Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il paese di Dio

Di

Editore: Nutrimenti (Greenwich, 15)

3.6
(39)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 199 | Formato: Paperback

Isbn-10: 886594000X | Isbn-13: 9788865940006 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marco Rossari

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Il paese di Dio?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
II mito del West sgretolato da un antieroe falso e bugiardo. "Ho scritto II paese di Dio nel 1991 quando vivevo nella Wind River Indian Reservation, Wyoming", non troppo distante dai luoghi che faranno da sfondo alle vicende narrate in Ferito. "Non sono mai stato un grande appassionato dei western americani", spiega Everett, "sebbene riconosca che facciano parte del grande mito del mio paese. E così un giorno ho pensato di sfruttare questa forma per indagare il mito alla radice. Mi interessava capire in che modo gli americani vogliono vedere sé stessi, mi interessava esplorare il racconto di frontiera". "Tutti i western sono artificiali, autentiche falsificazioni, nessun western è una rappresentazione storica autentica, nemmeno quando trattano di avvenimenti realmente accaduti". Everett ha agito cosi: "Ho dissezionato oltre un centinaio di film e altrettanti romanzi western in modo tale da poter fare mio quel tipico modo di parlare, soprattutto quei cliché. Volevo che venisse fuori una lingua familiare, qualcosa che suonasse reale e irreale allo stesso tempo, proprio come nei film western". "Ero consapevole che stavo scrivendo una parodia di quel genere, una demistificazione che parte da un'unica certezza: nelle nostre menti c'è e sempre ci sarà un mitico vecchio West".
Ordina per
  • 3

    lo stile è divertente, la descrizione delle puzze del west necessaria e geniale; ma l'autore si stufa subito della sua storia e poco dopo la metà del libro comincia a trascinarla, cincischiando, fino a una conclusione con pretese - credo di aver capito - simboliche che a me personalmente ha fatta ...continua

    lo stile è divertente, la descrizione delle puzze del west necessaria e geniale; ma l'autore si stufa subito della sua storia e poco dopo la metà del libro comincia a trascinarla, cincischiando, fino a una conclusione con pretese - credo di aver capito - simboliche che a me personalmente ha fatta quasi incazzare.

    ha scritto il 

  • 4

    Il west come mai avreste immaginato, anzi proprio come avreste immaginato. Oppure no.
    Questo pare essere lo schema utilizzato da Percival Everett per raccontare "Il paese di Dio" un romanzo strano, divertente, irriverente. L'autore si è divertito a smontare e rimontare i canoni del "west classico ...continua

    Il west come mai avreste immaginato, anzi proprio come avreste immaginato. Oppure no. Questo pare essere lo schema utilizzato da Percival Everett per raccontare "Il paese di Dio" un romanzo strano, divertente, irriverente. L'autore si è divertito a smontare e rimontare i canoni del "west classico" dal tipico "Augh" pronunciato in modo autoparodistico dagli indiani e trattando in modo netto e senza pregiudizi, anche il tema della diversità e dell'uguaglianza e il tutto senza perdere di vista i toni cupi e la durezza tipica della vita di frontiera. Un ottimo libro a cui, forse, manca un finale certo e sicuramente un lieto fine.

    ha scritto il 

  • 0

    Recensione su Scrittori precari

    Un vero western che vede protagonista Curt Mader, antieroe per eccellenza, con tutti i difetti che i bianchi dell’epoca (solo dell’epoca?) potevano avere: codardia, xenofobia, ingenuità bifolca, sessualità pronunciata e tante balle pronte ad essere servite alla prima occasione.


    Qui: http:/ ...continua

    Un vero western che vede protagonista Curt Mader, antieroe per eccellenza, con tutti i difetti che i bianchi dell’epoca (solo dell’epoca?) potevano avere: codardia, xenofobia, ingenuità bifolca, sessualità pronunciata e tante balle pronte ad essere servite alla prima occasione.

