 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8883115252 | Isbn-13: 9788883115257 | Data di pubblicazione: 

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Descrizione del libro
Nonostante si pensi all'Italia fascista come a un paese chiuso e autarchico, in questo volume emerge come la critica letteraria dell'epoca abbia saputo cogliere gli elementi di novità e bellezza contenuti nell'opera di Virginia Woolf, straniera e donna.
Attraverso l'analisi della sua ricezione all'interno di un terreno variegato e impregnato di cultura quale erano le riviste letterarie del primo Novecento è possibile osservare la crescita della scrittrice in tempo reale. Dai primi giudizi che ne ammirano lo stile la critica cresce ampliando i propri orizzonti e arrivando a considerare l'autrice quale oggi la conosciamo: una delle maggiori innovatrici del '900 inglese.
A volte, quasi mancassero loro le parole per definire la sua prosa, i critici italiani si appoggiano ad altre arti per descriverla: la musica, la pittura, la poesia. Una scelta che, una volta pubblicati i diari della scrittrice, si rivelerà quantomai calzante.
Il volume è corredato dall'intero corpus di articoli e traduzioni apparsi su rivista dal 1927 al 1945.
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  • 5

    Il paese della bellezza di Elisa Bolchi è un saggio su Virginia Wolf che raccoglie, in un lavoro minuzioso ed enorme, gli articoli apparsi sulle riviste letterarie italiane fra le due guerre.
    Un’ opera per addetti ai lavori, verrebbe da dire, se non fosse che, oltre a sezionare lo stile, l ...continua

    Il paese della bellezza di Elisa Bolchi è un saggio su Virginia Wolf che raccoglie, in un lavoro minuzioso ed enorme, gli articoli apparsi sulle riviste letterarie italiane fra le due guerre.
    Un’ opera per addetti ai lavori, verrebbe da dire, se non fosse che, oltre a sezionare lo stile, la punteggiatura ecc., insomma la scrittura di questa straordinaria scrittrice, getta una luce luminosa e profonda sul suo universo poetico. Non solo, di quando in quando ci fa assaporare il bell’inglese della Wolf con le traduzioni a piè di pagina, conducendo il lettore comune su una strada che non percorrerebbe mai per conto proprio.
    Il saggio, per la sua utilità, potrebbe essere paragonato alla Guida alla lettura dell’Ulisse di James Joyce, ma a differenza di quest’ultimo, è un libro che acquista vita propria, diventando, secondo il mio parere, l’ideale continuazione de I diari di una scrittrice che ho appena terminato.
    Lo consiglio vivamente a tutti coloro che hanno letto e amato questa autrice, a quelli che la leggono per motivi di studio, ma anche e soprattutto a coloro che vi si accostano per la prima volta.

    ha scritto il 

  • 5

    Dicono di me:

    Nadia Fusini:
    "Esisteva un tipo di pubblicazione accademica una volta, secoli fa ormai, en vogue: la fortuna di... in Italia.
    Al posto dei puntini si metteva di volta in volta un diverso autore. Ne esistono più e meno nobili esempi, ma in genere sono tutti la ...continua

    Dicono di me:

    Nadia Fusini:
    "Esisteva un tipo di pubblicazione accademica una volta, secoli fa ormai, en vogue: la fortuna di... in Italia.
    Al posto dei puntini si metteva di volta in volta un diverso autore. Ne esistono più e meno nobili esempi, ma in genere sono tutti lavori utili per gli studiosi.
    Ora Elisa Bolchi si rimette in quel genere accademico e con pazienza attende al compito di registrare la fortuna di Virginia Woolf presso la critica italiana con il suo Il paese della bellezza. E offre una attenta disamina dei vari interventi a lei dedicati nelle riviste italiane tra le due guerre.
    Esempio: nel 1927 Carlo Linati sul Corriere della Sera notava come «in Inghilterra le scrittrici di romanzi son legione» che per numero e bravura «sopravanza l'altro sesso».
    Nel 1928 Morra, nel Baretti, declamava con vigore il fascino della straniera Woolf.
    E nel 1945 Gianna Manzini offriva il suo tributo di gratitudine all'amata Virginia. Ma anche confessava: «Imparare, non ho imparato, ohimé, quasi nulla».
    Qui si tocca il problema. La rassegna del critical heritage coincide con la fortuna di un autore in un paese? INtendo dire, la ricezione italiana della critica, tutti quei critici che negli anni commentano le sue opere, che seppero apprezzarle, analizzare con finezza e intuito le sue qualità di scrittrice, tutti i traduttori e le traduttrici che si impegnarono con la sua resta in italiano, le case editrici che ebbero l'intelligenza di pubblicare i suoi libri, sì, certo, contarono nel mettere sul mercato i libri di Virginia Woolf, ma indussero davvero quell'esperienza di scrittura che chiamiamo Virginia Woolf nel corpus della letteratura italiana? Ci fu qualche scrittore, qualche scrittrice per cui contrò la sua scoperta di una coscienza femminile differente?
    Nel dopoguerra le cose cambiarono? Invito Elisa Bolchi a continuare la ricerca."
    «La Repubblica», 17 novembre 2007, p. 33.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/11/17/virginia-woolf-la-fortuna-in-italia.html

    ha scritto il