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Il paese delle ultime cose

By Paul Auster

(138)

| Paperback | 9788877465634

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119 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    ...come urlare nel vuoto...

    "La fine è solo immaginaria, una destinazione che inventi per continuare ad andare anvanti, ma arrivi a un punto in cui ti accorgi che non vi giungerai mai. Può darsi anche che ti debba fermare, ma solatanto perchè è finito il tempo a tua disposizion ...(continue)

    "La fine è solo immaginaria, una destinazione che inventi per continuare ad andare anvanti, ma arrivi a un punto in cui ti accorgi che non vi giungerai mai. Può darsi anche che ti debba fermare, ma solatanto perchè è finito il tempo a tua disposizione. Ti fermi, ma questo non significa che sei arrivato alla fine."

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    Feuer-bach said on Sep 28, 2014 | Add your feedback

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    Una scrittura man mano sempre più precisa, asciutta, tagliente. Uno scenario distopico. Un luogo desolato e desolante in cui "non c’è nulla che si spezzi tanto in fretta quanto il cuore".
    Governi che si susseguono veloci, un colpo di Stato die ...(continue)

    Una scrittura man mano sempre più precisa, asciutta, tagliente. Uno scenario distopico. Un luogo desolato e desolante in cui "non c’è nulla che si spezzi tanto in fretta quanto il cuore".
    Governi che si susseguono veloci, un colpo di Stato dietro l'altro.
    Fantasmi, Maratoneti, Ultimo Salto, Cliniche dell'Eutanasia, Club dell'Assassinio, tanti nomi per descrivere un unico inconcepibile ed umano desiderio: quello di morire per non dover più sopportare.
    Lavori degradanti e pericolosi. La fame, costantemente. Le ultime cose che, giorno dopo giorno, spariscono cadendo nell'oblio per non ritornare mai più. La speranza, ogni volta tradita.
    Non c'è possibilità di salvezza o di fuga per Anna e tutti gli abitanti di questa città.
    Si può solo cercare di sopravvivere ancora un giorno. Si può solo cercare di trovare conforto dove capita. Si può solo cercare in qualche luogo della propria coscienza il ricordo, la memoria, unica traccia di irrinunciabile umanità.
    Il paese delle ultime cose non è in nessun posto.
    Il paese delle ultime cose è ovunque.

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    Lola said on Jun 3, 2014 | Add your feedback

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    In una lunga lettera Anna Blume racconta la ricerca intrapresa per ritrovare il fratello William, giornalista scomparso mentre faceva un reportage nel “Paese delle ultime cose”, e come giunta in una città devastata e desolante si accorse ben presto c ...(continue)

    In una lunga lettera Anna Blume racconta la ricerca intrapresa per ritrovare il fratello William, giornalista scomparso mentre faceva un reportage nel “Paese delle ultime cose”, e come giunta in una città devastata e desolante si accorse ben presto che non sarebbe riuscita a concludere la sua missione, ne fare ritorno a casa.

    Il “Paese delle ultime cose” ricorda “visivamente” quelle ex-capitali sovietiche, dove edifici grandiosi ed immensi spazi vuoti che sembrano narrare un passato glorioso sono abbandonati lasciati a deteriorarsi, anche se in una versione più estrema post-apocalittica.
    Un governo che ha il solo intento di protrarre il proprio potere controlla con regime poliziesco e blocca tutti gli accessi al paese.
    Cittadini che come zombie vagano per le strade tra i rifiuti, recuperando oggetti da rivendere o solamente cercando la morte.
    Tutto è desolazione non c'è speranza ne ricordo del passato.
    Anche la protagonista immersa in questo limbo smarrisce le sue intenzioni e la sua memoria.
    La lettera è tutto ciò che rimane del suo estremo tentativo di fuggire dal paese e comunicare con qualcuno all'esterno.

    Auster utilizza un registro di fantascienza per parlare di disumanizzazione, consumismo, avvilimento, oblio, che solo la testimonianza/letteratura può contrastare.
    Ma il mondo rappresentato è così assurdo ed insensato che diventa difficile seguirne la metafora e ci si annoia nelle incomprensibili descrizioni.
    Scritto come un lungo resoconto con l'introduzione dell'ignoto destinatario della lettera; “scriveva” , “continuava Anna”, appaiono però solo nelle prime pagine, poi inspiegabilmente questa cornice scompare.

    Romanzo nel quale sembra sia lo stesso Auster che inseguendo un'idea abbia smarrito la forma.