    Qui: http://scrittoriprecari.wordpress.com/2011/03/31/il-paese-di-dio/

    ha scritto il 

  • 5

    L'epica del Far West ricondotta alla storia

    Questo libro è un western - il primo che leggo in vita mia, e probabilmente l'ultimo, a meno che non venga prodotto da un genio alla Everet - i cui protagonisti sono "un negro, una ragazza e un'idiota".
    L'idiota è la voce narrante, ma è anche la metafora del bianco medio in quell'epoca; la metafo ...continua

    Questo libro è un western - il primo che leggo in vita mia, e probabilmente l'ultimo, a meno che non venga prodotto da un genio alla Everet - i cui protagonisti sono "un negro, una ragazza e un'idiota". L'idiota è la voce narrante, ma è anche la metafora del bianco medio in quell'epoca; la metafora del banale genocidio perpetrato dai binchi WASP nei confronti degli indigeni amerindi (gli indiani, appunto), sterminati per il 95% rispetto al 1492 (si calcola un 8 - 10 milioni di morti in meno di 300 anni: un Olocausto senza musei e memoria) della schiavitù perpetua degli afro-americani. Il tutto sottopelle, la nostra di lettori bianchi, che ci si pasce dell'intelligenza superiore di questo meraviglioso scrittore - l'ho già detto: l'unico che sta veramente producendo "il grande romanzo americano" - e, non ultimo, della sua scorticante ironia. Da leggere tutto, per il piacere e per l'utilità. Peccato non ci siano 6 stellette ...

    ha scritto il 

  • 4

    Inizia in sordina, e per buona parte si ha sempre l'impressione che si tratti di un western comico, tipo i film di Trinità. Poi però gli eventi incalzano uno con l'altro e alla comicità subentra l'azione.
    Siamo precisi: questo romanzo è ANCHE un western comico. Perchè nel frattempo è una parodia, ...continua

    Inizia in sordina, e per buona parte si ha sempre l'impressione che si tratti di un western comico, tipo i film di Trinità. Poi però gli eventi incalzano uno con l'altro e alla comicità subentra l'azione. Siamo precisi: questo romanzo è ANCHE un western comico. Perchè nel frattempo è una parodia, è una denuncia, è un trattato sociologico. Il protagonista è la nemesi del "buon cristiano" e, paradossalmente per il pensiero dell'epoca (e, perchè no, anche di oggi), sono i neri e gli indiani a incarnare i valori buoni e corretti. Everett disegna un West realistico anche se durante la lettura la latente impressione che il romanzo possa cadere completamente nel comico è forte, ci sono anche numerose battute che mi hanno strappato una risata. Una stellina in meno per lo stile di Everett che proprio non mi è piaciuto. Ad ogni modo... "Il paese di Dio" è un ottimo romanzo, se non altro per chi cerca qualche evasione dal western classico tutto eroi senza macchia e sparatorie a cavallo.

    ha scritto il 

  • 3

    E’ arrivato quest’anno in Italia, diciassette anni dopo la sua pubblicazione negli Stati Uniti, il western al rovescio di Everett. Una parodia, per usare le parole dello stesso autore. Una descrizione lontana anni luce dalle pellicole che abbiamo amato un po’ tutti.


    Un improbabile terzett ...continua

    E’ arrivato quest’anno in Italia, diciassette anni dopo la sua pubblicazione negli Stati Uniti, il western al rovescio di Everett. Una parodia, per usare le parole dello stesso autore. Una descrizione lontana anni luce dalle pellicole che abbiamo amato un po’ tutti.

