Il paradiso degli orchi

Di

Editore: Feltrinelli (I canguri)

4.1
(12449)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 202 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8807700123 | Isbn-13: 9788807700125 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Yasmina Melaouah

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Mistero & Gialli

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  • 4

    Un piccolo capolavoro di ironia, sagacia e narrazione brillante. La storia è originale e Pennac l'arricchisce con la decisa nota creativa dei suoi peronaggi. Il libro che apre il ciclo Malaussène non ...continua

    Un piccolo capolavoro di ironia, sagacia e narrazione brillante. La storia è originale e Pennac l'arricchisce con la decisa nota creativa dei suoi peronaggi. Il libro che apre il ciclo Malaussène non permette al lettore di abbandonarlo, ma lo invita a proseguire nella lettura dei racconti successivi. Da non perdere.

    ha scritto il 

  • 3

    Malaussene, di mestiere Capro espiatorio nei Grandi Magazzini è il più grande di una strampalata famiglia con una madre assente, un padre che boh, una sorella genio, una sensitiva, due fratelli e un ...continua

    Malaussene, di mestiere Capro espiatorio nei Grandi Magazzini è il più grande di una strampalata famiglia con una madre assente, un padre che boh, una sorella genio, una sensitiva, due fratelli e un cane. Da corollario a questo simpatico guazzabuglio di personaggi trova posto anche Theò impiegato gay dei grandi magazzini che si occupa dei vecchietti, la super formosa giornalista zia Julia e altri strambi (non poteva essere diversamente) colleghe e colleghi. La normale (se così vogliamo chiamarla) routine della sua vita viene scossa da una serie di esplosioni nei Grandi Magazzini che mietono vittime e terrore. Allegro ma non troppo, serio ma con ironia, fantasioso senza dubbio, una lettura resa scorrevole e "leggera" da una scrittura fluida e piacevole.

    ha scritto il 

  • 0

    Pennac è stato l'autore che ha migliorato il periodo durante il quale avrei dovuto studiare per la maturità. Piuttosto che passare ore e ore sui libri scolastici, ho preferito divorare la saga dei Mal ...continua

    Pennac è stato l'autore che ha migliorato il periodo durante il quale avrei dovuto studiare per la maturità. Piuttosto che passare ore e ore sui libri scolastici, ho preferito divorare la saga dei Malaussene. Sinceramente, non ho alcun rimorso!
    L'autore, con un'intelligenza rara, è in grado di inserire, in un contesto assurdo e iperbolico, la realtà quotidiana delle banlieue parigine. Egli non tralascia nessuno: i francesi che non si lasciano trasportare dal razzismo e continuano ad amare il proprio quartiere, i giovani spacciatori nordafricani, i bambini, gli anziani, slavi con la passione per la letteratura latina che si ritrovano a guidare autobus.
    La tribù dei Malaussene è composita e adorabile: è costituita da una serie di personaggi mitologici con nomi improbabili come È Un Angelo oppure Signor Malaussene. Ognuno ha il proprio ruolo e la propria ragione di esserci, anche se, dopotutto, ciò che tiene le redini del destino della tribù è il Caso. Tutto ciò che avviene nei quattro romanzi, si presenta senza un motivo. Non è una punizione "provvidenziale", non è legata alla perfidia di altri uomini. Avviene a Benjamin perché lui è il capro espiatorio, è la sua natura quella di attrarre ogni tipo di sfighe possibili. E non può farci (quasi) nulla.

    ha scritto il 

  • 5

    Il primo Pennac non si scorda mai

    Pennac, che penna! Impeccabile, vivace, ironico. Davvero una rivelazione. La storia non ha nulla di eclatante; sono i personaggi la sua forza. Molto ben caratterizzati, ci si innamora di ognuno di ess ...continua

