Il panettone non bastò

Scritti, racconti e fiabe natalizie

Di

Editore: Mondadori

3.8
(165)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 178 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804534788 | Isbn-13: 9788804534785 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Lorenzo Viganò ; Illustrazione di copertina: Dino Buzzati

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Trentatré racconti che, a partire dagli anni Trenta alla morte, Buzzati dedicòal Natale: c'è il ricordo del suo primo Natale adolescenziale senza il padre,una riflessione sulla tecnica dei regali, una fiaba illustrata dallo stessoscrittore bellunese. E ancora, il racconto scritto a bordo dell'incrociatoresu cui Buzzati prestava servizio come inviato di guerra, una poesia su GesùBambino. Ne risulta un lungo viaggio nel mondo di un grande scrittoreattraverso la lente di un argomento che lo ha sempre stimolato, offrendogli lospunto per considerazioni più ampie. Una raccolta di pagine toccanti chedisegnano il ritratto di un uomo e della sua vita, svelata attraversoabitudini, contraddizioni e meraviglie del Natale.
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    Articoli, riflessioni personali sul Natale da parte di un uomo schivo e profondo, intelligente e mai banale. Il Natale : festa religiosa e intima, una festa di famiglia, dove tutto si condensava in q ...continua

    Articoli, riflessioni personali sul Natale da parte di un uomo schivo e profondo, intelligente e mai banale. Il Natale : festa religiosa e intima, una festa di famiglia, dove tutto si condensava in quell’attimo magico in cui il papà, dopo aver fatto il presepe, mette nella mangiatoia il bambinello, convinto che i bambini siano a letto; e invece loro sono lì che , magari da uno spiraglio della porta bevono quel momento magico che unisce, attraverso l’Amore, l’uomo alla Divinità. Buzzati, che non amava il Natale consumistico e mondana, esprime attraverso le sue parole quei valori che sempre si tramandano e che non hanno età : la pace, la comunione, la spiritualità, il calore della famiglia. E’ una lettura che ti regala piccole emozioni!!

    ha scritto il 

  • 4

    "Che cosa orribile essere stranieri e senza uno sguardo d'amore nel cuore della festa".

    In questa raccolta di racconti c'e' tutto il Natale, tutto quello che rappresenta e ha rappresentato in passato per noi, una non tanto velata critica all'eccessivo slancio di bonta'che ci pervade in q ...continua

    In questa raccolta di racconti c'e' tutto il Natale, tutto quello che rappresenta e ha rappresentato in passato per noi, una non tanto velata critica all'eccessivo slancio di bonta'che ci pervade in questi giorni e che ci abbandona gia' il giorno di Santo Stefano, ci sono la nostalgia e il senso di malinconia che ci pervadono al ricordo delle festivita' passate, quando avevamo magari accanto persone che la vita e il destino ci hanno strappato via per sempre, c'e' un'accusa contro noi stessi per aver trasformato questa festa religiosa in una baraonda consumistica con tanto di sperpero di denaro per quintali di cibo che viene automaticamente gettato via e regali spesso inutili, c'e' la tristezza di chi e' solo, di chi vorrebbe che il Natale non arrivasse mai.
    Brevi racconti e testimonianze di vita a volte malinconici, a volte commoventi, a volte surreali che riflettono un mondo che non esiste piu' e che si vorrebbe tanto poter riportare in vita.

    "Si, visto di la', Natale non era piu' incantesimo bonta' poesia, significava soltanto soldi smania eccitazione ambizione esibizione emulazione moda lusso affanno, visto di la' sembrava una popolazione inseguita che cercasse scampo, visti di la' uomini e donne avevano la faccia di persone inquiete, una istrionico totale frenesia. In via Ventilabro, Natale appariva la cosa piu' strana e stupidissimo il fermento l'agitazione la febbre della gente fuori, di tutti gli altri, come se l'umanita' fosse impazzita e si affannasse dietro il vento."

    ha scritto il 

  • 4

    Dino Buzzati non amava particolarmente il Natale. Di solito lo viveva in famiglia, sobriamente, pur senza il tradizionale scambio dei regali, e molto spesso -il 25 dicembre- lavorava, sia nella redaz ...continua

    Dino Buzzati non amava particolarmente il Natale. Di solito lo viveva in famiglia, sobriamente, pur senza il tradizionale scambio dei regali, e molto spesso -il 25 dicembre- lavorava, sia nella redazione del suo giornale, sia all’estero come inviato.

