Il paradiso maoista

Collezione Dick - 25º Anniversario, 25

Di

Editore: Fanucci (Collezione Philip K. Dick. Edizione speciale per il 25º Anniversario (1982-2007))

2.9
(110)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 368 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8834712498 | Isbn-13: 9788834712498 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giuseppe Costigliola ; Illustrazione di copertina: Antonello Silverini ; Prefazione: Carlo Pagetti

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Il primo romanzo inedito di Philip K. Dick, scritto a 24 anni: la lenta scoperta, da parte di tre americani nella Cina maoista, di come le loro vite siano in realtà vuote e colme d'angoscia. Scritto nel 1952 da Dick, che ha già conosciuto un discreto successo e visto pubblicati numerosi racconti di fantascienza, "Il paradiso maoista" è un vero e proprio romanzo main stream,che descrive la claustrofobica vicenda di due uomini e una donna isolati dalla realtà e alienati uno dall'altro a causa dei loro passati. È il 1949 nella Cina post-rivoluzionaria: Verne Tildon e la giovane Barbara Mahler sono costretti a mettere da parte il risentimento reciproco e il senso di frustrazione che provano a causa della loro passata relazione e impegnarsi nel lavoro che è stato loro assegnato, consegnare un'azienda americana al nuovo governo cinese. Tra di loro si insinua la presenza di Carl Fitter, poco più che un ragazzo, il quale si troverà inconsapevolmente coinvolto nelle tensioni in atto tra i due, diventando l'amante di Barbara che però non riesce a liberarsi dei ricordi. Un romanzo la cui ambientazione politica è lo sfondo per il reale tema trattato: la lenta, triste morte degli ideali d'amore.
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  • 3

    Il libro d'esordio di Dick, scritto a 22 anni, è un romanzo troppo lungo, spesso pretenzioso, punteggiato di citazioni storiche, filosofiche e mitologiche, caratterizzato da un simbolismo fin troppo e ...continua

    Il libro d'esordio di Dick, scritto a 22 anni, è un romanzo troppo lungo, spesso pretenzioso, punteggiato di citazioni storiche, filosofiche e mitologiche, caratterizzato da un simbolismo fin troppo eloquente. Ciononostante, rimane di certo una lettura interessante per chi vuole conoscere a fondo l'autore (molti dei suoi temi ci sono già) e per capire che scrittore avrebbe potuto/voluto diventare, se l'editoria americana non avesse rifiutato i suoi romanzi mainstream. Ed è anche un libro scritto davvero bene.

    ha scritto il 

  • 0

    Nell’introduzione a questa edizione del romanzo d’esordio di Philip K. Dick ci sono tanti riferimenti letterari, molti dei quali sono validi per l’intera produzione di uno dei più grandi e, a mio pare ...continua

    Nell’introduzione a questa edizione del romanzo d’esordio di Philip K. Dick ci sono tanti riferimenti letterari, molti dei quali sono validi per l’intera produzione di uno dei più grandi e, a mio parere, sottovalutati scrittori del Novecente.
    Mi permetto di aggiungerne uno io. Quell’oriente apatico, in cui si è andati per cercare fortuna ma che è ora di abbandonare con la sensazione di non aver concluso nulla, mi ha ricordato le storie di William Somerset Maugham, con i personaggi che vanno lontano portandosi però dietro tutto di loro stessi tanto che la luminosità eccessiva, il caldo soffocante, l’immensità del paesaggio in cui il singolo si sente perso, fanno risaltare ancora di più le proprie vicende, e specialmente i propri problemi, personali.
    Vi è poi l’altro elemento tipico di Dick, che percorre tutta la sua opera, la presenza opprimente della Storia, in cui le singole storie devono trovare spazio. Quella Storia che, come i paesaggi di Maugham, fa da tornasole alle debolezze, alle aspirazioni, alle frustrazioni dei personaggi.
    Personaggi che, altro aspetto che ritorna in tutta l’opera di Dick di cui qui, malgrado le ingenuità e i manierismi del giovane scrittore, si possono trovare gli elementi in nuce, sono protagonisti di vicende che si svolgono nell’arco di pochi giorni, in cui accadono rivolgimenti enormi, qui c’è il passaggio di un impianto industriale dai capitalisti americani ai comunisti cinesi che sembrano destinati a essere i dominatori del futuro eppure non sembrano migliori di coloro che stanno rimpiazzando.
    L’ambiente, la Storia, il potere, i singoli che cercano di trovare la quadra alle proprie vite. Tutto Dick in un romanzo. Che ha i suoi limiti. Che forse convinse l’autore a evadere dall’ambientazione realistica (ma fino a che punto i paesaggi simbolici del romanzo possono definirsi tali) per raccontare le stesse storie mascherandole da fantascienza.
    Ma sempre con la sua attenzione al destino delle singole persone, perché si vede chiaramente che la grande Storia non interessa a Dick, sa che in genere un uomo o una donna possono fare ben poco nei riguardi di essa, e allora gli interessano le azioni piccole, perché anche un piccolo gesto può creare una nicchia di umanità quando attorno si scatena l’inferno.
    Romanzo ingenuo e di maniera? Forse. Ma del resto anche i grandi scrittori devono procedere per tentativi. E se si tiene conto di tutta l’opera successiva, e della grandezza di Dick, si può apprezzare anche questo suo esordio e tollerarne con affetto i limiti.

    ha scritto il 

  • 2

    salviamo solo il titolo

    Il peggior Philip K. Dick mai letto (forse il peggior P.K.D. mai pubblicato).
    A dodici anni (a venticinque in Italia) dalla morte dell'autore venne pubblicato questo romanzo giovanile inedito.
    Un balb ...continua