    Pennac, che penna! Impeccabile, vivace, ironico. Davvero una rivelazione. La storia non ha nulla di eclatante; sono i personaggi la sua forza. Molto ben caratterizzati, ci si innamora di ognuno di essi. Tutti un po' sfortunati, ma rassegnati e decisi a vivere la propria vita al meglio. Soprattutto restando uniti. La storia è quella di un giovane uomo dal lavoro improbabile, capofamiglia di un mucchio di fratelli. La madre dispersa nel suo egoismo, i padri, tutti diversi e sconosciuti, e lui, Malaussène, a occuparsi dei fratelli minori. Giovane anch'esso, ma non come loro, e allora ecco che li educa e li distrae, manda avanti la baracca come può. Una famiglia con un cane, che è il secondo capofamiglia, e alcuni amici molto presenti. Alla fine la storia è proprio questa. Indipendentemente dalle bombe, dalle storie di orchi Natale, dal lavoro di capro espiatorio, la storia tratta l'amore per la propria famiglia. Magnifico nella sua semplicità. Una perla imperdibile.

    ha scritto il 

  • 2

    Un autore nuovo nella mia libreria questa settimana: Daniel Pennac, francese. Il libro che ho scelto per iniziare a leggere questo autore è “Il paradiso degli orchi“, il primo giallo che apre il cosid ...continua

    Un autore nuovo nella mia libreria questa settimana: Daniel Pennac, francese. Il libro che ho scelto per iniziare a leggere questo autore è “Il paradiso degli orchi“, il primo giallo che apre il cosiddetto ciclo di Belleville, che ha come protagonista Benjamin Malaussène, professione “capro espiatorio”, e la sua famiglia.
    Sì… vi starete chiedendo che cavolo di lavoro sia il “capro espiatorio”! Ed ecco che vi spiego: il caro e buonissimo Malaussèn si accolla praticamente tutte le colpe dei malfunzionamenti degili elettrodomestici del Grande Magazzino dove lavora. La cosa si svolge sempre allo stesso modo: il capo lo chiama in ufficio dove gli fa un cazziatone (finto) a regola d’arte per impietosire il cliente e ritirare la lamentela.
    In realtà il ruolo di capro espiatorio o di “Santo”, se così possiamo chiamarlo anche, dato che ci vuole una bella pazienza per sopportare le lamentele dei clienti, è una cosa che gli viene naturale da quando è piccolo. La madre, infatti, dalla tenera età di 14 anni se ne va in giro a procreare con il tipo di turno, partorisce e poi affida i pargoletti a Ben, che è il primogenito. Sono cinque fratelli più il cane Julius.

    La storia si svolge ai limiti dell’assurdo ed è ricca di umorismo in pieno “stile Benni” (se non avete mai letto Stefano Benni vi consiglio il bellissimo “Saltatempo”), ma più esasperata, o almeno per me è stata così. Il mistero che circonda le esplosioni che avvengono nel Grande Magazzino si alterna a scene di vita familiare.

    A me personalmente non è piaciuto molto. Sarà che il mio primo amore è Stefano Benni e non posso amare due cose simili!! Sicuramente continuerò con il ciclo di Belleville e a dare un’altra possibilità a Pennac.
    Mi sento, nonostante alcune critiche fatte, di consigliarvi la lettura di questo libro. Le pagine scorrono velocemente e la voglia di risolvere il mistero vi terranno incollati fino alla fine.

    ha scritto il 

  • 3

    Malaussène, professione capro espiatorio....
    Ironico , divertente , ricercato.
    Un romanzo beffardo, piacevole, dissacrante.
    Un racconto giallo, thriller, sicuramente carico di umorismo, ma anche una ...continua

    Malaussène, professione capro espiatorio....
    Ironico , divertente , ricercato.
    Un romanzo beffardo, piacevole, dissacrante.
    Un racconto giallo, thriller, sicuramente carico di umorismo, ma anche una occasione per affrontare tanti altri temi etico-sociali importanti...
    Personaggi particolari e ben strutturati inseriti in una trama ricca di intrecci, situazioni bizzarre e un po' grottesche.
    