    Non deve stupire tuttavia che per tanti anni si sia occupato di raccontarlo, il Natale: da cronista, da attento osservatore del costume che cambia, da poeta. In fondo si muoveva nel solco, tipicamente anglosassone, che dall’800 ci ha regalato pezzi superbi sulle festività natalizie. Un autore su tutti: Dickens.
    Al contrario di Dickens però il Natale di Buzzati difficilmente porta al lieto fine. In un paio di racconti contenuti in questa raccolta s'intravede persino la Piccola Fiammiferaia, forse la più feroce tra le fiabe natalizie. E’ il Natale dolente di tanti anziani soli e spaesati, perché la solitudine non si allevia, bensì s’ingigantisce in questo momento dell’anno. Oppure è il Natale di guerra, sotto le bombe o in mezzo al mare su una nave della marina militare.

    Non mancano infine le sue favole spiazzanti e tenere, mai banali o prevedibili e in un racconto c’è persino un invito a genitori/educatori a continuare a leggere ai bambini storie di fantasia, strappandoli almeno per qualche momento all’atmosfera asettica della realtà, a ciò che appartiene al regno della scienza e basta.
    “Buttate al fuoco tutti i libri delle fiabe che con le streghe, gli orchi, i lupi, i Barbablù li terrorizzavano, lasciando nei loro animi teneri e innocenti ombre sinistre che poi non bastava un’intera vita a cancellare. E guardatevi bene dal raccontargli storie di spiriti, fantasmi, apparizioni: i bimbi potrebbero averne un duro choc con ripercussioni incalcolabili nel profondo della loro psiche. […] Sono mai stati fotografatigli elfi e gli gnomi? O esistono dischi fonografici con discorsi in italiano di grilli, volpi, bisce e così via? E allora, perché insistere in queste stupidaggini? Ma sì seguiamo i consigli della pedagogia moderna, facciamone dei ragazzi con la testa sulle spalle, senza ridicole illusioni, senza paura del buio: battericamente puri, raziocinanti, asettici, vitaminici, insensibili alle angosce della notte. […] Togliamo loro il soprannaturale, il mistero, il favoloso, la fantasia, prima che ci si affezionino. Procuriamogli così delle sane notti senza sogni, quindi molto più riposanti. Sì, perdio, facciamone degli abominevoli cretini.
    Ricaviamone degli uomini piatti e squallidi, desolati come un menu vegetariano, in perfetta regola con la ragione e con la scienza e perciò orribilmente malinconici. Promuoviamo con la valida guida degli psicologi moderni una generazione di gelidi imbecilli presuntuosi. “

    Che dire? Buzzati andrebbe annoverato tra i grandi della pedagogia: tra quelli della letteratura e del giornalismo -sebbene raramente sponsorizzato- c’è già.

    ha scritto il 

  • 4

    “E per Natale tu, a casa, cosa fai?”
    “Mah, pensavo di fare il solito albero, ma Giantomaso e Almachiara, i miei più piccoli, si sono messi a contestarlo, dicono che a Mao assolutamente non piace. Pens
    ...continua

    “E per Natale tu, a casa, cosa fai?”
    “Mah, pensavo di fare il solito albero, ma Giantomaso e Almachiara, i miei più piccoli, si sono messi a contestarlo, dicono che a Mao assolutamente non piace. Pensavo di fare un presepio, ma sembra che le punte più avanzate del Concilio lo abbiano messo in quarantena. Pensavo di mettere qualche ghirlanda d’argento, qualche palla di vetro, qualche candelina, e così via, almeno nell’angolo dove alla vigilia si ammucchiano i regali ma Pierfrancesco, il mio secondo, dice che è un rito schifosamente consumistico. Pensavo, sopra e intorno al caminetto, di mettere in mostra i “christmas card” ricevuti, ce ne sono di divertenti da morire, ma Giorgiopaolo, il mio grandicello, dice che Mancuse è contrario. Pensavo, sulla terrazza, fuori, di costruire un bel Babbo Natale con la neve, ma il colonnello Bernacca dice che per Natale la neve non verrà.”
    “E allora?”
    “Niente. Pulirò i vetri.”

