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Il palazzo della Luna

By Paul Auster

(61)

| Others | 9788817670197

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144 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Prologo

    "Era l'estate in cui per la prima volta gli uomini posero piede sulla luna. A quei tempi ero molto giovane, tuttavia non credevo che esistesse un futuro. Volevo vivere pericolosamente, spingermi il più lontano possibile per vedere che cosa sarebbe su ...(continue)

    "Era l'estate in cui per la prima volta gli uomini posero piede sulla luna. A quei tempi ero molto giovane, tuttavia non credevo che esistesse un futuro. Volevo vivere pericolosamente, spingermi il più lontano possibile per vedere che cosa sarebbe successo una volta arrivato fin lì. In realtà non lo feci affatto."

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    Stefanino said on Aug 20, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    "Eraclito era risorto dal suo mucchio di merda per mostrarci la più semplice delle verità: la realtà è uno jo-jo, l'unica costante è il cambiamento."

    Lo zio Victor gli lascia in eredità una montagna di libri, contenuti in 76 scatoloni, momentaneamente 'convertiti in vari elementi di mobilio immaginario' - dice - "Pensa alla soddisfazione di ficcarsi a letto sapendo che stai per sognare sulla lette ...(continue)

    Lo zio Victor gli lascia in eredità una montagna di libri, contenuti in 76 scatoloni, momentaneamente 'convertiti in vari elementi di mobilio immaginario' - dice - "Pensa alla soddisfazione di ficcarsi a letto sapendo che stai per sognare sulla letteratura americana dell'Ottocento. Immagina il piacere di mettersi a pranzo con tutto il Rinascimento lì sotto quel che si mangia".
    Questo pensa Marco Stanley Fogg, orfano diciottenne, mentre si gode i primi veri momenti da adulto solitario ed indipendente, nel suo nuovo appartamentino in affitto, nientemeno che sulla Broadway a Manhattan, rimanendo ai margini della turbinosa fine degli anni '60 - Vietnam, allunaggio e Woodstock compresi.
    Poi un giorno, a poco a poco comincia a smantellare il mobilio, apre gli scatoloni e legge i libri di zio Victor, tutti, fino alla scoperta dell' America. 1492 volumi, un potpourri di letteratura in cui ritrova e ripercorre la vita dello zio; 'in quell' accozzaglia e guazzabuglio di alto e basso', ne ricostruisce gli spostamenti attraverso l'America, i pensieri, gli umori.
    Ma la vita costa e la fame è nera.

    Nulla però a me è costato leggere questo libro.
    Che mi piaccia Auster non è una novità, mi piacciono le sue storie e mi piace come le racconta; è un narratore filante, accogliente e morbido nella scrittura e mi lascia sempre l'efficacia di un bel bagno caldo, emolliente.
    È strano, ma a tratti mi dava le stesse sensazioni di un buon Murakami.
    Qualche cedimento verso la fine, ma comunque un romanzo piacevole.
    3 stelle e 1/2.

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    AdrianaT. said on Aug 15, 2014 | 1 feedback

  • http://noodlesjournal.wordpress.com/2008/04/18/moon-pal… Nella quarta di copertina Guido Fink definisce Auster «l’ultimo classico americano», e non si può che essere d’accordo se si pensa a queste sue storie “dickensiane” (si legga an ...(continue)

    http://noodlesjournal.wordpress.com/2008/04/18/moon-pal…

    Nella quarta di copertina Guido Fink definisce Auster «l’ultimo classico americano», e non si può che essere d’accordo se si pensa a queste sue storie “dickensiane” (si legga anche Mr. Vertigo), che sfoderano un ottocentesco gusto del racconto attraverso un uso della prima persona che amo molto. L’io narrante di Auster sottolinea sempre con insistenza la natura “letteraria” della vicenda, il rispecchiamento/confronto tra la vita e l’arte che la racconta (necessariamente a posteriori). La tipica ossessione austeriana tra finzione e realtà, romanzo e vita, viene assoggettata nell’identità dello scrittore/personaggio posto in un’interzona tempo-spaziale mai del tutto definita, una stazione metafisica da cui però il soggetto può muoversi con disinvoltura attraverso le pagine-tempo del libro.
    Moon Palace è un romanzo di formazione in cui la vicenda di Marco Stanley Fogg (e i nomi non sono scelti mai a caso) è messa in moto dall’elemento basilare della cosmogonia dello scrittore americano: il Caso. Eppure stavolta sembra che a muovere quei suoi fili vi sia qualcosa di più profondo, quasi teleologico, in questa storia di padri e di figli, di paternità letteraria e biografica, in un rispecchiamento duplice, triplo, da creare delle fantastiche vertigini estetiche. Ma, a differenza della freddezza un po’ intellettuale della Trilogia (che pure ho amato molto), Moon Palace riscopre (come altri Auster) la componente emozionale (il rapporto tra Marco e Kitty è raccontato con la dolcezza della quotidianità di un sentimento), senza mai cedere al melodramma.
    L’unico aspetto che mi secca, è non aver ancora trovato IL capolavoro austeriano, tra quelli letti, nonostante la goduria tipica che mi coglie ogni volta che trovo uno scrittore che sento tanto (o forse proprio per questo). Per ogni suo romanzo mi resta sempre un mezzo punto mancante, una quisquilia che mi impedisce di dargli il massimo dei voti; e non, sia chiaro, per difetti da imputare allo scrittore, ma solo perché non scatta a pieno quel clic che segna la differenza tra un romanzo magnifico e un romanzo del cuore.

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    Noodles said on Jul 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Noioso! Sì,va bene la ricerca delle nostre origini, la conoscenza del nostro io, il caso che governa i nostri incontri....e poi la città,la frontiera, il deserto....insomma....che palle!!!

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    Elfo said on Mar 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E' sempre meraviglioso leggere Paul Auster. Nelle sue righe c'è l'America, la strada, ma soprattutto la vita. Moon palace è la ricerca delle proprie radici, perché quello che siamo parte tutto da dove si viene.

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    gomi said on Jul 1, 2013 | Add your feedback

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