Anche se ricco di riferimenti e citazioni lo stile di Pennac rimane scorrevole e piacevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so quasi cosa scrivere. Bellissimi personaggi, particolarmente apprezzata la trama, stramba la famiglia e il contorno, bellissimi i ritratti dei personaggi. Ma per le 5 stelline è mancato qualcosa ...continua

    Non so quasi cosa scrivere. Bellissimi personaggi, particolarmente apprezzata la trama, stramba la famiglia e il contorno, bellissimi i ritratti dei personaggi. Ma per le 5 stelline è mancato qualcosa...

    ha scritto il 

  • 4

    Pur adorando Pennac e avendo divorato e profondamente amato molti dei suoi libri, non sono mai riuscita a leggere la saga dei Malaussène: ogni volta che ho iniziato "Il paradiso degli orchi" ho desis ...continua

    Pur adorando Pennac e avendo divorato e profondamente amato molti dei suoi libri, non sono mai riuscita a leggere la saga dei Malaussène: ogni volta che ho iniziato "Il paradiso degli orchi" ho desistito dopo una cinquantina di pagine. Non so bene perché, ma non mi è mai piaciuto lo stile, la quantità di dettagli e personaggi squinternati, e il mistero di fondo non mi interessava. Ecco, questa volta il libro sono riuscita a finirlo (forse un po' a fatica) perché, rispetto agli altri tentativi, è scattato qualcosa: ho iniziato a voler bene, davvero tanto, a Benjamin e ai suoi fratelli, e quando ci si affeziona ai personaggi di un libro si vuole continuare a stare in loro compagnia e ci si appassiona alle loro sorti, non importa quali. Ma soprattuto, questa volta ho iniziato ad apprezzare per davvero l'ironia dissacrante del protagonista (i suoi pensieri tra parentesi...) e a cogliere la profondità degli argomenti affrontati. È per questo che continuerò la saga e in un certo senso non vedo l'ora.

    ha scritto il 

  • 4

    Il capro espiatorio

    Benjamin Malausséne, il protagonista del romanzo, di professione fa il capro espiatorio in un grande magazzino di Parigi. Più volte al giorno viene chiamato dal suo capo nell'ufficio reclami e ne subi ...continua

    Benjamin Malausséne, il protagonista del romanzo, di professione fa il capro espiatorio in un grande magazzino di Parigi. Più volte al giorno viene chiamato dal suo capo nell'ufficio reclami e ne subisce una lavata di testa esemplare di fronte al cliente che di colpo esaurisce la sua foga e anzi, a poco a poco, comincia a provare compassione per la sciagurata sorte del povero dipendente che rischia il suo posto di lavoro... Ed immancabilmente ritira il suo reclamo.
    I giorni scorrono così tutti uguali fino a quando nel grande magazzino cominciano ad esplodere diverse bombe che mietono ogni volta una singola vittima. Ed ogni volta il nostro protagonista si trova nei paraggi catalizzando quindi su di se i sospetti dei colleghi e della polizia. Chi mai vorrà incastrarlo? E Perché?
    Questo è solo l'incipit della storia che comincia a tingersi di giallo e che come da tradizione verrà svelata a poco a poco fino alla classica conclusione con sorpresa.
    Ma la ricerca della verita non è la reale protagonista di questo romanzo; Pennac ci parla invece di una serie di temi piuttosto pesanti come la famiglia, l'aborto, l'integrazione razziale, ecc. E lo fa con uno stile al limite tra l'umoristico ed il dissacrante riuscendo così nell'intento di non annoiare e deprimere il lettore ed allo stesso tempo di trattare una serie di problematiche molto spinose della nostra società. Per far questo da vita ad una serie di personaggi veramente unici, balordi e carismatici che si muovono in situazioni a volte al limite del reale, quasi fossimo in un fumetto.
    Lo stile di Pennac è veramente scorrevole, veloce, a volte un po' difficile da seguire per via delle molte citazioni e allegorie, ma decisamente affascinante. O lo si ama o lo si odia, dice qualcuno.
    Questo è il primo romanzo di Pennac che leggo e devo dire che mi ha proprio convinto; ne seguiranno sicuramente degli altri.

    ha scritto il 

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