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Il paese più stupido del mondo

Di

Editore: Il Mulino

3.9
(87)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8815138935 | Isbn-13: 9788815138934 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Non-fiction , Travel

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Descrizione del libro
Se parlate con un europeo che ha vissuto per vent'anni in Giappone vi dirà: "Vent'anni non sono sufficienti. Avevo le idee più chiare quando sono arrivato qua". Per capire un'altra cultura, un altro popolo, servono decenni, e non è detto che bastino. Ma quanti sono quelli che vivono per vent'anni in Giappone, o a Londra, o a New York, o a Sharm-el-Sheikh? Pochi. Molti di più sono quelli a cui capita di passarci una settimana, o un mese, o un semestre, o un anno: per una vacanza, o per studio o lavoro, o perché una moglie o un marito sono nati lì. Questa temporanea estraneità al luogo in cui ci troviamo, questo "passare per" un paese o una città che lasceremo presto, e che presto dimenticheremo, è uno dei tratti peculiari dell'esperienza moderna. Ecco perché la descrizione di questo genere di esperienza è interessante: perché questo spaesamento prima o poi riguarda tutti. "Il paese più stupido del mondo" è un saggio sul Giappone nel quale non si dice niente di profondo o di originale sul Giappone. Non è un saggio su un luogo ma sull'esperienza di un luogo. Il fatto che il luogo non sia Londra o New York o Sharm-el-Sheikh ma il Giappone (che naturalmente non è il paese più stupido del mondo) rende tutto più difficile, interessante e, inevitabilmente, superficiale. Ma la superficie conta.
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  • 5

    Inconciliabili differenze di prospettive, e l'occhio dello straniero che definisce "strano" cioè che gli è "estraneo", e si stranisce. Godibilissimo, divertente e molto scorrevole, la lettura ideale per chiunque decida di andare in Giappone per un periodo non brevissimo di tempo - non semplicemen ...continua

    Inconciliabili differenze di prospettive, e l'occhio dello straniero che definisce "strano" cioè che gli è "estraneo", e si stranisce. Godibilissimo, divertente e molto scorrevole, la lettura ideale per chiunque decida di andare in Giappone per un periodo non brevissimo di tempo - non semplicemente in vacanza, comunque. Gli occhi esterrefatti del simpatico professor Giunta ci descrivono quest'isola di ordine, cortesia e precisione impeccabile, in tutte le sue frastagliate contraddizioni e nella peculiare, buffa ed inquietante, alienità dei suoi abitanti. Consigliato a chi partecipa al Progetto Vulcano.

    ha scritto il 

  • 4

    I gabinetti sui treni

    Forse basterebbe questa citazione, per riassumere il libro: in Giappone i bagni partono immacolati e arrivano immacolati, dopo tre ore e mezzo di viaggio, sia sullo Shinkansen (alta velocità) sia sul Kobe-Nara (locale); in Italia inutile approfondire, tanto lo sappiamo tutti. Ma soprattutto (nota ...continua

    Forse basterebbe questa citazione, per riassumere il libro: in Giappone i bagni partono immacolati e arrivano immacolati, dopo tre ore e mezzo di viaggio, sia sullo Shinkansen (alta velocità) sia sul Kobe-Nara (locale); in Italia inutile approfondire, tanto lo sappiamo tutti. Ma soprattutto (nota a pag. 140), in Italia Freccia rossa e gli altri treni sembrano appartenere a epoche diverse e paesi diversi. Invece appartengono tutti e due all'Italia, solo che riguardano classi diverse di cittadini. Il Giappone, pur essendo un'economia nel cuore del capitalismo, ha una società molto più egualitaria e "decente". Il costo di questa organizzazione sociale iperregolata sarebbe un eccesso di costrizione per gli individui (da cui l'infantilizzazione diffusa,la mancanza di iniziativa personale, fino ai suicidi)? La civiltà (giapponese) avrà i suoi costi, ma i costi dell'inciviltà (italiana) credo siano maggiori. Dopo di ché, si può discutere se proprio tutto il Giappone può rientrare nella categoria di "civiltà", ma anche l'Autore ha i suoi dubbi.
    Siccome anch'io - pur essendoci stata di meno - non ho resistito a scrivere sul Giappone, il mio prodotto si trova qui http://avanzi-avanzi-avanzi.blog.kataweb.it/2011/03/15/marzo-2011-i-media-italiani-scoprono-i-giapponesi/

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    una carrellata sui pregi e difetti del Giappone, visto dagli occhi di un italiano (torinese, per la precisione).
    Caustico, cattivo e ipercritico ma molto lucido, affronta la vita in Giappone con occhio estremamente critico e impietoso, ma soprattutto senza mezze parole.
    Un paese pieno ...continua

    una carrellata sui pregi e difetti del Giappone, visto dagli occhi di un italiano (torinese, per la precisione).
    Caustico, cattivo e ipercritico ma molto lucido, affronta la vita in Giappone con occhio estremamente critico e impietoso, ma soprattutto senza mezze parole.
    Un paese pieno di pro e contro, di tutte le sfumature che l'ipercontrollo e lo scontro con la modernità ha portato.
    Estremamente interessante anche per chi non è appassionato di Giappone come me...