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    Franco Leggo said on May 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Avete scritto di meglio - 16 feb 14

    Sembra quasi che ogni tanto autori di rimarcata solidità trovino la voglia e la necessità di cimentarsi con qualcosa di catastrofico. Certo con risultati ed intenti diversi. Come non ricordare positivamente “Le intermittenze della morte” di Saramago. ...(continue)

    Sembra quasi che ogni tanto autori di rimarcata solidità trovino la voglia e la necessità di cimentarsi con qualcosa di catastrofico. Certo con risultati ed intenti diversi. Come non ricordare positivamente “Le intermittenze della morte” di Saramago. E come non ricordare altrettanto negativamente “La strada” di McCarthy. Ecco, seppur in anni ed in contesti leggermente diversi, Auster con questo scritto mi ha riportato quei due alla mente. Ed alla fine della lettura, sempre ringraziando la mia amica Luana che me lo fece conoscere anni fa, trovo questo scritto dell’autore americano datato, carente, insomma, per me, insoddisfacente. Intanto (ed è sempre un mio pallino sottolinearlo) diffido sempre quando un maschio scrive tutto un romanzo nei panni di una donna. A meno di sensibilità particolari (e Auster, pur bravo, non vi arriva) c’è sempre qualcosa di forzato, di non lineare in questo. Certo, se l’autore si pone in terza persona riesce a presentare una panoramica di personaggi, di tutti i generi e di tutte le età. Ma scrivendo un diario (o come dice l’io narrante, una lunga lettera) nei panni di Anna Blume, il nostro Paul non mi convince. Secondo elemento di disturbo non è tanto la descrizione di cosa stia capitando “nel paese lontano”, ma questa immersione nel catastrofismo, senza nessuna transizione, senza nessuna spiegazione. Anna comincia a descriverci questo strano paese, dove si comincia a perdere la memoria delle cose, dove tutto va a scatafascio, dove si sopravvive più che si vive. E comincia con quegli elementi che dovrebbero far presa sul pubblico, elementi “di cassetta”. Tutto va male, la gente tende alla morte. Ed ecco, una cinquantina di pagine dedicate alle diverse compagnie della buona morte: i Maratoneti, i Saltatori, i Predicanti, gli Striscianti, i cultori dell’eutanasia e quelli dell’assassinio rituale. Mentre ci narra tutto ciò, apprendiamo che la nostra eroina si è recata nel paese di cui, per cercare il fratello giornalista scomparso. Fratello che, come è ovvio, non troverà mai. Dalle morti cercate, poi passa a raccontare i suoi possibili modi di vita. Prima randagia, poi spazzina (uno dei mestieri più semplici, anche se faticoso). Poi cercatrice; di cosa? Ma di quello che si può riusare e che Riciclatori comprano. In questa “ricerca della sopravvivenza”, incontra Isabel anziana signora dedita al marito Fernand, che non ci sta più con la testa. Nasce un sodalizio che resta fino alla morte (e non vi dico come) prima dell’uomo poi della donna. Anna continua a vagabondare senza arrendersi, ed incontra (sempre fortunati i cercatori…) un altro giornalista, Sam. Con il quale vive un’intensa storia d’amore. Con il quale rimane incinta. Poi, per circostanze fortuite, perde sia il bambino sia Sam. E si ritrova nella Casa gestita da Victoria. Lì dove rinasce per la terza volta, esce dal suo torpore, ed aiuta la bella Vic nella gestione di quel rifugio temporaneo per derelitti (non più di una settimana a testa, con docce, stanze e cibo, poi di nuovo in strada). Finché durano i soldi del padre di Vic. La quale si innamora, ricambiata, di Anna. Poi ritrovano (ma veramente, che c…) Sam sbandato, e rimettono in sesto pure lui. Alla fine, i soldi evaporano, Boris (uno strano tuttofare, metà ruffiano metà buon cuore) organizza la fuga in macchina dalla città. Purtroppo la carta di Anna finisce proprio in quel momento. E non sapremo come procede. La fuga, le storie, la vita. Ma che ci vuole dire Paul? Anzi, che ci voleva dire, visto che il libro ha più o meno venticinque anni sulle spalle? Che il mondo si avvia verso una brutta piega? Che le risorse finiranno, e saremmo costretti a riusare tutto? Prima la spazzatura, e poi i morti? Non vorrei illudere il caro scrittore, ma ci sono libri di fantascienza “pura” che ne parlano e con più efficacia e cattiveria. Ci sono anche romanzi che ne parlano meglio. Ed allora? Un viaggio di dannati nel girone dell’inferno? Povero Dante che si rivolta nella tomba. L’unico punto a favore di Auster è il fatto che dopo cinque pagine mi sembrava un libro insopportabile. E tuttavia è riuscito a tenermi sulla pagina fino alla fine. Non che mi sia piaciuto, ripeto. Ma volevo vederne le consequenzialità. E le “Invenzioni”. Purtroppo, oltre alla bella scrittura, niente che mi abbia riportato alla bellezza della “Trilogia di New York”. Peccato.
    “Le nostre vite altro non sono che la somma di molteplici contingenze, e non importa quanto possano essere diverse nei dettagli, condividono tutte un’essenziale casualità nel loro disegno.” (129)

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    Giogio53 said on Feb 15, 2014 | Add your feedback

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