Il paese delle due lune

Di

Editore: Sperling & Kupfer

4.0
(72)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 506 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 882001310X | Isbn-13: 9788820013103 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
La lotta fra due potenti Re stregoni dilania la Penisola del Palmo teatro continuo di guerra e di orrore. Le province che ne fanno parte subiscono soprusi e violenze e una in particolare ha il suo destino segnato: l'annientamento totale. Distruzioni massacri terribili malefici e... una speranza di salvezza.
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  • 4

    A volte si vorrebbe leggere un buon libro fantasy, ma ci si scoraggia alla vista di innumerevoli, enormi tomi che compongono le saghe più famose. Magari si cercano esperienze di lettura un po' più sne ...continua

    A volte si vorrebbe leggere un buon libro fantasy, ma ci si scoraggia alla vista di innumerevoli, enormi tomi che compongono le saghe più famose. Magari si cercano esperienze di lettura un po' più snelle e veloci, ma ci si rende subito conto che sono pochi i libri "singoli" che vale la pena di leggere. "Il paese delle due lune" appartiene decisamente a questa categoria. Certo, la "brevità" imposta da un singolo volume impone alcune inevitabili rinunce alla vastità del racconto stesso e alla cura di alcuni dettagli, ma quando un autore è in grado di farci "vedere" dei personaggi ben caratterizzati che si muovono in un mondo credibile e ben tratteggiato, direi che non ci si può lamentare. Kay riesce bene in questo intento e ci racconta una storia di vendetta e di liberazione di un popolo oppresso da due tiranni, ambientato in una penisola che ricorda molto da vicino l'Italia del rinascimento (per stessa ammissione dell'autore che ha preso molti spunti dai luoghi e dalla storia nostrana).
    Il plot è piuttosto originale, anche se alcune scene e situazioni sanno un po' di "già visto", ma è anche inevitabile: ormai portare qualche cosa di veramente innovativo o mai letto prima a questo genere è un'impresa assai ardua. Ma quello che c'è è di buona fattura ed il racconto scorre veloce e senza tempi morti verso la conclusione che, seppur ovvia, regalerà qualche colpo di scena inaspettato e gradito (almeno a me), soprattutto nel finale.
    I personaggi, per lo meno quelli principali, sono ben caratterizzati e poco stereotipati, in ogni caso piuttosto credibili e realistici. Ognuno ha il suo modo di pensare, i suoi pregi e i suoi difetti, come dovrebbe essere nella realtà ed ognuno agisce e reagisce in modo diverso ad uno stesso avvenimento. Non ci sono i buoni e i cattivi in senso assoluto, ogni personaggio ha le sue ragioni per agire in un certo modo. Capita quindi che i buoni prendano decisioni che implichino la morte di diverse persone senza pensarci due volte e che i cattivi facciano altrettanto, ma con vari pentimenti interiori, quasi non ci possa essere una soluzione migliore. La presenza della magia è evidente, oserei dire continua e centrale in tutta la vicenda, ma non è quasi mai sfoggiata come in altri romanzi fantasy. Per capirci, non ci sono combattimenti epici a suon di incantesimi assurdi, al contrario, la storia si svolge principalmente attraverso azioni furtive e accordi politici in cui gli scontri sono veramente ridotti all'osso. A dire il vero alcune situazioni le ho trovate superflue o comunque un po' forzate (soprattutto alcune riguardanti amore e sesso), ma non si può avere tutto del resto.
    Libro decisamente consigliato, 4 stelle piene, forse qualche cosa di più. Leggerò sicuramente altri libri di questo autore.

    ha scritto il 

  • 4

    voto 3,5, piace ma non convince fino in fondo, un po' troppe ripetizioni e un po' troppe "lacune" nella costruzione di un mondo! ma un libro autoconclusivo ha sempre mezzo punto in più !!!

    ha scritto il 

  • 4

    Case Editrici, per favore, pubblicate altri libri di Guy Gavriel Kay grazie.