    [Dino Buzzati, Decorazioni natalizie, Corriere della Sera, 13 dicembre 1969]

    ha scritto il 

  • 4

    Parecchi articoli, la maggior parte dei quali apparsi sul Corriere della Sera, riguardanti il Natale. Interessante notare il filo che li lega tutti e cioè quella festa che nello spazio e nel tempo ha ...continua

    Parecchi articoli, la maggior parte dei quali apparsi sul Corriere della Sera, riguardanti il Natale. Interessante notare il filo che li lega tutti e cioè quella festa che nello spazio e nel tempo ha ripudiato le proprie origini povere, tranquille e resta solo un giorno di assurda bontà, calato tra i restanti giorni della vita frenetica e densa di cattiveria.

    ha scritto il 

  • 2

    Un Buzzati su commissione

    Prestatomi da un'amica buzzatiana, è stato un passatempo del periodo festivo natalizio. Sono per la maggior parte articoli scritti dal nostro in occasione del Natale su vari giornali per i quali ha co ...continua

    Prestatomi da un'amica buzzatiana, è stato un passatempo del periodo festivo natalizio. Sono per la maggior parte articoli scritti dal nostro in occasione del Natale su vari giornali per i quali ha collaborato e risentono di questa origine su commissione. Ovviamente il livello dei vari pezzi è molto diverso anche perché coprono un periodo che va dagli anni trenta ai primi anni settanta, tuttavia in tutti è presente lo scrittore curioso della cronaca e della gente che la abita e sempre ironico, spesso fino al surreale. Interessante la prefazione del curatore che illumina il modo in cui Buzzati viveva questa Festa; non resta che un esercizio da fare nel compare ciò che emerge da quelle lontane cronache con l'attuale schizofrenico modo in cui la nostra società occidentale vive il Natale.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mio terzo libro di Buzzati.
    Questo è diverso, un'antologia ricca di racconti sul Natale.
    Quasi tutti mi sono piaciuti. Molto curata la prefazione che spiega dettagliatamente lo stato psicologico de ...continua

    Il mio terzo libro di Buzzati.
    Questo è diverso, un'antologia ricca di racconti sul Natale.
    Quasi tutti mi sono piaciuti. Molto curata la prefazione che spiega dettagliatamente lo stato psicologico dell'autore nei suoi vari racconti.
    Ritorna anche qui il tema principale del Buzzati "l'attesa" deve essere la sua parolina magica...e poi tanta melanconia e anche paranoia...Eppure nonostante il male di vivere scrive in modo semplice ma efficacemente geniale.

    ha scritto il 

  • 4

    In questi 33 racconti sul Natale (scritti a partire dagli anni ’30 fino alla morte di Buzzati) c’è il ricordo dell’adolescenza senza padre, una fiaba illustrata da lui stesso, una poesia su Gesù Bamb ...continua

    In questi 33 racconti sul Natale (scritti a partire dagli anni ’30 fino alla morte di Buzzati) c’è il ricordo dell’adolescenza senza padre, una fiaba illustrata da lui stesso, una poesia su Gesù Bambino, la struggente malinconia del primo Natale senza la madre; c’è una riflessione sulla tecnica dei regali e quella del presepe, un racconto scritto a bordo dell’incrociatore su cui prestava servizio come inviato di guerra oppure un insolito Natale ad Addis-Abeba; c’è la denuncia del consumismo sfrenato, il rifiuto della “bontà ad orologeria”, della superficialità, dell’ipocrisia.
    Buzzati è arguto, amaro, realista, burbero, forse un po’ cinico, ma anche fantasioso, sensibile, perfino candido.
    Buon Natale a tutti!

    Che scherzo!

    E se poi venisse davvero?
    Se a quell’ora precisa
    mentre la nebbia oppure la pioggia nera
    oppure comunque le caligini il fetido l’incubo nero
    della notte sopra la pianura dell’umidità e dell’espansione economica
    l’arcipelago delle luminarie
    sempre più denso verso il centro
    specialmente i cinema i bar le stazioni di servizio
    e poi nel cuore della città
    la massima concentrazione di luci
    di lusso di soldi di gioia di vizio
    se nei palazzi cascine falansteri
    attraverso le illusioni e i misteri
    lui davvero venisse?
    Che scherzo pericoloso, eh?

