Il palazzo della mezzanotte

Di

Editore: Mondolibri

3.3
(4362)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 299 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Inglese , Olandese , Polacco , Portoghese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Arpaia

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    La recensione di Universi Incantati

    Vorrei riuscire a cominciare questa recensione senza osannare Zafón ma non ci riesco.
    Sono passati anni da quando l'ho conosciuto con "L'ombra del vento" e ho iniziato a seguirlo leggendo "Il gioco de ...continua

    Vorrei riuscire a cominciare questa recensione senza osannare Zafón ma non ci riesco.
    Sono passati anni da quando l'ho conosciuto con "L'ombra del vento" e ho iniziato a seguirlo leggendo "Il gioco dell'angelo", "Il principe della nebbia" e "Marina". Era subito rientrato tra i miei autori preferiti e nell'incetta delle sue opere, "Il Palazzo della Mezzanotte" è rimasto a prendere polvere nel mio scaffale per diversi anni. Troppi.
    Presa com'ero dalla creazione dei miei mondi e dalle letture degli emergenti l'ho lasciato in disparte, ma il detto "lontano dagli occhi, lontano dal cuore" non è mai stato il mio caso, e il concetto vale anche per questo libro; è stato il primo e unico romanzo che mi è venuto in mente quando ho letto la scaletta della sfida di lettura! Insomma, sono una fan di Zafón.
    Dopo tutti questi anni di auto-costretta attesa, "Il Palazzo della Mezzanotte" ha deluso o rispettato le mie aspettative?

    Sono stata travolta, come se il treno infuocato dell'immagine di copertina fosse fuoriuscito.
    Gli elementi tipici dello stile narrativo di Zafón mi hanno investito dei più diversi sentimenti, tutti schiavi della passione: la tensione per il mistero che s'infittisce, l'adrenalina delle scene d'azione, la paura "gotica" per l'ignoto, gli intrighi del passato e gli amori maledetti... impossibile non divorare il libro pagina dopo pagina.

    L'atmosfera rientra nel genere di solito trattato da Zafón, ma in particolare condivide con "Il Principe della Nebbia" la scelta dei protagonisti adolescenti (qui ce ne sono molti di più, per un totale di otto) e i temi dell'amicizia e della famiglia che sorpassano quello dell'amore di coppia.
    Verrebbe da pensare che si tratti anche di un romanzo di formazione, ma qui non c'è la magia, il riscatto, né un'evidente evoluzione personale: la visuale di Zafón è quasi sempre fondata sul cinico realismo, e il percorso in cui si muovono i protagonisti è rischioso come la vita vera, fatta anche di sogni infranti e false speranze.
    L'epilogo risolve il mistero della storia, ma non si pone come obiettivo quello di risolvere i misteri della vita; nessuna morale, solo emozioni e sentimenti. Cosa succede a Ben, dopo, possiamo solo intuirlo, o magari sognarlo, sperarlo con lui; il lettore si trasforma in autore disegnando il futuro dei personaggi che Zafón è riuscito a incastonargli nel cuore.
    Non c'è coinvolgimento più totale di questo.

    La maggiore differenza rispetto alle opere a cui l'autore spagnolo ci ha abituato, è che ne "Il Palazzo della Mezzanotte" l'ambientazione non è Barcellona, ma Calcutta. All'inizio mi ha un po' disorientato (non avevo riletto la trama!) e, a essere sincera, fatto storcere anche il naso, ma mano a mano che proseguivo la lettura non ho rimpianto le gloriose cattedrali e le strade europee: il fascino gotico (maledetto e spettrale) si ritrova, incredibilmente, anche qui: nell'orfanotrofio St. Patrick, nei vicoli della città nera, nel palazzo in cui si ritrovano i ragazzi della Chowbar Society, nella stazione distrutta dall'incendio, in una fantastica casa...

    Esatto: "fantastica". Perché, come sempre, il noir di Zafón si amalgama con elementi sorpannaturali, con inquietanti presenze, spiriti tormentati, angeli e demoni, toccando anche il genere horror con scene di trucida violenza.
    Sono cresciuta, sono passati anni dall'ultima volta in cui ho letto uno dei libri di Zafón, ma leggere una sua opera, specie la sera, circondata dal buio, mi causa ancora tensione e il timore di avere un incubo la notte!
    Al tempo stesso sa anche commuovermi: la tenerezza di Ben e Sheree che si ritrovano dopo sedici anni, l'iperprotettività della nonna Aryami, il legame del direttore dell'orfanotrofio con i ragazzini con cui è costretto a separarsi, la solidarietà e la solidità dell'amicizia tra i sette/otto della Chowbar Society, e persino i barlumi di lucidità nella follia dell'antagonista.
    Il fatto che il libro sia scritto dal punto di vista di uno dei membri della Chowbar Society, Ian, coinvolge maggiormente nella storia dei gemelli Ben e Sheree, poiché attraverso le sue parole e il suo sguardo emergono i suoi sentimenti, ed è come se rafforzassero quelli che si formano, nel lettore, quando legge le parti scritte in terza persona. Il libro è infatti scritto con due tecniche: ci sono pagine d'intermezzo scritte in prima persona da Ian che si alternano ai capitoli narrati in terza persona in una visuale impersonale. Potrebbe sembrare fuorviante e destabilizzante, all'inizio, ma una volta abituati si diventa curiosi di conoscere ciò che pensa Ian davanti a certe rivelazioni.