    Un improbabile terzetto composto da Curt, un pavido “loser” bianco, da un nero di nome Bubba e da un ragazzino si mette alla caccia di un gruppo di malviventi, travestiti da indiani, che mettono a ferro e fuoco le fattorie uccidendone gli occupanti. Curt Marder è un pavido, un razzista, un idiota, un buono a nulla, un egoista, un individuo spregevole, incapace di qualsiasi buona azione, che finisce per diventare quasi insopportabile anche a chi legge. Ha osservato, senza batter ciglio e senza alcun rimorso, alla distruzione della propria fattoria ed al rapimento della propria moglie. E’ un perdente nato ed ogni sua scelta saprà rivelarsi la meno azzeccata tra tutte quelle che avrebbe potuto compiere. Bubba è un braccatore, un gran lavoratore, disilluso ma sempre pronto a schierarsi dalla parte dei più deboli (ma non degli idioti). Jack è un ragazzino cui i banditi hanno massacrato la famiglia. La storia porterà i tre ad incrociare il cammino con vari stereotipi del sottobosco western in un susseguirsi di episodi caricaturali o addirittura grotteschi. Predicatori e venditori di alcool, bagasce di provincia, indiani, vaccari, habitué di saloon e soldati senza scrupoli costituiscono il variegato contorno dell’avventura. Una menzione d’onore va spesa per il Generale Custer travestito e truccato da baldracca. Tutto viene dissacrato e rovesciato. Non ci sono miti e non c’è spazio per alcun John Wayne. Quanto piuttosto per vecchi sdentati abitualmente seduti a masticar tabacco fuori dal saloon.

    Il linguaggio è gradevole, gli sproloqui di Marder sono degni del miglior humor nero ed il racconto, nella sua tristezza, sa anche essere divertente.

    Ma qualcosa manca. Everett ci vuole dire, anche se non ne avremmo bisogno, che il paese di Dio è il paese dei bianchi. A loro tutto è concesso anche essere idioti, pavidi, vili e bugiardi. Non c’è spazio nel Paese di Dio per gli altri, pellerossa e neri. Penso che, alla fine, sia un libro rivolto più al lettore americano che non a quello europeo. Sembrerebbe che la narrazione voglia ricordare la nascita di una nazione, inzuppata di genocidi e soprusi. E se a noi la figura di Marder fa tristezza, così come fanno rabbia alcune delle sue azioni, è impossibile non riconoscere la cruda attualità di alcune espressioni usate nel libro.

    ha scritto il 

  • 0

    Nessuna stellina non perché non sia un bel libro ma perché il protagonista è così meschino, vigliacco, figlio di !@#$! che non voglio in alcun modo esprimere un gradimento, che potrebbe anche solo indurre a pensare che ci si possa immedesimare con lui. È comunque un gran bel libro (di denuncia). ...continua

    Nessuna stellina non perché non sia un bel libro ma perché il protagonista è così meschino, vigliacco, figlio di !@#$! che non voglio in alcun modo esprimere un gradimento, che potrebbe anche solo indurre a pensare che ci si possa immedesimare con lui. È comunque un gran bel libro (di denuncia). Lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 0

    Controcanto di un genere (il western) sempre di moda

    di Alice Ungaro


    “Vedevo il suo mulo e gli altri cavalli in riva al fiume, ma di lui non c’era traccia.
    Erano tante le cose di cui non c’era più traccia. Il mio ranch. Mia moglie.
    E forse anche il mio obiettivo di vendicarmi e di riprendermi la mia donna…”


    Curt Marder è un dis ...continua

    di Alice Ungaro

    “Vedevo il suo mulo e gli altri cavalli in riva al fiume, ma di lui non c’era traccia. Erano tante le cose di cui non c’era più traccia. Il mio ranch. Mia moglie. E forse anche il mio obiettivo di vendicarmi e di riprendermi la mia donna…”

    Curt Marder è un disgraziato. In due delle accezioni più profonde a cui si possa pensare: è vittima inequivocabile di un destino nero, ma a “ben leggere”, è chiaro che molta della sua sfiga sia cercata.

    Marder è vigliacco, egoista e cialtrone. Affronta la vita come viene, quasi con inerzia ed è meglio così, perché ogni anelito di attivismo comporta una sicura calamità dietro l’angolo, per lui e per i suoi compagni di viaggio. PERCIVAL EVERETT mette in campo un Don Chisciotte da selvaggio West, che proprio perché calato nel luogo di frontiera per accezione nell’immaginario collettivo... [per continuare a leggere, vai su http://www.fourzine.it/Public/Contents.aspx?ContId=1619&Theme=ThemeExtra ]

    ha scritto il