    La penisola del Palmo divisa in tanti staterelli, è terra di conquista per due grandi potenze Ygrath e Barbadior che hanno deciso di appropriarsene.
    Tigana, una delle nazioni più importanti della peni ...continua

    La penisola del Palmo divisa in tanti staterelli, è terra di conquista per due grandi potenze Ygrath e Barbadior che hanno deciso di appropriarsene.
    Tigana, una delle nazioni più importanti della penisola del Palmo, è quella che resiste maggiormente alla conquista, anzi il suo esercito riesce a sconfiggere le forze di Ygrath in una grande battaglia dove perde la vita uno dei condottieri avversari, l'amatissimo figlio del mago Brandin, re di Ygrath.
    Brandin in una successiva battaglia distrugge il già provato esercito di Tigana e per vendicare la morte del figlio riserva a Tigana una versione particolarmente crudele di damnatio memoriae.
    Tutta l'elite del paese è sterminata, le opere d'arte di cui esso era ricco, rase al suolo, inoltre, facendo ricorso alla magia, Brandin cancella dalla memoria di ogni abitante del Palmo qualunque ricordo di Tigana che viene ribattezzata col nome di una provincia nemica.
    Gli unici rimasti a ricordare sono i superstiti di Tigana le cui gesta volte a riscattare la propria patria sono narrate nel libro.
    Questo è il secondo libro di Kay che leggo dopo La Rinascita di Shen Tay ed ancora una volta è un gran bel libro.
    Senza dilungarsi inutilmente l'autore dipana la storia senza perdere un colpo, l'ambientazione, ispirata all'Italia rinascimentale è convincente, i personaggi sono delineati con pochi pittorici tocchi da maestro con tutte le contraddizioni di una persona in carne ed ossa, la storia è intensa, avvincente ed emozionante, con un clamoroso colpo di scena finale che da solo vale la lettura del libro.
    Ancora non riesco a spiegarmi perché un tale autore sia cosi poco pubblicato in Italia, forse perché scrive troppo bene? O forse perché non pubblica saghe da migliaia di pagine? Mistero.
    Nota di gossip finale, parrebbe che il titolo originale Tigana sia stato cambiato nello scialbo "Il Paese Delle Due Lune" per paura che i lettori lo scambiassero per la biografia di Jean Tigana famoso (ai tempi) calciatore francese.........

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La città che non può essere nominata

    La trama, soprattutto nella parte iniziale, conquista: il giovane erede di un luogo dimenticato da tutti cerca di ridare splendore e vita a quella terra. Tigana scompare dalla memoria della gente quan ...continua

    La trama, soprattutto nella parte iniziale, conquista: il giovane erede di un luogo dimenticato da tutti cerca di ridare splendore e vita a quella terra. Tigana scompare dalla memoria della gente quando i suoi abitanti sconfiggono l'esercito invasore del mago di Ygrath e ne uccidono il figlio. Allora il mago, Brandin, decide di rimanere lì per sempre, lanciando una maledizione sulla città e la provincia, facendone dimenticare a tutti i paesi circostanti il nome e la storia; facendone distruggere i palazzi, le biblioteche e le torri; tenendo in semi-schiavitù la popolazione.
    Tutta la storia si basa sulla vendetta del mago e sul desiderio di vendetta del principe Alessan, sopravvissuto ed allontanato dalla guerra di Tigana.
    I trucchi e la magia (anche se poco spiegata) non sono troppo invasivi, un azzardo forse dato il genere, però le battaglie e gli scontri con spade e coltelli vengono raccontati in pochissimo tempo e in maniera frettolosa.
    I personaggi sono molto umani, spesso contraddittori, e questo per me è un punto a favore. Peccato solo per le coppie improvvisate che sembrano messe per far felici le lettrici (sono una lettrice, se voglio una storia d'amore leggo un romanzo rosa, non un fantasy: non ne sento il bisogno qui).
    Bella l'ispirazione presa dalla storia d'Italia, dalla sua divisione e dalle invasioni straniere. La penisola del libro viene infatti invasa non solo dal mago Brandin, in cerca di un regno per il figlio, ma anche dal mago di Barbadior, in cerca di gloria. Solo l'unione delle città oppresse può liberarle dalla doppia invasione e dalla divisione.
    Niente lotta tra il bene e il male, niente ricerche di oggetti magici, ma un fantasy di ispirazione storica. Una bella lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    La 4° stella la conquista con l'ultimo paragrafo

    Degnissimo esempio di fantasy in-un-unico-volume, con un tocco italico nell'ambientazione e una trama interessante. Piacevoli anche i personaggi, dal carattere ben definito e a cui è facile affezionar ...continua

    Degnissimo esempio di fantasy in-un-unico-volume, con un tocco italico nell'ambientazione e una trama interessante. Piacevoli anche i personaggi, dal carattere ben definito e a cui è facile affezionarsi.
    La "beffa" dell'ultima riga è irresistibile.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    6,75/10

    Un fantasy autoconclusivo, che miracolo!
    Mi ha ricordato per molti aspetti "L'ombra della maledizione" della McMaster Bujold: ambientazione medioevaleggiante, ma non il classico medioevo anglosassone ...continua