    Perché dicono dicono ma
    non ci crede più nessuno.
    Il proprietario del magazzino fumoso
    di articoli da regalo
    non ci crede, e ne ride bonario
    con le clienti in visone
    anche il negoziante di giocattoli
    sollevato dall’andamento straordinario
    degli affari nonostante la recessione.

    Non ci crede il capofamiglia
    né lo scapolo né il coniugato
    né il vecchio zio né la figlia,
    neppure la mamma sebbene
    tenendoli sulle ginocchia
    abbia dettato ai bambini le lettere
    col presepio e il bordo dorato
    destinazione Paradiso
    in franchigia, senza riflettere
    al rischio della mistificazione.

    Non ci crede neanche don Saverio
    il buon prevosto della parrocchia
    non basta infatti la fede
    per prendere veramente sul serio
    questa antica superstizione.

    E neppure ci credono i bambini
    che avrebbero sufficiente ingenuità
    voglia di miracoli, di fantasia
    di mostri, di favole, ma
    ci fu quel sorriso speciale
    della mamma così ambiguo e allora
    nacque in loro l’ipocrisia
    per la prima volta, con la paura
    tipicamente italiana
    di passare per cretini.

    Neanche loro dunque ci credono più
    che alla mezzanotte del venti-
    quattro carico di regali
    in carte d’oro e d’argento
    fra un grande sbattere d’ali
    (ci saranno anche gli angeli, no?)
    arriva il Bambino Gesù.

    E se invece venisse per davvero?
    Se la preghiera, la letterina, il desiderio
    espresso così, più che altro per gioco
    venisse preso sul serio?
    Se il regno della fiaba e del mistero
    si avverasse? Se accanto al fuoco
    al mattino si trovassero i doni
    la bambola il revolver il treno
    il micio l’orsacchiotto il leone
    che nessuno di voi ha comperati?
    Se la vostra bella sicurezza
    nella scienza e nella dea ragione
    andasse a carte quarantotto?
    Con imperdonabile leggerezza
    forse troppo ci siamo fidati.

    E se sul serio venisse?
    Silenzio! O Gesù Bambino
    per favore cammina piano
    nell’attraversare il salotto.
    Guai se tu svegli i ragazzi,
    che disastro sarebbe per noi
    così colti così intelligenti
    brevettati miscredenti
    noi che ci crediamo chissà cosa
    coi nostri atomi coi nostri razzi.
    Fa piano, Bambino, se puoi.

    ha scritto il 

  • 4

    4 stelline perchè Buzzati è sempre Buzzati. Però forse mi aspettavo qualcosa di più. Sarà per il mono-tema, sarà perchè orami sono abituato agli alti livelli dell'autore, sarà...
    Vabbè comunque alcune ...continua

    4 stelline perchè Buzzati è sempre Buzzati. Però forse mi aspettavo qualcosa di più. Sarà per il mono-tema, sarà perchè orami sono abituato agli alti livelli dell'autore, sarà...
    Vabbè comunque alcune pagine di profonda conoscenza dell'animo umano e di sano cinismo ci sono.
    Buona lettura

    ha scritto il 

  • 4

    leggetevi "Troppo Natale"

    Questo libro, in linea di massima non il più riuscito dell'autore, ovviamente, per me ha un fascino particolare.
    Alle elementari c'era nel mio libro di lettura di scuola il succitato racconto. Non ric ...continua

    Questo libro, in linea di massima non il più riuscito dell'autore, ovviamente, per me ha un fascino particolare.
    Alle elementari c'era nel mio libro di lettura di scuola il succitato racconto. Non ricordavo di chi era, ma ne ricordavo perfettamente lo stile e i protagonisti e a decenni di distanza, contro ogna aspettativa, l'ho finalmente intercettato e riletto.
    Da piccola mi ispirò pensieri malinconici sul Natale, oggi anche di più, pensando che non siamo utenti , ma clienti o peggio ancora consumatori...
    Ci dovremmo indignare ad essere chiamati così, mentre invece ci beiamo come pecore di perseguire l'acquisto dell'ultima imperdibile boiata. Intendiamoci, consumo anche io come tutti, ma dovremmo forse considerare che è un mezzo non un fine il farlo.

    ha scritto il 

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