    Il peggior Philip K. Dick mai letto (forse il peggior P.K.D. mai pubblicato).
    A dodici anni (a venticinque in Italia) dalla morte dell'autore venne pubblicato questo romanzo giovanile inedito.
    Un balbettante Dick ventiquattrenne gioca a fare l'esistenzialista ripentendo tutti i clichè del genere, proiettando sugli incolpevoli attori del romanzo, troppo simile ad una convenzionale pièce teatrale, la propria vicenda personale,
    in un insapore e incolore racconto dallo smaccato tono autobiografico.
    Dialoghi banali che si avvitano in inteminabili scambi di invettive incrociate tra il paradigma dell'uomo cinico e opportunista,
    della donna ferita in cerca di rivalsa e del giovane e candido capro espiatorio.
    La mancanza di pudore che muove la bieca operazione commerciale, che celebra i venticinque anni dalla morte di un grande autore di genere,
    pubblicandone un romanzo giustamente ignorato dall'editoria, ferisce la memoria di Philip K. Dick e la stima dei suoi fedeli lettori.
    Dick è giustificato dall'ingenuità giovanile che lo spinse a scrivere un polpettone moraleggiante, ma chi potrà difendere la casa editrice,
    che, per far cassa a tutti i costi, lo pubblicò postumo?

    ha scritto il 

  • 1

    dick mah!?

    difficile trovare qualche pregio in questo romanzo giovanile, nonostante la prefazione benevola e indulgente (Pagetti ha scritto la prefazioni a diversi romanzi di D.)...
    il titolo e la frase sulla qu ...continua

    difficile trovare qualche pregio in questo romanzo giovanile, nonostante la prefazione benevola e indulgente (Pagetti ha scritto la prefazioni a diversi romanzi di D.)...
    il titolo e la frase sulla quarta di coperta inducono a un equivoco voluto, di cui l'editore dovrebbe rendere conto ai lettori...
    dialoghi che non si capisce dove vadano a parare, questi cinesi che non arrivano mai, se non nell'ultima manciata di pagine, i flashback del recente past, il jazz amato da Verne, Barbara che non si capisce bene cosa voglia...
    insomma un romanzo "fuori fuoco", ma da qualche parte doveva iniziare, no? meno male che Dick ha cominciato!

    ha scritto il 

  • 4

    Niente fantascienza...ma veramente bello

    Avevo una voglia matta di leggere un altro libro di Dick e di soddisfare la mia dipendenza dalla fantascienza.
    Appena letto il risvolto di copertina e realizzato che non si trattava di un romanzo di g ...continua

    Avevo una voglia matta di leggere un altro libro di Dick e di soddisfare la mia dipendenza dalla fantascienza.
    Appena letto il risvolto di copertina e realizzato che non si trattava di un romanzo di genere mi sono cadute le braccia.
    Tanto più che già ne avevo letto un altro di Dick non di fantascienza e lo avevo trovato noioso e inutile.
    Per fortuna sono andato avanti!!
    Non serve a nulla parlare della trama perché non accade nulla di particolare e anzi a raccontarla non fa certo venir voglia di leggerlo.
    Le sensazioni e l'atmosfera invece sono puro Dick: un'atmosfera desolata e senza speranza dentro i protagonisti riflessa nell'ambiente attorno a loro.
    Dopo qualche pagina una sorta di malinconia avvolge chi legge e lo stringe in una morsa fino alla fine del libro...tutto qui...ma è sufficiente.

    ha scritto il 

  • 2

    E' meglio dirlo subito: è noioso. Niente universi paralleli, niente realtà alternative, niente malattie psichiatriche creative, niente futuri angoscianti. Ci sono tre tipi, due m e una f che triangola ...continua

    E' meglio dirlo subito: è noioso. Niente universi paralleli, niente realtà alternative, niente malattie psichiatriche creative, niente futuri angoscianti. Ci sono tre tipi, due m e una f che triangolano. Siamo negli anni cinquanta e lavorano in un'azienda americana in Cina, per cui entro pochi giorni devono sloggiare. Il racconto di questi pochi giorni si trascina fino a quando arriva il funzionario cinese a rilevare il tutto. E' tutto.

    ha scritto il 

  • 2

    Potete anche evitarlo se amate Dick

    Un romanzo abbastanza asettico di Dick, con personaggi fastidiosamente vincolati ai loro modi incasellati di vedere il mondo, incapaci totalmente di comunicare la propria interiorità gli uni agli altr ...continua

    Un romanzo abbastanza asettico di Dick, con personaggi fastidiosamente vincolati ai loro modi incasellati di vedere il mondo, incapaci totalmente di comunicare la propria interiorità gli uni agli altri, senza empatia, trama inesistente, introspezione psicologica minima.
    No-go.

    ha scritto il 

  • 0

    Bastava fare uno più uno

    Se questo è stato il primo libro scritto da Dick e nessuno l'aveva mai pubblicato fino al 1994, c'è un motivo preciso: è orribile...non sono arrivato neanche a metà!

    ha scritto il 

  • 2

    Mi sentirei quasi in colpa a recensire un romanzo giovanile che Dick non avrebbe probabilmente mai voluto pubblicare (se no avrebbe insistito nella ricerca di un editore), e dato oggi alle stampe solo ...continua

    Mi sentirei quasi in colpa a recensire un romanzo giovanile che Dick non avrebbe probabilmente mai voluto pubblicare (se no avrebbe insistito nella ricerca di un editore), e dato oggi alle stampe solo per sciacallaggio, perché di lui si venderebbe anche la lista della spesa. Quindi non lo farò.

    ha scritto il