    Un fantasy autoconclusivo, che miracolo!
    Mi ha ricordato per molti aspetti "L'ombra della maledizione" della McMaster Bujold: ambientazione medioevaleggiante, ma non il classico medioevo anglosassone (spagnolo in quel caso, italiano in questo), e una trama che si fonda per una buona parte su intrighi di corte ed equilibri politici più che sull'elemento fantasy vero e proprio. Anche in questo caso abbiamo qualche elemento orridamente cliché trattato con più garbo della media, per la precisione ben due Tiranni Oppressori, un eroe minorenne che scopre una importante verità su se stesso, una compagnia di ribelli, un innamoramento perché sì e probabilmente qualcos'altro che al momento non ricordo. Quanto ai personaggi, la loro psicologia è oggetto di particolare attenzione: certi aspetti sono molto ben curati, c'è attenzione per dare motivazioni plausibili e psicologia anche ai cattivi, ci sono momenti di conflitto (il vecchio conte costretto a uccidere il figlio); per contro altri aspetti non sembrano collimare bene con il resto, come il conte di cui sopra che fa per una ragazza conosciuta da poco quel che non ha fatto per il suo stesso figlio, o i cattivi che restano pur sempre oppressori, o tutte le storie d'amore che paiono messe lì tanto per fare le coppie.
    Il sistema magico è un punto dolente, nel senso che quel che ce ne viene mostrato è interessante ma confusionario e lacunoso - ed è un peccato, comparandolo con il livello di dettaglio che ha il resto. Alcune cose sembrano addirittura messe lì ad hoc per ragioni di trama, ad esempio la riselka, mentre dovrebbe a rigore essere il contrario.
    L'ambientazione è in generale interessante, riprende diversi elementi della tradizione e della cultura antica (sposalizio del mare, riti bacchici) che se anche non sono stati inventati dall'autore sono comunque originali in quanto poco utilizzati dai suoi colleghi.
    La trama è interessante, per una volta diversa dalla solita "quest per recuperare l'oggetto elfhyco" o "battaglia contro il Male": non manca un colpo di scena finale davvero ben riuscito. Alcuni passaggi minori sono comunque prevedibili, ad esempio il ritorno in scena del vecchio conte nei primi capitoli (telefonatissimo).
    Nel complesso un libro che non ha né pregi incredibili né difetti orripilanti, ma un buon numero di lati positivi e diversi difetti minori.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Recensione che ho già fatto sul forum di Knight&Princess-Massacri Fantasy.

    Il romanzo si apre con un prologo che narra la notte precedente alla battaglia del principe Valentin di Tigana contro il mago Brandin di Ygrath, che sta impadronendosi della Penisola del Palmo e vuole ...continua