    Anche in questo romanzo si nota l'amore reverenziale di Zafón per i libri: non manca il personaggio che scrive, con le frasi che sono come enigmi da risolvere dove le lettere si trasformano in giochi di parole. La prosa stessa di Zafón è ancora una volta affascinante, capace di rinnovare il mio amore per la scrittura e le parole che lui abilmente intreccia quasi fossero fili di un tessuto che ricamano una frase e la legano a un concetto. Il risultato finale è pura poesia.

    L'epilogo è straziante, disarmante: ho pianto come una fontana.
    Ed ero in giro.
    Ma mi piace così: adoro il modo in cui mi travolgono le storie di questo autore perché sono un tipo passionale e desidero vivere queste emozioni sulla mia pelle; in fondo è questo che cerco in un libro.
    Perciò, in casi del genere cinque stelle non bastano.
    Chi è passionale non può contenersi.
    Voglio leggere un altro suo libro, immediatamente!

    Questa e altre recensioni su Universi Incantati
    http://valentinabellettini.blogspot.com

    ha scritto il 

  • 3

    Un altro testo di Zafòn che ci conduce in un’ambientazione insolita e diversa.La storia comincia con la narrazione di uno dei personaggi Ian, già adulto, che ormai da anni vive in Inghilterra e lavora ...continua

    Un altro testo di Zafòn che ci conduce in un’ambientazione insolita e diversa.La storia comincia con la narrazione di uno dei personaggi Ian, già adulto, che ormai da anni vive in Inghilterra e lavora come medico; è lui a richiamare alla memoria gli eventi perché non se ne perda traccia. Rappresenta la memoria narrante di una cara amicizia, che ha sempre legato tutti i personaggi.La storia vede protagonisti dei ragazzi, tutti ugualmente importanti e fondamentali nello svolgimento della trama. Roshan, Isobel, Siraj, Seth, Michael, Ian e Ben: sono i membri della Chowbar Society e ospiti dell’orfanotrofio Saint Patrick. Non fanno altro che riunirsi di notte all’interno di un edificio abbandonato chiamato ‘Il Palazzo della Mezzanotte’, per raccontarsi a vicenda le storie di fantasmi, che la città nera di Calcutta nasconde… fino allo svelarsi di un inquietante mistero. Orfani di vita, nasce fra di loro una profonda amicizia e soprattutto il bisogno di un’unica missione, quella di affrontare il pericolo sempre insieme. L’amicizia diventa un valente sostituto della famiglia.La narrazione è fascinosa e misteriosa, dona una anima ad una Calcutta a tinte gotiche. La sintassi è semplice nelle descrizioni e mette in risalto, a volte, un’estrosa ebbrezza poetica.Rispetto al primo capitolo della trilogia manca però quel brivido che – personalmente – non mi ha suscitato un coinvolgimento pieno e totale.

    ha scritto il 

  • 1

    Letto in lingua originale per esercitare un po' lo spagnolo, e nonostante la mia attenzione fosse tutta rivolta alla lingua è riuscito ad annoiarmi comunque. Zero empatia con i personaggi. Se l'avessi ...continua

    Letto in lingua originale per esercitare un po' lo spagnolo, e nonostante la mia attenzione fosse tutta rivolta alla lingua è riuscito ad annoiarmi comunque. Zero empatia con i personaggi. Se l'avessi letto in italiano non l'avrei neanche finito.

    ha scritto il 

  • 2

    Purtroppo lo abbandonato, non ci sono riuscita ad andare oltre a pagina 86, perché nemmeno questo riesce a tenermi incollata come Marina. NO non mi aspetto che sia la stessa cosa, sia chiaro, ma se un ...continua

    Purtroppo lo abbandonato, non ci sono riuscita ad andare oltre a pagina 86, perché nemmeno questo riesce a tenermi incollata come Marina. NO non mi aspetto che sia la stessa cosa, sia chiaro, ma se una cosa non mi convince dopo un po non riesco a continuare.

    ha scritto il 

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