    ha scritto il 

  • 4

    Capovolgi l'Italia e cosa ottieni?Il Giappone

    La civiltà ha un costo. Sì, quando hai male ai denti questo è il posto giusto dove stare. Ma quanti sono i giorni dell'anno in cui hai mal di denti? Ecco, qui è come se fossimo in un perenne stato di emergenza. E l'emergenza richiede virtù: onestà,attenzione, sacrificio. Si passa la vita a tenere ...continua

    La civiltà ha un costo. Sì, quando hai male ai denti questo è il posto giusto dove stare. Ma quanti sono i giorni dell'anno in cui hai mal di denti? Ecco, qui è come se fossimo in un perenne stato di emergenza. E l'emergenza richiede virtù: onestà,attenzione, sacrificio. Si passa la vita a tenere duro, mai un attimo di tregua....No , non si può vivere tutta la vita così. Non ci possono essere soltanto correzioni e costrizioni.
    Due estremi che non si toccano, due paesi che per strade completamente diverse sono arrivate allo stesso paradosso, e sono diventati due posti splendidi per una vacanza ma dei posti in cui vivere non è poi così bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto carino ed interessante, a volte anche divertente e sfacciato. Peccato per qualche pezzo un po' noioso ogni tanto come il capitolo con l'analisi degli altri libri e la divagazione su Dante. Comunque assolutamente godibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro che non parla di quel Giappone poetico fatto di templi, fiori di ciliegio e antiche tradizioni che vive nell'immaginario comune dell'uomo occidentale, ma che cerca di descrivere il posto che il Giappone è oggi; dove il Pachinko ha soppiantato i "Kami", dove la campagna è invece un bosco ...continua

    Un libro che non parla di quel Giappone poetico fatto di templi, fiori di ciliegio e antiche tradizioni che vive nell'immaginario comune dell'uomo occidentale, ma che cerca di descrivere il posto che il Giappone è oggi; dove il Pachinko ha soppiantato i "Kami", dove la campagna è invece un bosco di cemento. L'autore si domanda quanto la società giapponese di oggi sia a misura d'uomo, se in fondo non sia quasi preferibile il caos tutto italiano all'asettico e rigoroso ordine del paese del Sol Levante.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ottimo libro per approfondire la conoscenza del Giappone, spesso basata su stereotipi e luoghi comuni, sia nel bene che nel male.
    L'esposizione è basata sull'esperienza diretta dell'autore, sempre molto ironica, ma anche molto ragionata: il libro è assai divertente, ma alla fine della r ...continua

    Un ottimo libro per approfondire la conoscenza del Giappone, spesso basata su stereotipi e luoghi comuni, sia nel bene che nel male.
    L'esposizione è basata sull'esperienza diretta dell'autore, sempre molto ironica, ma anche molto ragionata: il libro è assai divertente, ma alla fine della risata nasce sempre la voglia di riflettere e di approfondire le idee esposte. I paragoni con l'Italia sono molto obiettivi e portano in luce i pregi e i difetti delle due diverse società, dando, anche sotto questo aspetto notevoli spunti di approfondimento.
    Qual'è in fin dei conti il paese più stupido del mondo ? Il libro non lo dice, ma ci da parecchi elementi per giudicare con consapevolezza.

    ha scritto il 

  • 4

    " Se uno va in Giappone per più di dieci giorni e di mestiere scrive - se fa lo scrittore-scrittore o lo scrittore- giornalista, o il filosofo, o il critico "creativo" -, al ritorno scrive del Giappone. In nessun altro paese del mondo la tentazione di dire la propria è tanto forte. E più la prop ...continua

    " Se uno va in Giappone per più di dieci giorni e di mestiere scrive - se fa lo scrittore-scrittore o lo scrittore- giornalista, o il filosofo, o il critico "creativo" -, al ritorno scrive del Giappone. In nessun altro paese del mondo la tentazione di dire la propria è tanto forte. E più la propria opinione è immotivata, costruita sul niente, sull'ignoranza di tutto, più viene voglia di scrivere. Uno cerca per tutta la vita una buona definizione, un esempio dell'alterità, e finalmente eccola qua. Come farsi sfuggire un'occasione del genere? Così non si scrive per dire che non si è capito qualcosa, si scrive per dire che tutto è incomprensibile, che è inutile provarci, e anzi si scrive per dire che pretendere di capire qualcosa, di spiegare qualcosa vuol dire non aver capito niente." (p 105)

    E' esattamente ciò che fa Giunta: scrive questo libro per raccontare alcune delle impressioni che ha ricavato durante un soggiorno giapponese di due mesi e per cercare di tirare le fila.
    Il suo intento funziona perché nota le stesse cose che sono saltate all'occhio di chiunque abbia passato un breve periodo in giappone, si pone le stesse domande e aiuta in maniera efficace e "confortante" il lettore a rifletterci su senza razzismi (e se leggete il libro capirete il perché del titolo, molto meno politically scorrect di quanto si possa pensare esulando i termini dal contesto) e allo stesso tempo senza retorica politicamente corretta.
    Lo consiglierei senza dubbio a chiunque abbia vissuto un piccolo scampo di Giappone o si appresti a farlo.

    Molto interessanti anche le sue opinioni sulle tipiche letture-base che si affrontano prima o durante un viaggio in Giappone; in particolare ho apprezzato il modo in cui ha smontato Parise.

    Peccato solo per la forma, in certi punti davvero terribile e con troppe parolacce. Da un professore universitario di letteratura italiana non me lo sarei aspettato.

    ha scritto il