    Il romanzo si apre con un prologo che narra la notte precedente alla battaglia del principe Valentin di Tigana contro il mago Brandin di Ygrath, che sta impadronendosi della Penisola del Palmo e vuole vendicare l'uccisione di suo figlio Stevan da parte dello stesso Valentin. Il principe perderà la battaglia e il nome e la memoria di Tigana saranno cancellati per sempre, e Tigana da allora in poi sarà chiamata Bassa Corti, dal nome della provincia rivale di Corti. Questo è il motore della storia, che ha inizio dodici anni dopo, quando i tiranni Brandin e Alberico di Barbadior controllano ciascuno una parte della Penisola del Palmo. All'inizio della storia vera e propria troviamo una compagnia di musicisti, che sono invitati a esibirsi al funerale del duca di Astibar; quella sarà l'occasione per riunirsi in una congiura volta a rovesciare i due tiranni, congiura che fa capo al principe ereditario di Tigana, il figlio di Valentin. Parallela a questa, c'è la storia di una donna di Tigana che è entrata a far parte dell'harem di Brandin con l'unico scopo di ucciderlo, ma alla fine si è perdutamente innamorata di lui. Siccome non voglio fare spoiler atroci, mi fermo qui per quanto riguarda la trama, e passo a considerazioni più generali sul romanzo. Credo che si possa etichettare come "med-fantasy", visto che l'ambientazione è decisamente mediterranea, e anzi, come l'autore stesso ha dichiarato, è chiaramente ispirata all'Italia (anche i nomi dei luoghi e dei personaggi sono italianeggianti). Fra le altre cose, si parla per esempio di una tradizione italiana, "lo sposalizio del mare"-in uso se non sbaglio tra i dogi di Venezia-, e la rivalità fra le varie province e città ricorda molto la situazione italiana del Rinascimento, così come la presenza di una città con molte torri, Avalle. Anche nella religione ci sono "echi" mediterranei, ad esempio c'è una leggenda che mi ha ricordato la vicenda delle Baccanti e di Penteo. In generale, gli aspetti relativi alle leggende, ai riti, e a tutto ciò che rappresenta il "background" di questa terra e di coloro che la abitano sono molto curati, così come la descrizione della situazione politica della Penisola, dei commerci ecc. In particolare sono ben tratteggiati i giochi di potere dei due tiranni e le loro ambizioni. Sono due personaggi estremamente credibili, e nonostante siano gli antagonisti non sono i soliti Evil Overlords, ma appaiono umani e realistici pur essendo due maghi molto potenti e senza tanti scrupoli. A proposito del sistema magico, questo non è mai spiegato nel dettaglio: siccome non si parla mai della magia come di qualcosa che si impara, mi è sembrato di capire che sia un dono innato in alcune persone, che però, per diventare maghi "del tutto" devono sacrificare due dita della mano, tagliandole. Non viene mai illustrato il funzionamento della magia, però si capisce che può essere qualcosa di molto potente, ma anche pericoloso e con dei limiti: ad esempio, gli incantesimi hanno delle limitazioni e possono essere rintracciati (cosa che diventerà un problema per i maghi della Penisola, perché sotto i due tiranni la magia è stata vietata). Non ci sono nemmeno incongruenze del tipo: "ricordiamoci di usare la magia solo ogni tanto perché sì!"; ma in generale tutta la storia mi è parsa abbastanza coerente, senza particolari falle logiche. Muore molta meno gente di quella che mi aspettassi, questo sì, ma in generale la "compagnia" si muove in modo abbastanza prudente e cauto (tranne che in un paio di occasioni), quindi la cosa può essere giustificata. E a proposito della compagnia, i personaggi sono ben delineati, anche quelli secondari hanno una loro personalità definita; anche se non ho per niente apprezzato il garystuismo di quello che all'inizio sembrava doversi rivelare il protagonista (o perlomeno, come pensavo io, imparentato con un personaggio importante) e che invece poi è più che altro uno dei personaggi-punti di vista principali. Per fortuna, anche se la sua presenza si rivela decisiva in un paio di occasioni, la storia non ruota attorno a lui, e questo permette di sopportare il garystuismo a cui accennavo prima. Di contro, ci sono figure complesse e notevoli, come la donna dell'harem di cui parlavo sopra, il principe di Tigana, lo stesso Brandin. Ma in generale, un po' tutti i personaggi rimangono impressi per le loro caratteristiche, e questo è sicuramente un pregio del romanzo. Volevo infine spendere due parole sui combattimenti e lo stile. Di combattimenti non ce ne sono molti, e in quei pochi non mi è sembrato, di nuovo, di incontrare strafalcioni colossali (del tipo: lacci che vengono tagliati sul fianco e ferita che compare misteriosamente sul petto *ehm*). C'è una sola battaglia ma non viene descritta, viene semplicemente detto quale esercito sta avanzando e quale retrocedendo (e per l'economia della storia questo è più che sufficiente, e sicuramente preferibile alle descrizioni di battaglie da operetta che saltano fuori quando non si sa una cippa di scontri militari -ogni riferimento a famosi autori fantasy italiani è puramente casuale-). Anche per quanto riguarda la strategia militare, non mi pare di aver letto castronerie. Due sole cose mi hanno lasciata un po' perplessa: uno scontro in cui due uomini armati di sola spada sconfiggono un gruppetto di cinque guardie ben equipaggiate (non erano soli a combattere, però viene espressamente detto che sono loro, alla fine, a tenere a bada e ad uccidere i soldati. Fra l'altro, questo scontro è solo brevemente raccontato), e una donzella che non aveva mai tenuto in mano una spada in vita sua che a un certo punto fa fuori un tizio, infilzandogli il collo. Lo stile: premettendo che ho letto il libro in traduzione e non in lingua originale, penso lo si possa definire "trasparente": la voce dell'autore non si sente mai se non in un paio di punti, il punto di vista dei personaggi viene rispettato e di solito cambia da un paragrafo all'altro, non all’interno della stessa scena, ed è agevole il passaggio da una "testa" all'altra (tranne in un paio di punti in cui non sono riuscita a capire subito chi fosse a "parlare", ma in uno di questi la cosa era necessaria alla suspense della storia). In generale lo stile è piano, semplice, l'autore non ha una particolare cifra stilistica, c’è un buon equilibrio di showing&telling. Impressioni: è un buon romanzo, avvincente e intenso; in generale la storia mi ha coinvolto e in alcuni punti anche emozionato. Non mi ha fatto gridare al miracolo, ma azzardo una spiegazione: probabilmente è perché è scritto in un modo talmente "misurato" e realistico da sembrare a tratti più un romanzo storico che un fantasy; non mi ha fatto davvero “uscire dalla realtà”. Insomma, niente sense of wonder. Ma questo, ovviamente, è un problema mio (che fra l'altro sono schizofrenica, perché detesto anche le storie troppo campate in aria). Comunque, il pregio principale dell'autore è l'aver saputo narrare una storia coerente, credibile, ben costruita e conclusa senza dover scrivere una n-logia interminabile. Una chicca: le mappe! Sono più di una perché ciascuna illustra un luogo diverso della storia, sono piccole ed essenziali, ma (mi sono state) utili. E niente ecosistemi messi ad minchiam.

    ha scritto il 

  • 5

    Fulgido esempio di come si possa scrivere un fantasy straordinario senza dover ricorrere a una serie di volumi infinita e ad un abnorme produzione di pagine. Worldbuilding perfetto, personaggi indimen ...continua

    Fulgido esempio di come si possa scrivere un fantasy straordinario senza dover ricorrere a una serie di volumi infinita e ad un abnorme produzione di pagine. Worldbuilding perfetto, personaggi indimenticabili, trama entusiasmante. Bellissimo.
    Per Tigana!

    ha scritto il 

  • 5

    “Le due lune splendevano alte e il loro chiarore offuscava quello delle stelle. Su tutt’e due le rive del fiume ardevano i fuochi dei bivacchi, che si stendevano su un’area vastissima, fino a perdersi ...continua

    “Le due lune splendevano alte e il loro chiarore offuscava quello delle stelle. Su tutt’e due le rive del fiume ardevano i fuochi dei bivacchi, che si stendevano su un’area vastissima, fino a perdersi lontano nella notte. Tra l’uno e l’altro campo, la Deisa scorreva pigramente; l’argento della luce lunare e il rosso dei fuochi creavano sulla sua superficie lunghe strisce serpeggianti: E tutte quelle scie parevano convergere negli occhi di Saevar, che, seduto sulla riva, con le mani sulle ginocchia, pensava alla morte imminente e alla vita da lui vissuta.”

    Saevar pensava alla morte imminente, e alla vita da lui vissuta. E anche se è un personaggio assolutamente marginale all’interno del romanzo, pensare a lui mi mette tristezza. Fa male – come può far male un romanzo – guardarlo, leggere i suoi pensieri, provare il dolore per la consapevolezza che non rivedrà più sua moglie e i suoi figli. E la consapevolezza, ancor più grande, di ciò che ne sarà della sua arte, che in teoria avrebbe dovuto essere immortale, e di ciò che faranno i suoi figli.

    La scena è breve, solo cinque pagine, e costituisce il prologo di Il paese delle due lune del canadese Guy Gavrel Kay.
    Non un prologo distante, affondato in episodi storici ormai quasi dimenticati o trasformati in leggenda, ma ambientato solo venti anni prima rispetto alle altre pagine del romanzo. Un prologo, e una storia, che nascono ammantate di bugie, e se la prima si rivelerà in fretta e sarà piacevole scoprire la verità, la seconda sarà determinante, e farà molto male. Come una spada nell’anima, direbbe Alessan.
    (...)
    L'articolo completo: http://librolandia.wordpress.com/2011/06/11/incipit-il-paese-delle-due-lune-di-guy-gavriel-kay/

    Un altro articolo che indaga un po' più a fondo uno degli aspetti fondamentali del romanzo, la lotta dei protagonisti per la riconquista della propria patria: http://librolandia.wordpress.com/2011/03/25/guy-gavriel-kay-il-paese-delle-due-lune/

    ha scritto il 

  • 4

    Tigana!

    Recuperato da uno dei cartoni che, per motivi di spazio, ho in cantina. Raramente mi dimentico la trama di un libro. Non è mai successo che non mi ricordi se ho letto o meno un libro. Ma in questo cas ...continua

    Recuperato da uno dei cartoni che, per motivi di spazio, ho in cantina. Raramente mi dimentico la trama di un libro. Non è mai successo che non mi ricordi se ho letto o meno un libro. Ma in questo caso non mi ricordo di averlo neanche mai comprato.
    E invece è un buon fantasy, di quelli di una volta, dove conta la storia e non le infiorettature linguistiche. Di quelli scritti fitti fitti, per cui cinquecento pagine sono cinquecento pagine.

    ha scritto il